Case della Slavia

E' un breve sunto del volume di Enzo Pascolo "Case della Slavia friulana"


Nel 1873 la Delegazione provinciale per il Friuli aveva ipotizzato un inventario del patrimonio artistico invitando i mandamenti della provincia a fare un elenco delle opere d'arte presenti sul proprio territorio. Il commissario del distretto di San Pietro al Natisone, Zani, nella risposta alla deputazione ebbe a scrivere:
"si ha il pregio di significare che nessun oggetto d'arte era degno di menzione" sul territorio delle valli.
Questo episodio, che ha dell'incredibile, è stato ricordato dal direttore dei civici musei di Udine, Giuseppe Bergamini, lo scorso 27 maggio nella sala comunale di San Pietro al Natisone in occasione della presentazione del volume di Enzo Pascolo "Case della Slavia friulana", edito dalla Società filologica friulana.
Centoventi anni fa, ha sottolineato Bergamini, si credeva che la Slavia fosse un deserto dal punto di vista artistico e per i friulani era un territorio quasi del tutto ignoto; di esso conoscevano qualche detto o qualche leggenda, niente più.
Una quarantina d'anni fa lo studioso friulano don Giuseppe Marchetti ha riscoperto questo angolo del Friuli pubblicando su Sot la nape una serie di articoli sulle chiesette votive, rac-colti poi in un volume. Anni dopo anche Tarcisio Venuti ha dato alle stampe un volume sulle chiese tardo-gotiche della Slavia portando a conoscenza del grande pubblico questo patrimonio interessantissimo dal punto di vista artistico e storico. E così, ha detto Bergamini, dopo aver conosciuto attraverso queste due opere le chiese, che sono la casa del popolo di Dio, con il volume di Enzo Pascolo abbiamo la possibi1ità di accostarci alle case di abitazione comune.
Si tratta di un'architettura rurale, spontanea, funzionale, razionale e priva di orpelli; il superfluo non vi trova spazio. "L'architettura delle valli - ha aggiunto il direttore dei musei udinesi - assume un suo ruolo nell'individuazione della personalità e della cultura della gente. L'opera di Pascolo ci pone di fronte ad una civi1tà che per troppo tempo è stata misconosciuta e sottovalutata e il merito dell'autore è quello di aver illustrato numerosi esempi che servono a capire l'architettura locale e a scoprire la zona e a "leggere" il territorio.

Nel volume, inoltre, è espresso - ha concluso Bergamini - un grande amore per queste terre e una profonda presa di coscienza dei problemi sociali e culturali della zona".
"La mia passione per questo angolo del Friuli è di vecchia data. - ha esordito l'autore del volume, Enzo Pascolo - Risale, infatti, a trent'anni fa quando, nelle mie peregrinazioni, a Matajur ho fatto una foto ad una costruzione molto antica in legno e paglia, che probabilmente si rifaceva alle primitive costruzioni della zona". Pascolo ha spiegato che il volume è nato da un lavoro di catalogazione fatto per la Regione dopo il terremoto e finalizzata al recupero e al restauro degli edifici più interessanti dal punto di vista storico ed artistico.
La catalogazione ha prodotto effetti positivi perché sulla sua base sono stati restaurati e resi agibili anche con i servizi richiesti da un moderno vivere civile senza sconvolgere la struttura originaria. Pascolo ha poi illustrato, anche con l'aiuto di alcune diapositive, le caratteristiche di questa architettura, che si colloca tra quella dell'area prealpina meridionale ma con caratteristiche proprie che la distinguono anche dai tipi affini esistenti in Friuli. Nella Slavia domina quella che è stata definita la "casa sud europea" un tipo di costruzione che si è probabilmente consolidata in quest'area intorno al secolo 16., caratterizzata da muri in pietra e il tetto a scarsa pendenza coperto con tegole. Elemento comune a tutte le costruzioni è il ballatoio e la loggia con le strutture lignee e in particolare con le rastrelliere per l'essicazione dei prodotti agricoli.

Come hanno sottolineato i due oratori, si tratta di un patrimonio ricco che va va1orizzato e fatto conoscere, ma, ha risposto il presidente della comunità montana, Giuseppe Chiabudini, la nostra comunità è ricca anche di un' antica cultura che si è espressa attraverso la parola e il canto. Qualcuno tra il pubblico si è augurato che non debba arrivare un terremoto perché la gente scopra anche i1 grande valore del nostro dialetto e dei nostri canti sloveni.

Preziosa documentazione

Il volume, di 270 pagine, è diviso in due sezioni principali. La prima è costituita da 99 schede che illustrano ciascuna un edificio con una piantina, fotografie e brevi cenni descrittivi.
La seconda sezione illustra dieci progetti di recupero di altrettanti edifici realizzati a cura e a spese della Regione in applicazione dell'articolo 8 della legge 30/77.
I progetti sono stati redatti dagli architetti Adriana Quaglio e Antonio Olivieri che ne hanno anche seguito i lavori di esecuzione.
L'architetto Marco Barel ha dato un contributo decisivo alla realizzazione dell'opera anche attraverso un'approfondita ricerca bibliografica e con fotografie.
Per la corretta denominazione dei luoghi e per alcuni termini relativi alla casa nella varietà dialettale slovena locale, Enzo Pascolo si è avvalso della consulenza di don Božo Zuanella.
I1 volume è dedicato alla memoria dell'architetto Valentino Zaccaria Simonitti "profondo ed appassionato cultore di questa sua terra".
DOM št. 11 - 1993

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