Giro d'Italia e Valli del Natisone

Sul Messaggeroveneto del 21 c.m., Antonio Simeoli commentando la tappa Palmanova-Cividale, nella la sua rubrica “Il Punto” scriveva nell’articolo intitolato
“Non si dica che è solo una corsa”: “Da Palmanova a Cividale , passando per le Valli del Natisone, dove il più piccolo borgo, di solito abitato da nemmeno una mezza dozzina di persone, aveva un segno rosa. Un amore che non è solo amore per le due ruote, per la corsa più amata degli italiani.
Questo è un amore per la propria terra , perché se si accoglie una grande manifestazione sportiva, veicolata in tutto il mondo grazie alla televisione e ai social, vuol dire che si ama la propria terra.”

Se è vero che la straordinaria partecipazione popolare alla manifestazione “rosa” nelle Valli del Natisone è stata determinata dal grande amore di questa comunità per la sua terra, altrettanto vero è che questa cittadinanza ha voluto cogliere questa irripetibile occasione per riaffermare la propria identità nazionale,

Condividendo in pieno le valutazioni di Simeoli, è però opportuno aggiungere la seguente specificazione: nelle Valli del Natisone, molto più che altrove, l'oceano "rosa" si confondeva con un altrettanto denso oceano “Tricolore".
Ancora una volta, le Valli hanno colto l 'occasione, che loro si presentava, per riaffermare, pacificamente ma fermamente, il loro senso di appartenenza, confermando di aver scelto l’Italia come Patria, come già nel 1866 e nel 1946.

Questa volta, non possono essere, strumentalmente, chiamati in causa il Fascio o la Gladio: è stata una genuina, spontanea e massiccia, libera espressione di popolo, come lo dimostra il grande consenso ottenuto dalla capillare distribuzione di un supplemento”rosa” al periodico “La Voce del Friuli orientale” - illustrato da due divertenti vignette - che riprende le tappe essenziali della storia e della formazione dell’identificazione nazionale italiana di questa „piccola, antica cultura slava, conservatasi per dieci secoli nel grembo della Patria del Friuli.“





Parallelamente, va sottolineato il clamoroso “flop” dell’iniziativa ventilata dallo Zdruzenje Slovenskih Sportnih Drustev v Italij - Unione delle associazioni sportive slovene in Italia, che intendeva cogliere questa occasione per richiamare l’attenzione sulla presenza slovena in questo territorio. Ipotetica presenza passata del tutto inosservata o conferma di un’evidente assenza ? .

Saprà la Politica, finalmente, prenderne atto ?
Istituto Slavia Viva






(Da
LA VOCE DEL FRIULI ORIENTALE Direttore responsabile FERRUCCIO CLAVORA Illustrazioni di SERGIO METUS e testi di MICHELA GUS. Tipografia Poligrafiche San Marco s.a.s. - Cormons (GO)


Le Valli del Natisone sono un piccolo lembo di terra ai margini orientali dell’Italia, accanto alla Repubblica di Slovenia.

Questa terra ha due padri: il fiume Natisone e il monte Matajur.

Originariamente fu abitata da tribù slave provenienti dalla regione del Dnepr che nel VII sec. qui si insediarono dando vita alla comunità autoctona.

Molti padroni si avvicendarono: i Patriarchi d’Aquileia, Venezia, Napoleone, il Regno Austro – Ungarico ed infine l’Italia, scelta come Patria dagli abitanti delle Valli nel 1866 e di nuovo nel 1946. I dominanti sempre concessero a questa popolazione larghe autonomie amministrative ed esenzioni dalle tasse in cambio di controllo dei passi orientali. Si formò una comunità distinta da quelle friulana e slovena per tradizioni, usi, costumi e lingua: la Slavia Italiana. Con l’epoca moderna isolamento e autonomia hanno ceduto il passo a emigrazione ed inurbamento, mettendo in pericolo la sopravvivenza stessa di questa piccola comunità.

Viene attualmente tutelata impropriamente attraverso la legge nazionale 38/2001 e la legge regionale 26/2007 come minoranza slovena e sovvenzionata dalla Repubblica di Slovenia come Comunità Autoctona di Nazionalità Slovena.

Ma la ricchezza della nostra gente sta proprio nell’essere diversa dal vicino e amico popolo sloveno.

La stirpe del Natisone si caratterizza per il forte attaccamento alla sua terra, per l’amore per la musica e per la natura che forma il suo territorio.

Parla una lingua antica, la madre di tutte le lingue slave.

La caratterizza una commistione di suoni aspri come pendii, delicati come i verdi di primavera e dolci come l’uva d’autunno e riassume tutto ciò che sta nel cuore di questo popolo.

La gente del Natisone da sempre legata alla terra, ne conosce tutti i tesori che sa scoprire ed accrescere; è schiva e riservata ma quando decide di aprire la propria casa…. Lo fa con tutto il cuore! Benvenuti!

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