Le Valli dell'Aborna, del Cosizza e dell'Erbezzo

descritte da Giovanni Trinco in “Guida delle Prealpi Giulie” di Olinto Marinelli

La valle di Savogna.

Sotto Azzida confluiscono le due vallate dell’Aborna e dell’Erbezzo.
La prima, denominata anche di Savogna, dal comune che ne comprende la parte superiore, raccoglie tutte le acque che scendono dal Matajur ed è notevole per i molti paesi disposti sui pendii di questo monte e perchè rappresenta una delle vie più dirette per raggiungere la valle dell’Isonzo.

Da S. Quirino a Savogna

Dal ponte di S. Quirino (m. 145) invece di piegare a sinistra per S. Pietro, si prosegue diritti per l’altro ramo di buona strada carrozzabile.
Questa corre sul ciglio del grande terrazzo che forma la campagna di Azzida e di S. Pietro, avendo a destra una notevole scarpata, cagionata dalla erosione delle acque riunite dell’ Aborna e dell’ Erbezzo, provenienti rispettivamente da Savogna e da S. Leonardo e confluenti col Natisone qualche centinaio di metri più giù del ponte S. Quirino.
Nel basso c’ è a principio un ristretto lembo di campagna, poi, oltre l’importante mulino a cilindri del sig. Pussini, questo manca poiché occupa tutto il fondo l’acqua, stretta fra le falde del monte di Purgessimo (Karkos, m. 445) ed il ciglio del terrazzo.
Dalla strada che sopra vi corre, si gode la vista della bella vallata di S. Leonardo, che si dispiega più bassa, a livello dell’ Erbezzo, e che in epoche remotissime doveva evidentemente formare un lago.
Prima di arrivare ad Azzida, la strada si divide; il ramo destro discende nella valle di S. Leonardo, ripigliando un corso orizzontale sul ponte sotto Azzida (m. 142), dove l’Aborna viene ad unirsi all’Erbezzo.
L’altro ramo ascende al paese per continuare oltre.

Azzida (Azide, in sl. Ažla, m. 164)

è uno dei più antichi villaggi della Slavia e certamente il più grande (ab. 696).
Di esso si fa esplicita menzione, nella forma latina Algida, in un documento del 1175 ed in una bolla papale del 1192.
E’ frazione di S. Pietro e giace ai piedi del piccolo monte Berda, che è la prominenza estrema del contrafforte discendente dal Matajur.
Dista circa 6 chilometri da Cividale e uno e mezzo da S. Pietro.
Ha chiesa da poco restaurata e cappellano proprio.
Le case sono allineate ai due fianchi della via, che è piuttosto stretta; quelle di destra stanno sul ciglio del terrazzo e viste dal basso della strada di S. Leonardo presentano l’aspetto come di luogo fortificato.
Non mancano case belle e comode.
Ci sono parecchie osterie.

Fra la popolazione, diremo così, indigena del paese, si trovano stanziate varie famiglie di Resiani, dei quali alcuni vanno percorrendo le montagne per fare incetta di cenci (tzunje), in cambio dei quali danno aghi, spilli, bottoni, filo, nastri ed altre minutaglie.
La comparsa dei tzunjari (cenciaiuoli) mette in movimento le donne e le ragazze, che accorrono allo scambio della merce per fare provvista.
Altri Resiani fanno la stessa peregrinazione degli tzunjari, aggiustando invece ombrelli, pentole, padelle, paiuoli, fanali, invetriate ecc.
Le donne resiane conservano, almeno parzialmente, la foggia propria di vestire; gli uomini no.
Fra loro usano il dialetto proprio, che differisce notevolmente dallo sloveno del luogo.

Ad Azzida a fianco dell’ agricoltura, fiorisce l’industria della pietra.
Le sue eccellenti cave di piasentina sono rinomate in tutto il Friuli e portano un bel guadagno al paese.

Lasciando addietro Azzida, la strada si avvia per la valle dell’Aborna, o canale di Savogna, con un lieve declivio a principio.
La valle difatti, come quella di S. Leonardo, è a un livello più basso del paese.
Non è così spaziosa e lunga come quella del Natisone; in compenso è amena e pittoresca anch’essa.
Si protende per circa 7 chilometri fra il contrafforte, già detto, del Matajur ed il più occidentale del Còlovrat.
Le alture, i dossi, le sporgenze e le insenature le danno grande varietà.
Tutto è dolce, arrotondato e rivestito di splendida vegetazione, con predominio di prati e castagneti.
Solo nelle adiacenze degli abitati c’è campagna diligentemente lavorata, con viti ed alberi da frutto.
Il fondo della valle benché poco ampio in massima, tuttavia presenta dovunque spazio più o meno grande per la campagna.
Il pittoresco torrente Aborna (Nambur), che lo solca, ha generalmente un corso regolato, solo nei pressi di Clenia e di Azzida divaga in ampio letto minacciando la circostante campagna.

---+++Clenia (Klinjè) Il primo villaggio, che si trova dopo Azzida (15 minuti), è Clènia (Klinjé, m. 169, ab. 314 con Tarpezzo) un po’ a sinistra della strada, sopra un ripiano, che si eleva di qualche metro sul fondo della valle e che dà ricetto, oltre che al paesetto diviso in due borgatelle, anche ad un po’ di bella campagna ben coltivata e tramezzata da viti e da altre piante fruttifere.
Il paese è certamente di vecchia data, ma non presenta nulla di speciale.
Ha ‘un’antica chiesetta dedicata a S. Antonio, c’è anche una fornace per calce e laterizi.
Da Clenia, scavalcando il contrafforte, che qui offre una sella molto bassa (Clàncis, m. 236) con bella strada pedonale, in un quarto d’ora si può andare a S. Pietro.

Tarpezzo (Tarpèč)

Riprendendo la strada, che corre nel mezzo della valle, qui notevolmente larga, in pochi minuti si arriva a Tarpezzo (m. 167) altra borgatella del comune di S. Pietro.
Essa consta di poche case addossate le une alle altre e strette intorno alla strada. Tarpezzo
Gli abitanti attendono all’agricoltura ed al commercio del fieno e delle frutta. Tarpezzo
V’è un mulino mosso da una forte risultiva.
Non manca l’osteria.

Massera (Kočevar)

In altri dieci minuti, proseguendo da Tarpezzo per la strada, si arriva alla bella e solitaria casa Massera (Kocèvar), donde si stacca un tronco carreggiabile secondario, che serpeggia lungo i fianchi ondulati delle sporgenza di destra, e conduce per Sottovernassino e Puoie a

Vernassino (Gorénji Barnàs, ab. 549)

Questo paese, situato a 458 metri sul livello del mare, si presenta dal basso bellamente ridente colle sue case allineate e biancheggianti fra le piante fruttifere. Tarpezzo
Approfittando delle scorciatoie, vi si arriva in meno di mezz’ ora. Tarpezzo
Ha chiesa, cappellano e scuola.
Gli abitanti attendono alla lavorazione della campagna ed alla frutticoltura.
Gode buona rinomanza il loro vino bianco (cividino).
C’è un’ osteria.

Sovrastante al paese è l’erto colle di S. Canziano, che domina a guisa di maestosa piramide, le due valli del Natisone e dell’Aborna.
Appollaiata in cima sta l’antica chiesetta di S. Canziano, che ha dato il nome al colle.
La vista che si gode da quella vetta (m. 723) è magnifica: buona parte della pianura friulana, molte diramazioni delle Giulie di qua e di là dell’ Isonzo, tra cui il gruppo dal Krn, il prossimo Matajur, il Mia, la catena Stol-Montemaggiore dietro la quale fan capolino il Prestrelenick ed il Canin.

La strada carreggiabile non continua oltre Vernassino; a Costa (m. 529), ultima borgata, conduce, in una ventina di minuti, una mulattiera quasi pianeggiante.
Brevi, ma ripidi sentieri discendono da Vernassino e da Costa a Savogna, che sta in basso su un terrazzo del fondo della valle.

Ripigliando la strada principale a Cocèvaro, che continua sempre piana ed in buone condizioni, passati i casali Cedròn, ultimo abitato del comune di S. Pietro, si entra nel territorio di Savogna.

Le escursioni da S. Quirino a Savogna

La escursione dal ponte S. Quirino a Savogna interessa specialmente per l’osservazione dei resti di un lago quaternario il quale occupava le parti terminali delle vallate dell’ Aborna e dell’Erbezzo.
Depositi argillosi dell’ antico bacino si osservano in più punti, bene specialmente a Merso di sotto, dove sono scavati per laterizi.
Contengono resti vegetali e conchigliette del genere Corbicula.
L’ origine del lago è evidentemente da mettersi in rapporto con lo sbarramento prodotto dai materiali accumulati dal Natisone innanzi allo sbocco delle due valli di Savogna e di S. Leonardo.
Questo sovralluvionamento limitato al Natisone, deve porsi probabilmente in relazione con i rami del ghiacciaio dell’ Isonzo che ne occupavano l’alta valle.
Il livello a cui giungeva l’antico lago è segnato presso a poco dal piano del terrazzo di Azzida (m. 164).
Cfr. Musozi, Un lago quaternario già esistente nelle valli dell’Alberone e dell’ Erbezzo, «Mondo Sotterr. «, IV, 1907-8, pag. 33-36.

Il tratto percorso della valle dell’ Aborna è interessante anche per la presenza di alcune grotte e cavità carsiche.
Di fronte a Clenia, sulla sinistra dell’Aborna, a poca distanza l’una dall’altra s’aprono le bocche della Ciastita Jama e della Jama Pod-ronk, due uscite con nome diverso di un’ unica cavità carsica.
Pianta della Cjastita Jama
Pianta della Cjastita Jama
La prima è un po’ più bassa dell’altra, ed e percorsa da un ruscello in tempi di pioggia; la seconda ordinariamente è asciutta.
Nell’interno scorre dell’ acqua che viene alla luce in una sorgente perenne qualche metro più bassa degli ingressi.
Il percorso praticabile è di 175 metri.
Cfr. Lazzarini (A.), Due grotte friulane « In Alto »1902, pag. 21.
Più innanzi di fronte a Cocevaro, presso le case di Altovizza, a circa 300 m. sul mare, nella brecciola calcarea eoconica àpresi una piccola voragine, profonda 26 metri.
E’ interessante fra altro perchè presenta lateralmente una specie di cupola a campana, il cui culmine è separato dall’ esterno da sottile spessore di terreno. Cfr. Lazzarini (A.), Rupa Cergonizza, “Mondo sotterraneo “, Anno I, 1904-05, pag. 56.
La voragine di Cerconizza
La voragine di Cerconizza

Savogna

La strada carrozzabile del fondo della valle conduce direttamente al ponte sull’Aborna (km. 7,6 da S. Pietro), presso il quale è il casale Crisnero (m. 211) ove sono ’ ufficio comunale di Savogna e la posta.
Il paese è invece un po’ addietro, in una insenatura laterale della valle (m. 285), a sinistra della strada, dalla quale vi si sale in pochi minuti.
Il. comune, esteso 22 kmq. conta (1901) 1939 abitanti, divisi nelle frazioni di Savogna (ab. 424, con Savogna, Crisnero, Blasin, Fletta e Brizza), Montemaggiore (ab. 534, con Montemaggiore, Pechiniè, Stermizza, Barza e Losaz), Masseris (ab. 562, con Masseris, Bus, Jellina e Tercimonte), Cepletischis (ab. 419, con Cepletischis, Gabrovizza e Polava).

Il Comune occupa le due vallate dell’Aborna e del suo affluente Rieca, la prima delle quali ha origine sotto il Matajur. mentre la seconda ha principio al passo di Luico.
Nel territorio si coltivano patate, fagiuoli, granoturco (insufficiente), frumento, saraceno, castagne, frutta, vino, fieno e legna da fuoco.
Si alleva molto bestiame da latte; nelle borgate più alte si usa il pascolo.
C’è una latteria (Masseris) che dà circa 500 quintali di buon formaggio all’ anno.
C’è una piccola industria di rastrelli (Tercimonte).
V’è un qualche movimento migratorio.

L’ufficio comunale è come, s’è detto, ai casali Crisnero (Kranjaz), da dove si dipartono le vie che rimontano le valli del’ Aborna e della Rieca.
Il minuscolo gruppo di case si distingue per pulitezza e comodità, specialmente la casa Crisnero, parzialmente adibita a municipio, e la nuova del signor Feletig, con ufficio postale, negozio, osteria ed alloggio.
Una seconda osteria anch’ essa con alloggio è tenuta dal sig. Crisnero.
Un mulino di antica data, completa l’abitato; presso il quale al di là del ponte sull’Alborna è un altro gruppo di case (Blasìn) ove pure è un’osteria con alloggio (Pagòn).

Belle molte piccole borgate una sola, cioè Brizza (Dolenje Bàrza), si trova sul fianco del contrafforte destro.
Vi si ascende in poco più che un quarto d’ ora da Crisnero.
E strano che essa dipenda dalla parrocchia di S. Leonardo la quale si trova nell’altra valle.
Come chiesetta propria ha quella di S. Daniele, situata alla sommità del contrafforte (600 m.), ma i paesani discendono per le funzioni a Savogna.

Lungo la cresta del medesimo contrafforte, oltre a questa chiesa, ce ne sono delle altre, cominciando a principio da quella di Clastra (m. 382), poi più su quella di S. Bartolomeo in rovina, sul monte omonimo (m. 625) poco lungi da S. Daniele poi poco più su di questa, sempre in direzione nord-est (che èquella del contrafforte), S. Egidio,parimenti in rovina, e finalmente S. Martino (m. 965), di cui diremo dopo.

La borgata di Savogna (Saùdnja), posta come è stato detto sul fianco sinistro della valle, non presenta nulla di notevole; ha chiesa, recentemente costruita sul posto dell’antica di S. Ermagora con cappellano.
Le altre borgate sono tutte disperse su pei dossi, e precisamente Pechinie (Peznie), Stèrmizza, Barza, Montemaggiore (Matajùr) e Lòsaz sull’ampio versante meridionale del Matajur, ad un’altezza che varia da circa 690 m. (Stermizza) a 954 m. (Montemaggiore).
Poi seguono più ad est Masseris (Massera) a m. 770 circa, più sotto Jellina e Dus, tutte tre sul declivio (l’una costa dello stesso Matajur.
Poi ancora Tercimonte (Tartsmun) a 660 m. al termine di un altro contrafforte più orientale della stessa montagna, sugli ultimi lembi del quale sono i rimanenti villaggi Gabrovizza (Gàbrouza), Cepletischis (Ceplescìstsa) e Polava.

Da Savogna al Matajur

La strada carrozzabile si divide appena oltrepassato il ponte di pietra sull’Aborna tra Crisnero e Blasin.
Il ramo sinistro continua, elevandosi gradatamente, in mezz’ora di percorso, un buon centinaio di metri, fino al ponte di Jerònizza (Jerònistce, m. 855) alla radice del Matajur.
La valle che percorre è solitaria, piuttosto stretta, coi fianchi rivestiti da castagneti.
Ove ha termine la strada con un ponte, è l’ osteria Oballa.
Il luogo è un punto centrico, ove confluisce tutta la merce da mercato, specialmente le castagne e le frutta, che, trasportate a spalla dalla montagna, vengono caricate qui sui carri e condotte a Cividale.
Sui prati vicini, piani e sgombri, discendeva nei bei tempi del 1848 la balda gioventù delle alture, organizzata alla meglio in corpo di guardia nazionale, a fare le esercitazioni militari per addestrarsi contro il nemico.

Da Jeronizza partono varie strade montane, ripide e spesso incomode, una per Pecbinie (m. 690 borg. inf., 778 superiore, nella quale è una chiesa antica dedicata a S. Michele, 1 ora dal ponte), un’altra per Stermizza, Barza (1 ora, m. 908), Montemaggiore e Losaz (ore 1¼, una terza per Dus (½ ora, m. 618), Jellina (¾ dfora, m. 600), Massèris (1 ora, m. 761), ed unf ultima per Tercimonte (¼ d'ora, senza contare un sentiero solitario per la gola fra Jellina e Tercimonte, che conduce alla frontiera (ore 1 e ¾).

Per salire al Matajur la via più diretta è quella per Stermizza e Montemaggiore.
Alla prima località (m. 691) si giunge in circa ¾ dfora; la borgatella, dove è la scuola per tutti i villaggi del versante, e una bella chiesina di data recente, nulla presenta di specialmente notevole.
Altri ¾ dfora, o anche meno, di ripida salita sono da Stermizza a

Montemaggiore (Matajùr, m. 954)

la più alta borgata del Matajùr.
Ha chiesa restaurata ed ampliata da poco.
Vi risiede un cappellano.
Il paese è importante per i turisti, perchè là ordinariamente si fermano a pernottare quelli che vogliono fare l’ascesa del Matajur con comodità e desiderano trovarsi sulla vetta di buon mattino.
L’osteria Gosgnach (Fulmin) offre sufficiente ristoro ed alloggio ed in caso di bisogno è facile trovare ospitalità anche in altre case.

Da Montemaggiore alla cima del Matajur (m. 1643) la salita richiede circa un’ora e mezza e si compie sempre per prati, con sentieri poco segnati ma facili e sicuri.
Un po’ oltre metà della salita, deviando per pochi minuti a destra si raggiunge .la fonte Scrilla (Skrila, m 1403, temp. 5’-6’), ove ha origine il rio che passa accanto a Lòsaz (m. 851) e ne prende nome (Loski potok), formando poi l’Aborna.

Sulla cima del Matajur e sulla vista che di là si gode vedi a pag. 642 e seguenti.

In quanto alla discesa, chi non la volesse compiere dalle vie già descritte, può sceglierne altre.
Qui accenneremo alle due più interessanti.
Dalla cima scendendo verso nord-ovest, s’incontra un sentiero che passando il confine presso il così detto Monte della Colonna, prosegue verso le casere Suzìd (m. 1135, circa l ora.
Per giungere a queste si traversa un’ampia zona poco inclinata cosparsa di cavità carsiche, di cui alcune a forma di pozzo; nel fondo di una delle quali, posta a 1330 in. sul mare, ancora nel tardo estate, si osserva neve.
Al di sotto delle casere la montagna scende ripida verso la soglia di Starasella.
Il sentiero assai erto conduce attraverso il bosco direttamente a Robic (dalla casera ore 1½, dalla cima del Matajur 2 ½). Su Robic vedi a pag. 646.

Più lunga, ma anche più variata è la discesa dal Matajur per Masseris e Tercimonte.
Dalla cima si segue verso oriente la costa del monte lungo la quale corre anche il confine politico.
In circa mezz' ora si raggiunge la sorgente Tersiza (Tàrsciza, m. 1378, temp. 5,5), dalla quale ha origine il torrente Polog affluente dell’Aborna.
Dalla regione. presso la sorgente si dipartono più sentieri, uno diretto a nord scende direttamente nella valle dell’Isonzo — per esso si raggiunge Svina (m. 808) e quindi Caporetto (m. 309) in meno di due ore —; un altro gira a settentrione dell’altura tondeggiante detta Merzli verh (Cima fredda, m. 1850) dirigendosi, attraverso praterie e sempre con bella vista sull’Isonzo, a Luico (m. 720), dove si giunge in poco più di un’ora.
Un terzo sentiero, quello che noi seguiremo, discende nella valle Polog, rivestita di bei boschi di faggi e segue la valle stessa per un tratto e poi gira la costa del M. Cragonza fino a Masseris (m. 761, ore 1½ dalla Tèrsiza, 2 dalla cima del Matajur) dove sono due osterie ed una latteria e donde si può raggiungere direttamente (½ ora crescente) la strada carrozzabile a Jeronizza.

Osservazioni scientifiche

La escursione al Matajur qui descritta presenta occasione a fare parecchie osservazioni scientifiche.
Per quanto si riferisce alla geologia oltre a quanto si è detto a p. 648-64i è interessante specialmente l’osservare la regione a nord della cima ove sono calcari rosati nella cavità sottostante al M. della Colonna.
La zona dei calcari selciferi è poi ampiamente sviluppata nel pendio verso Casera Suzid.
Segue poi più in basso fino alla soglia di Starasella la dolomia principale.
Discendendo verso la sorgente Tersiza, si trova la zona delle marne scagliose rosse, la cui posizione rispetto all’ eocene ed ai calcari cretacei si osserva assai bene nell’ altura detta la Glava, come è indicato nella fig.
Interessanti sono anche le forme carsiche che si trovano dietro il Matajur, come pure quelle della regione sottostante alla Glava.
La serie dei terreni nell'atura la Glava (c=calcare cretaceo, s=scaglia con interstrato, di calcare brecciato, e=eocene)
La serie dei terreni nell'atura la Glava (c=calcare cretaceo, s=scaglia con interstrato, di calcare brecciato, e=eocene)
E’ incerto se nella cavità dietro la cima debba riconoscersi un piccolo circo in quelle che sono più a nord è evidente invece, data la forma, l’azione della neve che perdura al loro fondo per gran parte dell’ anno, se non permanentemente.
Sotto la Giava sono specialmente notevoli i solchi carsici.
Presso la sorgente Tersiza è anche una grotta, che si dice lunga un centinaio di metri e con uno stanzone ingombro di macerie a mezzo il percorso.
Non fu ancora esplorata scientificamente.

Molte sono le osservazioni a cui possono dare occasione i villaggi che si trovano lungo i fianchi de Matajur e le loro campagne.
E’ interessante anzitutto seguire il limite altimetrico della vite, che qui raggiunge forse le massime altezze in Friuli, poiché, per esempio presso Masseris quella coltura si spinge oltre i 700 metri sul livello del mare.
Si ottiene però (uva Marvan) un vinello poco generoso, il quale del resto è sostituito in questi paesi anche dal sidro che si ottiene dalle pere dette tebuke.

Nelle immediate vicinanze dei paesi si vedono in mezzo alla campagna i così detti cazuz (kazouci) o essiccatoi pel grano.
Casùz nella campagna di Masseris
Casùz nella campagna di Masseris
Sono formati da lunghi e forti pali verticali a regolare distanza gli uni dagli altri, ai quali si lega in senso orizzontale una serie di stanghe o pertiche distanti fra loro da 80 a 40 centimetri.
Su queste si dispongono con regolarità ed accortezza i manipoli perchè si dissecchino.
La pioggia non li danneggia perchè l’ acqua scorre esternamente lungo la paglia.
Si vedono non di rado anche degli essiccatoi più complicati murati a rettangolo con pilastri di pietra e con tetto di palia, o di tegole e servono anche di ripostiglio.

In quanto ai villaggi, essi per se stessi non presentano nulla di notevole.
Le case sono generalmente piccole, raggruppate irregolarmente a seconda del terreno, spesso addossate le uno alle altre e molte senza camini.
Alcune poche case conservano ancora i caratteristici tetti di paglia.
In genere quasi tutte le famiglie hanno due, o tre fabbricati; il principale ha a piano terreno la cucina e a suo fianco, un’ altra stanza, l’immancabile izba (tinello), dove nelle lunghe serate d’inverno si raccoglie la famiglia.
Essa viene riscaldata dal forno (peez), che ha l’imboccatura in cucina e serve anche per cuocervi il pane, che quasi ogni famiglia si fabbrica da sè.
Nel piano superiore, fornito di ballatoio, a cui si accede pur una scala esterna, stanno i dormitoi, e sopra ancora il granaio, qualche volta fornito anch’ esso di ballatoio.
Negli altri fabbricati c’ è la stalla, la cantina, il fienile ed altri ripostigli.
Non ci sono cortili chiusi.
Quanto è detto qui vale oltre per l’alta valle dell’ Aborna anche per quelli delle vicine della Rieca e dell’ Erbezzo ed in genere per il territorio slavo del Friuli.
Cfr. specialmente a pag. 17d.174 di questa guida e MARINELLI (O.), Osservazwnt varie ecc. “In Alto”, 1901, n.1.

Da Blasin a Luico per Tercimonte

Piazza di Luico
Piazza di Luico
Da Blasin (m. 211) parecchie vie conducono a Luico; la più breve è certamente quella, in parte carrozzabile, che rimonta la valle della Rieca; noi la descriveremo in discesa, perchè nella salita consigliamo il giro per Tercimonte.

A questo paese, che sta su un dosso, ultima propaggine del Matajur, fra 645 e 705 m., conduce in un’ ora un sentiero, che sale per prati e castagneti, prima (fino ai casali Stèfenic) assai erto, poi più dolce.

Tercimonte

è una piccola borgata. Oltre all’agricoltura vi fiorisce però anche l’industria dei rastrelli. Gli uomini se ne occupano specialmente alla sera e nelle giornate piovose e ne fabbricano di leggéri ed eleganti, molte migliaia all’ anno, che smerciano con facilità specialmente a Cividale.
Dal paese si gode un largo e magnifico panorama fino alla laguna, specialmente dalla chiesa, che è un po’ sopra al paese (m. 705), e che venne rifatta negli ultimi anni del secolo passato, e serve anche per Bus, Jellina, Masseris, Cepletischis, Polava e Gabrovizza.
A Tercimonte risiede un cappellano, la scuola è a Jellina (m. 600), borgatella sottostante a Masseris.

Da Tercimonte un sentiero facile, ameno e sempre aperto a larga vista conduce fra i prati oltre confine per Jèuscek (Jevšček, 818 m., 112 ab.), Avsa (85 ab., uff. doganale) e Perati (m. 814, 69 ab.) a Luicco (Livek, m. 720, ab. 122) in circa 2, ore.
Il villaggio è posto presso il passo omonimo.
E capoluogo di un comune esteso 11,5 Km. con 596 ab.
E' sede di curazia indipendente, ha scuola, finanza, gendarmeria, vari uffici, nonché osterie molto decenti con alloggio.
Dai suoi ricchi e magnifici prati verso l’Isonzo si gode il panorama del Krn e della sottostante incantevole vallata da Caporetto a Tolmino, dove si scende mediante una comoda via carrozzabile.
Fino al 1814 il comune di Luico apparteneva al Veneto.
Presso la piccola borgata Gobbi (ab. 58) si vede ancora il leone di S. Marco profondamente inciso sopra una rupe.
Si deve notare da ultimo che questo, dopo la strada del Pulfero, è il più importante e comodo passaggio dall’Austria nel distretto di S. Pietro.

Da Luico per ritornare a Blasin per la valle della Rieca, si segue il sentiero che scende sul fianco destro della valle stessa fino a raggiungerne quasi il fondo a Polava (in. 512) prima borgata italiana che s’incontra.
Da Polava si risale sullo stesso lato della valle fino a Cepletischis (Ceplesistsa) borgata abbastanza considerevole, con sede di guardie di finanza, di un piccolo ufficio doganale e della scuola, che serve anche per Gabrovizza e Polava.
Il paese ha due osterie ed altrettanti negozietti per le prime necessità, compresa la r. privativa.
Una forte sorgente mette in movimento un paio di molini dall’ aspetto primitivo.
Cepletischis è menzionata nel 1299 in un elenco di feudi di Corrado Galluccio di Cividale.
Nel 1869 fu quasi completamente distrutta da un incendio, ma risuscitò ben presto migliorata ed abbellita.
Pochi anni fa gli abitanti si fabbricarono una piccola chiesa.
Da Luico a Cepletischis è circa un’ ora di cammino, in un quarto d’ ora si scende a Gabròvizza (in. 496) borgatella dalle case pulite che nulla presenta di specialmente notevole.
In altra mezz’ora di discesa fra prati e castagni si raggiunge il fondo della valle al ponte Ranta o Barlòg, ove comincia il breve tronco di via carrozzabile che in 20 minuti conduce a Blasìn.

Geologicamente

La sella di Luico è interessante per il geologo per i resti morenici che sono ai suoi lati ed indicano che da essa penetrava nella valle della Rieca una digitazione del ghiacciaio quaternario dell' Isonzo.
Un deposito rnorenico è verso gli 880 m. presso Avsa ed un altro ad altezza poco diversa sul pendio opposto ad oriente del paese.
Vedi in proposito PENCK e BRUCHNER, The Alpen ecc., pag. 1029.

I dintorni di Tercimonte presentano parecchie interessanti cavità carsiche e grotte.
Le voragini della vicinanza del paese non sono ancora ben note.
Sul pendio tra il ponte di Ranta e Tercimonte, a 415 metri sul mare, si apre con una specie di finestra, in una rupe di « piasentina », la grotta di Ta-pot-Celàn (fig. 142a), una importante cavità carsica, attualmente asciutta, lunga circa 250 metri.
La sua esplorazione è assai faticosa presentando la caverna frequenti salti che non si superano senza scale di corda.
Cfr. Feruglio (I), La Ta-pot-Celàn Jama, Mondo sotterraneo », Anno Il, 1905-06, pag. 86.
La grotta Tapodčelàn
La grotta Tapodčelàn
Non lontano da questa si apre a 872 m. sul mare la Velika Jama, la cui bocca si raggiunge dal ponte Ranta per sentiero che sale il pendio boscoso.
E' una cavità, profonda 82 metri, di importanza minima dal lato fisico, assai interessante invece perché, nel fondo, si scoprirono, in uno strato inferiore, resti di Ursus speleus, in uno superiore numerosi manufatti (terrecotte, ossa lavorate, conchiglie), che provano come essa sia stata sede dell’ uomo neolitico, nonchè ossa di altri mammiferi.
Cfr. Musoni (F.), La Velika Jama « Mondo sotterraneo » Anno I, 1901-05, n. 8-5;
Gortani (M.), Avanzi di mammiferi ecc., ivi, V, 1908, pag. 1;
Fabiani (R.), Nuovi resti di vertebrati scoperti nella Velika Jama, ivi VIII, 1912.
Vedi anche a pag. 148-149 di questa guida.
La velika jama
La velika jama
La Velika Jama vive nelle leggende locali come luogo anticamente abitato da assassini o ladri, che molestavano i frequentatori della sottostante strada.
Il terriccio del suolo della grotta veniva qualche volta asportato come ottimo per certe coltivazioni.
Ingresso della Velika Jama
Ingresso della Velika Jama
Si dice anche che vi sieno stati trovati utensili ed ossa prima che nessuno si sognasse di fare degli scavi regolari.
Da lì l’ origine delle leggende di assassini.

Altra grotta spesso nominata, ma senza importanza, è la Mala Pèez (il piccolo forno).
Vi è notizia di un’ altra grotta ancora, sullo stesso versante e sulla stessa linea delle altre, chiamata Pod Figouzo, che ha dato alla fantasia popolare occasione di leggende più poetiche e remote con deciso sapore mitologico.
Si dice che vi abitassero le dujé zenè (donne selvatiche), chiamate anche Krivopete (talloni storti), specie di ninfe silvestri, che avevano i piedi a rovescio, cioè coi talloni davanti.
Apparivano sulle alte rupi ed osservavano gli uomini; spesso davano loro dei buoni consigli per la vita pratica; predicevano i temporali e rendevano altri servigi, ma di tutto ciò si pagavano rubando i bambini e cibandosi di essi.

La vallata di S. Leonardo.

La valle di S. Leonardo sta, come si disse, a un livello più basso di quella del Natisone.
Il colpo d’ occhio, che presenta guardata dal terrazzo di Azzida, è quanto mai pittoresco.
I dossi che la circondano, riccamente vestiti di vegetazione, fra la quale sorridono da ogni parte graziose borgatelle, si succedono arrotondati e degradanti con le solite chiesette biancheggianti sulle cime più elevate.
L’Erbezzo (Arbèts) serpeggia tranquillo fra la campagna.
A destra del riguardante spicca, dopo il Monte di Purgessimo (Karkòs; m.445) colle rovine del castello di Gronumhergo, alto sul davanti il vetusto santuario di Madonna di Monte (Castello di Monte; in sloveno Stara gora = Monte antico).
Poco lungi erge le boscose spalle lo Spich (m. 661) e poi più innanzi l’ erboso S. Nicolò (m. 719), mentre nell’ultimo sfondo verdeggiano altre propaggini del Colovrat.
In centro mollemente adagiato ai piedi delle alture di destra sorride S. Leonardo sotto la vigile custodia della parrocchiale, che campeggia col merlato campanile un po’ in monte sopra il paese.
A sinistra scende sulla parte anteriore della valle il piccolo monte Vàinizza (m. 894), ultima fronte del lungo. contrafforte, che venendo dal Colovrat, divide la valle da quella deli’Aborna.

Da Azzida a S. Leonardo

La strada carrozzabile per S. Leonardo si stacca da quella di Azzida un po’ prima di arrivare a questo paese, e conduce in dolce pendio al bel ponte di pietra che sta sull’Aborna, qualche centinaio di metri prima che questo torrente si unisca all’ Erbezzo.
Dopo questo brevissimo tratto continua piana e sempre bella in mezzo ad una fertile e ben coltivata campagna.
La parte anteriore della valle è notevolmente larga, con insenature fra i fianchi dello Spich e del monte di Purgessimo.
Poi più addentro si divide in due rami, o canali, ciascuno dei quali ha la sua bella strada carrozzabile ed il suo pittoresco torrente.
Dopo breve percorso dal ponte di Azzida si lascia a sinistra la via che sale alla borgatella di Merso di Sotto (Dolènja Miersa, m. 153, ab. 189 col casale di Ciamùr), bel paesello, in ottima posizione alle radici del Vainizza, il quale ha una recente cava di marna e due fornaci, la più notevole delle quali è ai vicini casali di Ciamùr, dove c’è pure una seconda cava di marna.
Nei pressi di Merso si stacca dalla strada carrozzabile anche una pedonale, che s’ inoltra in una lunga insenatura della valle e conduce su pei fianchi del monte Spich a Picòn, piccolo gruppo di case perdute fia la vigorosa vegetazione a mezzo il monte, e quindi al santuario di Castello di Monte (Madonna di Monte — Stara gora, vedi a pag. 610).
Questo sentiero è assai frequentato, essendo esso l’accesso principale degli Sloveni al santuario.
Dal fondo della valle a Castello di Monte si arriva in poco più di un’ora.

Dal sentiero ora descritto, appena passato l’Erbezzo se ne stacca un altro che conduce ad una chiesetta solitaria posta sopra un piccolo ripiano presso al fondo della valle del Torrente Curlat.
E l’antica chiesetta gotica di S. Silvestro, analoga alle già mentovate di S. Quirino, di Brischis e di altre della medesima epoca, alla quale probabilmente appartengono anche quelle abbandonate sulle cime più alte.
Quella di S. Silvestro ha anch’essa, come S. Quirino, una lapide murata esternamente sul presbiterio, con la seguente iscrizione:
Maister Ambr. XIIII aprilis 1498. Passa per chiesa di Merso di sotto e meriterebbe di esser conservata meglio per la sua antichità.
La chiesetta di S. Silvestro in comune di S. Leonardo
La chiesetta di S. Silvestro in comune di S. Leonardo
Riprendendo ora la carrozzabile della valle di S. Leonardo, e proseguendo verso questo paese, passiamo prima per Ciamùr, oltre il quale, dopo circa un chilometro, siamo a Scrutto (m. 165), sede del Comune di S. Leonardo.

Scrutto (Skrùtove, km. 8,5 da Cividale, 5 da S. Pietro)

è un paese pulito ed uno dei più grandi della Slavia.
Si trova sul fondo della valle, stretto fra il fianco orientale del Vainiza e l’Erbezzo.
La sua ubicazione è felice essendo quello un punto centrico e di confluenza, a cui mettono capo le due convalli, che principiano proprio lì.
Ha parecchie case comode e belle e varie osterie, fra le quali è rinomata quella di Francesco Podrecca, che tiene anche alloggio, stallo e macelleria.
Vi risiedono il medico, i maestri, i PR. Carabinieri.
V’è ufficio postale e telegrafico.
Il paese ha una piccola chiesina, ma per le funzioni ricorre alla parrocchiale di S. Leonardo.
La sede dell’Ufficio municipale è una bella e recente costruzione che dà ricetto anche alle scuole comunali.
Una diligenza postale fa due viaggi giornalieri fra Cividale e Scrutto continuando fino a Clòdig e viceversa.

Il territorio del comune di San Leonardo

è assai ameno e fertile, ha un’estensione di 26,6 krnq. ed è popolato da 2517 ab.; produzioni più notevoli sono le frutta, e le castagne.
L’industria è rappresentata dalle fornaci di Merso di sotto (Regnonovo Patrizio e Stanig Pietro), che producono notevole quantità di laterizi in genere e di calce.
Poi ci sono nei pressi della stessa località due cave di marna da cemento, che danno giornalmente parecchie centinaia di quintali di materiale, nonchè una cava di pietra comune a Scrutto.
Si alleva in discreta quantità il bestiame da latte e da lavoro e in proporzioni modeste con sufficiente profitto anche il baco da seta.
Abbastanza notevole è il numero degli emigranti, che vanno, in massima come braccianti, in Austria e negli Stati Uniti d’America.

Da Scrutto si può piegare a sinistra nel canale, o valle del Còsizza, la quale si prolunga per una dozzina di chilometri fra due contrafforti del Colovrat; oppure si può proseguire a destra in quella molto più breve dell’Erbezzo.
Seguendo quest’ultima passiamo un piccolo ponte in legno, da poco restaurato, sul Cosizza, che subito dopo si unisce all’Erbezzo; poi, procedendo per la strada carreggiabile lungo il nuovo municipio ed una bella palazzina privata, arriviamo in pochi minuti a

Merso di Sopra (Gorénja Mjersa, m. 166),

paesello ridente in ottima posizione al principio della costa, che divide le due convalli.
Esso è notevole nella storia della Slavia per essere stato sede della Banca di Merso (analoga a quella di Antro), la quale teneva le sue adunanze all’ ombra dei tigli presso la chiesa di S. Antonio (m. 187), che è fuori del paese verso il Cosizza e che rimonta al secolo XV.
Presentemente Merso è sede d’ una Cooperativa di consumo e di una Cassa rurale, ambe di recente istituzione.
A pochi passi fuori del paese, dalla strada della valle si stacca un breve tronco carreggiabile con un bel ponte in pietra sull’Erbezzo, il quale mette a

S. Leonardo (Svét Lìenart, m. 168, ab. 486, con Merso di sopra).

bella e pulita borgata, che ha dato il nome al comune ed alla parrocchia e che dista circa un chilometro da Scrutto.
Ha alcune belle case ed una piccola chiesina, oltre la parrocchiale.
Vi risiede il vicario-curato con un cappellano.
Un po’in monte sopra un piccolo ripiano si leva all’ombra degli annosi tigli la chiesa parrocchiale col cimitero a fianco (m. 221).
Da lassù si gode una magnifica vista di tutti i dintorni.
La chiesa per sè stessa non ha nulla di notevole; è vecchia, bassa e piccola.
Si capisce che si è sviluppata gradatamente in diverse epoche in base ad un corpo inizialmente gotico.
E’ a tre navate, ha parecchi altari e possiede un discreto organo moderno.
L’ altare maggiore è una strana concezione barocca.
E notevole presso questa chiesa la sagra di S. Rocco (16 agosto), la quale attira a S. Leonardo molta gente, non solo da tutta la vasta parrocchia locale, ma anche da quella di S. Pietro e da altre contermini e da Cividale.

La parocchia comprende i comuni di S. Leonardo, Stregna e Grimacco, nonchè alcune borgatelle appartenenti ad altri.
Conta oltre 7000 anime.
Ha parecchie filiali, delle quali sette sono provviste di cappellano.
Le sue origini sono ignote.
E’ nominata espressamente in un documento del 1351 (Liber defìnit. capitularium di Cividale), ma deve essere anteriore di molto.
Si ha un elenco di vicari curati dal 1400 in poi.
Il paese di S. Leonardo è nominato nel 1275 in una ricognizione di feudi di Enrico Birbiz di Cividale.

La strada da Azzida a S. Leonardo è interessante per osservare i resti del lago quaternario di cui un ramo occupava la valle dell’ Aborna e del quale fu detto brevemente a pag. 657.
Deviando da questa strada, passando l’ Erbezzo e salendo il pendio del monte di Purgessimo che è di fronte a Morso di Sotto, si può, attraverso il rado bosco ài castagni, salire alla voragine Za-Krasje, posta a 268 metri sul mare sulla sinistra dell’Osliza.
E’ profonda 43 metri; la più grande tra le voragini che finora si siano esplorate nei terreni eocenici del Friuli.
Essa si affonda verticalmente ed attraversa dapprima i calcari marnosi, poi la « “piasentina”
Cfr. MUSONI (F.), Esplorazione di due voragini Mondo sotterraneo », Anno III, 1906-07, pag. 106;
BUBBA (G.), Fenomeni carsici a Merso di sotto, ivi, Anno IV 1907-08, pag. 77.

Da S. Leonardo a S. Nicolò di Jainich

S. Leonardo è centro opportuno per passeggiate che mettono capo ai vari paeselli delle valli e dei dossi vicini.
La strada carreggiabile che passa presso la chiesa parrocchiale serpeggiando su in monte, notevolmente erta nella prima parte, ma poi più bella e comoda, conduce in ¾ df ora, ad Altana (Utàna, m. 460, ab. 234) e con un altro quarto dfora, a Jajnich (Jàghnjed, m. 520, ab. 118).
Ambedue le borgate sono in posizione felice, con case pulite e comode, con bella e fertile campagna messa a viti e frutta.
La chiesa di Altana, che serve pure per le borgatelle di Senza (431 m.) e Jességna (Jessenje, m. 290) è quella di S. Abramo (m. 889) recentemente restaurata e dotata di nuovo campanile, posta solitaria, su di un ripiano che guarda verso la valle di Erbezzo.
Sopra Jainich si distendono belle praterie con castagni.
Verso il colmo del contrafforte si trova solitaria la chiesetta di S. Nicolò (m. 670), che ha dato il nome alla cima sovrastante (m. 719) dove si giunge, prima per erto sentiero, poi per prato e bosco, in circa ¾ dfora da Jainich.
Dalla cima è splendida la vista sulle valli vicine (Erbezzo, J udrio ecc.).
Da essa si può raggiungere la mulattiera che da Castel dal Monte va a Stregua, e recarsi all’ una o all’altra di queste due località, la prima delle quali si può raggiungere anche direttamente da Jainich in poco più di 1 ora.
Altri notevoli sentieri scendono nella valle del Judrio.
Il ritorno a S. Leonardo per la via della salita richiede appena 1 ora.

Da Merso di sopra a Cràvero

.Da Merso di sopra (m. 116) prendendo la pedonale dolce e piacevole, che percorre il fianco sud-est della costa di divisione fra la valle dell’Erbezzo e quella del Còsizza, si passa sopra le borgatelle Usìvizza (Usciuza), Zabrida (Zabàrdo) toccando Podcràvero (Podkràvar) si raggiunge Cràvero (Kràvar, m. 506), e Cravero è ’ abitato principale che dà il nome a tutta la frazione nota per il buon cividino che vi si produce.
Vi si arriva in un' ora e mezza.
Quivi risiede un cappellano; vi sono due chiese, una in paese (S. Lucia) ed un’altra solitaria sul dorso declinante della costa (m. 547).
Cravero. Altare intagliato della fine del secolo XVII
Cravero. Altare intagliato della fine del secolo XVII
Da un documento dell’archivio capitolare di Cividale si desume che per una delle due fu data licenza di erezione nel 1454; però come sono ora, rimontano rispettivamente S. Andrea al 1580 e S. Lucia al 1586.
Possiedono ciascuna un bello altare barocco in legno, intagliato con notevole arte.
Su quello di S. Andrea è inciso il nome dell’autore Luca Schar e la data 1695; 1’ altro non porta indicazioni, ma tutto induce a crederlo della stessa epoca e della stessa mano. Il paese è nominato in un documento del 1275 (Recognit. feudor. Dni Henrici dicti Birbiz de Civitate); esso è noto presso i geologi perché nelle sue vicinanze e precisamente nei pressi di Cisgne (Cisnje), furono trovate tracce di mercurio nativo.

Da Cravero si può ritornare a Merso, anziché per il sentiero descritto, raggiungendo per Jesizza (Jessìcie, m. 334), la carrozzabile che discende la valle dell’ Erbezzo da Zamier (m. 206) in giù.
A Zarnièr si giunge in circa 1 ora ed in altrettanto si è a Merso.
Per via si incontra solo Pizzig (Pìcic), gruppo di poche case cori due molini.

Da Scrutto al M. S. Bartolomeo

Un’altra interessante passeggiata è quella al M. S. Bartolomeo (m. 625), cima abbastanza eminente del contrafforte fra Cosizza ed Aborna.
Da Scrutto (m. 165), per la via carrozzabile che rimonta il primo di questi due torrenti, in 10 minuti si raggiunge Osgnetto (Osnje, m. 163), donde, per un buon sentiero si sale, in poco più di mezz’ ora, a Clastra (Hlasta, m. 383, ab. 164) borgatella abbastanza pulita, dalla quale si gode una ampia vista tanto sulle vallate e montagne, quanto sulla pianura e verso il mare.
E’ ricordata già in un documento del 1279; era sua l’antica chiesetta ora in rovina di S. Bartolomeo, sul monte omonimo. Al quale si giunge seguendo la dorsale in ¾ dfora.
Dalla cima si gode una bella vista sulle valli vicine.
Si può ritornare a Scrutto (un’ora e ¼) per la valle della Cosizza.
In pochi minuti di discesa si raggiunge il casale di Percot (Prehòd, m. 459) piccolo, ma antico, trovandosi ricordato già nel trecento. Il nome in sloveno significa passaggio o passo di monte e sembra riferirsi ad una pedonale, che girando la cima di S. Bartolomeo, conduce oltre il monte nella valle dell’ Aborna, discendendo per Brizza a Crisnero, oppure al casale Cocevaro.
Da Percot per un sentiero in dolce discesa si è in pochi minuti a Cernizza (m. 356) donde in 20 minuti si raggiunge il fondo della valle a Dolegna (in. 211) e di qui, per la carrozzabile, in ½ ora si torna a Scrutto.
Nell’ultimo tratto si incontra prima Postacco (Puòstak, in. 176) — dopo il quale la strada passa su di un ponte sulla sinistra della Cosizza — quindi Crostù - Hrastovie), oltre il quale ritorna sulla destra su di un vecchio ponte in pietra (m. 172). http://www.comphys.com

Da Scrutto a Clodig e il comune di Grimacco

Da Scrutto risalendo per la via carrozzabile testé descritta e oltrepassata Dolegna, dopo brevissimo percorso si raggiunge Cosizza (Kosza, m. 211, 4 km. da Scrutto), la borgata che dà nome alla intera valle.
Ha chiesa e cappellano.
Vi si trova un piccolo negozio ed un’osteria.
Il paese è ricordato nel 1275 fra i feudi di Enrico Birbiz di Cividale.
L’antica chiesetta di S. Egidio (634) sul colle sovrastante apparteneva a Cosizza.
Seguitando per la via carrozzabile, passati stilla sinistra del torrente si entra nel Comune di Grimacco, di cui si tocca successivamente il casale Dolina e la borgatella di Liessa (m. 245), ove è la chiesa, relativamente recente di S. Valentino e la residenza del cappellano che ha la cura di tutto il comune eccetto Topolò.
Vi sono anche due Osterie (Bonini e Cernotta) e due modesti negozi.
Si è quindi in breve tempo a Clodig sede dell’ufficio municipale di Grimacco.
Questo comune abbraccia una parte del bacino superiore della Còsizza per una estensione di oltre 16 kmq., con una popolazione di 1444 abitanti (1901) dispersi in numerose borgatelle e casali compresi nelle frazioni di Clodig (con Clodig, Sèuza, Slapovicco e Arbìda, ab. 379), Grìmacco (con Grimacco superiore ed inferiore e Dolina ab. 182), Plataz (con Plàtaz e Canàlaz, ab. 159), Brida (con Brida superiore ed inferiore e Liessa, abitanti 182), Topolò (ab. 248), Costne (con Costne, Podcostne e Pòdlach, ab. 182), Lombai (con Lombai, Rucchino e Scale, ab. 137).

I prodotti del comune consistono in granoturco (insufficiente), frumento, saraceno, patate, fagiuoli, castagne, frutta, vino, fieno e legna.
Questi ottimi generi (castagne, frutta ecc.) si esportano.
Si alleva molto bestiame da latte.
Non è in uso il pascolo, nè vi sono latterie.
Il baco da seta si alleva in quantità trascurabile.
Gli abitanti emigrano in numero notevole specialmente in Germania ed in Austria e molti anche negli Stati Uniti d’America.

Clodig (Hlodic)

è una piccola, ma pulita e comoda borgatina, in posizione molto favorevole, come centro a cui convergono non solo le strade di questo comune, ma anche quella che mette in comunicazione quello di Drenchia col resto del mondo italiano.
Ha alcune belle case, due buone osterie (fratelli Primosig e Sdraulig Giuseppe) ambedue con alloggio (8 + 6 letti), nonchè due piccoli negozi ed un mulino.
Tiene noleggio di cavalli Primosig Giovanni.
Qui risiede il medico consorziale con Drenchia.
Qui c’è anche la scuola e la posta.
La diligenza postale fa servizio fra Clodig e Cividale, con tappa a Scrutto, due volte al giorno, occupando due ore nell’ andata ed altrettanto nel ritorno.

Sul versante sud-est del contrafforte, che divide la valle di Cosizza da quella della Rieca, si trovano situate a breve distanza fra loro le due borgate Grimacco inferiore (DolènjiGarmak,m.411) e Grimacco superiore (GorénjiGarmàk, m. 407) e un po’più alto Plàtaz (m. 531) e Canàlaz (m. 596).
Un sentiero, staccandosi dalla carrozzabile a Dolina, mena su e collega le dette borgate, all’ultima delle quali, si arriva in tre quarti d’ ora.
Da qui, ripiegandosi verso sud-est, discende in circa un quarto d’ ora alle due B r i d a (Bardo, m. 410 e 470), che giacciono sopra un piccolo sprone spiovente verso Liessa.

Brida

è ricordata come feudo Dni Jacomini de Civitate nel 1299.
Tutti questi paesi, che contano in complesso circa 580 abitanti, sono in posizione soleggiata e producono del buon vino ed abbondanza di frutta.
I molti prati che possiedono verso la sommità del contrafforte e oltre questo, permettono loro di allevare molto bestiame da latte.

Tanto da Grimacco che da Canalaz partono dei sentieri, che mettono oltre monte nel comune di Savogna.
Da Canalaz in un’ora si arriva a Cepletischis;
da Grimacco in poco più si arriva a Crisnero.
Da Canalaz inoltre un sentiero molto facile ed ameno conduce in meno di due ore a Luico, girando il fianco nord-ovest del colle S. Martino.
Una diramazione di questo sentiero conduce in cima al colle dove c’ è la omonima chiesetta, subordinata al cappellano di Liessa, della quale diciamo qui di seguito.

Ritornando a Brida (la quale ha anch’ essa un sentiero ripido pel S. Martino), si può da qui ridiscendere in una ventina di minuti a Clodig e a Liessa.
Come fu accennato, a Clodig la valle si suddivide in più gole.
Le due principali sono cagionate da un braccio allungato, che staccandosi dal Colovrat giunge fino a Clodig, e appartiene in gran parte al comune di Drenchia.

Da Clodig al M. S. Martino

Clodig, essendo l’estremo punto raggiunto dalla carrozzabile della Cosizza, è il centro opportuno per l’interessante escursione al M. S. Martino (m. 988), una delle cime più notevoli dei contrafforti del Colovrat.
Da Clodig (m. 248) una buona mulattiera conduce in circa ¾ dfora a Brida di sopra (m. 470), donde parte un sentiero che attraverso il pendio boscoso conduce, in 1 ora e ½ direttamente alla vetta.

La cima erbosa, che emerge da una corona di rocce calcari mascherate da folte macchie di avellana, è fatta a due piccoli ripiani.
Sul primo sta l’antica chiesetta di S. Martino, intorno alla quale si tiene in settembre una delle caratteristiche sagre slave, che, a dispetto dell’ altezza e della ripidità del monte richiama moltissima gente della nostra Slavia, nonchè gli abitanti delle vicine borgate austriache.
La gente assiste dapprima alla messa, eseguisce i suoi canti tradizionali, gravi e veramente sacri, ascolta la predica e dato a Dio ciò che è di Dio, si riversa a funzione compita, sui due ripiani distribuendosi in gruppi e circoli.
I barili di vino, trasportati lassù con grandi sudori e fatiche da borgate anche molto lontane, diventano i rispettivi centri degli aggruppamenti.
I litri colmi girano regolarmente in cerchio di bocca in bocca, mentre la parte solida del « comfort » è rappresentata dalla gubanza, ghiotta specialità dei paesi Sloveni.

Il colle di S. Martino ha una certa importanza strategica.
Lo compresero troppo bene i nostri buoni Slavi, quando, insorti nel 1848, ripigliarono spontaneamente il loro compito antico di vigili custodi dei confini e degli aperti varchi.
Circa 400 soldati austriaci, provenienti dalla valle dell’Isonzo e diretti a Udine per unirsi a quelli che stavano per bombardare la città, non osando affrontare il passaggio di Pulfero, difeso da forti gruppi di volontari paesani, avevano pensato di approfittare dell’altro importante varco, che per Luico viene a sboccare nella valle della Rieca.
Ma anche qui tutta la popolazione maschile vigilava in armi coll’incoraggiamento personale del sacerdote Muzzig (allora cappellano di Tercimonte e poi parroco di S. Pietro), e custodiva giorno e notte il passo, mentre le donne, eroiche anch’esse, portavano da mangiare a questi soldati improvvisati.
Allora i cacciatori austriaci, spostandosi dalla strada, passarono il confine seguendo la cresta del contrafforte del Colovrat e comparvero sulla vetta piramidale di S. Martino, rendendosi dominatori del luogo e in grado di annunziarsi con segnali a Udine ed oltre.
Divulgatasi in un baleno la cosa, tutte le campane del distretto chiamarono a raccolta e si organizzò un vano assedio al monte con un’ audacia, che non ha spiegazione se non nell’epico entusiasmo del 48.
Ma gli Austriaci, sicuri del fatto loro, diedero di notte coi razzi i loro segni convenzionali al grosso delle truppe, che stava sotto Udine.
Queste intanto cominciarono il bombardamento della città, che non tardò a capitolare, mentre gli Slavi con generosa determinazione avevano già stabilito di recarle soccorso abbandonando le proprie posizioni.
E così tutto finì, essendo tosto sopraggiunto l’ordine del disarmo e della sottomissione.

Dalla cima si può discendere oltre che per la via della salita per varie altre.
Calandosi verso nord per un viottolo che parte dalla chiesa (965 in.) e percorre il dosso erboso ed arrotondato del monte si arriva in un quarto d’ ora al passo di Chiùts (Na Chiuce della tavoletta, m. 800 circa), donde in 20 minuti scendendo verso Oriente si raggiunge Topolò (Tapoluòve, m. 580), la più grossa borgata del comune di Grimacco.
Topolò
Topolò
La sua situazione non è delle più comode, perciò le molte case del paese sono scaglionate sulla costa del monte, sotto alla chiesa e in mezzo alla campagna ripida, ma buona e a molti prati.
Si coltivano con profitto le frutta ed anche la vite.
Ha cappellano e scuola, nonchè un paio di modeste osterie, dove il forestiero può ristorarsi discretamente.
Un documento del 1275 nomina Topolò fra i feudi di Conone e Volrico di Mumiglano.
Da Topòlò un buon sentiero conduce in circa mezz ora a Seuza (343) paesello in ottima posizione con buona campagna, messa a viti, e con molta frutta.

Da Clodig al M. Kum

Una pedonale, passando la Godoriana sale su per la costa di Oznebrida, conducendo in pochi minuti a Sverinaz (m. 363), borgatella appartenente alla frazione di Clodig.
Mentre la pedonale continua ad ascendere lungo il fianco occidentale della costa, come strada ufficiale del comune di Drenchia, un altro sentiero, girando ad oriente in linea quasi orizzontale, conduce ai due piccoli gruppi di case Slapovicco (Slapovik, m. 321) e un po’più lungi e più in alto (m. 383) Arbida, persi nella solitudine della valle della Rieca.
Come frazione la più inoltrata nella stessa valle, ma in monte, a 5 chilometri da Clodig a nord del Kum, diviso da esso da un piccolo avvallamento si trova Lombài (m. 581), in magnifica posizione sopra un piccolo dosso spianato e ricco di vegetazione.
Percorrendo il dosso, si trova dopo breve strada Rucchino (Rukin, m. 652) e un po’più a nord-est Scale (m. 657) che prospetta sul Judrio ed è molto vicino al confine del regno.
Da Rucchino parte un sentiero che conduce direttamente e comodamente al monte Kum od Hum (m. 917, 2 ore da Clodig).
Dalla cima di questo si gode una splendida vista sulle vallate sottostanti, come pure verso le cime prealpine e la pianura.

Si può discendere verso occidente lungo il crinale, raggiungendo la borgatella di Podlach (m. 461), e più basso, Costne (m. 434) e Podcostne (m. 390) formanti la frazione di Costne.

Nel punto più in vista della costa si trova la chiesetta di S. Mattia (m. 501), solitaria e in mezzo ad una forte vegetazione.
Da Podcostne in pochi minuti si è a Clodig (dalla cima del Kum poco più di 1 ora).

Da Clodig a Drenchia

Da Clodig, raggiunta Svenìnaz per la via precedentemente indicata, si prosegue per una buona e ben ombreggiata mulattiera che fra i castagni sale a mezza costa del pendio raggiungendo in meno di un’ ora Trusgne (m. 6dB), la prima borgata del comune di Drenchia.
Di lì, toccando Oznebrida (Oznehardo, m. 648), villaggio ricordato in un documento del 1300), in pochi minuti si raggiunge Cras (m. ~91), sede del comune e della parrocchia di Drenchia.

Questo comune ha un territorio non molto esteso (kmq. 13), nè densamente popolato (ab. 1239, nel 1901); esso occupa l’estremo lembo di NE del regno d’Italia.
Le sue borgate (meno i due piccoli gruppi Paciuch e Peternel) sono disposte in semicerchio sulle falde del Colovrat e sui contrafforti che limitano la valle della Rieca, a un livello fra i m. 663 (Trusgne) e m. 817 (Prapotnizza).
Stando nel capoluogo, con uno stupendo colpo d’ occhio si domina tutto l’ ampio anfiteatro.
Il paesaggio è quanto mai pittoresco.
Al disopra delle borgate centrali si allineano, in direzione di est con lieve tendenza al sud, liscie e verdeggianti le arrotondate ondulazioni del Colovrat, sulla cui cresta corre il confine politico.
Sotto le cime eguali nella zona media si distende la larga fascia dei campi fertili, ma ripidi, frammezzati dalle biancheggianti borgate.
Ai punti estremi vigilano solitarie dall’ alto delle propaggini le due chiese del comune.

La popolazione è rotta a tutte le fatiche, quindi robusta e sana.
La sua campagna dà patate, fagiuoli, legumi, frumento, orzo, saraceno e qualche po’di granoturco.
La vite si coltiva in piccola quantità nei luoghi più adatti, ma dà un vino assai scadente.
Abbondano le frutta, che si esportano ed in parte si adoperano per farne del buon sidro.
In quantità discreta si esportano anche le castagne.
I prati producono molto e buon fieno.
L’allevamento del bestiame è notevole.
La pastorizia non è in uso e non ci sono latterie.
Il comune dà un forte contingente all’ emigrazione, mandando all’ estero (Austria-Ungheria, Germania, Stati Uniti d’ America) circa 500 tra uomini e ragazzi, la maggior parte come braccianti ed alcuni come venditori ambulanti.

Le frazioni del comune sono:
Cras (ab. 336, con Cras, Trusgne, Oznebrida e Lase);
Drenchia (ab. 357, con Drenchia superiore ed inferiore,
Trinco,
Zuòder e Crai ;
Prapotnizza (ab. 235, con Prapòtnizza e Clabuzzaro);
Obenetto (ab. 311, con Obenetto, Peternel, Zavàrt, Paciùch, Malinsche e Obranche).
Gruppo di donne del drenchiotto
Gruppo di donne del drenchiotto
Il capoluogo è Cras in aperta e magnifica posizione sul ripiano di una piccola sporgenza che scende ripida nella valle della Rieca o Drenchiotto.
Il municipio, che serve anche per la scuola mista rurale, è di data recente e serve di decoro alla piccola borgata situata un po’ più basso.
Presso il municipio c’è un’ ottima osteria (Luca Sauli) con alloggio (6 letti), nonché la casa canonica del curato, che regge la parrocchia.
Prima del 1784 Drenchia era soggetta ecclesiasticamente alla parrocchia austriaca di Volzana (Volce) nella vicina valle dell’Isonzo, ma, dietro istanza della popolazione, in quell’anno fu eretta in curazia indipendente subordinata, come le altre parrocchie del distretto, al capitolo di Cividale.
Ha una filiale a Zavàrt.
La chiesa parrocchiale (S. Maria Assunta) sta solitaria sul punto più elevato (m. 751) della più volte nominata costa di Oznebrida, sopra Cras.
La vista che da lassù si gode, si espande a largo su tutte le montagne della regione.
La chiesa non è nè grande, nè antica, ma si presenta benino.
Da Cras vi si ascende pèr un sentiero sassoso e ripido, molto battuto dal vento.
Per comodità del curato e dei devoti, unita alla canonica c’ è da pochi anni in qua una cappella dove, occorrendo, si celebra la messa nei giorni feriali. Il capoluogo è congiunto colle altre borgate con buone mulattiere, quasi sempre pianeggianti.

Il giro delle borgate di Drenchia

Fontane di Drechia
Fontane di Drechia
Dal capoluogo per la via che, cominciando a nord-est, percorre il grande semicerchio (lei comune, terminando verso sud nell’ estremità orientale, s’incontra dopo una ventina di minuti Lase (m. 745) sopra una piccola sella tra il Colovrat e la costa di Oznebrida.

Proseguendo, troviamo a brevi distanze fra loro e su per giù al medesimo livello sulle pendici del Colovrat, Drenchia (Dreka) superiore (m. 756) ed inferiore (m. 725), Trinco (m. 730), Zuòder (m. 755) e Crai (m. 606).
A Trinco c’è una stazione di guardie di finanza, a Crai una scuola mista.
Sopra Crai (che tradotto in ital. significa estremità) c’è la piccola ma importante sella Za gràdan (1) a 1072 metri, dove un sentiero molto frequentato passa il confine politico e conduce in un’ ora e mezzo a Volzana (Volce, m. 213, ab. 738) presso Tolmino.
Strada da Zuoder a Prapotnizza
Strada da Zuoder a Prapotnizza
Proseguendo il giro del comune, la strada, che diventa ancora più interessante e bella, piega a sud lungo il contrafforte, che qui si stacca dal Colovrat per correre parallelo al Judrio ed al confine dello stato.
In pochi minuti si arriva ad un bivio (m. 760); un ramo di strada piegando ad est intorno ad una prominenza del contrafforte (m. 990), conduce in altri pochi minuti a Clabuzzaro (Klabutsàr), che sta a m. 797, sopra un piccolo sprone fra due insenature.
Nelle vicinanze di questo paesello nasce il torrente Judrio, il quale assume ben presto l’importante ufficio di confine fra l’Italia e l’Austria.
In un quarto d’ora da Clabuzzaro si arriva al passo Slieme (m. 865) sul confine politico, e da là si discende nella valle dell’Isonzo a Cighino (Ciginj, ab. 280), oppure a Volzana, oppure ancora a Ronzina (Rocinj, m. 204, ab. 705), più basso verso Canale.

Ritornando al bivio, l’altro ramo di strada, seguendo il contrafforte, conduce in pochi passi a Prapotnizza (Pràponza), bel paesello a 800 metri, con larga e magnifica vista.
Proseguendo per la cresta, ad un certo punto molto stretta e fiancheggiata da prati in forte pendenza, dopo una ventina di minuti si raggiunge la chiesetta di S. Volfango (Svet Stuoblank), unica filiale della parrocchia, che sta sul dorso un po’elevato (m. 754) del contrafforte.
E' notevole la sua sagra, la quale scade nella domenica susseguente alla festa di 8. Ermagora.
Vi interviene molta gente di qua e di là del confine, e la festa si svolge sul prato all’ ombra refrigerante degl’ immancabili tigli, con grande consumo di ciambelle, gubana, prosciutto, vino, ecc.

Il percorso descritto da Cras a S. Volfango si fa in un’ora di buon cammino.
Un po’ più sotto la chiesa sul versante interno al semicerchio si trova Zavàrt (m. 635) dove risiede il cappellano e dove c’è anche la scuola per le circonvicine borgate.
Da Zavart una via discende ripidamente in fondo alla stretta e silvestre valle, passando prima per Obenetto (Debenjé, m. 550) che sta a mezzo monte.

Perduto sui fianchi orientali del Kum a sud di Scale e di Rucchino (borgatelle del com. di Grimacco), verso il Judrio si trovano i casali di Malinsche, per un curioso giro di confini spettanti al comune di Drenchia.
Ad essi conduce il sentiero che da Zavart passa per Rucchino e poi continua, girando il Kum, per Tribil di sopra, ove si arriva da Zavart in un’ ora di cammino.
Sulle pendici settentrionali del Kum si trova un altro piccolo abitato, Obranche, a cui si accede, con pochi minuti di cammino, per la strada Rucchino-Lombai, la quale discendendo giù nella gola della Rieca, mette capo ai casali Peternelli, che stanno in fondo (m. 321).
Nella stessa gola più addentro, alle radici del Colovrat si trova finalmente anche Paciuch (m. 373).
Due ripide pedonali mettono a questa località, calando rispettivamente da Cras e da Prapotnizza.
A Paciuch comincia la pedonale che percorre la gola seguendo il torrente Rieca.
Lungo il percorso a diverse tappe vi fanno capo anche i viottoli, che discendono da S. Volfango (Zavart) per Obenetto e da Rucchino per Obranche e Lombai, di modo che la strada della valletta si deve considerare come la strada principale che unisce le frazioni orientali del comune a Clodig.
Il tratto da Paciuch a Clodig si può percorrere in circa un’ora di cammino.•
Da Paciuch a Cras s’impiega una ventina di minuti, a Praponza circa mezz’ ora.
Un po’ più lunga è l’ ascesa dal fondo della valle a S. Volfango e a Rucchino.

La salita al Colovrat

Lase (m. 745) è la località più opportuna per compiere la salita del Colovrat, l’elevato e regolare dosso erboso che separa la vallata dell’Isonzo dalle testate delle valli fra la Rieca e il Judrio, e che culmina col cosi detto Cuk (1~48 m.).
Un buon sentiero che attraversa una regione abbastanza pittoresca conduce in circa 1 ora alle due borgatelle di Ravne (inferiore, ab. 38 e superiore, ab. 52) che sono già oltre confine (comune di Luico), sebbene ancora nel versante della Rieca.
Sono questi i due abitati più alti delle Prealpi Giùlie raggiungendo con le loro ultime case rispettivamente m. 1028 e 1050 sul livello del mare.
I due villaggi mostrano ancora molte delle case con i caratteristici tetti di paglia, presentano intorno e sopra alcune coltivazioni.
Alla cima del Cuk si sale facilmente in meno di mezz’ora; da essa si gode un’ampia e bella vista da una parte sulle vallate italiane e su tutta la pianura friulana fino al mare; dall’ altra sulla sottostante amenissima valle dell’ Isonzo, sulla catena del Krn e su tutta una ridda di monti vicini e lontani.
Per non ripetere la stessa strada, dal Colovrat si può fare ritorno verso l’ occidente per Ravne e Luico (¾ d’ ora), donde si può tanto scendere nella valle dell’ Isonzo, quanto in quella di Savogna.
Si può anche percorrere la dorsale erbosa del Colovrat verso oriente e discendere per la china erbosa, ad una od altra borgata di Drenchia.

Il Colovrat presenta caratteri botanici simili al Matajur ed è notevole fra altro la presenza di specie alpine che altrove si raccolgono a maggiore elevazione.
Si trova fra l'altro il Leontopodiurn alpinum.
Intorno alla flora di questo monte cfr. Bck v. MANNAGETTA und LERCHEZAU, Die Verbreitung der mediterranen illiryschen ecc., Sitzungsber. Ak. Wiss. in Wien Math. Nat. Kl. », Bd. 116, pag. 46-51.

Da Merso a Stregna

Riprendiamo ora i nostri itinerari da Merso di Sopra.
La strada carrozzabile che rimonta ’ Erbezzo, toccando Pizzig, conduce a Zamièr (m. 206), ove attualmente essa ha termine, ma si sta presentemente prolungando su per i fianchi del monte in direzione di Stregna.
Zamièr spetta già a questo comune, ed è anzi l’ unica borgata di esso la quale si trovi nel fondo della valle.
E’ quindi punto di convegno per tutte le fraziòni, che vi trasportano i generi da vendita e levano le merci importate.
Qui confluiscono anche i torrentelli delle due vallette separate dalla costa di S. Paolo.
Vi sono due osterie; la principale (Filippo Beuzer) tiene anche alloggio (letti 3, negozio e regia privativa).
Vicino si trova anche un molino.
Il minuscolo paese è di data recente.
Da Zamièr una mulattiera che sale lungo la estremità della costa di S. Paolo passando per Postregna (Podsriédnie, m. 276), nota per il buon cividino, conduce in circa ½ ora a Stregna (m. 404), capoluogo del comune omonimo.
E’ questo mediocremente esteso (19 kmq.) e popolato (1756 ab. nel 1901), tutto in monte occupando l’alta valle dell’Erbezzo, chiudendola in semicerchio con alture che non arrivano a 700 metri, se si eccettua il Kum (m. 905), che è un po’ al di là, ed il monte S. Giovanni (m. 703).
Alcune sporgenze, specialmente la costa di S. Paolo, spingendosi verso l’interno della valle, la suddividono in piccole gole ed insenature, che rendono il paesaggio molto accidentato e pittoresco.
I prodotti della plaga sono i soliti: granoturco, frumento, saraceno, patate, fagiuoli, castagne, frutta, vino, fieno e legna.
Si alleva molto bestiame da latte e parzialmente anche da lavoro.
Non è in uso il pascolo e non esistono latterie.
S’importa il granoturco e si esportano castagne, frutta, vino, fieno e legna.
L’emigrazione (Germania, Austria, Stati Uniti) dà un contingente limitato.

Le borgate del comune sono:
Zamiér, Postregna, Stregna, Cernetig, Presserie, Varch, Clinaz, Melma, Gnidovizza, Trìbil di sopra, Dughe, Polizza, Saligoi, Oblìzza, Raune, Podgora e Trìbil di sotto, aggruppate nelle frazioni Stregna (ab. 568), Trìbil di sopra (ab. 460), Oblirza (ab. 836) e Trìbil di sotto (ab. 177).

Il capoluogo Stregua (Srìednj e, m. 404)

è in posizione aperta e soleggiata sulla testa della costa di S. Paolo.
La sua chiesa (S. Paolo, m. 521), che sta sopra il paese, domina dall’ alto la vallata di S. Leonardo con un magnifico e largo colpo d’occhio.
Il paese ha la scuola rurale e non manca di osteria.
È piccolo e non presenta nulla di notevole.
E' ricordato nel 1275 tra i feudi di Enrico Birbiz di Cividale.
Ha buona campagna con molte frutta ed eccellente cividino.

In giro per i paeselli del comune di Stregna

La via proveniente da Merso, erta da Zamiér fino a Stregua, continua poi piana e comoda quasi alla sommità della cresta e conduce in pochi minuti a Cernétig (504 m.), dove risiede il cappellano di S. Paolo, e subito dopo a Presserie (Presserié, m. 505) quindi, declinando un po’ e tosto riascendendo, a Varch (in. 586), borgatella che si trova verso la sommità del contrafforte principale.
Un sentiero discende da Varch nella valle del Judrio, dove, dopo meno di mezz’ ora di cammino, si trova Melina, che sta in fondo alla valle sulla destra del torrente.
Da Melina in pochi minuti si giunge a Salamant (m. 277, comune di Prepotto) e Bordòn (m. 280) ove comincia la strada carreggiabile che fiancheggiando il Judrio mena a Prepotto.

Se invece di discendere nella valle, da Varch (che in sloveno significa cima) si piega per la sommità del contrafforte verso nord-est, prendendo una comoda pedonale, si arriva in una ventina di minuti a Clinaz, paesello sul versante del Judrio a 571 metri.
Qui c’è una stazione di guardie di finanza con piccolo ufficio doganale.
Tanto da Clinaz che da Melina ci sono delle pedonali, che passando il Judrio e scavalcando ’ ultimo contrafforte del Colovrat, mettono a Canale nella valle dell’Isonzo, con due ore di viaggio da Clinaz ed una e mezzo da Melina.

Continuando da Clìnaz sempre verso nord-est in un quarto d’ora si giunge a Gnidovizza (Ghnjidouza) a 582 metri, presso la sommità del contrafforte verso il Judrio; poi subito dopo, nel versante di qua, a Polizza (575 m.) ed in altri pochi minuti a Tribil di sopra (Gorénji Tarbì) a m. 640.
Questa borgata che si trova sopra una larga ed aperta spianata del contrafforte a sud-ovest del monte Kum, ha chiesa e cappellano.
La scuola rurale mista per tutte queste borgate si trova invece a Polizza, essendo quello un punto più centrale.
Sul posto dell’odierna chiesa di Tribil (fig. 151) preesisteva un’altra, intitolata SS. Trinità al lago, che era considerata come un piccolo santuario.
La denominazione al lago (na jèzeri) sarebbe derivata, secondo la tradizione, dal fatto, che, scavando le fondamenta dell’ antica chiesa, ne sarebbe sgorgato un getto d’acqua quasi da un lago sotterraneo.
Tribil d'inverno
Tribil d'inverno
In tutti questi paesi, benchè alti e d’inverno molto freddi, si coltiva ancora la vite, la qualità ribolla nelle posizioni più favorevoli, il marvan nelle più elevate.

Da Trìbil è bello ascendere al vicino monte Kum (m. 905), che spicca isolato sulle altre alture.
Ne abbiamo già parlato a pag. 678.
Da questo lato appare come gigantesca piramide arrotondata e rivestita di erba, a prati lisci ma ripidi, fino alla cima, che da Tribil si raggiunge comodamente in tre quarti d’ora.
Tribil è un centro donde partono varie pedonali in tutte le direzioni.
Si può discendere giù nella valle del Judrio e passare in Austria; girando i fianchi del Kum in poco più d’un’ora si arriva a S. Volfango (m. 754) in comune di Drenchia; con un’altra ora di cammino si discende nella valle del Cosizza in comune di Grimacco.

Inoltre a Tribil si stacca del contrafforte il braccio leggermente curvo, che chiude il fondo della valle dell’Erbezzo e, prolungandosi in direzione sud-ovest fino a Merso di sopra, la divide da quella del Cosizza.
Una pedonale facile e molto piacevole fra molti prati mena lungo tutta la cresta, che si percorre comodamente in due ore, o poco più, passando per Cravero (m. 506) lungo la chiesa di S. Andrea (m. 547) e terminando con graduale pendenza a Merso.

Piegando dunque da Tribil per la detta pedonale a un quarto d’ ora, o poco più di distanza s’incontra la borgata Dughe (m. 576).
Qui il sentiero si biforca per riunirsi dopo aver girato un alto e largo colle che si spinge col fianco meridionale in forma di sprone nell’ interno della valle ingombrandola notevolmente e stringendola contro la piccola costa di S. Paolo.
A 25 minuti da Dughe, un po’più basso, fuori di strada, si trova Sàligoi (m. 509) piccolo gruppo di case con scuola, e cinque minuti più innanzi sopra un piccolo ripiano dello sprone a livello di Dughe sulla via sopradetta s’incontra Oblizza (m. 548) in posizione aperta con larga e bella vista.
Qui e’ è una bella chiesina, con cappellano che serve per tutti i dintorni.
Più sotto verso il fondo stretto e silvestre della valle giace Podgòra (m. 889).
Una strada molto ripida e sassosa, la quale percorre una piaga favorevole per la vite, che vi abbonda, unisce le due borgate e discende nella valletta, per continuare ancora incomoda, rotta ad ogni momento dai torrentelli e nelle piene resa quasi impraticabile, fino a Zamier, dove da Oblizza si arriva in un’ora.

Ripigliando la strada in alto, in linea orizzontale oltre una insenatura fra lo sprone di Oblìzza ed il monte S. Maria Maddalena, a una mezz ora di distanza è Raune (m. 510) sul fianco meridionale di detto monte.
Il monte, che è alto metri 685, ha preso il nome dalla chiesetta di S. Maria Maddalena, la quale anticamente serviva per tutte le borgate da Trìbil in qua.
Di essa ora non rimangono che poche ruine rivestite di erba.
Da Raune e così pure da Oblìzza, con circa tre quarti d’ ora di strada ed anche meno, si arriva a Liessa e a Clodig nella parte superiore della valle del Cosizza in comune di Grimacco.

Al di fuori della via qui descritta è Trìbil di sotto (Dolénji Tarbl, m. 587) che si trova a sud-est di Stregua sul fianco del contrafforte e precisamente sotto il monte San Giovanni (m. 703), a una mezz’ ora dal capoluogo, da cui è diviso da una piccola valletta, e a 15 minuti da Varch.
Esso è in buona e ricca posizione, tanto piana, benché in monte, che vi si usa ’ aratro per lavorare i campi.
Non è grande, ma ha belle e comode case ed una chiesetta, che sta appollaiata sulla cima solitaria del monte cui ha dato il nome, e che è subordinata al cappellano di S. Paolo.
Giovanni Trinco

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