Pulfero incanta

“Incontri e Scoperte Senza Confini” - da venerdì 8 a domenica 10 maggio
“Il territorio: l’unica nostra risorsa che non sarà mai possibile delocalizzare…” potrebbe essere lo slogan delle iniziative di “PULFERO INCANTA – Incontri e Scoperte Senza Confini” organizzate da venerdì 8 a domenica 10 maggio dall’Amministrazione Comunale di Pulfero con il contributo della Regione Friuli Venezia Giulia e della Comunità Montana Torre Natisone Collio ed in collaborazione con le associazioni locali.
Un fine settimana caratterizzato
dall’apertura gratuita ai visitatori della Grotta di San Giovanni d’Antro e
da attività ricreative e didattiche al Centro Visite “Il Villaggio degli Orsi” di Stupizza,
oltre che da eventi collaterali come il “bagno di gong” in Grotta.
Per info pagina facebook del comune di Pulfero e il sito internet del comune.

Come prologo venerdì 8 maggio alle ore 20 nella Sala consiliare del Comune di Pulfero si terrà il convegno “TERRITORIO MARKETING TURISMO. Ambiente + Cultura = Economia”, a cura di Federico Orso in collaborazione con le associazioni Vallimpiadi e BorderlineSlowTrails.

Spiega il vicesindaco di Pulfero Mirko Clavora

che lo sviluppo locale deve essere fortemente condizionato dai comportamenti degli attori locali dello sviluppo, dall’ambito istituzionale locale e dall’esistenza di relazioni formali ed informali tra le imprese. Per questo, il territorio deve essere considerato come fattore della produzione e dello sviluppo alla stregua di lavoro e capitale, non nel senso “fisico” del termine quanto come luogo dove gli attori locali dello sviluppo organizzano la produzione.
Si individua così un nuovo ruolo per il territorio: importante per le risorse (naturali, lavorative, etc.), ma anche come luogo dell’attività imprenditoriale ed innovativa della popolazione, trainato da fattori materiali ed immateriali (ambiente, servizi, infrastrutture, know-how, saperi, tradizioni, etc.) ivi localizzati, creando così un passaggio intermedio nella formazione della catena di valori che collega i comportamenti dei singoli soggetti economici (micro) e le variabili economiche aggregate (macro).
Sulla base di ciò, noi vogliamo comunicare il territorio nella propria interezza, guardando alle sue vocazioni, ricercando canali commerciali alternativi per produzioni e offerte di nicchia, dalla forte personalità, in grado di comunicare la cultura, la storia dei luoghi e delle persone, recuperando colture dimenticate, tradizioni sopite, capaci di essere la catena di trasmissione fra territorio, turisti e consumatori in genere, nel migliore dei casi distratti, e quindi non facili da emozionare, ma pronti a rispondere se effettivamente attratti dalla catena di trasmissione del “sistema” ambiente – territorio – prodotto, con tutto ciò che questo può evocare.
Parte integrante di questa catena di trasmissione di una nuova offerta turistica sono il paesaggio agrario, i borghi rurali, i centri storici, i centri commerciali naturali, le aree di pregio ambientale ed architettonico, assieme ai ritmi di vita che nel tempo non si sono degradati.
E così anche un’area come la nostra marginale ed emarginata dai tradizionali flussi turistici del XX secolo, oggi può offrire qualcosa in più al turista, proprio grazie a quella marginalità che ha salvaguardato territorio e qualità della vita.
Un vero patrimonio, anzi: il Patrimonio di valori al centro dell’emergente domanda turistica.

E l’attenzione alle istanze territoriali, aggiunge Massimo Medves di Vallimpiadi, è un focus centrale di quello che oggi viene definito ecoturismo, che comprende varie tipologie di domanda, tutte caratterizzate da una formula di viaggio che supera i modelli di turismo di massa e di turismo consumistico e pone l’attenzione sul rispetto dell’ambiente, sviluppando una maggiore interazione fra viaggiatori ospiti e comunità ospitanti e favorendo un vero rispetto delle diversità culturali.
L’ecoturismo tende a ridurre al minimo i danni dell’impatto socioculturale ed ambientale prodotto dai flussi turistici e a rispettare il diritto delle comunità e degli attori locali a decidere le politiche nel proprio territorio, e con queste stabilire rapporti continuativi di cooperazione solidale.
Un aspetto essenziale dell’ecoturismo sono le attività collaterali ed aggiuntive ai servizi ricettivi di base: per questo, dal punto di vista dell’impresa turistica e del territorio, l’approccio strategico a tale target consiste nell’adeguare la propria offerta alle aspettative di tale visitatore-viaggiatore, mettendo in atto misure per la valorizzazione del patrimonio locale e dell’ambiente, tenendo conto dello sviluppo sostenibile nella gestione dell’impresa e nell’impatto sul territorio.
E’ evidente che tale approccio richiede, da parte delle singole imprese turistiche ma anche delle altre imprese e degli altri soggetti che animano il territorio, una modifica strutturale dei loro comportamenti abituali e delle loro azioni tradizionali sia nella fase progettuale sia in quella promozionale sia nella fase operativa al fine di individuare assieme l’insieme degli strumenti necessari ad interloquire con specifici segmenti della nuova domanda turistica ed a consentire alla loro offerta turistica di intercettare tali segmenti, costruendo attorno ad esse una proposta adeguata e coerente.

Secondo noi, conclude Federico Orso di BorderlineSlowTrails, un moderno progetto di intrapresa turistica deve voler e saper creare una catena di valore positivo tra le risorse economiche e quelle culturali del territorio, la nuova mobilità mondiale e le moderne tecnologie che governano l’informazione. In questa ottica, naturalmente, l’intrapresa deve essere estremamente flessibile: dal particolare all’universale, bisogna ragionare “glocal”, globale e locale insieme, offrendo il meglio delle proprie caratteristiche in un linguaggio universale.
Per questo oggi un progetto turistico, in estrema sintesi, deve essere in grado di collegare in modo omogeneo le singole offerte settoriali del territorio con quelle complessive del sistema-territorio, costruendo così dei network, delle reti di informazione a collegare risorse con tratti simili e con speciali diversità, valorizzandone la dimensione commerciale senza perderne quella culturale. In tal modo si determina un processo virtuoso di progresso delle singole specialità e specializzazioni in un percorso di “formazione continua sul campo”, ottimizzando gli investimenti e creando sinergia fra essi, garantendo nel contempo al ciclo di vita di una regione turistica, anche la più marginale ed emarginata, una fruizione che da episodica o stagionale diventa permanente e annuale ed un ritorno economico in grado di consentire la progettazione di medio – lungo periodo alle attività coinvolte.
Inoltre, anche sul piano delle produzioni locali, native, autoctone e tipiche ciò può permettere di superare le congenite difficoltà di tale settore a livello di marketing e di commercializzazione, in quanto inserito in un sistema produttivo e di mercato frammentario e frammentato, collocandolo in una azione integrata di coordinamento dell’offerta del territorio, in sostanza “portandogli clienti”.
Per questo il piano di marketing e di promozione di un progetto turistico si deve indirizzare verso la valorizzazione in termini commerciali e turistici del territorio: le aziende, i produttori, gli agricoltori sono al centro di questa realtà, in quanto detentori del bene primario (il territorio), soggetti qualificati alla promozione ed alla diffusione dei valori propri e della propria terra, “status” che diviene economico proprio perché scarsamente disponibile, fruibile e quindi valorizzabile in quello che è il mercato delle “qualità”.
Non si tratta di inventare nuovi mestieri o nuove forme di reddito, ma di recuperare, rilanciare ed ottimizzare produzioni esistenti attraverso l’individuazione di una serie di aree di intervento e di azioni in grado di sostenere e promuovere le attività del territorio attorno ad un vero e proprio “sistema” in grado di pubblicizzarle, farle apprezzare, farle divenire motivo di attrazione e veicolo di flussi turistici.
Mirko Clavora

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