AGRICOLTURA, INDUSTRIA E COMMERCIO

L'autore parla soprattutto dell'agricoltura e in particolare del gran lavoro di riassetto del territorio da parte degli sloveni

AGRICOLTURA

Gli Slavi si erano rivelati dissodatori di fondi prevalenti agli stessi indigeni fin da quando erano stati chiamati a colonizzare il basso Friuli. Stabilitisi in seguito sui monti, trovarono che il feudalismo aveva allungato e seguitava ad allungare su tutti i fondi le sue molteplici braccia.

Ecco 1'elenco di questa progressiva invasione feudale.

I°. I nobili di Cividale, i quali ne erano stati investiti in parecchi luoghi dai duchi, conti e marchesi forogiuliani e finalmente dai patriarchi d'Aquileja. Le investiture di questi ultimi in parecchie ville e luoghi della Schiavonia, risultano dalla preziosa raccolta fatta nel secolo XIV dall'udinese Odorico de Susannis, cancelliere patriarcale.

A questi nobili i nostri Slavi dovettero corrispondere gravosi affitti, per lo più in natura, dei quali ora sonosi quasi intieramente liberati cogli affranchi.

II°. Lo stesso Patriarcato d'Aquileja, il quale amministrava le rendite delle terre riservatesi mediante il suo Gastaldo.

Dalla Fede della Cancelleria della Magnifica Città di Cividale del Friuli, 13 maggio 1786, risulta che "nella Schiavonia, cioè nelle sole ville ossia nelli 36 Comuni componenti le due Convalli d'Antro e Merso, si trovano 1641 corpi ossia tratti di fondi separati e distinti di ragion feudale soggetti a questa Gastaldia ed obbligati a varie rispettive annuali contribuzioni di censi perpetui ed infrancabili parte in natura e parte in soldi verso detta Gastaldia. Nell'Archivio della Città di Cividale esiste il catastico Curalipeo dei beni della Gastaldia.

Al Patriarcato subentrava nei diritti d'esazione la Repubblica veneta, finché nell'anno 1717, addì 21 luglio, gl'Ill.mi ed Ecc.mi signori deputati ed aggiunti sopra la provvision del danaro "hanno dato, venduto e perpetuamente allienato, come con il presente Istrumento danno, vendono, e perpet.te allienano essa Gastaldia, muda e canipa con tutti gli Jus che possedeva Sua Serenità ad Antonio de Brandis Deputato della Città di Cividal del Friuli a quest'effetto destinato e munito de' necessarj requisiti fatti vedere a LL. EE., e per nome della medesima città riceve la presente vendita ed allienazione per il prezzo convenuto ed approvato dall' Ecc.mo Senato di Ducati 37700.... e coll'obbligo dell'annua oblazione di paja due pernici nel tempo del SS. Natale al Serenissimo Doge in ricognizione dell'Alto Dominio."

Ultimi Gastaldi furono i nobili Pontotti e de Portis.

Finalmente, in grazia di parziali affranchi, trascuranze dei Gastaldi nelle reinvestiture, impossibilità d'identificazione di beni e di contribuenti, rivolgimenti politici, amministrativi e giudiziari, la Gastaldia con tutti i suoi diritti di esazione e privilegi andò perduta per sempre.

La riduzione poi a coltura dei fondi liberati dal feudalismo dei privati e della Gastaldia, ebbe la massima spinta sotto il Regno italico e, convien dirlo, in grazia dei soldati francesi appartenenti al corpo di occupazione della Schiavonia. Disseminati questi in tutte le famiglie, se insegnarono la modestia alle fanciulle e l'allungamento dei calzoni ai mariti, nelle ore libere dai loro esercizi guerreschi, lavoravano coi contadini, col'esempio mostravano loro la riduzione dei dolci pendi in ronchi, onde questo nome rimase a molti luoghi e la memoria di quei civilizzatori benedetta.

III°. La Repubblica veneta successa al Patriarcato.

Anche questa erasi riservato nelle montagne moltissimi latifondi, i quali però vennero sempre lasciati in godimento delle frazioni. Ognuna di queste aveva la sua investitura e le ultime, rinnovate dalla Repubblica veneta fra il 1780 e 1790, accordavano il pascolo gratuito ed in comune, lo proibivano prima del san Giorgio di ogni anno, lasciavano ai poveri il taglio delle sterpaglie allignanti e riservavano all'Arsenale gli alberi d' alto fusto.

Colla Sovrana Risoluzione 16 aprile 1839, sanzionata dal Rescritto costituzionale 18 marzo 1848, fu ordinata la divisione di quei latifondi, facoltizzatine gli assegni o per case, o per testa od in relazione alla possidenza.

Le Deputazioni comunali, all'uopo sentite, adottarono quest'ultima misura, onde i lotti furono di relazione formati tra il 1848 e 1849 e deliberati all'asta nel 1851 e 1852 fra le ditte intestate nelle rispettive frazioni.

Questa divisione favorì i primitivi proprietari a danno dei poveri, fu micidiale alla pastorizia, creò una nuova gravezza col canone comunale imposto sur ogni lotto, aumentò il lavoro pel di lui dissodamento, ma crebbe i salari pella mano d'opera dei nullatenenti ed iniziò il progressivo rinnovamento agricolo di queste montagne.

Da un prospetto stampato li 10 dicembre 1878 (perchè non ne trovai di più recenti) tolgo i seguenti dati statistici per 1'intero Distretto:
Superficie: Pert. cens. 163489, 86.
Rendita: ex austr. Lire 108744.69.
Numero degli appezzamenti: 71901.
Numero delle Ditte:10512.
Popolazione: 15621. (Nella Relazione del Provveditore Balbi al serenissimo Principe, del 1637, il numero degli abitanti figura invece di quattro mila o poco più).
Media superficie per Ditta: Pert. 15. 55.
Media rendita: L. 10. 34.
Media superficie per appezzamento: Pert. 2. 27.
Media rendita per appezzamento L. 1. 56.
Media numero degli appezzamenti per ciascuna Ditta mt. 6 Cent. 90.
Rapporto fra il numero delle Ditte e la popolazione: 1 a 1.41.
Manca una statistica dei prodotti, i quali consistono principalmente in legna, castagne, foraggi, vitelli, burro, frutta e vino bianco detto cividino, una distinta specialità di queste pendici.

Non occorre dire che il clima vi è sanissimo ed abbastanza temperato e 1'acqua delle innumere fonti più che buona, salutare. Quasi tutti i villaggi poi rimasero sempre immuni da ogni sorta di epidemie.

Stupendi i punti di vista, e per citarne uno solo, Azzida, guardata dal greto dei torrenti che si riuniscono sotto la sua altissima base, si presenta alle aperte valli come una fortezza incantata.

Deliziose le posizioni per villeggiatura sulle eminenze apriche, ed una ne avevano ad Oculis i padri domenicani di Cividale.

Un sito poi che per me congiunge le bellezze della natura coi progressi dell' arte agricola è Rodda, onde mi sarà perdonata un'altra breve descrizione della salita da me fattavi addì 9 luglio 1884, questa volta assieme alla nipote signorina Lina Zanuso da Brendola su quel di Vicenza.

...... all'altezza di circa 700 metri dal livello del mare si aprì al nostro sguardo una spaziosa gradinata di pietra, che ci condusse sulla breve spianata della chiesa. Ammiratone 1' elegante portico moderno, perfezionamento dell'atrio antico di tutte le cappelle slave, trovammo due altre belle gradinate che mettono ai lati della piazza, sorretta questa da muraglioni di pietra.

Ho detto piazza, siccome luogo di convegno dei comunisti, ma la si potrebbe chiamare poderetto modello, avvegnachè ogni sorta di alberi da frutto vi appariscono di fresco piantati. Frammezzo a questi poi simmetriche aiuole di fiori, e sedie e sofà rustici tutt' all'ingiro.

Da questa piazza di nuovo genere si fece correre diritto un viale ombreggiato dai rami dei castagni secolari, e che riesce alle prime case dello sparso villaggio.

Quì la via si restringe a sentiero e tortuosamente corre in mezzo a fertili zappativi in pendio, a ronchi ed a frutteti giovani e fiorenti, onde tutta la campagna sembra un giardino.

Chi diede una disposizione così ordinata a questo quadro montano? Pel lavoro massiccio, gl'industri abitatori, e per l'insegnamento intelligente e per la parte ornamentale, il cappellano don Pietro Podrecca, quel tipo di gentiluomo alpino, che ora si presenta sulla porta della bianca canonica prospettante la piazza e che ci invita ad entrare.

Simpatico eremitaggio, che nella sua stessa angustia mira a dare 1'altro esempio della pace, della gaiezza, della pulizia e del comodo cittadino a tutte possibilmente le altre case della Curazìa! Nell'atrio un canarino ci saluta con un'arietta slava insegnatagli sull'organetto ed eseguita con tanta deliziosa precisione da meritare all'uccellino il titolo di primo tenore della montagna.

Il tinello fu pitturato e tappezzato dal prete, e sur ogni tavolo sono disposti meravigliosi lavori a traforo in acero e ciliegio di quei boschi, dall'astuccio per signora al Duomo di Milano, compiuti accanto al fuoco quando le cure maggiori della salute morale e fisica dei terrazzani sono fornite e quando la neve ha bloccata la casa.

Durante il pranzo meridiano, copioso di prodotti squisiti del paese, nemmeno un senso di caldo in quella giornata afosa di luglio, chè un'aria fresca lassù circola continuamente.

Al caffè, centellinato sulla piazza-frutteto, uno spettacolo della natura. Sul monte sovrastante al presbitero si posa una nuvoletta, si allarga, oscura 1'aria, e pioggia dirotta e scoppio di fulmini, la cui distanza è fatta misurare dal buon prete alla signorina impaurita e pur graziosamente curiosa, colle battute del polso.

Ma ricompariscono 1'azzurro, il sole, le cime, e del rapido temporale restano unici indizi i ruscelli formatisi, che segnano le loro bianche striscie sul verde cupo dei monti e con fracasso vanno a morire nel sottoposto Natisone. Concludendo questo argomento importantissimo dell'agricoltura, segnalo il fatto, ogni giorno più saliente, che molti Slavi, i quali hanno accumulato un peculio nei loro monti, calano alla pianura ed ivi si fanno proprietari ed i migliori coltivatori delle terre.

Per far prevedere gli effetti di questa nuova e pacifica occupazione del suolo friulano, riporterò una parte della Relazione al Senato, in data 8 ottobre 1585, del Provveditore Giacomo Rhenier sugli Slavi dell'Istria, i quali - altra volta lo dissi - hanno forse comune origine coi nostri, e certamente con questi molta analogia:

"... mi persuado che (gli Slavi) sian per fare ottima riuscita, et che debbano dare larghissimo esempio ad altri suoi paesani di venirsene allegramente a viver seco et con buon frutto di quella coltivatione; di che ne è fermissima caparra 1'effetto mirabile, de gl'altri Murlachi Zarattini di Marzana, di Pomer, et di Montichio, et altri della natura istessa sparsi per il paese, che altre volte con 1' autorità et consenso di Vostra Serenità vennero a stabilirsi in quei confini: poiché in poco tempo hanno, et in terreni et in vignali fatto prove mirabili, et possono dirsi veramente i più industriosi del paese.

Anzi che la diligentia et industria di quei di Marzana passa tanto oltre, che ho convenuto con continue provisioni tenerli in freno dal1'estirpare terreni nel bosco ivi vicino, perché questa qualità di gente, a cui la fatica dell' agricoltura è grata, et soave molto più si compiace nell' haver terreni inculti et da estirpare, che negl'istessi arati; perciocchè oltre che si dilettano dell'esercitio, ricevono anco assai maggior utile nell'arar terreni novali, perché senza altro bisogno di riposar, quelle terre per molto corso di tempo nel principio fruttano."

Carlo Podrecca - LA SLAVIA ITALIANA

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