Educazione musicale

L'educazione musicale nella Scuola dell'obbligo.

PREMESSA

Sta per iniziare la riforma scolastica.
E' risaputo che in essa l'Educazione Musicale si colloca malissimo, tanto che, se prima era agli ultimi posti tra tutte le nazioni del mondo, ora sta toccando il fondo.
Individuare le colpe di tale situazione è piuttosto facile, oserei dire banale.
I colpevoli sono due. Prima di tutto lo Stato con le sue innumerevoli colpe.
Per citare due macroscopiche:


1. ha sempre propinato programmi di Educazione Musicale talmente generici che tutti, proprio tutti, anche gli insegnanti più "scassati", ci si ritrovano comodamente, giustificando ampiamente le loro incompetenze;
2. ha squalificato la professionalità degli insegnanti di Educazione Musicale immettendo in ruolo "oves et boves et universa... ", tanta gente senza diploma idoneo, ossia senza titolo. Anzichè obbligare gli incaricati speciali a prendere un diploma di musica entro un certo numero di anni, ha preferito dichiararli validi per legge, facendoli passare in ruolo, screditando la già malridotta classe di Educazione Musicale.
Ci vantiamo di essere in Europa e non abbiamo saputo guardare uno spanna oltre il nostro naso!

C'è un secondo colpevole: i tanti, troppi insegnanti di Educazione Musicale, che non hanno mosso un dito per diventare degni del nome di insegnanti, magari con la scusa che lo Stato non aveva neppure tentato di prepararli ad un compito così impegnativo.
Del resto i manuali di Educazione Musicale per la Scuola Media fotografano la situazione. Provate a darli in mano a un insegnante svizzero, tedesco, ungherese, inglese, sloveno...! Tomi nei quali troverete di tutto, cioè niente! Testi che forse dopo la metà delle pagine si ricordano che esistono i suoni!

Si potrebbe dire: gli insegnanti italiani di Educazione Musicale hanno quello che si sono meritati, se non fosse per quel numero, pur limitato, di insegnanti che hanno fatto dell'Educazione Musicale lo scopo della loro vita.
Questi insegnanti, che avevano capito la potenza educativa della musica, già soffrivano per il ruolo semplicemente ludico cui essa veniva relegata dalla maggioranza dei genitori, dei colleghi insegnanti, dei presidi.
Cosa pensano oggi costoro? Quali sentimenti turbinano nelle loro menti e nei loro cuori? Con quale "entusiasmo" si apprestano ad affontare la nuova riforma?

Questa premessa non è certamente la premessa a un metodo di Educazione Musicale. E' piuttosto un amaro sfogo, un gesto di rabbia e di stizza. Una denuncia ai posteri della pervicace ignoranza dei nostri politici!

PRIMO, UNICO, FONDAMENTALE PRINCIPIO "educare!"

Presto detto.
Se solo per calciare un pallone servono tecniche precise, strategie, moduli e chi lo sa quali altre diavolerie, immaginiamo per educare!
Educare, poi, alla musica!
E, ancor "peggio", educare con la musica!

Si può?
Si può cioè sviluppare l'intelligenza del ragazzo con l'Educazione Musicale come si dovrebbe fare con qualsiasi altra disciplina?

Si può!
E non lo dimostrerò certamente con le considerazioni che seguono e che si possono saltare a piè pari, in quanto almeno al 90% frutto di una mentalità professionalmente distorta. La dimostrazione sta tutta nella prima lezione, nella sua sostanza, nella sua potenza, nell'UGUALE, che sta alla base di qualsiasi sviluppo mentale.
Solo di questo vorrei poter convincere tutti gli insegnanti di Educazione Musicale:
dell'importanza dell'UGUALE nel processo di sviluppo dell'intelligenza del ragazzo, un UGUALE calato nella musica, nella pratica musicale, un UGUALE "vissuto" sulla propria pelle.

(La parte che segue fino all' Unità 1°, si potrebbe serenamente tralasciare)

L'Educazione Musicale nella Scuola dell'obbligo

L'Educazione Musicale nella Scuola dell'obbligo, come qualsiasi altra disciplina, deve partire dal presupposto di educare con la musica prima che alla musica; ossia la prima preoccupazione dell'insegnante deve essere quella di sviluppare l'intelligenza dell'allievo, le sue capacità, le sue potenzialità; naturalmente in questo lavoro l'insegnante si avvarrà della musica e quindi, come conseguenza, ne verrà anche una educazione alla musica.
Questa è la chiave non solo per impostare correttamente l'insegnamento, ma ancor più per risolvere i problemi individuali degli allievi, compresi quelli connessi a una giusta ed equilibrata valutazione.

Metodologia dell'Educazione Musicale

Momenti fondamentali dell'insegnamento.
L'insegnamento fondato su base sperimentale, programmato secondo un metodo didattico sistematico e che abbia come obiettivo lo sviluppo di tutte le capacità dell'allievo e in particolare della sua intelligenza, presenta tre momenti fondamentali:
1. ricerca di un ordine di presentazione efficace;
2. adattamento al ritmo dell'allievo;
3. correzione immediata e punto per punto delle conoscenze acquisite.

Principi metodologici

I principi di questo metodo devono avere basi scientifiche e psicologiche:
1. l'apprendimento deve avvenire attraverso i mezzi più immediati, che sono in ordine graduale: le labbra, la bocca, la voce, le mani, la voce e le mani, solo le mani, la voce e i piedi, solo i piedi, coordinazioni voce-mani-piedi;
2. solo in seguito potranno venire utilizzati i mezzi mediati (gli strumenti musicali);
3. l'esperienza diretta e la manipolazione sono i veicoli più efficaci per l'interiorizzazione di concetti astratti, per la padronanza delle strutture, per l'affinamento delle capacità, per lo sviluppo delle abilità;
4. il metodo deve dare soddisfazione all'allievo (e all'insegnante), deve stimolare il suo interesse e la sua attenzione;
5. a tal fine la proposta delle unità didattiche deve essere estremamente graduale in modo tale che tutti riescano a scoprire da soli le novità.

Finalità dell'Educazione Musicale

Nella scelta di un metodo specifico musicale è impossibile non tener presente le finalità che l'Educazione Musicale nella Scuola dell'obbligo si prefigge, in quanto ciascuna di esse impone metodi e mezzi adeguati e particolari:

* potenziamento delle capacità espressive;

* esercizio del pensiero logico e creativo;

* sviluppo del senso estetico;

* approfondimento culturale.

Criteri metodologici operativi

Si possono stabilire alcuni criteri metodologici operativi più o meno comuni ad ogni campo di intervento specifico. Primo fra tutti quello di riuscire a controllare la classe. Da qui la necessità di far entrare la classe nell'aula speciale di Educazione Musicale in ordine e senza confusione, di far sedere gli allievi al proprio banco senza fare il minimo rumore con la sedia o con altri oggetti invitandoli ad esercitare su se stessi un grande autocontrollo al fine di abituarli a un silenzio non imposto ma desiderato, ricercato e gustato in quanto funzionalmente essenziale ad ogni esperienza musicale.

In secondo luogo, anche se il programma di Educazione Musicale è centrato sullo sviluppo dell'individualità dell'allievo al fine di maturare il suo carattere facendolo più bilanciato, disciplinato, indipendente, creativo e felice, tuttavia la metodologia dell'Educazione Musicale nell'attuazione di tale programma privilegia l'uso del potenziale educativo del gruppo. Ogni individuo per conoscere meglio se stesso, ha bisogno di porsi a confronto con gli altri, poiché solo attraverso la partecipazione attiva in un nucleo e quindi a contatto con personalità diverse riuscirà ad analizzare meglio se stesso, a conoscersi, a realizzare una collaborazione costruttiva dal punto di vista educativo e a conquistare un'apertura permanente verso la socializzazione. La musica, attività di gruppo per eccellenza, è particolarmente adatta a sviluppare queste componenti della personalità dell'allievo.

D'altra parte la personalità stessa dell'insegnante e il suo metodo di lavoro giocano un ruolo determinante e fondamentale nell'organizzazione e nell'uso dei mezzi scelti per il raggiungimento degli obiettivi prefissati. L'insegnante utilizza metodi e procedure capaci di stimolare l'interesse e l'attenzione, collega le vecchie alle nuove informazione, usa nella presentazione degli argomenti termini stimolanti, sollecita risposte, scopre ciò che può annoiare, sa esprimere gioia nel constatare che l'allievo ha avuto successo, riconosce i meriti, si rivolge agli allievi in tono affettuoso, dimostra di essere disponibile, promuove insomma condizioni positive capaci di garantire il successo dell'intervento educativo: metodo questo che stimola enormemente la partecipazione attiva degli allievi nelle esperienze musicali e che si fonda essenzialmente sulla conoscenza della loro evoluzione psicologico-musicale.

Prima di soffermarci brevemente sulla metodologia dei singoli aspetti fondamentali dell'Educazione Musicale bisogna aggiungere, a scanso di equivoci, che la considerazione separata di tali aspetti è unicamente formale; nella pratica metodologica essi molto spesso si integrano a vicenda e a volte risultano addirittura inscindibili.

Sviluppo della capacità di percezione

Le percezioni sono alla base della vita intellettiva e rappresentano il primo grado della conoscenza. Mentre la sensazione pura e semplice di per sé non offre nulla di conoscitivo (perciò non la prendiamo in considerazione), è nella percezione che vengono selezionati, integrati ed elaborati gli stimoli delle cose esterne che la coscienza avverte. Questa facoltà selezionatrice delle percezioni non è identica in tutti gli individui: ci sono interessi diversi che determinano differenti percezioni e questa diversità dipende anche da motivi affettivi, culturali, ecc. Es.: una rosa vista dal botanico e dal pittore o sentire pronunciare il nome della propria mamma; ecc. ....
L'ambiente umano, oggi particolarmente rumoroso, costringe l'orecchio a difendersi; esso appiattisce specie nei bambini la capacità di percezione tanto che spesso essi non vanno oltre la fase della sensazione, per cui odono ma non ascoltano, come colui che guarda ma non vede. Dal punto di vista musicale il risultato è un potere di discriminazione tonale nullo o quasi nullo. Il primo obiettivo diventa perciò una graduale scoperta e interiorizzazione del mondo sonoro. Da qui la necessità di intervenire in modo razionale e psicologicamente valido:
* attraverso la scoperta del silenzio; quanto più gli allievi si avvicineranno al silenzio, tanto maggiore sarà la possibilità di scoprire e discriminare i suoni; maggiore sarà la difficoltà, più perfetto dovrà essere il silenzio; sta al maestro far capire le funzioni del silenzio, un silenzio non imposto, ma gustato come scoperta ed esperienza nuove (Montessori);
* tanto più piccola sarà la cosa da percepire, tanto maggiormente verrà sollecitata la capacità sensoriale; ossia: quanto maggiore sarà lo sforzo nella ricerca della perfezione, tanto più si affinerà la capacità di percezione;
* il mezzo dovrà essere quello più immediato: le labbra del ragazzo, le sua bocca, la sua voce, il canto.

Attraverso il canto l'allievo inizia a dare un significato a ciò che ascolta e attraverso il canto esperimenta modelli affettivi che risulteranno fondamentali per la sua formazione culturale. Questi modelli affettivi (i canti cioè che l'insegnante sceglie), almeno come punto di partenza, non possono che essere le melodie popolari, soprattutto quelle della terra dell'allievo, in quanto, secondo le teorie psicologiche di Carl Jung, con la loro componente atavica fanno riconoscere tali melodie come proprie scatenando un processo affettivo positivo, e, secondo Bela Bartok, questo tipo di musica è certamente dal punto di vista formale quanto di più perfetto possa esistere...ha una enorme forza espressiva ed è nello stesso tempo priva di ogni sentimentalismo... perciò queste melodie raggiungono la più alta perfezione artistica, perché esse sono veri esempi di come si possa esprimere nel modo più perfetto nella forma più sintetica e con i mezzi più moderni un'idea musicale. Lo afferma il più grande musicista del nostro secolo. (Scritti sulla musica popolare, Ed. P. Boringhieri-Torino, pag.101).

Sviluppo del senso ritmico

Dei tre elementi costitutivi della musica (ritmo, melodia, armonia) il ritmo è certamente l'elemento primordiale; le varie teorie sulle origini della musica lo mettono bene in evidenza.
I ragazzi hanno una predisposizione naturale e istintiva al ritmo. Tale predisposizione però degrada col trascorrere degli anni se non viene esercitata. Lo sanno bene gli insegnanti di educazione musicale che in ogni classe incontrano ragazzi di 11 anni con notevoli difficoltà di ritmo; d'altra parte le stesse difficoltà di coordinazione ritmica il ragazzo le incontra in Educazione Fisica, Educazione Tecnica e in qualsiasi altra materia per tutte quelle attività che abbisognano di coesione tra pensiero ed azione.
Di qui la necessità di sviluppare il senso ritmico, favorendo l'instaurarsi di un equilibrio psico-motorio.

La successione degli interventi didattici più razionale è la seguente: esercizi ritmici elementari e fondamentali con la bocca, accompagnati poi da movimenti del corpo (mani, piedi, movimenti di tutto il corpo); prima individualmente (più facile), quindi collettivamente (più difficile). Gli interventi collettivi si possono attuare inizialmente con movimenti fisici elementari, quindi con movimenti fondamentali (figure) della danza popolare, dal lento al veloce. E' importante che il ragazzo inizi a convertire in movimento l'influenza emozionale della musica, a trasferire il ritmo dai sensi agli arti e al corpo, ad abituarsi a una disciplina d'insieme, a trasferire le conoscenze musicali nello spazio e nel movimento.

Il canto corale possiede un grande potenziale per l'educazione del senso ritmico; infatti obbliga:
* a coordinare il respiro;
* a una esecuzione simultanea, nel gruppo, di sillabe e di suoni;
* al calcolo preciso dei tempi per l'esatta entrata delle voci;
* alla coordinazione ritmo-suoni.
Esso non si ferma a una pura e semplice operazione mentale di coordinamento, ma obbliga a procedere oltre, a interessare cioè i riflessi che devono intervenire per una registrazione integrale delle percezioni e delle sensazioni.

Creatività

Mentre la percezione è legata direttamente agli stimoli sensoriali, l'immaginazione lo è solo indirettamente, per cui gode del più alto grado di libertà. E' proprio in questo potere immaginativo che si rivela l'aspetto spirituale dell'uomo, il quale non soltanto può comporre o scomporre a suo piacimento i dati dell'esperienza ma è in grado di combinarli in diversi mille modi dando luogo a vere creazioni. Tale libertà è tuttavia solo relativa; infatti il materiale immaginativo è lo stesso dell'esperienza, per cui la capacità creativa che le si attribuisce consiste nella possibilità di associare, dissociare e modificare gli elementi dell'esperienza.

L'immaginazione può essere solo riproduttrice: automatica rievocazione delle rappresentazioni; oppure integratrice: integra le esperienze sensoriali incomplete e le modifica; o infine creatrice: essa consiste nel creare idee che molte volte ben poco hanno a che fare con la realtà. L'esperienza in questi casi viene rielaborata in infinite maniere tanto da perdere la forma primitiva. L'immaginazione creatrice è una funzione essenziale a tutti gli individui: essa va opportunamente educata perché serve a risolvere o ad agevolare situazioni future in base alle esperienze passate.
In musica si può partire da una semplice manipolazione delle strutture musicali dove tuttavia l'espressività e la sensibilità personali giocheranno sempre più un ruolo determinante nella creazione di sia pur elementari espressioni musicali. Un po' come succede per i colori e per le forme.
L'allievo va guidato passo per passo in questa manipolazione attraverso indicazioni puntuali, precise, essenziali, che gli indichino chiaramente la strada da percorrere in modo che egli comprenda bene entro quali termini esercitare la sua libertà creativa. Ogni nuova struttura musicale appresa diventerà materiale per tali esercitazioni.

Gusto musicale

Per lo sviluppo del gusto musicale il pedagogista deve offrire al ragazzo nel modo più vivo ed esteticamente più valido le esperienze musicali. L'insegnante dovrebbe essere profondo conoscitore dei canoni dell'estetica musicale e a tali canoni dovrebbe attenersi fin dalle primissime lezioni. Non deve neppure sfiorare l'insegnante la convinzione: tanto loro non capiscono.
Invece fin dal primo inciso melodico o ritmico l'insegnante deve dare e pretendere il massimo, offrendo continue spiegazioni pratiche, anche se brevi ed essenziali, assieme ad esemplificazioni chiare e valide per il raggiungimento del risultato esteticamente migliore: i respiri, il sostegno della colonna d'aria, l'impostazione della voce e la sua perfetta intonazione, l'atteggiamento del volto, la qualità del suono, la dinamica di ogni frase, lo slancio sia ritmico che melodico e l'abbandono e mille altri accorgimenti che fanno della musica un'arte.

Memoria di ragionamento

La memoria è la capacità di conservare e quindi di riprodurre un'esperienza avuta. Il materiale della memoria si origina dalle esperienze esterne o interne che stimolando il sistema nervoso vi lasciano delle tracce le quali rendono più facile il ripetersi delle esperienze avute. Così, ad esempio, un motivo musicale udito una volta, riappare alla memoria senza riudire il brano.

Il primo fatto di tutto il processo mnemonico è l'acquisizione di esperienze: non potrò rievocare in alcun modo un motivo musicale che non ho mai udito.
Dal punto di vista didattico la memoria deve essere costantemente collegata all'intelligenza mediante la riflessione.
La pratica musicale si presta particolarmente a sviluppare questo tipo di memoria, detta anche memoria di ragionamento. Il concertista che suona a memoria per un'ora intera non ha certamente imparato le centinaia di migliaia di note con una memoria d'orecchio ma attraverso una memoria basata sull'analisi formale, armonica, melodica, ritmica di ogni singolo brano. L'attenzione sull'uguale è solo il primo passo in questo tipo di memoria che può essere usato per apprendere tutto ciò che è utile alla vita.
Certe melodie si prestano a meraviglia per iniziare gli allievi alla memoria di ragionamento; serve però una metodologia ben precisa, che, essendo fatta di mille accorgimenti diversi per ogni situazione, per essere illustrata abbisognerebbe di uno spazio troppo grande in questa piccola pubblicazione.

Possiamo darne un esempio. L'insegnante guida gli allievi a memorizzare il seguente brano (gli allievi non hanno sotto gli occhi la melodia; la apprenderanno a memoria; eventualmente solo dopo appresa a memoria, potranno anche leggerla):
i suoni sono: s s l s m m; s s l s f f; s s l s t; t l s l s f m m.
il ritmo: ti ti ti ti | ta ta | ti ti ti ti | ta ta | ti ti ti ti | ta ti ti | ti ti ti ti | ta ta || (Vedi es. n. a pagg. )
La melodia si presta ad essere memorizzata attraverso i suoni; il ritmo deriverà come conseguenza.
L'insegnante può procedere in questo modo, insegnando, ad esempio, la melodia sul flauto dolce (ma anche col solo canto):
1. fa fissare agli allievi i primi quattro suoni: s - s - l - s (far notare che basta alzare e riabassare il terzo dito della mano sinistra); (primo dato da memorizzare)
2. l'inciso si ripete per 3 volte (secondo dato da memorizzare);
3. dopo la prima volta due m lunghi; dopo la seconda volta due f lunghi; dopo la terza volta un t; (terzo dato da memorizzare).
Dopo questa spiegazione, (ripetuta e controllata negli allievi che hanno maggiori problemi di apprendimento ossia: gli allievi devono ripetere i tre punti da memorizzare elencandoli), il gruppo prova suonare tutto di seguito.
Generalmente il bambino normale è capace di suonare immediatamente.

Segue la seconda parte:
1. ora c'è una scala discendente da t a m (si prova, senza suonare nominando i suoni e facendo il gesto con le dita interessate: t l s f m) (primo dato da memorizzare);
2. arrivati al s, prima di continuare verso il m, si ritorna indietro di un passo per continuare subito la scala verso il m (secondo dato da memorizzare).
Si suona la seconda parte; e infine la prima e la seconda unite assieme.

La lezione di educazione musicale

La lezione dovrebbe avere tre importanti momenti:
1. la prima parte dovrebbe essere dedicata al ripasso della lezione o delle lezioni precedenti; a questo scopo sono utili, per non stufare, le varianti (proposte in ogni lezione); questo per non dimenticare e per interiorizzare meglio quanto appreso in precedenza; durante questa prima parte vengono anche corretti gli esercizi di creatività e controllati i canti imparati a memoria; (circa 10 minuti);
2. il momento centrale dovrebbe essere dedicato alla novità; la novità consiste in qualsiasi struttura o parte di struttura musicale, come, ad esempio, un semplice intervallo o una figura musicale nuova o un elemento di tecnica vocale, ecc.; è il momento nel quale si richiede la massima attenzione per una interiorizzazione della novità a livello razionale; la novità si esperimenta dapprima tutti assieme, poi a gruppi sempre più ristretti, infine individualmente; tutti devono sperimentare anche individualmente la novità; (circa 10 minuti);
3. il terzo momento, non meno importante, è la proposta giocosa della novità; dopo un'attenzione di 10 minuti serve un momento di rilassamento: l'insegnante propone l'obiettivo didattico appena studiato in forma di gioco, che può consistere nella proposta di una melodia popolare con la voce (il canto per il ragazzo è un gioco, per cui non serve affatto che al canto sia abbinato un gioco vero e proprio) o con uno strumentino (il flauto) o con la danza o con qualsiasi mezzo che coinvolga anche fisicamente l'allievo. Anche questo momento non deve mancare mai: è il momento dell'interiorizzazione a livello emozionale (circa 10 minuti). Nella Scuola Materna anzi la novità viene presentata quasi esclusivamente attraverso il gioco.

A proposito di "gioco"

Non si può non accennare al pericolo di privilegiare troppo il gioco in quanto gioco.
Va puntualizzato prima di tutto che per il bambino cantare o, più genericamente, fare musica è già un gioco (pensiamo al termine suonare nelle diverse lingue), tanto che, avendo generalmente a disposizione poco tempo per l'educazione musicale, può risultare più proficuo non utilizzare un gioco vero e proprio.
Se lo si utilizza, esso deve avere anche in se stesso finalità didattiche; cioè non è sufficiente pensare di proporre un gioco unicamente per far meglio interiorizzare, ad esempio, gli intervalli, in quanto questo lo fa già di per se stesso il canto, che per il bambino è già un gioco; il gioco abbinato al canto dovrà sviluppare capacità che sono proprie del gioco stesso; ad esempio la capacità di coordinazione, tanto importante nel proseguimento dell'educazione musicale: coordinazione graduata nel tempo e nello spazio con la voce, con le mani, con tutto il corpo, coordinazione altezza-durata dei suoni (così difficile ma tanto utile per abituare la mente a controllare più eventi contemporaneamente), ecc., ecc.
Proporre un canto in modo di gioco solo per attirare l'attenzione del bambino o, peggio, per tentare di divertirlo o di fargli amare la musica, è perfettamente inutile e, a lungo andare, dannoso.
L'insegnante dovrà quindi scegliere finalità didattiche (o educative) ben precise e ben programmate quando decide di utilizzare un gioco; ossia anche il gioco deve entrare nella programmazione didattica.

Gradualità della programmazione

1. Intonazione corretta di un suono: d
2. ripetizione precisa di un suono (UGUALE): d - d
3. Esercizi con d - r con particolare attenzione all'UGUALE
4. Il contrario: d - r: r - d
5. Esercizi con m e attenzione a:
- come fa il suono quando sale: r - m - r
- come fa il suono quando scende: r - d - r
- il contrario: d - r - m; m - r - d
6. Introduzione del suono s con relativi esercizi
7. Introduzione del suono l con relativi esercizi
8. Introduzione del suono f con relativi esercizi
9. Introduzione del suono t con relativi esercizi
10. Introduzione del suono d' con relativi esercizi
11. Introduzione del suono s, con relativi esercizi
12. Introduzione del suono t, con relativi esercizio
13. Introduzione del suono l, con relativi esercizi
14. Ripetizione ritmica di accenti uguali
15. Ripetizione ritmica di accenti forti e deboli
- con la voce,
- con le mani,
- con i piedi,
- varie coordinazioni.
16. Lettura ritmica di semiminima e croma
17. Coordinazione ritmo-suoni nella lettura di facili melodie popolari del proprio paese e melodie didattiche su testi popolari.
18. Esercizi di creatività.

Gradualità e continuità didattica

Scuola Materna
Pur non essendo questo un metodo specifico per la Scuola Materna, tuttavia i principi su cui si basa e la gradualità delle proposte didattiche sono pertinenti. In particolare gli obiettivi educativi e didattici (e la loro gradualità) dovranno essere ben tenuti presenti già dall'insegnante della Scuola Materna.

Il programma della Scuola Materna dovrebbe grossomodo abbracciare i punti:
1. - 2. - 3. - 4. - 5. - 6. - 7.
E inoltre:
14. - 15. - 16. - 17

Scuola Elementare

Classe 1°:
dall'1. al 7
e dal 14. al 17.

Classe 2°:
dall'1. al 8
e dal 14. al 17.

Classe 3° e Classe 4°:
dall'1. al 10 e dal 14. al 18

Classe 5°
dall'1 al 18.

Nino Specogna

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