Architettura spontanea

Alcune caratteristiche dell'architettura spontanea nelle Valli

Per chi visita la val Natisone, nelle borgate troverà case intonacate e recintate: poche stalle. Ma oltre cent'anni fa tutte le case (hiše) erano, spesso, di pietra viva, le stalle nel cortile, e non c'erano recinzioni.
Gli insediamenti si sono sviluppati nel tempo a varie altimetrie, seguendo l'orografia del terreno.
Non sappiamo quando i primi insediamenti stagionali, conseguenti a11'attività della pastorizia, divennero stabili, avviando cosi in loco le modeste attività agricole.
Da qui l'origine dell'organizzazione amministrativa delle "Županije", che risalgono agli antiche slavi.
Gli insediamenti nella valle del Natisone, hanno frequentemente la disposizione a case raggruppate ed a corte, soprattutto nel fondovalle: sistema tipico di un'unica famiglia patriarcale, che è stato anche sistema di difesa e funzionale.
Vi sono alcuni casi di passaggi aerei tra un'abitazione e l'altra, a sostegno dell'omogeneità del complesso.
Certamente fra le più antiche tipologie costruttive sono quei monovani rettangolari, che si possono ancora vedere, coi loro tetti di paglia ad alta pendenza (kazoni); ma anche quei fienili costruiti con tavoloni di castagno incastrati, chiamati "bloch bau" tipici dell'architettura alpina.

L'introduzione delle tegole per la copertura, avvenne con un certo ritardo rispetto alla pianura: cambiarono le pendenze delle falde, naturalmente e spesso vennero impiegate lastre di pietra.
La tipologia dell'abitazione delle valli è del tipo prealpino, secondo lo Scarin, ma spesso si avvicina al modello caporettano.
Stalla e fienile sono separati: non pare evidenziato l'essicatoio il "petar" dell'alta valle del Torre (edificio separato dall'abitazione ed impiegato per essicare le castagne, poste sui graticci).

La pianta è solitamente rettangolare, con ballatoio e scale esterne; non mancano le abitazioni del tipo a loggia, con rampa di scale interna.
A volte possiamo avere in adiacenza stalla e fienile.
L'articolazione delle stanze è semplice: cucina (hiša) al pian terreno, stanza o tinello (izba) scaldata dal forno (peč) al pian terreno, le camere al primo piano; il sottotetto che in collina funge da deposito cereali ed è chiamato kjašt, analogo al "kašte" di Drenchia.
Ballatoi e logge avevano lo specifico scopo di far essicare i legumi o il mais, oppure la frutta del bosco, noci e castagne; la casa quindi costituiva un collegamento funzionale con l'economia ed il territorio.

Cosi anche i materiali impiegati fanno parte delle risorse delle valli: per le murature la pietra calcarea. Stipiti ed architravi in pietra piasentina o meglio vernadia; mentre conci di pietra in colonna monolitica, con basi e capitelli modanati, costituiscono i pilastri di loggette o porticati.

I solai sono in travi o tavolati di castagno, cosi pure le capriate i cui puntoni formano ampie "linde". Correntini e tavelline di laterizio completano la copertura.

Le balaustre dei ballotoi (paju) in legno sono a listelli o traforate: curiosi a Montemaggiore alcuni ballatoi con le colonnine tornite di legno.
Questi particolari decorativi e costruttivi danno all'abitazione un particolare effetto chiaro-scurale, tanto più che spesso è presente in posizione dominante un affresco religioso, con differenti note cromatiche.

L'arredo interno è improntato alla sobrietà: raramente troviamo il pec (forno-stufa) tipico della valle o piuttosto della vicina Slovenia (nelle valli del Torre non esiste) utile per il riscaldamento dell'intera casa e per cuocere il pane.

Due sono le motivazioni che dovrebbero coinvolgere abitanti ed amministratori: conservare questi interessanti esempi di architettura spontanea, evitando di degradare queste abitazioni con strutture provvisorie fatiscenti, che non sono funzionali e finiscono solo come deposito di ferrivecchi, o cose da buttare.
Bisognerebbe, piuttosto, abbellire sistemandone le adiacenze, con fiori e con un arredo consono allo stile rustico dell'edificio.
In secondo luogo, sarebbe necessario raccogliere, suppellettili, attrezzi della cultura contadina in un museo per ricostruire nel dettaglio, la vita quotidiana degli abitanti delle valli, a memoria delle nuove generazioni e per non dimenticare le radici antiche di questa civiltà.
Paolo Pellarini - DOM štv. 2-1993

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