Comitato "Difendiamo il Craguenza"

alla cortese attenzione del Presidente della Regione Friuli Venezia Giulia sig. Riccardo Illy

Documento sulle attività estrattive nelle Valli del Natisone.

Alcuni mesi fa le Valli del Natisone sono "salite agli onori della cronaca" per una battaglia ambientalista condotta dal Comitato "Difendiamo il Craguenza" contro il progetto di apertura di una nuova cava di pietra piasentina in località Cedarmas nel Comune di Pulfero.

Il Comitato ha anche affrontato i problemi che le attività estrattive hanno determinato in altre località delle Valli del Natisone e ha cercato, nel limite delle proprie capacità, di studiarli nel modo più oggettivo possibile.

Abbiamo quindi analizzato le attività estrattive presenti nelle Valli del Natisone, abbiamo studiato alcuni progetti, abbiamo raccolto testimonianze e documenti e abbiamo esaminato la normativa vigente in materia di attività estrattive.

Ci siamo fatti così una idea ben precisa delle conseguenze che le attività estrattive hanno determinato, nel bene e soprattutto nel male, sul paesaggio, sull'ambiente e sul tessuto economico del nostro territorio.

Da tempo si parla in Regione di un possibile Piano Regionale delle Attività Estrattive e di recente, durante un convegno dedicato alla pietra svoltosi a Cividale del Friuli, si è anche accennato alla possibile redazione di un Testo Unico sulle attività estrattive.
Non sappiamo se tutto questo questo avverrà a breve; l'imminenza delle nuove elezioni regionali, però, porterà sicuramente al centro del dibattito politico anche temi relativi alla tutela dell'ambiente e non mancheranno nei programmi elettorali delle varie formazioni politiche riferimenti alle problematiche ambientali.

Le nostre competenze tecniche, giuridiche e amministrative non sono molto approfondite ma, nonostante questo, pensiamo di poter formulare alcuni suggerimenti e alcune indicazioni che speriamo possano essere utili per affrontare con ulteriore consapevolezza alcune questioni importanti.

Nell'immediato crediamo che la nostra esperienza di cittadini impegnati in difesa dell'ambiente e per una più equa ripartizione delle risorse del nostro territorio possa essere utile anche all'attività dell'amministrazione che Lei presiede.

Il "documento" che presentiamo alla Sua attenzione vuole quindi essere un contributo per un confronto fra cittadini e istituzioni su un tema, quello delle attività estrattive e della difesa dell'ambiente, che noi riteniamo importante.

Di seguito proponiamo quelle che, a nostro avviso, sono le principali problematiche legate alle attività delle cave nelle Valli del Natisone.

Ringraziandola per l'attenzione le porgiamo distinti saluti.

Pulfero, 21 gennaio 2008

il Comitato "Difendiamo il Craguenza"

Il documento

Cave e territorio: un rapporto difficile

punto 1

la modalità con cui viene avviata la realizzazione di una cava ha alcuni passaggi che non ci convincono per l'evidente, almeno a nostro avviso, carenza di equità.
Nei casi da noi presi in esame, la realizzazione di una cava avviene secondo le seguenti modalità:

a) le aziende individuano attraverso sondaggi (ma sarebbe più corretto parlare di sopralluoghi) i terreni in cui la pietra piasentina si trova in quantità ritenute accettabili;

b) si procede all'acquisto del terreno e il prezzo d'acquisto è di solito collegato alla destinazione d'uso del terreno medesimo (agricolo, boschivo, incolto, ...);

c) si procede quindi alla realizzazione del progetto della cava (affidata ad uno studio specializzato) e si avvia l'iter burocratico per le autorizzazioni di legge;

d) ad autorizzazione regionale concessa si interviene, qualora fosse necessario, sul piano regolatore del Comune con una variante che permetta l'utilizzo dell'area individuata per le attività estrattive.
In questa prima fase abbiamo individuato degli elementi di "criticità": il terreno viene acquistato dal privato (spesso anziani) per somme piuttosto modeste e il venditore non parteciperà in alcun modo ai profitti della attività estrattiva;
il venditore non trae alcun beneficio economico nemmeno dal cambiamento della destinazione d'uso del terreno e dal suo conseguente incremento di valore commerciale.

Crediamo che alcuni passaggi dell'iter sopra indicato possano favorire degli elementi di speculazione e crediamo che questi debbano essere il più possibile ridotti.

Un altro punto debole dell'intero procedimento è rappresentato dalla variante al PRG che il Comune è costretta a fare se la cava viene autorizzata in una zona in cui non sono previste attività estrattive.
Questo modo di fare, a nostro parere, mina la validità di uno strumento di programmazione e gestione del territorio quale il PRG e le varianti cosi prodotte non determinano un vantaggio collettivo, ma favoriscono unicamente gli interessi di un gruppo economico.

Crediamo che le attività estrattive dovrebbero essere autorizzate solo in aree previste originariamente a tale scopo dal PRG del Comune.

punto 2

la concentrazione di cave nei Comuni delle Valli del Natisone è eccessiva e tale da compromettere altre possibilità di sviluppo economico del nostro territorio.
In diverse occasioni abbiamo richiamato l'attenzione su un dato oggettivo: in un raggio di pochi Km attorno al capoluogo di San Pietro al Natisone hanno sede numerose cave. Citiamo a memoria:

Comune di Torreano:

località Colpapan: cava della Julia Marmi e, nelle immediate vicinanze, cava della ditta Iaconcig e cava della SAPPT;

località Torreano: cava Barilla (ditta Cudicio);

località Tamoris: fino a poco tempo fa è stata attiva una cava della ditta Cudicio ed è prossima l'apertura di una nuova cava sul Monte Joannes.

Comune di San Pietro al Natisone:

località Tarpezzo: cava della Julia Marmi;

località Altovizza: 2 cave (ditte Brini e Carbonara) di cui una in fase di ripristino;

località Vernasso: nonostante i moltissimi anni di inattività è ancora evidente lo scempio paesaggistico prodotto dalla cava dell'Italcementi;

- --++++ Comune di San Leonardo: località Clastra: cava Rossi, cava Julia Marmi, cava Jaconcig.

E non bastasse questo numero elevato di attività estrattive, pochi mesi fa è stato avviato l'iter per l'apertura di una cava in Comune di Pulfero e non sono mancate voci di nuovi progetti estrattivi a San Pietro al Natisone.

Ci chiediamo se il nostro territorio non "abbia già dato" e se non sia il caso di valutare con più attenzione la densità di queste attività e il volumi di roccia di cui si prevede l'estrazione.
Più volte è stato detto che c'è un "filone" (espressione non tecnica) di pietra piasentina che va da Castelmonte ad Attimis; ci sembra irragionevole pensare che debba per forza essere estratta tutta e soprattutto estratta in una piccola fascia di territorio.

Sicuramente la presenza di queste attività estrattive contrasta con alcuni progetti turistici innovativi (turismo storico nei luoghi della I Guerra Mondiale, turismo a basso impatto (ecocompatibile), albergo diffuso, ...) che si stanno cercando di avviare nel nostro territorio e che, a nostro avviso, possono attenuare un declino economico e una marginalità che si prolungano da anni.

Il problema che vogliamo segnalare qui è appunto quello paesaggistico:
la presenza di cave la cui attività si prolunga per molti anni incide sul paesaggio pesantemente (le cave, veri e propri squarci sui fianchi delle montagne, sono visibili a grande distanza) e lo rende meno piacevole e accattivante.
Il sostenere che i ripristini sono fatti "a regola d'arte" è solo un modo per aggirare la questione dell'impatto delle cave in attività nel territorio.
I rumori di trivellazione, le esplosioni delle mine, i rumori dovuti alla movimentazione e al trasporto dei materiali, ecc. non giovano sicuramente alla vivibilità di alcune località delle Valli del Natisone.

Crediamo che il percorso autorizzativo di una cava debba tener conto della concentrazione nel territorio di attività similari e debba valutare meglio se questo non contrasti con altre iniziative economiche presenti nello stesso ambito (spesso finanziate con fondi pubblici).

punto 3

la pietra piasentina è una risorsa economica (non rinnovabile) e sappiamo che attorno ad essa ruotano importanti interessi.
Se riteniamo positivo l'uso artistico di questa pietra e accettabile, pur con molte perplessità, il suo uso ornamentale, ci preoccupa molto l'uso preminente che si fa di questo importante materiale:
la scogliera.
Non ci sembra accettabile che la pietra piasentina estratta dalle nostre Valli sia usata per arginare corsi di fiumi e torrenti di altre zone della nostra Regione e ci sembra insensato che la pietra estratta dalla cave delle nostre zone finisca in zone dove non manca la pietra locale che potrebbe essere usata in modo più economico per le stesse finalità.

Se proprio si deve usare la roccia per queste opere, questa deve essere prelevata il più possibile in loco o nelle sue vicinanze.
Non crediamo che la pietra piasentina abbia proprietà fisiche, chimiche o di colore tali da renderla specifica anche perché, per questi lavori, spesso si usa materiale di piccola pezzatura e di seconda scelta.

Crediamo pertanto che l'estrazione della pietra piasentina per la realizzazione di scogliera debba essere limitato ad un uso territorialmente definito e riteniamo che la pietra di piccola pezzatura e scarsa qualità debba essere usata per il ripristino ambientale.

punto 4

l'attività estrattiva ha una incidenza notevole su alcuni equilibri ambientali consolidati. La presenza di cave sul monte Joannes è per noi motivo di forte preoccupazione per le caratteristiche del tessuto idrogeologico di questo importante rilievo.
L'attività, nel recente passato, di una cava ha determinato franamenti tali da interrompere a lungo la strada che porta da Masarolis a Canebola e ha inciso in modo significativo sull'apporto idrico di alcune sorgenti.
Il Joannes è sede di importanti risorse idriche e secondo una ipotesi che si sta considerando con attenzione in campo speleologico, è possibile che lo stesso sistema delle grotte di san Giovanni d'Antro sia percorso da acqua che proviene di questo monte.

L'attività di alcune cave in comune di San Leonardo è ritenuta responsabile di un pesante dissesto idreogeologico in località Scrutto vecchia (comune di San Leonardo), con smottamenti preoccupanti lungo il fianco della montagna che sovrasta questo centro abitato.

Crediamo che le attività estrattive presenti in un territorio debbano essere monitorate più attentamente e frequentemente e crediamo che alla vigilanza debba essere preposto personale tecnico esperto e indipendente.
Crediamo poi che la presenza di dissesti idrogeologici nel territorio debba comportare la sospensione delle attività estrattive in loco.

punto 5

Troppo frequentemente abbiamo visto, in tempi recenti, un uso non corretto del denaro pubblico proprio attorno alle attività delle cave.
La pietra per l'arginatura di fiumi e torrenti e per la realizzazione di muri di sostegno è pagata dal denaro pubblico, i ripristini di strade danneggiate dal transito di camion stracarichi di pietra e gli interventi per rimediare a smottamenti e dissesti idrogeologici sono pagati con denaro pubblico.
Il ciclo della pietra ha nel denaro pubblico (denaro di tutti) il suo motore più importante con il risultato che i profitti sono concentrati nelle mani di pochi addetti, le spese per i problemi dovuti alle attività delle cave o ad esse connesse sono socializzati.

Crediamo che chi fa della pietra piasentina il centro del suo businnes debba almeno farsi carico dei problemi che questa attività genera nel territorio.

punto 6

crediamo che i Comuni in cui si vogliono introdurre nuove attività estrattive debbano poter realmente scegliere se ospitare attività estrattive e, in caso affermativo, dove debbano essere collocate. Sicuramente debbono trarre da queste attività anche dei benefici sia in termini economici che in termini occupazionali.

La possibilità di realizzare una cava all'interno di un'area prevista dal PRG renderebbe meno pesante l'impatto della cava sul territorio, darebbe al piano regolatore un valore reale anche in questo campo e renderebbe più chiare le responsabilità degli amministratori.
Troppe volte, sul tema delle cave, abbiamo visto un “palleggio” di responsabilità fra Comuni e Regione che non riteniamo giovi al prestigio e al ruolo di entrambe queste istituzioni rappresentative.

Per gran parte dei Comuni delle Valli del Natisone i benefici economici dovuti alla presenza di cave sono irrisori:
gli abitanti originari del nostro territorio occupati nel settore non sono molti, i centri per la lavorazione della pietra sono collocati principalmente a Torreano e le quote fino ad ora corrisposte ai Comuni sono molto spesso modestissime e di gran lunga inferiori a quelle che in altre zone della Regione vengono corrisposte per l'estrazione di materiali meno "nobili".

Se il numero di addetti occupati e la collocazione delle attività di lavorazione del materiale lapideo sono “a discrezione” dell'impresa, ci sembra invece importante una ridefinizione delle quote da versare ai Comuni e non crediamo che gli operatori della pietra possano risolvere il problema vantando il ruolo di valorizzazione agricola che l'attività estrattiva comporterebbe o paventando la possibilità di utilizzare gli spazi creati dalle attività estrattive dismesse (spazi a volte notevoli) per realizzare impianti sportivi o teatrali (sic!)

Crediamo importante definire meglio il ruolo dei Comuni nella scelta delle aree da destinare alle attività estrattive e riteniamo sia importante ridefinire le quote riservate ai Comuni per ogni metro cubo di materiale movimentato e trasportato via.

punto 7

Nel territorio delle Valli del Natisone non mancano siti di significativo valore storico, ambientale e paesaggistico. Crediamo che la realizzazione negli ultimi anni di numerose cave (ma il mercato richiede veramente così tanta pietra piasentina?) possa compromettere le caratteristiche di questi luoghi.

Crediamo importante salvaguardare il patrimonio ambientale delle Valli del Natisone e crediamo che le attività estrattive in corso siano già di pesante impatto sul nostro territorio.
Le ragioni dell'economia non possono essere le ragioni determinanti le modalità con cui gestire le risorse di un territorio.

punto 8

Le cave attualmente presenti nel nostro territorio sono collocate in località di montagna e l'accesso a queste prevede il transito su strade spesso impervie o comunque strette.
Il transito di mezzi con carichi molto pesanti (anche oltre le 30 tonnellate) ha creato, e crea tuttoggi, non pochi problemi alla viabilità e al traffico nel territorio.
Su alcune strade sono evidenti i cedimenti del manto stradale dovuto al passaggio di veicoli pesanti, non poche sono le difficoltà di incrocio con altri mezzi, spesso i veicoli addetti al trasporto non sembrano in ottimo stato e non sono mancati alcuni incidenti che solo per fortuna non hanno avuto conseguenze più gravi.

La necessità di trasportare in altra sede i grandi blocchi per consentirne la lavorazione crediamo aumenti i rischi dei trasporti.
Proprio per quanto riguarda la lavorazione crediamo che alcuni passaggi di questa dovrebbero avvenire nella stesa sede di estrazione (alcuni cavatori lo fanno) e questo, per le cave in attività, comporterebbe, a nostro avviso, alcuni vantaggi.
La presenza di macchinari in sede di estrazione determinerebbe una maggiore attenzione durante le attività in cava e uno sfruttamento più attento della risorsa pietra.
L'estrazione avverrebbe con più cautela e con più attenzione, se non altro, per non mettere a repentaglio l'integrità dei macchinari; il materiale di "scarto” potrebbe essere impiegato subito per il ripristino della cava man mano che questa si espande; il trasporto del materiale verso valle sarebbe più sicuro, si creerebbe una filiera occupazionale in zona che permetterebbe alla ricchezza di rimanere anche in loco.

Si tratta poi di controllare il trasporto del materiale verso valle:
ci sembra infatti che i camion transitino frequentemente sulle nostre strade carichi oltre i limiti consentiti.
Il trasporto è affidato a terzisti che spesso sono costretti a trasportare il più possibile e il più velocemente possibile, in questo assecondati da chi vuole che in sede di lavorazione il materiale sia trasportato il prima possibile e nella quantità maggiore possibile al costo più basso possibile.

Crediamo sia importante quindi, per le cave in attività, favorire alcune lavorazioni significative anche nel luogo di estrazione e crediamo siano importanti controlli più severi sulle modalità di trasporto della pietra verso i siti di raccolta o utilizzo.

Questi alcuni dei problemi più significativi che abbiamo individuato nel rapporto fra attività estrattive e territorio.
Un sopralluogo attento e curioso nelle Valli del Natisone, al di fuori dei siti che di solito vengono presentati in modo interessato a molti cittadini può essere l'occasione per ulteriori approfondimenti in materia.

Pulfero, 21 gennaio 2008
Comitato “Difendiamo il Craguenza”

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