LINGUA

L'autore parla dell'attaccamento degli slavi alla loro lingua.
Sotto i domini patriarcale e veneto i nostri Slavi attesero al pacifico svolgimento delle loro istituzioni, ma siccome queste in molta parte si spiegano colla lingua da essi parlata, così dell'ultima anzitutto mi occuperò.

L'illustre Boudoine de Courtenay, ora professore di filologia nell'Università di Kasanj, dopo di aver studiati sui luoghi i dialetti slavi della Polonia, Boemia, Serbia, Croazia, Carinzia, Illiria e Resia, e pubblicati i frutti dei suoi studi negli atti dell'Accademia Imperiale di Pietroburgo, e dopo di aver nel 1873 percorsi a piedi tutti i monti e le valli del distretto di S. Pietro, assicurava di aver trovato in questo il dialetto che più si avvicina all'antico slavone, astrazione fatta da alcuni inevitabili neologismi veneti e friulani, e concludeva: se la vostra lingua fosse parlata da due milioni d'abitanti, essa potrebbe chiamarsi la madre della lingua slava.

Perciò è naturale che questo dialetto fosse dai più remoti tempi tenuto in onore, onde Paolo Diacono racconta nel libro IV, cap. 44, della sua storia, che lo parlava il Duca longobardo Rodoaldo, e lo storico Nicoletti accerta che "il linguaggio slavo era assai più usato nei villaggi di quello che la favella forlana, allora incolta e di un ingrato suono." (Manzano, annali del Friuli, II, pag. 111.)

Tanto attaccamento poi serbano i nostri slavi a questo loro idioma, da esser tradizione che non essendo riuscito il cividalese s. Paolino patriarca d'Aquileja a farli cristiani nemmeno coi doni, loro porti da missionari latini, si decise ad inviare in mezzo ad essi sacerdoti slavi, e che appena i nostri montanari udirono la spiegazione del Vangelo nella lingua dei santi Cirillo e Metodio, tutti si convertirono alla nuova fede.

E sull'esempio della liturgia slava, introdotta 1'anno 863 da quei ss. Apostoli della Moravia, e tuttora conservata in diverse parrocchie dell'Istria, Dalmazia, ecc., pare che anche la nostra regione ricevesse la stessa liturgia, della quale conserva tuttora venerabili avanzi. Per esempio nell'amministrazione del battesimo si pronunciano in slavo le sacramentali parole: Quid petis ab Ecclesia Dei? Fidem. Fides quid tibi praestat? - Vitam aeternam. Nella stessa cerimonia il Credo ed il Pater si recitano in quella lingua.

Egualmente nell'amministrazione dell'Eucaristja si dicono in islavo le parole : Domine, non sum dignus. Da ultimo nella Messa il sacerdote legge il Vangelo del giorno, voltato ad litteram in islavo, quasi a ricordo della prima lettura fatta in questa lingua dai missionari slavi. Segue la predica, sempre in islavo. E all'elevazione si leva il canto dolcissimo di tutto il popolo, che sa farsi intendere dal Signore nella sua lingua.

Tutti i sacerdoti in cura d'anime sono slavi; il Catechismo, col visto dell'ordinario diocesano, è tradotto in islavo; le corrose iscrizioni sulle antiche chiese di s. Quirino, di s. Silvestro e di Brischis sono forse in caratteri cirillici. E fuori dell'ambito del tempio le madri ispirano col latte ai fantolini il verbo slavo. Nelle case, nei campi, nelle scuole, nel comune, nel foro, nei commerci all'estero continua a correre questo linguaggio, il quale, toltine gli avvertiti neologismi, si è mantenuto inalterato dai Longobardi in quà.

Ne potrebbe essere altrimenti, perchè la lingua slava s'identifica meravigliosamente colla natura delle cose e degli uomini, onde per sradicarla, prima si dovrebbe togliere di mezzo e 1e une e gli altri. Copiosi esempi tolti dal dialetto locale dimostreranno questa attitudine d'identificazione.

Denominazione della vetta del Matajur: par babi, presso la vecchiona. Alcuni nomi di fondi: na briegu, sul monte - varh, cima, - pod čelan, sotto la rupe - na starmici, in pendio - v sriedi, circa alla metà - za hostjo, dietro il bosco - za krajam, al basso - v polože, al piano - na strani, in parte - v marzlici, in posizione fredda - na robù, sulla maceria - na vodici, alla fontattella - v ledinah, nei campi non ridotti - na križi, alla crociera - na kluči, sull' angolo - na kamnici, Nel terreno sassoso - na čele, sulla roccia - v sanožetih, nei prati - velika njiva, campo grande - za korita, dietro la vasca - v ščurkah, agli zampilli - v novinah, nei nuovi campi, - pod hišo, sotto la casa - pod krajan, sotto 1'orlo - V dolini, nella valle - ecc.

Nomi di villaggi.
Frazioni nel comune di S. Pietro: Vernasso (Var nas) difendici - Clenia (Tle nije,) qui non c'è - Altovizza (V topca) terreno fangoso - Sorzento (Saršenta) il luogo dei mosconi - Ponteacco (Petijac,) accattone - Tarpezzo (Tarpeč) il sofferente - Chiabai (Tje-buj, bolj)v più in là - Podar (Poder) distruggi - Costa (Kost-ta) quest'osso.

Frazioni del comune di Tarcetta: Biacis (Begači,) fuggitivi - Lasiz (Laze,) paesi di piccoli appezzamenti - Pegliano (Peljan) condotto - Erbezzo (Rabeč) usando, usante - Montefosca (černi varh) monte nero - Spignon (Varh) cima - Cicigulis (čeče-gulis) batti le ragazze - Goregnavas (Gorenja vas) villa alta - Podvarsi (Pod varšči) sotto la tesa ai pesci.

Frazioni del comune di Rodda: Brischis (Briš tje) netta via (anticamento Broxas) - Pulfero (Podbuniesaz) sotto i malati - Perovizza (Perovza) frondoso - Loch (Lok) arco - Uodgnjach, fontana - Clavora (Klaveren,) afflitto - Ossiach (Osunja) porta-cote - Scubin (Skubin) l'imberbe - Lahove, del friulano - Sierach, sorgo - Zejaz, lepre - Oriecuje (Oriehuje) paese delle noci.

Frazioni del comune di Savogna: Savogna (Za vodnjak) dietro le acque - Cepletischis (Tje plešišča,) via i balli - Gabrovizza (Gabrovca,) terra di carpini - Polava (Plava,) paese natante - Jellina (Jellina) paese dei cervi - Pechinie (Pečine) cretaglie - Stermizza (Stemica,) luogo ripido.

Frazioni del comune di S. Leonardo: Cosizza (Kozica,) capretta - Clastira (Hlasta,) getta giù - Cravaro ‚(Kravar) vaccaro - Dolegna (Dolenja,) al basso - Osgnetto (Osnje) paese di albarelle - Pizzigh (Pičič) cantuccio - Prehod (Prekod,) transito - Uscivizza (Ušivca) luogo dei pidocchi.

Frazioni del comune di Stregna: Stregna (Sriednje) di mezzo - Oblizza (Oblica) rape - Podpecchio (Pod pečio) sotto il forno - Cernetic (Černetič) moretto - Clinaz (Klinac) conietto - Dughe (Dolge, Duge) lunghe - Podgora (Podgora) sotto il monte - Preserie (Pre serie) latrine.

Frazioni del cornune di Grimacco: Grimacco (Garmak) roveto - Sverinaz, luogo delle belve - Clodigh v(Hlodič) legnetto - Liessa (Liesa) ponte tessuto a vimini anticamente usato pel passaggio del Rieka - Seuza (Selca) villaggetti - Topolò (Topoleve) luogo dei pioppi.

Frazioni del comune di Drenchia: Drenchia (Dreka) paese stercoso - Clabuzzaro (Klaucar) cappellaio - Cras (Kras) rupe - Craj (Kraj) vicino, appresso l'orlo - Obbenetto (Debenj) paese grasso - Ocnebrida (Ocno bardo) podere del padre - Prapotnizza (Prapot) felce, oppure ‚prapotnica, una sorta di susina.

Alcuni cognomi: Golles (Goleš) calvo - Velicaz (Velikac) uomo grande - Bergnach (Varnjak) custode - Bledigh Bledič) blaterone, oppure pallidetto - Cromaz (Kromac) storpio - Cosmacini (Kosnačini) pelosi - Carligh (Kerlič) persona di bell'aspetto - Cumar (Kumar) il compare, oppure Kumeran, dolente - Debegnach (Debeljnjak) grasso, grosso - Gosgnach (Hoščak) boscaiuolo - Filipigh (Filipič) piccolo Filippo - Blasigh (Blažič) piccolo Biagio - Coceancigh (Kociančič) piccolo Canciano - Iurcigh (Jurčič) piccolo Giorgio - Mucigh (Mučič) il muto - Uecaz (Vekač) strillone - Gariup, amaro - Grimaz, irrequieto - Medvesigh, orsino - Smriecar (Smrekar) abetaio - Trinco o Drinko, toro - Sdrauligh (da Zdreu) sano - Vidigh, speculatore - Cuschigh, schiamazzatore - Ierebigh (Jerebič) piccolo catorno - Loszach (Luszack) fangoso - Cudicio (Hudič) diavolo - Snidercigh (Sniderčič) sartorello - Covacigh (Kovačič) fabbretto - Uolerigh (Volerič) pastorello di manzi - Cramar (Kramar) chincagliere girovago - Loviszach (Lovišcak) seguitatore, cacciatore - Quala (Hvala,) vanesio - Predan, venduto - Raccaro (Rakar) pescatore di gamberi - Ruttar (Rudari) lavoratore nelle miniere - Sittaro (Sitar) venditore di stacci - Scubla (Skubla) che ha pelato - Vogrigh (Vogrič) ungheresetto - Cernoja (Černoja) cosa negra - Sgubin (Sgubljen) perduto - Specogna (Špekonja) odore di lardo - Chiuch (čuk) civetta - Česnich, aglio - Manzin, mignolo - Saccù (Sakolj) falco - Sirch (Sirk) grano turco - Zabrieszach, montanaro.

Infine, siccome cosa interessante 1'Italia che ricetta al settentrione ed al mezzogiorno gli Slavi, mando il lettore all'opera del Papanti - i Parlari italiani in Certaldo alla festa del V Centenario di Messer Giovanni Boccacci - e gli suggerisco di confrontare la traduzione di una novella Boccaccesca nel dialetto di S. Pietro, (fatta dagli egregi Don Pietro Podrecca e Giuseppe Manzini) con quella simile nel dialetto slavo di Molise, (prof. Giovanni De Rubertis), ed avviserà la singolare somiglianza dei due dialetti e la conseguente loto conservazione in onta a tanta distanza, diversità di vicende e di condizioni locali.

Carlo Podrecca - LA SLAVIA ITALIANA

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