Problemi di grafia dei toponimi sloveni

Božo Zuanella affronta il problema della scrittura dei toponimi sloveni nelle Valli del Natisone: Ščigla o Ščigle?".
Tonca Ponediščak col suo articolo: " Ščigla al Ščigle?" ("Dom" Giugno 1980) ha aperto un interessante dibattito sulla grafia dei toponimi sloveni delle Valli del Natisone. In realtà alcuni di questi toponimi appaiono scritti ora in una forma ora in un'altra (cfr. " Beneška Slovenija " di Simon Rutar, Ljubljana 1899 e la recente " Carta dei nomi geografici con forma italiana e slovena nel Friuli -Venezia Giulia ", Ljubljana 1974).

Il caso di Ščigla/Ščigle e di altri toponimi analoghi (Brišča/e, Naukula/e, Kolieša/e, Bijača/e ecc.) è più complesso di quanto si creda perciò questo mio intervento ha lo scopo di presentare il problema, più che di risolverlo.

A) Per la maggior parte dei nostri toponimi non esistono problemi di grafia; mi riferisco a quelli, e sono la maggioranza, di cui è evidente il genere femminile, maschile o neutro singolare [es. Polica (femm.), Kravar (m.), Bardo (n.)].

Non ci sono difficoltà di grafia neppure per quei nomi che hanno la desinenza in -e e che sono sicuramente femminili plurali (es. Laze o Skale). La stessa cosa vale per i nomi maschili plurali (es. Cernetiči).

NB.) Per verificare il genere ed il numero di un sostantivo è sufficiente declinarlo al genitivo, all'accusativo o al locativo e osservarne le rispettive desinenze in uso.

B) Le difficoltà sorgono per una serie di nomi di origine prevalentemente oscura, che hanno la desinenza plurale in -a. Questi nomi sono certamente plurali poiché nell'uso corrente si declinano come tali (es. Jest sàn taz Ščigli, gos Kolieš, ta od Naukul, taz Brišče al taz Bijač ecc. - si tratta di genitivi plurali).

Ciò viene confermato dalla corrispettiva forma ufficiale italiana (o meglio friulana) che ha il caratteristico suffisso plurale in -is (es. Cicigolis, Oculis, Brischis, Biacis).

A questo punto i casi sono due: o si tratta di nomi femminili plurali con desinenza dialettale in -a (e allora nella lingua letteraria dovrebbero essere scritti correttamente con la desinenza -e / Ščigle, Kolieše, Naukule, Brišče, Bijače / come "hiše, mize " ecc.) oppure sono dei neutri plurali (in questo caso la desinenza in -a sarebbe perfettamente a posto).

In questo dilemma è contenuto tutto il problema che però non è di facile soluzione per i seguenti motivi:

a) Nel nostro dialetto sloveno la declinazione dei sostantivi femminili e neutri plurali è in alcuni casi pressoché identica (genitivo, accusativo e soprattutto dativo: žene (f) = ženan, korita (n) - koritan) mentre nello strumentale e nel locativo è incerta e soggetta a variazioni tali da non permettere praticamente la distinzione dei generi (nella lingua parlata si passa disinvoltamente da una desinenza all'altra e si possono ascoltare ad es. le seguenti forme: " San tau Ščiglah (femm. plurale), tau Ščigleh o Ščiglih " (maschile o neutro plurale); questo vale per il locativo mentre nello strumentale si passa ad es. da una forma: " s Ščigli " (maschile e neutro pl.) a un'altra: s Ščiglam(i) (femm. pl.).

Per verificare con precisione il genere di questi toponimi bisognerebbe fare ulteriori ricerche soprattutto fra le persone anziane.

b) Alcuni sono convinti che la forma dialettale Ščigla sia un femminile plurale e pertanto scrivono Ščigle; e non senza ragione! Infatti nella Benecia esistono dei toponimi con desinenza in -a che si rivelano realmente come femminili plurali.

E' il caso di Liesa che si declina come un sostantivo femminile plurale (" san ta na Liesah ", " san paršu taz Lies ").

Ho già dimostrato (cfr. " Novi Matajur " n. 13-1/15.7.1979) che il toponimo Liesa / it. Liessa non ha nulla a che vedere con "lies " (legno, " bosco ") ma che deriva da " lesa ", dial. " liesa " (ograja, navadno spletena iz šibja, protja) che è sicuramente di genere femminile; pertanto, nella lingua letteraria, si dovrebbe scrivere correttamente: Lese.

c) Di regola, nella lingua letteraria slovena le desinenze dell'aggettivo sono identiche alle desinenze del sostantivo neutro sia al singolare che al plurale (es.: lepo korito; lepa korita).

Nel dialetto sloveno delle Valli del Natisone questa norma vale solo per il singolare (es.: lepo kladvo) anche se le eccezioni non mancano (es. lanske lieto) mentre si usa per l'aggettivo plurale la desinenza femminile in -e (es.: lepe urata; velike korita; debele kladva ecc.); stando così le cose è impossibile determinare con l'aiuto dell'aggettivo il genere dei toponimi di cui ci interessiamo in quanto risultano ad es. i seguenti esiti: " lepe Ščigla "; " lepe Bijača", ecc.

d) Nella formazione dei nostri toponimi dobbiamo tener presente anche l'influsso dello " akanje " che tende a ridurre in a le semivocali (es. Tàrst, pàrst, kàrt invece di Trst, prst, krt) e alle volte perfino le finali in e (Robidišče = dial. Arbišča, Sovodnje = Sauodnja; " Vi (più persone) hodita, dielata, bota " invece o accanto a " Vi hodite, vi dielate, vi boste "; " na "(non) invece di " ne "; es.: " na vien ".

Conclusione.

E' importante individuare con certezza se i toponimi di cui sopra sono femminili o neutri plurali; se risulteranno femminili allora negli scritti scientifici, nella pubblicistica, a livello ufficiale bisognerà adeguarsi alla norma della lingua letteraria ed usare la denominazione Ščigle (personalmente propendo per questa soluzione) altrimenti Ščigla (neutro plurale) conserverà la forma attuale; in ogni caso a livello dialettale si potrà e si dovrà continuare a parlare o scrivere di Ščigla è non di Ščigle (nella lingua letteraria italiana non è permesso scrivere Nappole ma Napoli anche se la prima denominazione è regolarmente usata da tutti i napoletani).
Božo Zuanella

Preparazione Ruben Specogna

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