Un evanescente autonomismo

Ogni minimo movimento registrato in una delle tante Nazioni senza Stato dell’attuale sistema di organizzazione istituzionale dei popoli produce, in Friuli, un risveglio dei cosiddetti “autonomisti” che escono dal letargo per ricordarci che esistono ancora e ricoprirci di allarmi sui mali causati al Friuli dall’attuale strutturazione della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia: senza trattino ma con autonomia Speciale.

Così, di volta in volta e nonostante la loro irrilevanza politica, certificano la loro esistenza in vita e, in fin dei conti, riaffermano la solita contraddizione secondo la quale, tutto sommato, Trieste ed il Friuli non possono che stare insieme.

Come consuetudine, anche le recenti elezioni in Catalogna hanno provocato il tradizionale risveglio, ma dopo qualche giorno di agitazione tutto è ritornato come prima. Fino al prossimo botto in qualche altra parte d’Europa o del mondo.

La distratta opinione pubblica, confrontata con ben altri problemi, non si rende conto della mistificazione che sta all’origine di tanto agitarsi.
I catalani, i baschi, i brettoni, i fiamminghi, ecc … si ritengono delle Nazioni, forzosamente incorporate in Stati “dominati” da altre Nazioni e vedono nella conquista di una loro autonomia-indipendenza istituzionale reale, la condizione per un loro libero e democratico sviluppo culturale, sociale ed economico.
Le rivendicazioni di questi movimenti o partiti - rappresentativi delle reali istanze di ampie porzioni della popolazione - si fondano sul diritto - internazionalmente riconosciuto - dei popoli all’autodeterminazione.
Gli autonomisti nostrani, invece, mai oserebbero affermare il rango di Nazione al popolo che pretendono rappresentare e mai si azzarderanno ad appellarsi al diritto all’autodeterminazione: al massimo accettano di riconoscersi in una “piccola Patria” friulana che sta bene al caldo nella “grande Patria” italiana, dimenticando che la Patria è una e non è né piccola né grande: è !
Tragica mistificazione di un autonomismo di facciata senza solide fondamenta etiche e politiche e che confonde l’autonomia istituzionale (politica) con il decentramento amministrativo (burocratico).

Comodo equivoco per lasciare tutto come sta.
Ferruccio Clavora
Pulfero

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