Od Duoma do čarnega paklá


l'odissea del minatore
In occasione della ricorrenza di Santa Barbara, per ricordare il sacrificio di tanti nostri giovani nelle miniere del Belgio presentazione di:
Od Duoma do... čarnega paklá.

Sabato 7 dicembre 2013 alle ore 16

Centro polifunzionale di Tarcetta

Interverrano:
Il coro Nediški puobi
Simone e Luca Clinaz
Simone e Mirko Clavora
Franca Qualizza

“Venduti per un sacco di carbone”

L’8 agosto di ogni anno ricorre l’anniversario della terribile catastrofe del pozzo “Saint Charles” nella miniera del “Bois du Cazier” di Marcinelle (Belgio). Quel giorno, a 1035 metri di profondità muoiono 262 uomini trai quali 136 italiani. La tragedia lascia 204 vedove e 417 orfani.
45 anni più tardi, il 1 dicembre 2001, con un Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, con evidente richiamo alla tragedia di Marcinelle, l’Italia proclamava l’8 agosto “Giornata Nazionale del Sacrificio del Lavoro Italiano nel Mondo” invitando le Amministrazioni pubbliche a prendere e sostenere , nell’ambito delle loro competenze, iniziative volte a favorire l’informazione sul contributo sociale, culturale ed economico dato dai lavoratori italiani all’estero allo sviluppo del Paese.
Pochi se ne ricordano.
Tre associazioni di Pulfero - l’associazione culturale e socio-assistenziale “Tarcetta”, l’ Istituto Slavia Viva e la Pro Biacis - invece, hanno colto l’occasione della ricorrenza di Santa Barbara, protettrice dei minatori, per promuovere una interessante iniziativa (vedi volantino allegato) che si svolgerà il 7 dicembre alle ore 16.00 presso il Centro polifunzionale di Tarcetta.
Con questa singolare iniziativa, saranno ricordati, aneddoti, esperienze riferite dai padri e dai nonni che hanno vissuto in prima persona l’esperienza del lavoro sotto terra ed i segni lasciati nel corpo (in particolare la silicosi) e nell’anima di ciascuno di loro da questa sconvolgente avventura.
Al termine dell’incontro sarà consegnato ai presenti un opuscolo, redatto a cura dell’ Istituto Slavia Viva, che ripercorre la storia delle relazioni italo-belghe alla fine della Seconda Guerra mondiale e fornisce preziose informazioni sulle trattative che hanno portato alla firma, il 23 giugno 1946, di un “Protocollo d’Intesa” che regolava il trasferimento di lavoratori italiani in Belgio anche in cambio di carbone belga per l’industria italiana
In sostanza, l’intesa prevede il trasferimento di cinquantamila lavoratori italiani nelle miniere belghe, dove saranno destinati ad un lavoro di profondità e per il quale sono necessari un’età relativamente ancora giovane (35 anni al massimo) e un buon stato di salute. In cambio, il Governo belga si impegna ad esportare verso l’Italia - per ogni scaglione di 1.000 lavoratori - 2500 tonnellate mensili di carbone se la produzione mensile sarà inferiore a 1.750.000 tonnellate; 3.500 tonnellate mensili se la produzione sarà compresa tra il 1.750.000 ed i 2.000.000 di tonnellata ed infine, 5.000 tonnellate di carbone se la produzione sarà superiore ai 2.000.000 di tonnellate. Più tardi, al termine di una sessione di lavoro bilaterale, svoltasi a Roma dal 15 al 26 ottobre, i contraenti fisseranno anche il prezzo - di favore - del carbone che il Belgio fornirà all’Italia.
“Siamo stati venduti per un sacco di carbone” era il giustificato ed amaro commento degli interessati.
Su queste basi, nel 1946 saranno oltre 24.000 gli italiani a prendere la via del Belgio. Messi a punto i meccanismi di raccolta e selezione dei candidati all’espatrio, nel 1948 i partenti saranno 46.000. Dal 1946 al 1957, 303 convogli trasporteranno 140.105 lavoratori, 17.403 donne e 28.961 bambini dalla Stazione Centrale di Milano verso i 6 centri carboniferi belgi: Campine, Centre, Borinage, Charleroi e Liège.
Dal 1946 al 1963 (anno della definitiva interruzione del flusso migratorio verso le miniere del Belgio) in quelle fosse muoiono 867 italiani.
Come dimenticare ?
Istituto Slavia Viva

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