San Giovanni d'Antro

La chiesa più preziosa della Parrocchia
La chiesa più preziosa della Parrocchia
Canti sacri nel comune di Pulfero
Siamo giunti all’ultima località della nostra ricerca, secondo un ordine che ci siamo dati.
Essa però è la prima per ordine alfabetico, per storia, per vastità, per numero di edifici di culto, per indipendenza dalla Matrice di San Pietro al Natisone.

Il nome che le deriva, San Giovanni d’Antro, è strettamente legato alla grotta adiacente al paese, monumento della storia religiosa, fisica, geologica, politica ed ambientale che non ha uguali nel circondano.


La chiesa di San Giovanni Battista, ricavata in un anfratto roccioso all’ingresso della grotta, rappresenta la maestria del suo ideatore e costruttore, Andrej von Lach di Skofja Loka che nel 1477 pose mano alla ristrutturazione di un precedente edificio di culto.
Ogni lunedì di Pasqua, tutti gli sloveni della Valle si accalcavano lungo i 144 gradini che portano all’ingresso della chiesafortilizio cui sono legate alcune diffuse leggende.
In occasione di questa sagra di Primavera, che terminava con la merenda sui prati sovrastanti e sottostanti la grotta, la devozione ed i sentimenti di religiosità erano tali da rimanere impressi per tutta la vita nel cuore e nella mente delle giovani generazioni.

Nell’ampia aula della grotta, la gente accalcata all’inverosimile ascoltava il vangelo cantato, la messa ed i canti tradizionali che sono riportati nella II parte del libro.
I robusti giovani di Antro provvedevano fino a pochi anni fa all’oneroso compito di trasportare in grotta l’armonium della parrocchiale di San Silvestro.
Il suono che si propagava nella profondità della grotta, risentendo degli echi prodotti, creava effetti di particolare suggestione.

Non a caso abbiamo scelto tre elementi titici esistenti ad Antro per sintetizzare in copertina il contenuto del libro.
Essi sono:
l'acquasantiera sostenuta da una mano, posta all’ingresso della grotta, simbolo di sacralità;
il suonatore di zampogna posto a sostegno della lesena che simboleggia la musica, infine
il volto di un uomo che canta in modo compreso, ricavato da un portale esistente in paese.
Il materiale con cui sono eseguiti i tre elementi, la pietra, vorrebbe significare ogni cosa duratura che resiste al tempo ed alle intemperie, quale è l’auspicio avvenga per il canto sacro.

Il territorio e le chiese

La parrocchiale che sorge entro il paese ed è dedicata a San Silvestro papa, che ricorre il 31 dicembre, esisteva già verso la fine del 1500.
Nei secoli successivi fu ampliata e dotata di campanile e cimitero.
San Silvestro è chiamato in latino anche Sanctus Passus, il santo del passaggio dall’anno vecchio a quello nuovo, perciò in loco Antro, è detto anche “Gorparšpase” (N. Zuanella Toponomastica in Pulfero pag. 291 Ud. 1994).

Come accennato, il territorio parte dalla sponda destra del Natisone, da fondovalle quindi, per salire fino sulla cresta del Mladesena e della Kraguojnza.
Entro questi confini vi sono le chiese di San Giacomo e Sant’ Anna di Biacis, San Nicolò di Pegliano, e Santo Spirito di Spignon.
In totale ben cinque chiese in cui alternativamente il cappellano, dopo la messa fissa ad Antro, celebrava a turno.

Le strade ed i mezzi per percorrerle sono acquisizioni recenti.
Tutto il servizio religioso, messe, assistenza agli ammalati, unzione ai moribondi, lezioni di dottrina, richiedeva continui spostamenti fatti esclusivamente a piedi.
Se i forti preti del passato, Banchig, Dorbolò, Cosmacini ed altri, ressero alla fatica per molti anni, così non fu per don Giuseppe Cramaro che dopo 14 anni, il 5 ottobre 1947, ottenne per ragioni di salute il trasferimento nella importante parrocchia di Premariacco in Friuli.

San Nicolò di Pegliano

L’antica, primitiva chiesa di Pegliano, costruita lontano dal paese, nella metà del secolo scorso fu abbandonata e sostituita dalla attuale dedicata a San Nicolò.

La messa era celebrata a domeniche alterne dal curato di Antro, in presenza sempre di tutta la popolazione del paese, costituito da numerose borgate.
Gli storici ci informano che Pegliano altro non è che il Pungulinus citato nell’editto di Berengario del 888, millecento anni fa /

Gli abitanti di Pegliano sono sempre stati buoni intenditori di musica, basti pensare ad un certo Miraz, che a Udine fabbricava strumenti a fiato come l’oboe a due chiavi, di cui un esemplare si trova addirittura alla Ueno Gakuen Collection di Tokio in Giappone o il corno di bassetto a 14 chiavi conservato presso la University Collection of Historical Musical Instruments di Edimburgo ed un terzo oboe che si trova nel museo del castello di Udine (L. Nascimbeni Dom n. 15 1997).
La conferma più importante però della passione musicale dei peglianesi, ci viene da una serie di ricevute conservate nell’ archivio di Antro in cui sono elencate le spese da essi sostenute per l’onorario di un organista, lungo un ampio periodo di tempo.

Santo Spirito di Spignon


Costruita in un ameno luogo isolato, quasi a cavallo fra la valle del Natisone ed il comune di Torreano, in occasione della Pentecoste la chiesetta di Spignon è meta di gruppi che provengono dai paesi di entrambi i versanti della cresta del Mladesena.

Durante la funzione il piccolo edificio è stipato di fedeli ma soprattutto di cantori, che rinverdiscono almeno una volta l’anno il secolare repertorio canoro.
Ai canti del passato, caratterizzati dalla lettura cantata del Vangelo,si sono aggiunti molti bei canti sacri pervenuti dall’Italia, quali:
O Signore levate le fronti,
Dal tuo celeste trono,
Mira il tuo popolo,
Inni e canti sciogliamo o fedeli.

Al termine del rito è rimasta l’usanza di sciamare sui prati ricoperti di profumatissimi mughetti e narcisi che in quel periodo ricoprono il monte in tutta la sua estensione.

San Giacomo e Sant’Anna di Biacis

È la chiesa più frequentata, descritta e fotografata del circondario.
Il canonico Missio che la visitò il 9 maggio 1602, (Cracina op. cit.) la descrive decente e ci informa anche che è posta appresso la muraglia dell’antico castello de Landri.

Per la sagra di San Giacomo, ma soprattutto per Sant’Anna (26 luglio) le “Anne “e le mamme della Valle, accorrono a venerare la loro santa protettrice, esprimendo tutta la propria devozione con apposite preghiere e canti dedicati alla santa.
Le mamme portano seco i figlioli, felicissimi perché ricevono gli immancabili kolači /ciambelle.

Canti e cantori

Fino alla permanenza di don Giuseppe Cramaro, sia Antro che Lasiz erano i centri di diffusione del canto sacro in lingua Slovena.
L’intonazione spettava alla Elena Sturam di Tarcetta, seguita da Maria ed Amalia Banchig di Antro.

Il repertorio era ampio e ricco di scelta per ogni circostanza.
Da “Glasno zapuojmo” all’ingresso del sacerdote al ”Ponižno” d’inizio messa al “Buog bodi hvaljen” eseguito al termine della funzione pomeridiana.
Ad Antro era seguita con particolare devozione la pratica del 1° venerdì del mese ed in quella occasione era cantato il “Presveto sarce slavo” .
Altro canto di circostanza, “Sarčno molin Jezusa” sia ad Antro sia a Lasiz era eseguito per la Prima Comunione creando particolare commozione e suggestione, sia fra i comunicandi sia, forse in misura maggiore, fra le mamme.
Come nota, va ricordato che in tale giornata i comunicati erano ospiti del parroco almeno fino all’ora di pranzo (ad Antro anche a pranzo), che le mamme predisponevano a casa.

La colazione invece (allora si faceva la Comunione a digiuno) a base di caffelatte e focaccia, era preparata in canonica dalla perpetua.
In quelle ore, il parroco intratteneva i ragazzi e le ragazze in lieto conversare e mantenendo sempre elevato il tono mistico della circostanza.

Ufar - Offertorio

Anche ad Antro a Natale era cantato il “Te dan” alla cui intonazione e conduzione provvedeva il vecchio Rakar di Biacis.
Durante il lungo canto, si svolgeva il rito dell’ “Ufar”/Offertorio, che consisteva nel recarsi tutti, dagli anziani ai bambini, attorno all’ altare per deporre su un tovagliolo l’offerta in denaro e ricevere il bacio della pace tramite la patena che il sacerdote porgeva e ripuliva con un lino al seguito di ogni persona.

L’uso del canto “Te dan” a Biacis, nonostante la trascuratezza di alcuni sacerdoti succedutisi a don Cramaro, fu mantenuto fino a pochi anni fa per merito di Giovanni Raccaro, figlio dello Star (vecchio) Rakar.
Da solo, appoggiato allo stipite della porta, all’Offertorio, fino alla fine, Giovanni intonava con intensa commozione il canto che fu la prerogativa dei suoi avi.

Organo ed organisti

L'organista cieco Succaglia Kovač di Cras
L'organista cieco Succaglia Kovač di Cras
Nella parrocchia di Antro, esisteva l’unico organo nel territorio del comune di Pulfero.
Il merito va attribuito ai fratelli Giuseppe e Luigi Succaglia “Kovači” di Cras che, entrambi ciechi, ebbero modo di apprendere la musica in un istituto di Venezia dove furono ricoverati da ragazzi.
La capacità e la bravura dei fratelli, in particolare Giuseppe, stimolarono talmente i parrocchiani da indurli ad acquistare un organo.
Il fatto ebbe un’eco impensabile e la gente di tutta la valle, specialmente in occasione delle sagre, si accalcava nella chiesa di san Silvestro per udire queste meraviglie che uscivano dalle canne metalliche dello strumento.

Giuseppe Succaglia, oltre che organista, divenne maestro di musica anche per le parrocchie vicine tanto che una lapide posta sotto la luppa della chiesa di San Giacomo di Biacis, ci rammenta:
In memoria del suo amato maestro GIUSEPPE SUCCAGLIA, la “Scuola di musica” di Vernasso, in segno di affetto, di stima, di riconoscenza, nel trigesimo di sua morte, chiedendo una prece, pose.
Nato il 27.2.1865 ― morto il 19.2.1928.
Santa Ceciia patrona della musica, prega per lui.


Il promettente coadiutore di Succaglia, Blanchini, divenne maestro del coro ed eseguiva gli assoli di numerosi brani che gli organisti del duomo di Cividale, Jacopo e Raffaello Tomadini, Giobatta Candotti e successori, gli passavano in anteprima.
Fra i brani cividalesi ricordiamo il “Te ergo quesumus” di Jacopo Tomadini, Jesu redemptor omnjum del Candotti ed il pezzo forte “La berichinissima” sempre del Candotti per solo organo, che con il suo ritmo brioso accompagnava i fedeli all’uscita dalla chiesa.

Il fulmine e l’incendio

Il 28 luglio del 1920, un fulmine colpì la chiesa di Antro incendiandone il tetto, le parti legnose e disgraziatamente anche l’organo.
La chiesa fu riparata ma dell’organo non se ne parlò.

Lo strumento era stato inaugurato e collaudato il 23 marzo 1897, ventitré anni prima, da una commissione che ne redasse il verbale di cui è rimasta copia in archivio.
Si trattava di un organo Zordan,
“con i registri di concerto: Viola, Bordone, Flauto, Flautino e Trombe. Il Ripieno è forte e pastoso, sostenuto dai robusti contrabbassi, che danno all’istrumento vera grandiosità”. Maestri collaudatori P. Giuseppe Tessitori Can. organista della collegiata di Cividale, M Tomadini Raffaello, Sac. Giambattista Brisighelli parroco di Percotto.

All’epoca era cappellano curato di Antro don Antonio Cosmacini, nativo di Sorzento.

Non servono parole per immaginare l’orgoglio della parrocchia di Antro nel possedere un vero organo ed un vero organista, Giuseppe Succaglia.

In questo dopoguerra, alcuni giovani furono stimolati ad apprendere la musica.
Fra questi si distinsero Efrem Specogna di Tarcetta e Amedeo Succo di Antro, entrambi ben presto emigrati lasciando allo scoperto il posto di organista.

Varie

Ancora qualcosa sull’ archivio in cui sono giacenti alcuni fogli consumati agli angoli, segno di un certo uso.
Sono canti in lingua latina ed in sloveno il che ci fa supporre che siano lascito di don Zupancic, poiché sappiamo bene che i suoi successori, don Zaban e don Cimbaro, non davano spazio alla lingua dei padri.

In latino troviamo:
Adoro te devote, Ave verum, Adeste fideles, Coelesti discendit, Aeterni parentis, Pro nobis Angelicum, Christus vincit, Sacris solemniis, Lauda Sion Salvatorem, Anima Christi santifica me, O sacrum con vi vi um, O quam suavi est, Concordi laetitia.

In lingua slovena invece troviamo.
O sveta Devica, Naj veselo povzdignimo, Zakliàčen Marijo, Marija skos živlenje, Tebi Marija, Tebe zbrali smo Devica, Je angel Gaspuodu, Hvala venčnemu Bogu (po Michaelu Haydnu).

Anche ad Antro, come in tutti i paesi delle Valli, con qualche variante si recita ancora una implorazione cadenzata, riservata ai bambini: una variante è stata raccolta e trascritta da don Gorenszach (pubbl. citata). Questa che riportiamo la ricorda Maria Clignon di Tarcetta, prossima all’ ottantina. Molitvica:
Pujmo spat
z Buogan brat
s svetin križan prebivat
duor je z Buogan Buog je z njin
Ježuš je Marijin Sin
Svet Petar j tan z Rima
nebeške kjuče ima
Odperja tin dušican
odprite tudi našin
de pridejo gor h vaàšin
Naše za vaše
Vaše za naše
bojo Boga prosile.

Preghierina: Andiamo a dormire - Con Dio al fianco - con la santa croce trattenersi - chi è con Dio, Dio è con lui - Gesù è figlio di Maria - San Pietro è a Roma - del paradiso ha le chiavi - apre alle anime - aprite pure alle nostre - che si uniscano alle vostre - Le nostre per le vostre - le vostre per le nostre - Imploreranno Dio.

Da don Zaban ad oggi

Giunto da Erbezzo nel 1948, don Valter incise profondamente nell’uso delle preghiere e dei canti sloveni per ragioni solo a lui note.
A sostegno della sua avversione viscerale verso la lingua degli avi, riportava quale esempio di barbarie le violenze subite da don Zupancic, giunto qui profugo.
“Sai che lo tennero per giorni immerso in una vasca di acqua ghiacciata per fargli ammettere colpe che non aveva - mi raccontava un giorno.
Alla mia osservazione che quasi tutti i preti sloveni subirono simili torture dettate dal regime e non dalla appartenenza etnica, il mio convinto interlocutore non sentiva ragione, continuando a diffondere dal pulpito le sue prediche antislave con l’accanimento di un profeta.

Per fortuna non sono solo questi i parametri per giudicare una persona e men che meno un sacerdote che sa bene a chi dovrà rispondere.
In compenso don Valter fu attivissimo nel promuovere ed erigere qualcosa di duraturo come la sala parrocchiale ove intrattenere la gioventù con la proiezione di filmine ed esibizioni teatrali.

Erano gli anni dell’ 800 dell’Azione cattolica, quando si cantava:
Balde e salde si allineano le schiere /la gioventù cattolica in cammino / la sua forza lo spirito divino / che innalza in alto i cuori e le bandiere / ed ogni figlio affronta la sua guerra / votato al sacrificio ed al valor / / Bianco Padre che da Roma / ci sei meta, luce e guida / in ciascun di noi confida / su noi tutti puoi contar. / Siamo arditi della fede / siamo araldi della croce / al tuo cenno, alla tua voce / un esercito all ‘altar.

Per rendere maggiormente l’idea che la Gioventù Cattolica con questo frasario altri non era che la continuazione della GIL (Gioventù italiana del Littorio) il fervente cappellano dispose alcuni altoparlanti sul campanile di Antro che amplificavano la diffusione del messaggio ed inacidivano lo stomaco di don Cuffolo a Lasiz.

In questo periodo e fino ad oggi la conduzione del canto in chiesa partiva dalla intonazione di Giuliana Manzini Uarešova ed altre.
Per non dimenticare rammentiamo ancora qualche canto come il gregoriano
Salve Regina, Inni e canti sciogliamo o fedeli / al divino eucaristico re, ecc.

Il presente

Nel 1969 don Zaban assunse il compito di cappellano militare a Cividale, sostituito immediatamente da don Cimbaro proveniente da Erbezzo.
In campo canoro e musicale nessuna novità.
Giunse invece al posto di don Cimbaro un sacerdote attento a tutte le problematiche grazie alla esperienza maturata in Brasile in qualità di missionario.
Purtroppo don Pietro del Fabbro non seppe resistere al richiamo dei derelitti ritornando in breve fra di essi.

In questo periodo di accorpamento delle parrocchie, è sorto un coro interparrocchiale si direbbe spontaneo, che si avvale della preparazione di Teresa Costaperaria di Spignon, animatrice ed organista dell’affiatato gruppo.
Ad essi va dato il merito di avere cancellato ogni preclusione, usando come è corretto sia, l’italiano e lo sloveno senza alcuna differenza.
Non rimane che l’augurio di un recupero ancora più vasto del repertorio che fu da sostegno morale, tramite il canto sacro e la devozione religiosa, alle tante avversità che i nostri avi dovettero subire e seppero superare lungo un arco di quindici secoli di permanenza su questo territorio.
Luciano Chiabudini
Nino Specogna

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