Il peccato originale delle Valli

Alla base di ogni guaio, di ogni malessere, di ogni situazione intricata c'è sempre un peccato originale.
Guai e peccato sono direttamente proporzionali!

Premessa

Qualsiasi rimedio, che voglia raggiungere anche solo un minimo di efficacia, deve partire da un'analisi corretta e, se necessario, ardita della situazione. Non è possibile prescrivere una medicina senza una diagnosi precisa della malattia.
Anche se spesso arrivare a una buona conoscenza della situazione, significa scoprire verità conturbanti.

Io voglio parlare del "peccato originale" delle nostre Valli, perchè non ho dubbi che da un peccato originale siamo partiti a un certo punto della nostra storia e neanche tanti anni fa, per arrivare a così evidenti situazioni di disagio.
Come già detto, alla base di ogni malessere, di ogni situazione intricata c'è sempre un "peccato originale".
Parlarne, però, non per incolpare o per tirare vecchi scheletri dal cassetto, ma per tentare di far ragionare tutte le persone in buona fede e di buona volontà.

Lasciando perdere...

Lasciando perdere le abolizioni della riforma istituzionale del periodo napoleonico e della successiva amministrazione austriaca, che pure riconoscevano la nostra differenza linguistica,

lasciando perdere lo spirito nazionalistico risorgimentale e la sua bonifica etnico linguistica che sfociò nell'istituzione di un Istituto Magistrale a S. Pietro con intendimenti ben precisi ma tutt'altro che nobili (che però, diciamolo, ha dato ottimi e insperati frutti avendo offerto la possibilità di ottimi posti di lavoro professionale specie a tante madri di famiglia) e nella creazione di diverse Scuole Italiane (anch'esse con scopi ben precisi tutt'altro che nobili, ma che hanno elevato sicuramente il livello culturale della nostra Comunità),

lasciando perdere anche il drastico intervento del 1933 con la repressione contro ogni libera espressione delle lingue minoritarie,

lasciando perdere perfino la stretta sorveglianza della polizia italiana a partire dal 1946 su ogni attività che in qualche modo avesse a che fare con le minoranze linguistiche perfino dopo il 1947, quando l'articolo 6° della Costituzione predicava: "la Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche",

lasciando perdere cioè quello che "gli altri" hanno fatto o hanno tentato di fare contro di noi,

... ci concentriamo

su quello che NOI STESSI abbiamo fatto a noi stessi, cioè sul nostro vero "peccato originale".

Che si sia partiti da un peccato originale è comprovato dai grossi guai passati, presenti e certamente anche futuri nei quali ci siamo dibattuti, ci dibattiamo e ci dibatteremo a livello per così dire "familiare", cioè fra noi stessi abitanti delle Valli.
I guai sono tanti e non c'è bisogno di elencarli, perchè ciascuno di noi li conosce e chi più ne conosce, più ne potrebbe aggiungere.
Citerò uno solo, il più lampante, il più deleterio:
la contrapposizione filoitaliani - filosloveni con tutte le sue negative implicazioni.
Di questa contrapposizione voglio ricordare due soli fatti, uno di marca filoslovena, uno di marca filoitaliana.

Il primo fatto
La notte prima del giorno in cui la Commissione Internazionale sarebbe dovuta passare per Tarcetta per rendersi conto della reale situazione di questa zona, qualcuno, di notte, issò la bandiera della Jugoslavia su un alto frassino in località "Cikoni" di Tarcetta (io l'ho vista personalmente). Appena la gente, che portava il latte nella vicina latteria si accorse della bandiera, avvertì i giovani del paese che immediatamente la fecero sparire.

Il secondo fatto
L'intolleranza passata e quella attuale verso la nostra "parlata slovena", ma non da parte di estranei, ma da parte di qualcuno della nostra gente, da parte di qualcuno che già dal suo stesso cognome rivela chiaramente le sue origini, da parte di qualcuno i cui genitori o progenitori sapevano parlare unicamento la nostra "parlata slovena", senza conoscere una parola italiana.

Ma non è questo il peccato originale. Ne è solo la conseguenza più drammatica.

Analisi della situazione

Partiamo dall'analisi dell'attuale situazione.

La Slovenia ha adottato l'euro.
Sta per entrare prossimamente a pieno titolo in Europa, dove incontrerà l'Italia in un'unica organizzazione economico-sociale e (si spera abbastanza presto) politica.
Ormai la gente inizia (per la verità è davvero solo un inizio, ma siamo su questa strada) a sentirsi cittadina dell'Europa, dove, da una parte è rivalorizzata enormemente la specificità di territori anche molto piccoli, e dall'altra esaltata l'unità e l'unione in un grande organismo di queste particelle che lo formano.

Allora viene spontanea la domanda:
tutte le diatribe, peggio, le inimicizie, le guerre, i terribili contrasti, le ostilità, le contese, i conflitti, le lotte, gli scontri, che motivi d'essere avevano e hanno?
Che senso per un benecjano essere stato o essere a tutt'oggi filoitaliano o filosloveno, se poi comunque siamo tutti destinati a essere filoeuropei?

Che mancanza di lungimiranza, di preveggenza, di equilibrio, di tolleranza e, come diremo subito, di rispetto della volontà popolare!

Il peccato originale

Ecco dunque il peccato originale delle Valli del Natisone:

non aver capito da una parte e dall'altra la specificità della nostra situazione, nella quale non era e non è importante appartenere a uno Stato o all'altro, quanto identificarsi nella propria realtà specifica, nella propria storia, nella propria cultura, nella propria lingua.

E il peccato originale diventa ancor più grave in quanto la gente, il popolo, gli "judje", avevano indicato e indicavano e indicano e indicheranno continuamente e chiaramente questa strada. E questa è la verità che condanna storicamente in maniera definitiva coloro che si sono battuti e, peggio, continuano a battersi per un verso o per l'altro.

Non bastava e non basta essere quello che la gente voleva e vuole: "filobenecjani"?!

Ci riempiamo la bocca del termine "democrazia" solo quando ci fa comodo ma non quando si tratta di accondiscendere le opinioni, le aspettative, la volontà della gente. In definitiva, democrazia significa imporre al popolo le proprie idee: culturali, politiche, ideologiche che siano.

E ciò che rende ancor maggiormente perplessi è il fatto che si tende a continuare la perpetuazione del peccato originale da una parte e dall'altra.
Basti citare la strombazzata in tutte le salse caduta dei confini. Come se caduta dei confini significasse per le Valli appartenenza alla Slovenia o ancor più all'Italia.
Le Valli del Natisone appartengono a se stesse, hanno una loro storia, una loro cultura, per chi vuole una loro lingua, un loro avvenire.

Che amministrativamente appartengano all'Italia mi sembra scontato e sfido chiunque a scommettere un solo capello della sua testa, per quanti gli siano rimasti, che all'Italia possano non appartenere in avvenire. Ma questo non significa nulla.
Le Valli del Natisone resteranno con la loro storia, la loro cultura, la loro lingua, perchè faranno o, meglio, fanno già parte dell'Europa, che le accetta e le valorizza così come sono.
L'amicizia, quella vera, con la gente non la può sminuire nessun tipo di confine, ne quello passato e tanto meno quello presente. Perchè, non facciamoci ridere, un certo confine rimarrà sempre, non foss'altro quello amministrativo, come rimangono i confini con l'Austria o con la Francia. Ma rimarrà anche il confine culturale col Friuli.
Continueremo a essere amici dei friulani e continueremo a essere amici degli sloveni, coltivando amicizie personali, famigliari, istituzionali.

E', invece, qua nelle Valli che dobbiamo fare chiarezza, è qua che dobbiamo sconfiggere ed eliminare il peccato originale, cambiando finalmente mentalità.
Non ci devono essere, perchè in realtà non ci sono, due tipi di Valli del Natisone, una italiana l'altra slovena. I due schieramenti, che si comportano come se ci fossero due tipi di Valli, sono stati definitivamente surclassati dalla storia, si sono largamente dimostrati deleteri, inefficienti, antipopolari, antidemocratici.


Diventiamo finalmente filobenecjani e basta!
Nino Špehonja

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