Migranti, un disastro annunziato

Tra ipocrisie, strumentalizzazioni ed incompetenze , nel tradizionalmente accogliente “Friuli migrante” monta impetuosa l’onda del rigetto nei confronti di quel corpo estraneo che sono gli “immigrati”. Nei noiosi ed inconcludenti talk show, politici ed improvvisati esperti danno ampia ed irritante dimostrazione del colpevole ritardo culturale con il quale l’impreparata Italia affronta una problematica annunciata almeno una quindicina di anni fa.

E’ dal “rapporto demografico 2000” dell’ONU che un’organizzazione come l’Ente Friuli nel Mondo aveva sottolineato la necessità di prendere seriamente in considerazione lo squilibrio demografico denunciato da tale rapporto e dell’inevitabile afflusso - Europa, Italia e Friuli - di una massa consistente di persone, in cerca di lavoro e di migliori condizioni di vita, provenienti , in particolare, dall’Africa.

Le “primavere arabe” e la crisi Libica hanno solo acuito, accelerato e concentrato questo fenomeno. In effetti, già all’epoca, era evidente che, nel contesto mondiale, queste nuove migrazioni avrebbero assunto una dimensione strutturale di lunga durata, sconvolgendo i tradizionali assetti culturali, sociali, economici, religiosi e politici del “vecchio continente”.
Cosa è stato fatto da allora in preparazione di tale ribaltamento delle consolidate prospettive sociali di un Europa ancora alla ricerca di se stessa ? Quali misure sono state adottate per gestire la fine della storica fase della e-migrazione da queste terre e preparare quella della i-mmigrazione verso le stesse ?
Che tipo di riflessione è stata avviata per approfondire, seriamente e non solo a livello di slogan, concetti come “integrazione”,” assimilazione”, “cittadinanza”, “nazionalità”, “identità”, “multiculturalismo”, ecc … senza una profonda conoscenza dei quali si crea solo colpevole confusione nelle analisi e, di conseguenza, scelte politiche avventate.
E’ questo insieme di superficialità ed improvvisazioni che crea disorientamento nell’opinione pubblica e facilita i populismi para-razzisti.

Stupisce anche come da nessuno vengano nemmeno citate agenzie internazionali - troppi sono gli “esperti” nostrani che probabilmente ne ignorano perfino l’esistenza - come il B.I.T (Bureau International du Travail) o l’O.I.M. (Organisation Internationale pour les Migrations) specificatamente specializzate nella trattazione delle tematiche relative al lavoro ed alle migrazioni.

Considerando che i flussi migratori avranno una grande importanza per il futuro anche della nostra società regionale, ritengo sia giunta l’ora di aprire una seria riflessione sul tema, per esempio trasformando i tardivamente - e quindi superati - progettati “Stati generali” dedicati ai nostri corregionali all’estero, in “Stati Generali delle Migrazioni e dello Sviluppo”.
Sarebbe anche un’ottima occasione per dimostrare come una piccola Regione, ai confini dello Stato, può mettersi al servizio della comunità nazionale e dare un contributo qualificato su un tema d’interesse strategico nazionale ed internazionale.
Ferruccio Clavora

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