Escuela para sordos - Una scuola per sordomuti



Andiamo a visitare, a Rosario in Argentina, una scuola per sordomuti e a portare a nome dell'Unione Emigranti Sloveni delle apparecchiature acustiche adatte al bisogno.
Una scuola!
Ci aspettiamo, infatti, una scuola.
Quando scendiamo dal pulmino una struggente meraviglia ci attanaglia il cuore e ci accompagnerà per tutto il tempo della visita in un crescendo angoscioso.

Ecco la scuola!

In fondo al cuore stabiliamo subito che bambinetti così affettuosi e sensibili non meritano una scuola simile, diciamo chiaramente, non meritano un abbandono totale da parte delle pubbliche aministrazioni, né lo meritano i meravigliosi volontari che seguono questi bambini.

Iniziamo la visita.

Fa freddo in tutte le stanze!

Osserviamo il delicato lavoro degli insegnanti in tutti i campi, dalla logopedia



alla matematica,

dal ballo

al... canto.
Sì, al canto!
Un canto che per la sua particolarita' ci fa piangere:

i bambini cantano con le mani, accompagnati da una bella musica e guidati dall'insegnante.

Il loro volto si illumina di un dolce sorriso, il gesto delle mani signorile e leggiadro denota una grande sensibilità.

Sono felici di godere come possono quello che noi, avendone la fortuna, non sappiamo apprezzare pienamente.

La maggioranza di noi piange e quelli che non piangono con gli occhi, piangono col cuore.

Ognuno di noi decide che non si può, una volta visto, lasciar perdere nell'abbandono una comunità tanto bisognosa di sostegno morale e soprattutto economico.
Bisogna trovare il modo o i modi per un aiuto il più possibile adeguato.

La direttrice ci fa intendere che ogni bambino ha in pratica un programma individuale, adatto alla sua particolare situazione in particolare per quanto riguarda l'inserimento nella scuola pubblica, che è il vero, ultimo obiettivo di questa scuola.
Questo ci rallegra, perché una scuola, per quanto particolare, non deve diventare ghetto.
Infatti, appena possibile, i ragazzi vengono gradatamente inseriti nella scuola pubblica, per un numero di discipline e quindi di ore sempre maggiori.

I bambini con un manifesto dimostrano la loro gratitudine per questa visita e soprattutto per gli apparecchi acustici portati dall'Unione Emigranti Sloveni - Slovenci po Svetu.


Quando rimontiamo in pulmino nel cuore c'è tanta angoscia, ma anche la speranza, la volontà, la certezza che qualcosa riusciremo a fare per questa comunità così abbandonata a se stessa.

Bisogna trovare il modo o i modi per un aiuto il più possibile adeguato, coinvolgendo persone e istituzioni, vincendo l'apatia, superando sul nascere lo scetticismo, il fatalismo, la sensazione di impotenza dinnanzi una situazione così drammatica.

Ci vogliono idee.
Chiunque ne abbia, si faccia avanti!!!
Nino Specogna

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