Ricordo dell’inaugurazione della Grammatica e dei Vocabolari Nediški.

Discorso dell’autore.
E’ bello e doveroso ricordare le tappe più importanti della nostra cultura, come quelle del 5 maggio 2002 e del 27 ottobre 2012 di vent’anni fa.
Vorrei parlare in nediško; però so che diversi non lo capiscono. Pertanto preferisco parlare italiano.

Per prima cosa vorrei soddisfare una probabile curiosità:
come mai mi sono imbarcato in un progetto così vasto e così impegnativo, lasciandomi coinvolgere nella scrittura di una grammatica e di un vocabolario.
Voglio ricordare che io, come tutti i miei coetanei eravamo coinvolti nel nedisko anima e corpo. Le nostre orecchie hanno sentito dalla mattina alla sera almeno per tutta la nostra fanciullezza solo suoni nediški, suoni che provenivano dalle persone più care che avevamo. Era logico perciò affezionarsi a questa lingua in un modo quasi morboso.
Nel dopoguerra le cose cambiarono.
Per quanto mi riguarda, nel ginnasio e nel liceo io quasi mi vergognavo della mia gente e della mia lingua che non aveva saputo produrre nulla di importante, proprio nulla; nemmeno quelli che erano considerati i nostri più importanti uomini di cultura avevano scritto qualcosa in nediško.
Il nedisko continuava a essere la lingua più parlata, molto più parlata dell'italiano, ma esisteva solo nell'aria, perchè sulla carta non c'era traccia di essa.

Per fortuna, dati i miei studi musicali, quasi per caso un amico mi regalò un testo di Bela Bartok: La Musica popolare.
Ricordo che lessi avidamente tutto il libro, anzi rilessi più volte alcuni capitoli.
Bela Bartok fu quello che mi riavvicinò alla mia cultura originaria, quella popolare, forse povera sotto certi aspetti, ma preziosa, ricca, eccezionale e affascinante sotto tutti gli altri.
Scoprii dapprima la bellezza dei nostri canti popolari, leggendoli su un testo che mi capitò fra le mani: Narodne pesmi iz Benečije di Richard Orel.
Ma soprattutto gustai la bellezza della nostra lingua al mio ritorno nelle Valli, andando a vivere a Mersino, dove tutto era rimasto come ai vecchi tempi della mia fanciullezza, dove ho incontrato anziani dall'accento identico a quello di mio nonno, che sapevano esprimere tutti i sentimenti della loro anima proprio in quella lingua che negli anni del liceo avevo snobbato.

Ma dovevano giungere gli anni della pensione per maturare in me il grande desiderio e soprattutto la volontà di iniziare a mettere sulla carta le nostre parole e a scriverle finalmente.
Uno stimolo formidabile mi venne dal Lintver, l'associazione di un gruppo di giovani che volle creare il sito Internet omonimo, poichè credeva nella grandi possibilità di comunicazione anche culturale che Internet offriva.
Capii subito che anch'io ne potevo approfittare per esternare tutto ciò che urgeva nella mia mente nei riguardi di quella lingua che io avevo imparato per prima ma che non avevo mai scritto.

Iniziò così il 5 maggio del 2002 la pubblicazione di un gruppo di parole riunite in un semplice file , file che naturalmente si ingrandiva giorno dopo giorno.
Poi i files diventarono due: uno per italiano-nediško, uno per nediško italiano.
Ma fin dall'inizio sentivo l'esigenza di iniziare ad analizzare il nediško, per capire se e quali potevano essere le regole grammaticali che regolavano la nostra lingua, quali erano le strutture che la sostenevano.
Così iniziai a scrivere una specie di grammatica ma senza pubblicarla, finchè a un certo punto mi resi conto che ciò che avevo scritto avrebbe potuto essere pubblicato senza far sfigurare la nostra lingua, anzi l'avrebbe rivalutato nella giusta misura.

Per la prima volta il 29 novembre del 2002 pubblicammo sul Lintver un primo bozzo di grammatica.
Poi quando il tutto diventò troppo grande, il 21 novembre del 2003 pubblicammo tutto in PDF. Sappiamo che tanti hanno scaricato sia la grammatica, sia i vocabolari. Proprio perchè tanti, nel 2006 il nostro Server ci bloccò il sito, perchè veniva scaricato troppo materiale, addirittura il 300% in più rispetto al contratto.
Dovemmo bloccare tutti i PDF per ben 5 anni, perchè non avevamo i soldi, quei pochi soldi, per aumentare la nostra capacità di scarico.
Intanto i tre testi crescevano e maturavano.

La strada era lunga ma assai piacevole, con continui miglioramenti e continue aggiunte. Ogni tanto qualcuno si rivolgeva a me per posta elettronica chiedendo spiegazione del come mai i PDF non si potevano scaricare; spiegavo loro il perchè e li accontentavo spedendo i files via e_mail.
Ci venne in aiuto Peter Weis, che lavora come dialettologo presso l'Istituto per la lingua slovena all'Accademia delle Scienze e delle Arti in Ljubljana. Leggo traducendo:

(Naj se vam najprej predstavim. Pišem se Peter Weiss, živim v Ljubljani, delam pa kot dialektolog na inštitutu za slovenski jezik pri Slovenski akademiji znanosti in umetnosti v Ljubljani. Že večkrat sem citiral vaša dva nadiška slovarja (pisal sem o njiju v Zborniku Slavističnega društva Slovenije, kar prilagam) in slovnico in ju rad pošljem drugim v obliki PDF. Zelo dobra sta: čestitam vam, saj ste v vse te tri knjige vložili ogromno dela. Ker pa bi drugim rad poslal povezavo na spletno stran, kjer se vse to da dobiti, vas prosim, da mi poveste za postopek, ker se mi zdi, da so vse povezave na lintver.it mrtve. Zelo vam bom hvaležen za točno spletno stran. )

per primissima cosa mi presento.
Il mio nome è Peter Weiss, vivo a Lubiana, lavoro come dialettologo presso l'Istituto di Lingua slovena all'Accademia Slovena delle Scienze e delle Arti di Lubiana.
Ho citato molte volte il suoi due dizionari nediski (ho scritto su di loro nel libro della società slava della Slovenia, che accludo) e la grammatica e vorrei volentieri inviarli ad altri in formato PDF. Sono molto buoni: Mi congratulo con voi, perché avete in tutti questi tre libri messo un sacco di lavoro.
Tuttavia, siccome vorrei mandare ad altri il collegamento a un sito web dove tutto questo è presente, vi prego di dirmi la procedura, perché mi sembra che tutti i link di lintver.it sono morti. Vi sarei molto grato se mi indicate il sito esatto.

Poi, quando gli dissi che il server ci aveva bloccato i PDF, ce li chiese con l'intenzione di pubblicarli sul loro sito.
Glieli mandammo e lui li fece pubblicare sulla Slovenska Akademija Znanosti in Umetnosti u Ljubljani, rendendoli così accesibilissimi a tutti oltre che attraverso il loro sito anche attraverso il Lintver tramite il link che ci ha offerto.
Infatti dal 6 marzo di quest'anno si possono scaricare anche dal Lintver i tre file PDF, passando appunto attraverso la Slovenska Akademìja Znanosti in Umetnosti.

E infine siamo giunti a questa ulteriore tappa importante del 27 ottobre 2012.
Ma la lunga strada sicuramente continuerà, deve continuare, perchè ci sono altri aspetti della nostra lingua da chiarire, probabilmente da perfezionare o comunque approfondire.

La tappa importante di oggi è stata raggiunta per merito di tante persone, il nome delle quali sarebbe bello poter mettere accanto al mio su tutti i tre testi.
I nomi della Regione che ha sovvenzionato il progetto, il nome della Comunità Montana, dei cinque Comuni già compaiono. Io ringrazio di tutto cuore queste pubbliche istituzioni per aver capito l'importanza di salvaguardare la nostra parlata, di difenderla, di diffonderla, di trasmetterla alle generazioni future.
Ringrazio l'Istituto Slavia Viva e tutti i suoi giovani per l'iniziativa presa di petto fin dall'inizio e portata a termine con entusiasmo oltre che con competenza. Ringrazio, naturalmente, in maniera particolare il suo presidente Ferruccio Clavora che ha indirizzato con determinazione il tuttoverso una soluzione positiva.
Ringrazio una persona che non desidera essere ringraziata pubblicamente, ma che mi ha aiutato tanto non solo come correttore delle bozze, un lavoro massacrante, ma anche come revisore di tutta la parte grafica.
Un lavoro appassionante il suo non solo competente.
Ringrazio l'universitario Andrea Marazzini di Pisa, appassionato e esperto di lingue minoritarie, soprattutto per le continue idee propinatemi nell'estensione della grammatica.
E ringrazio tutti quelli che hanno richiesto la grammatica e i vocabolari tramite e_mail soprattutto per le parole di incoraggiamento che sempre accompagnavano tale richiesta.
Ringrazio, infine, ma avrei dovuto iniziare da voi, ringrazio voi presenti, intervenuti, son convinto, proprio perchè interessati a salvaguardare la nostra bella lingua.
Confido che questo sia un inizio che sappia coinvolgerci in un lavoro paziente, metodico, meticoloso, che sappia condurci a elevare sempre più la nostra parlata a rango di lingua vera, non solo parlata ma anche scritta.

Voglio alla fine fare un chiarimento importante, fondamentale.
Non per polemizzare, ma semplicemente per introdurre l'argomento, ricordo la replica fatta da qualcuno a colui che dichiarava il fantomatico (sono le sue parole) natisoniano nedisko uno sgorbio culturale e scientifico. La replica era:
“ma qual'è questa lingua? Quella che si parla a Montefosca, quella che parliamo a Rodda o quella che si parla a Tribil?”

Probabilmente l'interlocutore si riferiva al detto: “Usaka vas ima sùoj glas” Ogni paese ha la sua voce”. E' esatto.
Prima di tutto, però, stiamo attenti che la regola vale anche per l'italiano e per qualsiasi altra lingua. Proviamo, comunque, esaminare questa grande diversità da paese a paese:
A Montefosca dicono: “čenauàrh”; gli altri dicono “čenavàrh”
A Rodda dicono: “žea”; gli altri dicono “že”.
A Tribil dicono “kruh”; a Tarcetta dicono “kroh”.
Proviamo fare il genitivo di kroh o di kruh. Tutti, proprio tutti, dicono “krùha”, e non “kroha” an kos kruha. Esaminando tutti gli altri casi, continuiamo a osservare che i casi sono precisi identici in tutti i paesi. Se esaminiamo le declinazioni, i generi, i numeri, se esaminiamo la sintassi vediamo che tutte queste strutture linguistiche sono precise identiche in tutti i paesi.
E allora, per favore non chiediamo di quale lingua parliamo, parliamo della nostra lingua, quella di Montefosca, di Rodda, di Tarcetta, della nostra grammatica, del nostro vocabolario anche se ci sono minime diversità delle quali neppure ci accorgiamo.
Caso mai dovremmo dire:
“ma qual'è questa lingua? Quella che si parla in Italia: l'italiano? Quella che si parla in Friuli: il friulano. Quella che si parla in Slovenia: lo sloveno. Oppure quella che si parla nelle Valli del Natisone: il Nedisko, con le sue strutture particolari messe in evidenza chiaramente in tutta la grammatica e soprattutto in un capitolo intero che tratta le caratteristiche del Nedisko.
Il Nedisko è la strada che, come ho già detto, dobbiamo continuare a percorrere, per chiarire, perfezionare, approfondire altri aspetti della nostra lingua per esempio appunto quello delle varianti paesane, anche se sulla grammatica è un capitolo intero che tratta questo argomento.


Infine voglio fare una precisazione o, meglio, una dichiarazione.
La grammatica e i vocabolari non sono stati scritti contro nessuno. Sono prima di tutto una toppa al grande buco dell'indifferenza, della trascuratezza, dell'abbandono, dell'incuria, della negligenza, del disinteresse soprattutto, che la nostra parlata ha subìto fino ad oggi soprattutto da parte dei nostri uomini di cultura, che avrebbero dovuto fare da molto tempo quello che io ho fatto.
In secondo luogo sono un omaggio a questa nostra parlata così bella: la parlata delle nostre persone più care, dei nostri genitori, dei nostri nonni, dei fratelli, degli zii e delle zie, del nostro cuore.
In terzo luogo, ultimo ma sicuramente il più importante, sono strumenti, solo e semplice strumenti, per la crescita e la maturazione della nostra lingua.
Sta a noi approfittare di questi strumenti per far diventare il nedisko una lingua parlata ancora più bella e soprattutto una lingua scritta, che lasci la sua traccia non solo nell'aria come suono ma anche sulla carta come segno: il segno della nostra maturità.
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