An mi smo se kamanjal! - La violenza

Non si può rimanere insensibili dinnanzi alle ripetute violenze di questi ultimi tempi.
Forse dovremmo riflettere tutti, non foss'altro per approfittare ed educarci alla non violenza.

La violenza degli uomini

Che l'uomo sia violento, l'essere più violento della terra, non serve nemmeno tentare di provarlo.
Il fatto stesso che fa della terra quello che vuole senza nessun rispetto e senza nessuna remora lo dimostra.
Non voglio parlare della violenza nella storia dell'uomo, nè della violenza politica, nemmeno della violenza delle persone adulte, invece voglio fare delle considerazioni sulla violenza giovanile, sulla violenza dei minori, da quelli che uccidono a quelli che provocano, che coscienti o incoscienti diventano carnefici.

La violenza dei minori

Vorrei iniziare con questa prima considerazione:
i giovani sono per loro stessa natura violenti.
Ossia, a prescindere da ogni colpa, la violenza appartiene alla loro psicologia: hanno bisogno di imporsi, di essere considerati adulti.
Sembrerebbe un controsenso. Eppure... penso agli anni della mia giovinezza. Forse pochi crederanno, ma voglio raccontare che noi ragazzi di Tarcetta quasi tutte le domeniche andavamo ad affrontare a sassate i ragazzi di Lasiz.

Smo se kamanjal.

Addirittura (questo è davvero ridicolo) noi ragazzi di Tarcetta ci dividevamo a volte in due gruppi e iniziavamo la gara di sassate senza nessun motivo, se non quello, penso, di allenarci per la domenica successiva.
E' vero che i combattimenti avvenivano sempre a una certa (notevole) distanza, tant'è vero che nessuno si faceva male anche perchè, oltre alla notevole distanza dei due gruppi, se un gruppo capiva che era più debole se la dava a gambe.
Era una specie di gara a chi lanciava più lontano i sassi o, meglio ancora, a chi riusciva a creare il gruppo più numeroso capace di sopraffare l'altro.
Probabilmente solo uno sfogo alla naturale violenza giovanile.
Comunque, più antagonismo che violenza gratuita.

Una seconda osservazione:
l'occasione per il confronto violento era l'antagonismo fra Tarcetta e Lasiz.
Questo antagonismo lo si respirava nell'aria, nel paese, nelle famiglie, negli adulti.
L'antagonismo veniva poi riversato sui coetanei di Lasiz anche se prima e poi, a scuola, eravamo tutti amici.
In questo senso la colpa delle famiglie era ben più grave.

Responsabilità della famiglia

Le famiglie devono sapere che i figli respirano, bevono la violenza e ogni sua manifestazione anche fatta solo di parole o anche solo di insinuazioni.
Ecco allora la miscela esplosiva, che analizzando i singoli fatti si ritrova in ogni manifestazione di violenza:
la naturale propensione dell'uomo (anche minorenne) alla violenza da una parte,
il cattivo esempio di coloro che in un modo o nell'altro stanno sopra dall'altra.

Il problema fondamentale è quindi:

educare i giovani (e noi stessi) alla non violenza!
Educarli anche educando noi stessi alla non violenza anche quella solo verbale.
Non è sicuramente facile.
Le parole o gli argomenti non servono o servono ben poco.
Secondo me la cosa migliore è offrire sfoghi ai giovani per calmare quella loro naturale effervescenza e, inoltre, offrire loro l'opportunità di formare un gruppo solidale nel quale realizzarsi.

Come?

Sono stato, tra l'altro, un musicista e mi sembra più che logico che mi venga in mente la musica.
La musica, specie quella d'assieme, offre opportunità eccellenti per sfogare l'impeto interiore dei giovani e per soddisfare il bisogno di fare gruppo.
Altre volte ho invitato la Scuola di Musica a dare le più grandi opportunità agli allievi di suonare in gruppo.
E con veramente grande piacere sento ogni lunedì, andando alle prove di canto col POD LIPO, suonare i ragazzi dell'orchestra di fisarmoniche, tra l'altro così amorevolmente seguiti dal loro maestro.
Questa è la strada e penso che la Scuola di Musica non farà mai abbastanza in questo senso.

Un altro strumento, che potrebbe essere meraviglioso, è il gioco del calcio.
E qui viene da insultare con gli epiteti più vergognosi tutta quella gente che giorno dopo giorno, anno dopo anno, hanno deturpato il gioco del calcio portandolo sull'orlo del baratro, tanto da poter essere definito tranquillamente: scuola di violenza in mezzo, dentro e fuori degli stadi.
Servirebbe, secondo me, sospendere per almeno due anni tutti i campionati di calcio, per poi sperare di ricominciare con un vero gioco, un gioco dove c'è posto per l'agonismo anche robusto ma non per la violenza.
Nino Specogna

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