Elezioni comunale 2019

Il voto è un diritto che va esercitato
La crisi che invade molti settori della vita del nostro Paese si fa maggiormente sentire nelle aree marginali, nelle quali anche gli elementari processi democratici sono a rischio.

Nella prospettiva delle elezioni del 26 maggio, il Messaggero illustra la concretezza di questa possibilità, riportando, quasi ogni giorno, situazioni nelle quali il normale processo democratico, improntato al libero confronto tra visioni diverse del futuro dell’ambito interessato – in questo caso, alcune amministrazioni comunali – non ci sarà. In effetti, a livello comunale, la presenza di una sola Lista richiede, perché il voto sia valido, la partecipazione di almeno la metà più uno degli aventi diritto. Nel caso contrario, la votazione non è considerata valida e l’amministrazione locale passa nelle mani di un funzionario nominato dalla Regione.

Quali sono le cause di questo deficit democratico? Nella maggior parte dei casi si tratta di piccoli Comuni, nei quali molto numerosa è la popolazione anziana, non sempre in buone condizioni di salute, con problemi di spostamenti e nei quali la dialettica politica è ridota al minimo. Quanti si candidano vanno considerati come dei veri e propri eroi della partecipazione democratica. In quelle situazioni, l’impegno di tutti, dovrebbe concentrarsi sulla promozione del voto. Solo coloro che hanno altri interessi – non sempre evidenti – fanno il tifo per l’astensione dal voto, snobbando sia l’articolo 21 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo che sancisce il diritto di voto come uno dei diritti fondamentali di ogni persona che l’articolo 48 della Costituzione della Repubblica italiana. Sarà bene ricordare che la conquista del diritto di voto da parte di fasce sempre più ampie di popolazione, cioè dell’estensione del diritto di voto a tutti i cittadini, è stata una delle principali conquiste raggiunte nel faticoso cammino per l’affermazione della democrazia nei secoli XIX e XX
Ferruccio Clavora

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