Brischis

Pulfero
Pulfero
Canti sacri nel comune di Pulfero
La parrocchia di Brischis si estende per ben sette chilometri lungo la statale 54 ed il fiume Natisone e comprende in questo percorso pianeggiante gli abitati di Perovizza, Brischis, Malin, Pulfero, Loch, Linder, Stupizza per terminare con la caserma del valico confinano italo-sloveno.
Vi fa parte il capoluogo stesso del comune, sede di tutti i servizi eccetto quello religioso; ciò dimostrerebbe che l’abitato di Pulfero è sorto attorno alla barriera doganale posta al traffico stradale tra la repubblica di Venezia e l’Impero austroungarico, atto a svolgere le mansioni richieste dal valico, quali il servizio postale, il cambio dei cavalli, il pagamento del pedaggio, alberghi e ristorazione, ecc.
Il nome stesso, Pulfero, deriva dalla parola tedesca “Puffar”, che significa barriera, sbarra, appunto.

La chiesa di Brischis dedicata a San Floriano martire è molto antica, risalente a data anteriore al 1477 quando fu ampliata e ristrutturata dal Maister Andre von Lach come testimoniato dalla lapide posta sulla facciata; un ulteriore ampliamento e rinnovo della pavimentazione furono eseguiti tra il 1713 ed il 1718.

Gli abitanti dei paesi ricadenti in questa parrocchia sono di svariata estrazione sociale per effetto delle funzioni da loro svolte quali l’amministrazione del comune, le scuole, il commercio, gli studi tecnici privati, l’ ambulatono, la farmacia, la gestione doganale del valico di Stupizza ed altro.

Preti sotto pressione

Per questi motivi, è quasi ovvio quindi che la parrocchia di Brischis sia stata la prima ad essere sottoposta a forti pressioni ed adeguate strategie affinché abbandonasse l’uso della lingua slovena dalle funzioni e dal canto liturgico, motivandole appunto con la presenza di numerosi fedeli di madrelingua italiana.
La prima vittima di questo piano fu don Antonio Chiacig, cappellano dal 1913, il quale ebbe la canonica devastata tanto da essere costretto ad andarsene altrove.
Lo sostituì il più malleabile don Giuseppe Chiacig suo omonimo che però all’inizio della Grande Guerra andò soldato e vi ritornò per il breve periodo dal 1919 al 1923, quando lasciò il posto a don Giuseppe Jussig di Azzida, sostituito a sua volta nel 1936 da don Ascanio Micheloni di Buttrio, che fu il primo prete di Brischis estraneo alla Slavia.
Resistette per poco tempo don Ascanio in una canonica disastrata e fra gente che non comprendeva nel suo dialogare.
Il giovane e simpaticissimo don Giacomo Londero che venne a sostituirlo nel 1939, di famiglia gemonese ma proveniente da Tolmino dove il padre svolgeva una pubblica mansione, che amava intrattenersi anche in lingua slovena nel dialetto dell’Isonzo, subì ingiuste calunnie che lo amareggiarono e lo costrinsero a cambiare aria.

Il lungo elenco dei preti di Brischis prosegue con l’arrivo di don Carlo Zanon di Gagliano il quale, occupandosi più dei suoi canarini che dei vecchi canti sloveni, ebbe vita relativamente facile, tale però da portarlo alla incomprensione tanto da abbandonare, insalutato ospite, la sede del suo ministero.
A proposito della sua passione per i canori volatili, si narra che costatando la sempre più ridotta partecipazione dei fedeli al vespero della domenica, don Carlo, usasse portare in chiesa una gabbia di canarini commentando:
gAlmeno essi, con il loro canto melodioso daranno lode al Signore”

A don Zanon succedette il 5Oenne don Pietro Cernoja del vicino paese di Cras proveniente da Cialla di Prepotto.
Don Pietro, salvo le riserve verso la sua origine ed i suoi precedenti di fedeltà alla propria lingua materna, fu ben accettato anche dai pochi sospettosi riluttanti, quando questi ebbero modo di apprezzare l’imparzialità, la saggezza, la bontà d’animo e la fedeltà alla vocazione sacerdotale di don Pietro. Fino alla sua scomparsa.

Un prete vulcanico

Il vulcanico, giovane prete che giunse a Brischis nel 1966, sembra avesse avuto modo di dimostrare già in seminario una forte propensione al rinnovamento di una Chiesa che stentava a trovare le vie nuove che il Concilio Vaticano II andava proponendo. Don Nazzi seppe far avvicinare alla chiesa tutta la gioventù della parrocchia e dei paesi vicini, facendoli cantare in modo nuovo, sfruttando tutte le capacità sommerse, organisti, direttori di coro, cantori, sostituendosi a loro in caso di necessità anche durante la messa da egli stesso celebrata.

Il colpo da maestro del giovane prete fu l’allora sensazionale introduzione in chiesa di canti moderni accompagnati dalla chitarra. La presenza di questo strumento galvanizzò talmente la gioventù, da coinvolgere anche gli anziani e far accettare loro l’innovazione.

In chiesa si canta con la chitarra

Il gruppo maschile della cantoria
Il gruppo maschile della cantoria
L’idea della chitarra nacque quasi occasionalmente, quando un gruppo di giovani della parrocchia, partecipando ad Assisi ad un convegno dal tema “L’obbedienza non è più una virtù”, ebbe modo di udire le esibizioni canore di un gruppo animato da un nome allora ben noto, un tale Giombini che eseguiva salmi davidici attualizzati di gran presa ed effetto sull’uditorio prevalentemente giovanile.

Avvalendosi della buona conoscenza della chitarra da parte di un giovane maestro trentino, Claudio dalla Giacoma, stabilitosi a Pulfero, l’iniziativa fu ripresa e trasferita in loco con gran successo fra i giovani e perplessità nei preti del circondario.

A Brischis esisteva una tradizione canora di tutto rispetto tramandatasi attraverso la voce trainante di Carolina Gubana che organo o no, intonava i motivi tradizionali del passato quali l’inno all’Ausiliatrice: “Maria skuoz živlenje/Maria attraverso la vita”, infischiandosi delle occhiate di disapprovazione di poche persone.
Va menzionato il non meno attivo suo marito, sacrestano ed organista all’occorrenza.
In alcune occasioni compariva il violino del maestro Mario Manzini che con le dolcissime note del suo inusuale strumento, era in grado di suscitare particolari emozioni fra i fedeli.

Coristi ed organiste

Lussari 9 gennaio 1966
Lussari 9 gennaio 1966
Con il nuovo parroco, nelle grandi occasioni quali la sagra del patrono san Floriano, a Natale, Pasqua, Capodanno, si riprese a cantare la messa del Tavoni con l’ accompagnamento dell’ armonio dedicato a don Pietro Cernoja, al cui acquisto aveva partecipato tutta la parrocchia.
Il giovane organista Augusto Ghiraldo, figlio del maresciallo dei carabinieri, attivo nel periodo di don Zanon, era emigrato in Sudafrica e fu sostituito di volta in volta da suonatori occasionali, sovente dalla sig.na Claudia Qualizza della parrocchia di Lasiz, più frequentemente dalle sorelle Angela e Valentina Petricig di Rodda alta, al cui trasporto, essendo esse non vedenti, provvedeva lo stesso parroco.
La bacchetta era affidata a Dino Blasutig di Pulfero mentre gli assoli erano eseguiti con voce sicura e squillante dalla compaesana Lisetta Manzini.

Elenchiamo di seguito i nomi di alcuni coristi rimasti nella memoria dei ragazzi di allora.
Oltre ai già citati, va data menzione alle sorelle Anita e Adina Blasutig, al loro nipote Piergiorgio, Angelo Salvagno, Renata e Stefano Pussini, Ave, Paolo e Biancarosa Jerep, Giovanni Specogna, Nicola Marseglia, tutti di Pulfero; ai fratelli Gubana Flipičovi, Franca e Nives Birtig, Clara Chiabudini di Brischis.
Folto il gruppo di Loch e Linder con in testa Graziano Crucil che fu l’unico a preoccuparsi affinché non fossero abbandonati i canti del passato, come onestamente segnalato dal parroco nel suo libro (Le comunità di Brischis e Rodda - ed. Proposta Brischis 1970).
Assieme a Graziano da Loch e Linder, provenivano le belle voci di Liliana Specogna, di Renato Juretig ed altri.

L’avvicendamento dei preti

Dopo questo esaltante periodo terminato con la partenza del parroco, i sacerdoti succedutisi, tutti per brevi periodi, hanno cercato di amministrare la situazione lasciata dal predecessore, testimoni di grandi cambiamenti nel costume, nella forma di vita, nella pratica devozionale e nell’uso del canto.

Attraverso questa chiesa negli anni ‘40 passavano comunque tutte le innovazioni canore che si espandevano nelle parrocchie vicine.
Valga quale esempio il canto “O Gesù re dei cuori e del mondo” che terminava con l’acclamazione adeguata ai tempi “... nostro re nostro duce Gesù” oppure quello pervenuto nel periodo dello sbarco degli Alleati in Sicilia, nel 1943, quando in chiesa si implorava: “Dio di clemenza, Dio Salvator, salvate l’Italia nostra pel vostro Sacro Cuor”.

Una organista fissa

L'organista Ines
L'organista Ines
Grazie alla diffusione della cultura musicale, in particolare tramite la scuola Glazbena Matiza di San Pietro, la comunità di Brischis è riuscita ad avere con continuità l’avvicendamento all’armonium, in particolare con le prestazioni della giovane Elena Domenis, Škofičova di Pulfero, allieva di Nino Specogna.

Giungiamo così ai nostri giorni con la chiesa di Brischis dotata di una organista fissa nella persona di Ines Birtig.
La volenterosa ragazza ha iniziato timidamente ad usare l’armonium De Marchi nel 1976 grazie agli insegnamenti delle sue prime maestre le sorelle Petricig di Rodda, quindi alla scuola diocesana diretta da don Albino Perosa ed infine presso la Glazbena Matica di San Pietro, diretta dal prof. Nino Specogna. Contrariamente all’aspetto che potrebbe nascondere una innata timidezza, l’organista Ines è capace di impostare la scaletta di accompagnamento delle varie funzioni ordinate secondo il calendario liturgico e guai a chi la contraddice / Essa, con grande disponibilità, ha trascritto per questa pubblicazione tutte le partiture, adattate al modo di cantare locale quando sono d’autore od eseguite diversamente in altri luoghi.
Una parte di queste partiture, le più significative, saranno riportate nella parte prettamente musicale del libro.
Elenchiamo i canti trascritti da Ines:

Avvento Vieni Signore;
Natale Nenia basca, Stelle in cielo, Adeste fideles;
Quaresima Signore ascolta, Gloria a Cristo;
Settimana santa Mistero della cena, Via Crucis, Signore dolce volto, Venite al Signore, Alleluia, Il Signore è la luce;
Pasqua Nei cieli un grido risuonò, Acclamazione alle letture, Cristo risusciti, Canto per Cristo, Ti ringrazio;
Comunione Amate vi fratelli, Come il cervo, Alleluia, Padre nostro;
Varie Inno a san Floriano


Alla impertinente domanda:
“In dialetto sloveno non eseguite nulla?”
giunge pronta la risposta.
Di sorpresa infilò:
”Liepa si Liepa/Bella sei bella,
Marija mati jubjena/Maria madre amata ed a Natale il
Te dan con riscontro sempre positivo, anzi, talvolta esultante da parte dei fedeli, anziani e giovani”.
Quasi a bilanciare l’ardire, Ines aggiunge:
“Da quattro anni, alla messa per commemorare i caduti, il 4 novembre, intono in chiesa l’inno nazionale “Fratelli d’Italia”.

Le preghiere cadenzate

Nina Tramontinova, preziosa informatrice
Nina Tramontinova, preziosa informatrice
Per avere un quadro il più possibile completo dell’argomento di cui trattiamo, non va dimenticato il canto o la preghiera cadenzata che si pratica fra le mura domestiche.
Gli esempi da riportare sono numerosi e sullo stesso tema variano da paese a paese e da famiglia a famiglia, secondo le modificazioni e le storpiature che la trasmissione a voce comportano.

Per la parrocchia di Brischis siamo andati a Stupizza, il paese più distante ed isolato dal resto della comunità ma non per questo meno presente nelle iniziative di vario genere che sono proposte dal consiglio parrocchiale.
Sapevamo già che la signora Valentina Crast, meglio conosciuta come Nina, possedeva nello scrigno della sua buona memoria alcune preghiere cadenzate che di buon grado ci ha consentito di registrare ancora nell’anno 1992 ed ora ritornano utili come documentazione.
Escludendo i canti profani, riporteremo quelli di carattere religioso.
I brani sono:

1) - “Sveti petak božji dan
kie rje Ježuš lovjen,
par stabre parvezan
s šibo je šiban
z gajžlo je gajžlan
s tarnovo krono kronan biu.
Ježuš Detce muoje,
tvoje svete rance
Pokrju je svete dance
po vojo kri.štjansko
Deb’ se an človek znajšu
tolo piesanco zapjeu
usaki petak trikat
tri dušice riešu
uonkaj vicah.
Parva je bila očna,
druga materna Treča pa suoja.

Venerdì santo giorno del Signore
quando Gesù fu arrestato
legato alla colonna
colla verga flagellato
col manto ricoperto
Con la corona di spine incorona.
Gesù, bambinello mio
le tue sante piaghe
nascoste dal santo giorno,
per volontà cristian
che se un uomo si trovasse a cantare questo canto,
ogni venerdì tre volt
tre anime salverebbe dal purgatono.
La prima del padre, la seconda della madre
terza la sua.

2) Angelac varuh muj’ -L’Angelo custode
kuazu dol legint - gli ha ordinato di coricarsi
tarduo zaspat, - addormentarsi profondamente,
nobednega se ga bat - non temere nessuno
tri Angelce mene pošjat - mandare da me tre Angeli
te parvi me bo špižu - il primo mi darà alimento
te drug me bo vižu - il secondo mi custodirà
te treč me parpeje če pred - il terzo mi condurrà
svet paradž. - al santo paradiso.
Tan je na mizca armena - la c’è un tavolino giallo
Na njo tri jogri sedjo - attorno vi siedono tre apostoli,
za vierne duše prosejo - per le anime dei credenti pregano,
na duša parteče - all ‘anima che giunge
Marija takuo reče - Maria così dice:

“Prašajte dušo - chiedete all ‘anima
kode j’ hodila?” - “Dove hai camminato?” Po kamnitih gorah - Sopra monti rocciosi
po gorečih lunjah - sopra lune roventi
po svietin materni čarni zemji - sopra la materna terra nera
Svet anjul / Čarni hudič - Angelo santo / Nero demonio,
tala duša nie za te - Quest’anima non è per te.
Tri molitve štiet, srečan človek - Tre preghiere, l’uomo
sej’ navadu - fortunato ha imparato
Srečno teluo, k’ so navadli - beato il corpo che ha imparato
Zak muore usak znat, - che deve ognuno sapere
če ne na telin sviete - perché anziché a questo mondo,
na druzin sviete - nell’altro imparerà
se bo teàži učiu. - più difficilmente.
Zasvietin človek san biu - Sono stato uomo mondano,
usako sveto saboto - ogni santo sabato,
usako sveto nedejo jutro - ogni santa domenica mattina,
na tašč sarca, - col cuore digiuno,
za nebesa odpriet - per aprire il paradiso
an paku zapriet - e chiudere l’inferno,
de se bo na nebesih veseliu. - perché possa godere il paradiso.


“Da chi avete appreso queste preghiere?”, è la mia domanda.
“Da mio nonno che rimase cieco per quindici anni raggiungendone novantacinque.
Vai a chiamare i bambini, mi diceva, oggi racconterò le fiabe.
Prima però ci faceva pregare tanti Pater noster e tante Ave Maria ed una preghiera particolare come questa:”

3) Duor bo narguoràš - Colui che sarà
tovariš muoj - il mio migliore amico
Me bo uon s hiše veganju - mi caccerà di casa.
O le uonkaj z njin / Ole uonkaj z njin - Esci da lui / Esci da lui /
Saj tuo teluo smardlivo - che questo corpo è puzzolente.
Tan u čarni zemji - Nella terra nera ci sono
so dromni čarvie - piccoli vermi
Ki mene bojo jedli - che mi mangeranno.
Po muojih možgjeh, - Nel mio cranio,
po muojih kostjeh - nelle mie ossa
Kamberce bojo imieli - avranno le loro stanze
O Ježuš muoi, o Krištuš muoj, - O Gesù mio, o Cristo mio,
sprimi gor muoio dušo - accogli lassù l’anima mia.


Uscendo dalla casa di Nina, osservando le piccole casette di Stupizza, ho pensato che se un paese possiede così ricche radici spirituali, non sarà mai povero.
Luciano Chiabudini
Nino Specogna

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