TOPONIMI del Comune di San Leonardo

Božo Zuanella ha fatto una ricerca sul significato dei toponimi di tutti i paesi delle Valli, pubblicata a suo tempo ( anni 1980-86) su DOM. E' augurabile che quanto prima questo lungo lavoro, assieme a quello sul significato dei cognomi, diventi oggetto di pubblicazione. Nel frattempo chi lo desidera può consultare il significato del nome del suo paese su Lintver. Il nome del paese può essere ricercato col motore di ricerca interno.

Pičič (Picig o Pizzig)

"Go par Pičiče, gor od Pičiča". A. 1677 Cesnig de Dolia sive Pieigh; a. 1708 Cesnig de Duole sive Picig; a. 1748 Crucii de Duolle. (Liber baptizatorum S. Leonardi).

Come appare dalle annotazioni antiche il nome della località era in origine Duole e Pičič.

Il sostantivo sloveno "Dol" è un vocabolo antiquato e sta per "dolina" (= valle). Il significato dei toponimo Duole (notare la dittongazione della o > uo) è dunque trasparente: "località situata nella valle".

In Carinzia abbiamo i toponimi Dole (10 x), mentre in Slovenia sono numerose le località denominate Dol; citiamo anche alcuni microtoponimi del tipo "dol" presenti nelle nostre valli: torrente Dùla (in com. di Faedis), Dùola (sotto Azzida), Dolac e Dol ("pod Duolan") presso Tercimonte, Dùolič presso Goregnavas. Cfr. anche "Dojàni (< Doljàni) in opposizione a "Gorjani.

Pičič è il diminutivo della voce dialettale Pič e significa: "angolo, cantuccio". Pič deriva dal friulano Piz (Nuovo Pirona, pag. 770). Credo che la forma antica "Duole" sia stata coniata dagli abitanti della montagna i quali dovevano recarsi spesso nella valle mentre la forma attuale (Pičič) è stata creata, forse, dagli abitanti di San Leonardo in quanto, dal loro punto di osservazione, la località si trova effettivamente in un "angolo nascosto, alla fine, alla estremità di una piccola valle laterale". La località può vantare una terza denominazione: ČIŽGUJ o Čižuj (it. Cicigoi superiore e inferiore); a. 1707 Cesnig de Cicigoi (Liber baptiz. S. Leonardi).

La forma slovena è derivata dalla contrazione di Cičigoj mentre quella italiana non è altro che il cognome sloveno Cičigoj molto diffuso nella Rečanska dolina e presente anche a Pičič. Si tratta di un cognome di difficile interpretazione, di cui è chiara soltanto la seconda parte (-goj) derivante dai verbo "gojiti" (ESSJ, I, pag. 156); questa desinenza dimostra che si tratta di uno dei più antichi cognomi presenti in zona.

BÀJER (it. Baier)

"do par Bajerje, dol od Bajerja". (1 casa).

Si tratta di una casa costruita sulla riva sinistra del torrente Erbezzo, nei pressi di Pičič; la località ha preso il nome da un vicino "bajer" che si trova nel letto del suddetto torrente in prossimità della casa. Il vocabolo "bajer" e sinonimo di "ver", "verin" o "berin" (cfr. in proposito il toponimo "Pačuh") e significa: "luogo particolarmente profondo del fiume, pozza d'acqua profonda".

Diversi studiosi fanno derivare "Bajer" dal tedesco "Weiher" (= vivaio di pesci, "piscipa") che a sua volta deriva dal latino "vivarium" (= peschiera. Cfr. F. Rezlaj ESSJ, I, pagg. 9). Anche i "verini" o "berini" hanno spesso dei nomi specifici.

Eccone alcuni: "Okovnjak" (dalla forma circolare), "Kotlìč" (che richiama alla mente la forma di una piccola caldaia), "Perivnjak" (usato per lavare i panni) presso Grimacco; "Te sriednji" (il mediano), "Te globoki" (il profondo) presso Topolò; "Čarin verin" (il "verin" nero, per la sua profondità o per la sua posizione in ombra) presso Gnidovizza.

PODLAMÙJE

(1 casa)

(= località sotto "Lamuj e"). Lamùje è denominata la località (bosco e prato) che si estende da Altana verso Bajer e Pičič.

Il microtoponimo è documentato già nel 1661 ("prato Saglamuiam") e nel 1670 ("prato Sallamuiam") (cfr. livelli Chiesa di S. Leonardo). Di Lamuje propongo questa ricostruzione:

Lom + -0v + -je > Lomovje > Lamùje (fenomeno dell'akanje e regolare riduzione del gruppo 0V in u). Nella lingua slovena "lom" (da "lomiti" = spezzare) significa anche: "linea geografica dove il terreno da pianeggiante comincia a diventare ripido". Lamùje è un plurale collettivo.

Lom è anche un microtoponimo tra Montefosca e Stupizza e presso Dolienjane (it. Dolegna).

KÒZCA (Cosizza)

"u Kozci, taz Kozce". Gli abitanti: Koščanj'.

A. 1275 in Cusiza (di Prampero); a. 1638 Supancig de Cosiza; a. 1640 Terzan de Cosiza; a. 1632 Tuossa de Cosiza; a. 1655 Comun di Cosizza (Liber baptiz. S. Leonardi e Livelli chiesa di S. Egidio).

I1 paese si divide in due parti:

Gorenja in Dolenja Kozca. Kozca (Cosizza)

è anche il nome del torrente che scorre accanto ai paese e si getta poi nei fiume Natisone presso il Ponte S. Quirino dopo aver raccolto le acque dell'Erbezzo e dell'Alberone. Dato che questo torrente, nel suo corso superiore, è denominato Rieka (it. Rieca) si può presumere che nel suo corso inferore abbia preso il nome dal toponimo Kozca / Cosizza di cui ci stiamo occupando.

Di questo nome si sono interessati diversi autori (F. Bezlaj, G. Battista Pellegrini, Pavle Merkù) e tutti sono concordi nel farlo derivare dal sostantivo sloveno "kozica" che ha assunto diversi significati: "casseruola", "padella", e, in senso traslato, "cavità del terreno", "conca" ecc. (cfr. ad es. il microtoponimo "Kiznénik" presso Podar di Vernassino, chiamato così per la caratteristica forma a catino del terreno, simile appunto all'antico recipiente di forma circolare usato come misura e chiamato da noi "kiznénik").

Il paese di Kozca (forma riduttiva di Kozica) ha preso il nome dalla sua posizione geografica dato che si trova in una "conca", termine questo che deve essere preso in una accezione molto ampia.

Da notare che presso Erbezzo / Arbeč c'è il microtoponimo Kozca annotato già da F. Musoni nel suo opuscolo "Tra gli Sloveni di Montefosca" (Udine, 1898).

ČARNICA (Cernizza)

"u Čarnici, iz Čarnice".

A. 1602 Chiesa de santo Daniele situata sopra il monte de Cerniza (Missio); a. 1643 Cernizza; a. 1668 Vogriz de Cernizza; a. 1692 Petrusin de Cernizza, Sdraule de Cerniza; a. 1741 Sdrauhz de Cernizza (Liber baptiz. S. Leonardi). I1 significato preciso del toponimo lo troviamo sul Vocabolario della lingua slovena letteraria:

"črnica" = "terra di colore nero o scura molto fertile e produttiva" (lo sloveno "črn" = nero).

Diversi frutti, piante o animali hanno preso il nome dal loro colore nero, nerastro o scuro, ad es. "praprot črnica" (particolare tipo di felce), "črnica" (serpente non velenoso, di colore scuro, presente nella Primorska e corrispondente al nostro "uož" o "črni modràs" (cfr. SSKJ, pag. 314). "Carnice", nel nostro dialetto sloveno, sono i mirtilli; è usata anche la forma collettiva "čarničuj e črničevje"); da notare che questa voce slovena è presente anche nella lingua friulana: "cernicule" infatti è sinonimo di "murucule" (= baccole, mirtillo) Infine le "črnice" e le "belice" (nere e bianche) sono due varietà di ciliege nostrane.

Dobbiamo far notare, inoltre, che "čarnjàk" (= il tuorlo, il rosso d'uovo) non ha niente da spartire con la voce dialettale "čarin" (= nero) ma deriva dall'aggettivo "črmljen" (= colore rosso) che è ancora vivo nel dialetto sloveno di Resia e delle Valli del Torre (rispettivamente: "černoeu" e "černjel"). Molte volte le apparenze ingannano!

PÙOŠTAK (Postacco)

"pri Puoštaku, od Pùoštaka".

A. 1632 Postak, a. 1637 Postach (Liber Baptizatorum S. Leonardi).

Di questo toponimo si è occupato Bruno Guyon nel suo saggio "Sull'elemento slavo nella toponomastica della Venezia Giulia" e lo fa derivare "da una base latina 'posto', 'postare' che sta a designare una vecchia stazione di posta". Posta, dal verbo latino "ponere" = porre e propriamente dal participio passato "posita" è il luogo prefisso per fermarsi.

In seguito "posta" ha acquisito anche il significato di "corrispondenza" (cfr. la voce dialettale "pùošta" = corrispondenza). Pùoštak / Postacco si trova presso il ponte sul torrente Cosizza che lo collega a Crostù / Hrastovije.

I1 toponimo deriva dunque da una base neolatina "posta" cui è stato aggiunto il suffisso -ak che sta ad indicare il sito e potrebbe significare:

"fermata, luogo di ristoro, tappa obbligatoria per i carrettieri, ecc.". Credo sia questa la spiegazione più plausibile di Puoštak anche se a Picig di S. Leonardo esiste una pietra sulla quale è incisa la seguente scritta: Matia Postak 1542. In questo caso il toponimo Postak ha assunto la funzione di cognome, fenomeno questo tutt'altro che raro nel 1500-1600.

Cfr. ad. es. i cognomi Clodig / Hlodič e Postregna derivati dagli omonimi toponimi.

KRÀVAR (Cravero); "u Kràvarju, iz Kràvarja"

a. 1200 circa, in villa de Cravar, a. 1275 Crovarno (di Prampero), a. 1657 Simaz de Crauer, a. 1556 Crauar, a. 1632 Cravaro, a. 1677 Predani de Cravaro (Liber baptìzatorum S. Leonardi).

Suona strano la particella "u" e "iz" riferita a Kravar dato che si tratta di un antroponimo ("kravar" = vaccaro, cow boy) il quale, per regola esige la particella "pri" e "od" (pri Kravarju, od Kravarj a). Probabilmente gli abitanti del luogo hanno perso col tempo ogni riferimento al pastore di bestiame che si era originariamente insediato in quel luogo ed hanno considerato Kravar unicamente come centro abitato.

Il toponimo Kravar deriva dal sostantivo sloveno "krava" (= mucca); la desinenza in -ar viene usata nella lingua slovena per designare una persona che si occupa di una determinata mansione, di un determinato lavoro, nel nostro caso "l'addetto al pascolo o all'allevamento delle mucche".

In alcune zone delle Valli del Natisone è noto anche il sinonimo "govedàr" ("govedo" = bestiame bovino) che però ha acquisito un significato dispregiativo (zotico, incivile, maleducato).

I1 toponimo Kravar è da collegarsi con la pastorizia e l'allevamento del bestiame che nel passato erano da noi molto sviluppati (cfr. ad es. il toponimo Bikunjak a Vernasso già trattato su queste pagine).

La forma italiana Cravero è un semplice adattamento di quella slovena di cui è stata modificata la desinenza -ar in -ero come nel caso di Križnar / Crisnero presso Savogna o di Kamunjar / Comugnero in comune di Pulfero.

Dallo zoonimo "krava" (= mucca) deriva probabilmente anche il toponimo Craoretto presso Prepotto che ha una insolita desinenza diminutiva in -etto forse applicata per simpatia con le voci diminutive italiane "Capretto", "lupetto" e simili.

Da notare le annotazioni antiche: a. 1300 in Cravoreto, a. 1301 de Cravoreto, a. 1500/1600 Cravoredo. Forse appartiene a questo gruppo di toponimi pastorizi anche Crauglio situato presso S. Vito al Torre (UD) di cui conosciamo le seguenti forme antiche: a. 1296 in Sancto Vito apud Craugl, a. 1300 in villa que dicitur Craugl, a. 1424 e 1426 in Cravugl (Corgnali).

PODKRÀVAR (Podcravero)

"u Podkràvarju, iz Podkràvarja". a. 1674 Podcravar, a. 1680 Bledigh de Podcravaro (Liber baptizatorum S. Leonardi).

Si tratta di una località posta sottto ("pod") il paese di Cravero (Kravar). Questo toponimo è conosciuto come Hum (a. 1699 Nahume - Livelli della chiesa di Cravero).

Questa forma deriva dal sostantivo sloveno "holm" (dial. "hum" in quanto il gruppo ol / leggi ou / si riduce regolarmente in u). "Holm" significa "colle, rilievo, montagna". Notissimo è il monte Hum (it. Monte Cum) che domina l'abitato di Tribil superiore ed è uno dei rilievi più caratteristici delle Valli del Natisone.

Cfr. Hum presso Laško e Ormož in Slovenia e Hum nella Carinzia slovena (Austria).

PREHOD (Prehot o Percot)

"u Prehode, iz Prehoda". Gli abitanti: Prehùojan'.

a. 1630 Sibau de Prehot, a. 1642 Stephanus Goban Sprehoda, a. 1682 "in loco detto Prehott (Livelli chiesa di S. Leonardo), a. 1688 Prehoiszag (cognome), a. 1696 Sibau de Prehod (dal libro dei battezzati della parrocchia di S. Leonardo).

La forma italiana Percot è citata già da I. Trinko sulla "Guida delle Prealpi Giulie", Udine 1912, pag. 674.

Il verbo sloveno "prehoditi" significa "passare, camminando da una località all'altra". "Prehod" è dunque un sostantivo deverbiale e sta ad indicare appunto un passaggio di monte, nel nostro caso specifico la località di transito posta tra la valle del Kozca / Cosizza e quella di Savogna.

Anche se il toponimo è rappresentato da un solo casale i riferimenti storici sono molto numerosi e antichi, ciò che non possiamo dire altrettanto di altri insediamenti ben più consistenti dal punto di vista abitativo.

Da notare anche il toponimo Percoto situato presso il torrente o fiume Torre nella pianura friulana interessato attorno al 1000 dalla colonizzazione "slava". Ecco i riferimenti storici riguardanti questo toponimo:

a. 1184, 1202 de Percoto, a. 1275 de Perchuit (di Prampero): Percoto (in friulano Percùt), a parere unanime degli studiosi non è altro che il "prehod" sloveno derivato dalla trasposizione di Prehod in Percot(o) e si riferisce probabilmente a un guado o a un passaggio del torrente Torre.

Ecco alcuni microtopinimi del tipo "prehod" rilevati in alcune località delle Valli del Natisone: "ta pod Prehodan" (Cepletischis), "Prehod" (Puller e Montefosca di Pulfero), "go za Prehodan" (Mersino Alto), "Prihod" (presso Platischis), "Prehod" ad est di Canebola ecc.

JESIČJE, anche Ješičje o Jišičje (it. Jessizza)

"u Jesičjem, iz Jesičjega". Gli abitanti: Jesičjani'

a. 1632 Jessizzia, a. 1649 Jesize, a. 1677 Bargò de Jessizza, a. 1686 Polizniag de Jessizzia, a. 1715 Drescig de Jesizza, a. 1646 de Jisiza.

La località ha preso il nome da una pianta: "jesika" (= populus tremula, pioppo tremulo. Da noi questa voce non è più in uso ed è stata sostituita dal sinonimo "trepetlika" o "trepetika"). Jesičje è un nome collettivo formato dal sostantivo "jesika" abbinato al suffisso -je e sta ad indicare una località ricca di pioppi tremuli.

Probabilmente anche Giassico, situato presso il fiume Judrio in comune di Cormons deriva dal fitonimo "jesika". Lo si deduce dal fatto che la località si trova nei pressi dell'attuale confine etnico-linguistico friulano-sloveno e dalle seguenti annotazioni antiche: "in Yasicho" dell'anno 1329 (Corgnali), "in loco qui dicitur Jamsich supra flumen Judri" del 1265, "in loco qui dicitur Jasich" del 1261 (di Prampero).

ÒŠNJAK

"U Òšnjace, iz Òšnjaka"

A circa trecento metri da Jessizza in direzione di Raune c'è la località di Òšnjak (it. Osgnach) rappresentata da appena due case.

Il toponimo deriva probabilmente dal cognome Ošnjak / Osgnach che abbiamo già trattato su queste pagine (cfr. Ošnije presso S. Leonardo.

Probabilmente questo cognome si è estinto da tempo in questa località e ne è rimasta traccia soltanto nel toponimo.

UTÀNA (Altana)

"gu Utàni, iz Utàne". Gli abitanti: Utanci.

a. 1260 "in montibus Ayltane et Prapot vulgariter nominatis" (di Prampero), a. 1599 uila de Altana (Missio), a. 1677 Chacigh de Altana, a. 1686 Bledigh de Altana, a. 1646 Zazig di Utana (Liber baptizatorum S. Leonardi).

Altana è voce di origine latina passata nel friulano a indicare "l'aiuola a solatio negli orti a scaglioni" (Nuovo Pirona, pag. 10) e più precisamente, nelle nostre zone, "i campicelli a terrazzo ricavati lungo i pendii dei colli orientati di solito a mezzogiorno".

(Cfr. il toponimo Atovca / Altovizza già trattato su queste pagine). Utana è la forma slovena derivata per contrazione del gruppo Al in U; un caso analogo di contrazione si riscontra ad es. nella voce dialettale Utàr derivata dal latino Altare.

PODUTÀNA (Podaltana)

Podutani, iz Podùtane". Gli abitanti: Podutanci.

a. 1500 circa (MS di Castelmonte) Podaltana, a. 1658 Gregorio Gamba de uilla Podaltana.

Ufficialmente la località è più conosciuta come San Leonardo in quanto è sede della antica parrocchia omonima che un tempo abbracciava tutte le cosiddette Valli di S. Leonardo. Le annotazioni antiche, a cominciare dal 1275, parlano soprattutto di "San Leonardo" o della parrocchia di "San Leonardo dè Schiauoni" (a. 1599 nella relazione del canonico Missio). La forma slovena Podutana viene usata dagli abitanti anche per designare tutta la parrocchia ed anche il comune di San Leonardo.

La denominazione Svet Lienart che sta prendendo piede in questi ultimi tempi non è altro che una traduzione recente della forma italiana San Leonardo. Credo sarebbe più opportuno insistere sulla forma locale Podutana lasciando che S. Leonardo resti la forma ufficiale italiana del toponimo.

La chiesa parrocchiale è dedicata a San Leonardo e da questo agionimo ha preso il nome la forma italiana. La forma slovena della località deriva dalla sua posizione geografica: Podutana si trova infatti sotto ("pod") il paese di Altana / Utana e quindi non ha bisogno di ulteriori spiegazioni etimologiche.

JESENIJE (Jesegua)

"u Jesenijem, iz Jesenijega". Gli abitanti: Jesenjan'.

a. 1500 / 1600 Jnsegna (da un doc. custodito nel museo di Cividale riportante i nomi dei paesi che gravitavano su Cividale), a. 1628 Urbanaz de Jessenà, a. 1630 Coren de Jesegna, a. 1650 circa, Gregorio Urbanaz di Jesenia, a. 1694 Jessenia (dal Liber baptizatorum S. Leonardi e dai Livelli della chiesa di S. Abramo in Altana).

Anche questa località deriva dal nome sloveno di una pianta: "jesen" (= frassino). Si tratta più precisamente di un fitotoponimo formato dal sostantivo "jesen" abbinato al solito suffisso collettivo -je e significa appunto "terreno su cui crescono numerosi gli alberi di frassino".

Sul territorio sloveno sono frequenti i toponimi derivati dalla voce "jesen", ad es. Jesenice (nella Gorenjska), Jesenica (presso Ptuj, Cerkno, Tolmin), Jesenje (Hotič) nella Slovenia.

Nelle Valli del Natisone ho rilevato i seguenti microtoponimi derivati dal sostantivo "jesen": "Jesenije" (Altovizza), "Jèsena" (Cepletischis), "ta pod Jèseno" (Cravero), "Jesenovik" (Liessa / Clodig), "Jesen" (si tratta della sommità del monte Mia "conosciuta col nome di Jesen nei paesi dell'Alto Natisone e con quello di Skarbina dagli abitanti del medio" - (Dalla Guida delle Prealpi Giulie, Udine 1912, pag. 652).

JÀGNJED (Jainich)

V Jagnjedu, iz Jagnieda. Gli abitanti: Jàgujuc'.

a. 1294 Ecclesia s. Nicolai de Jaynich (di Prarnpero), a. 1299 de Zagnich (Thesaurus ecclesiae aquileiensis), a. 1500 circa (Manoscritto di Castelmonte) Jagneda, a. 1596 Lisa di Janic (Livelli chiesa S. Nicolò di Jainich); a. 1599 Jainich (Missio), a. 1641 Jainig, a. 1671 Jagnet (Livelli chiesa S. Leonardo), a. 1645 Mathia de Jahniht.

Il toponimo è molto antico e deriva dal nome sboveno di una pianta: "jagned" (= "populus nigra", che è una varietà del pioppo).

La forma dialettale Jàgnjed è derivata dall'addolcimento della n davanti alla vocale e.

SEUCÈ (Senza)

"V Seucah, iz Seuc". Gli abitanti: Seučànj'.

a. 1611 Mathia Matteligh di Seuzza, a. 1638 de Siuza, a. 1642 Terlichar de Seuza inferiori (Liber baptizatoruxn S. Leonardi).

Di questo toponimo e della sua origine ("selce" in sloveno significa "piccolo paese") ci siamo occupati quando abbiamo trattato l'omonima località di Seuca / Seucè nei pressi di Grimacco annotata nei documenti antichi come Seuza superiore per distinguerla da quella inferiore localizzata nel comune di S. Leonardo.

PIKÒN (Picon)

"Go par Pikone, gor od Pikona".

a. 1284 in Piono, a. 1292 in Pyon (di Prampero), a. 1500 circa Piekon (Manoscritto di Castelmonte), a. 1646 Picon, a. 1599 Mateus de Picon, a. 1738 Barginaz de Picon, a. 1758 Biasio Vogrig di Piccon (Liber Baptiz. S. Leonardi).

Si tratta di una piccola borgata situata nei pressi del santuario di Castelmonte sul versante che guarda la valle di S. Leonardo. Il paesino di Picon è dominato dal monte Spic / Špik che si eleva alle sue spalle (notare le voci dialettali: špìk = punta, špikast = appuntito, špikàt = appuntire).

In questa località, attualmente disabitata, facevano tappa i pellegrini delle Valli del Natisone che si recavano a piedi al santuario della Madonna. Nella lingua friulana la voce "picon" significa, tra l'altro: "cima più o meno acuta di monte" (Nuovo Pirona, pag. 746) ed è l'accrescitivo di "pic" ,(= punta).

Pik, come termine geografico, è presente anche nella toponomastica locale: "gu Piku" nei pressi di Tercimonte, "Ovčji pik" presso Barza, "Pikònca" in comune di Prepotto.

Il toponimo Pikon / Picon è stato usato anche per designare l'abitante di Picon: a. 1656 Urbano Picon di Picon, a. 1779 circa Biagio Vogrigh detto Picon del luoco Picon (Livelli della chiesa di S. Silvestro).

Faccio notare che la voce "pik" è diventata anche cognome (a. 1715 circa Gregorio Pik a Merso inferiore, a. 1692 Pich de Scrutto) come appare dal libro dei battezzati della parrocchia di S. Leonardo; in questi casi il cognome non deriva direttamente dal termine geografico "pik" poiché questo sostantivo ha assunto nel tempo diversi significati sui quali non è il caso di soffermarsi.

Cfr. anche il topnimo Piki ("Pri Pikih") nei pressi di Luico / Livek in Sbovenia.

MIERSA (Gorenja in Dolenja Miersa) - Merso di Sopra e di Sotto

"V Miersi, iz Mierse". Gli abitanti: Mieršanj'.

a. 1200 in villa de Cravar et de Mers, bonis de Merso (di Prampero), a. 1500/1600 Mersio di sotto e Mersio di sopra (da un documento riportante i nomi dei paesi che gravitano su Cividale e custodito nel museo cittadino), a. 1599 Micheu Blauig de Merso, a. 1631 Terlichar de Merso superiore, a. 1647 Visintin de Merso inferiore (dal Liber baptizatorum S. Leonardi).

La forma originaria del toponimo è probabilmente Mérso o Mérsa. Ciò si desume dalla regolare dittongazione sbovena della e lunga accentata: Mérsa > Miersa e la conferma ci viene dal toponimo Mersino / Marsin in comune di Pulfero che ha la stessa origine di Merso; in questo caso la e semivocalica non accentata di Mersin (o) si è trasformata regolarmente nel nostro dialetto sboveno in a alla stregua di Vernass(o) > sboveno Barnas (fenomeno dell'akanje).

Da questa breve osservazione si desume che i tre toponimi succitati (Gorenja Miersa, Dolenja Miersa e Marsin) abbiano una origine comune. It. Merso di Sopra e di Sotto Ora, dato che Mersino / Marsin è un toponimo "collettivo" che abbraccia diverse borgate e si riferisce ad un ampio territorio, ritengo che il significato dei tre toponimi debba essere cercato in qualche caratteristica geografica del terreno. Mons. Angelo Cracina dà di Miersa / Merso di sotto la seguente interpretazione:

"...il suolo è argilloso e marnoso; questo spiega perché il popolo chiami quel luogo 'Mjersa' che significa: terreno magro. Ed è la ragione per cui sorsero nelle vicinanze due cave di marna e due fabbriche di laterizi (Una messa d'oro a Cosizza, pag. 8, Gorizia 1963).

La spiegazione sarebbe accettabile e convincente se il toponimo derivasse dall'aggettivo friulano "mars" (= magro, arido. Pascolo magro in Carnia con prodotto scarsissimo; Nuovo Pirona, pag. 573).

Abbiamo già dimostrato che il probabile punto di partenza da cui muovere per trovare il significato dei tre topnimi è Mers(o) e non "mars"; pertanto la proposta di Cracina non dà sicuro affidamento.

Dalla voce friulana "mars" deriva probabilmente il toponimo di campagna "Màrsca" nei pressi di Brizza di Savogna che avrebbe il significato di "campicello o terreno magro".

Il prof. Giovanni Frau (Dizionario toponomastico Friuli Venezia Giulia, Udine 1978, pag. 80) e il prof. C.C. Desinan (Problemi di toponomastica friulana, 11, pag. 185, Udine 1977) fanno derivare Merso dal latino "mersum" traslato per "abisso", "dirupo", "precipizio", "strapiombo", "burrone". La voce "mersa" è infatti diffusa in più regioni dell'Italia settentrionale e precisamente nei dialetti cisalpini dove ha assunto i siknificati di cui sopra.

Io credo che i toponimi Merso e Mersino, pur derivanti dall'aggettivo latino "mersum" (mèrgo, mergere) siano piuttosto in stretta relazione con qualche "avallamento, depressione del terreno, conca, ecc.". Sia Merso di sotto che Merso di sopra sono situati infatti ai margini di due depressioni del terreno, anzi Merso di sotto è ubicato nella valle terminale dell'Erbezzo che un tempo era ricoperta da un lago quaternario (cfr. Guida delle Prealpi. Iùlie, Udine 1912, pag. 657).

Merso di sopra è situata sul bordo di una conca o depressione del terreno al cui interno si trova l'attuale abitato di Scrutto. Da notare infine che anche Mersino / Marsin, pur trovandosi ad una altezza che varia dai 576 m. di Jerebi ai 785 m. s.l.m. di Oballa, è adagiato ai lati di una "fossa" che si trova sul lato sud-ovest del monte Matajur ufficialmente denominata "Valle di Rodda".

ŠKRÙTOVE (Scrutto)

Škrùtovin, iz Škrùtovega". Gli abitanti: Škrùtuc'.

a. 1633, 1642, 1658 Scrut, a. 1660 Scrutt, a. 1681 Tomasetigh de Sgrutto, a. 1683 Cuscer (= Kučer) de Scrutt. (Liber baptiz. S. Leonardi) a. 1500/1600 Scriuit (da un elenco di paesi custodito nel museo di Cividale). Alcuni studiosi italiani fanno derivare il toponimo dal verbo sloveno "skriti" (= nascondere) e lo collegano a qualche "antico convento sotterraneo" (!). Questa etimologia è senz'altro errata.

A parte il fatto che a Scrutto non ci sono tracce di conventi "nascosti" o sotterranei, è molto improbabile che nella lingua slovena la š si cambi in s.

La desinenza dialettale slovena -ove (-ovo nello sloveno letterario) fa supporre che si tratti piuttosto di un toponimo derivato da un nome di persona.

Cfr. ad es. i toponimi Lancovo e Frankolovo in Slovenia, Làhove (it. Lacove) e Kràncove (it. Orancove) a Rodda di Pulfero. La desinenza -ove, -ovo serve a designare la proprietà, il possesso; i toponimi Kran(j)cove e Lahove starebbero ad indicare proprietà o terreni di Kranjac e di Lah o comunque di persone provenienti dalla attuale Slovenia chiamata un tempo Kranjsko o dal Friuli che noi chiamiamo Laške.

Per ciò che concerne Scrutto / Skrutove non possiamo neppure escludere che si tratti di un toponimo derivato da un aggettivo sostantivato (come nel caso di Topolùove, Mùrove, Pacàdove ecc.). La difficoltà consiste nel trovare il significato del nome che si cela dietro a Skrut.

ČJAMÙR o ČEMÙR (Cemur)

"Na Čemùrje, s Čemùrja". Non esistono annotazioni antiche di questa località perciò si può presumere che il nome del casale o dei casali derivi da un preesistente microtoponimo. Il toponimo potrebbe derivare dalla preposizione articolata "tja v" (dialetto: "čjau" o "čeu") abbinata al sostantivo "mùr" nel senso di moto a luogo: "grem tja v mur" da cui risulta per agglutinazione Čjamùr o Čemur.

Un'altra ipotesi riguardante la formazione del toponimo potrebbe essere la seguente: dalla frase "(grem) tja na Mùr" si è passati alla forma dialettale "(grem) čja / če na Mùr". A questo punto il passaggio di "Čja na Mur" (o "Če na Mùr") a "Na Čjamùr" (o "Na Čemùr") si spiega mediante il fenomeno della metatesi (l'elemento "na" viene a trovarsi prima di "če") e susseguente agglutinazione di "čj a" o "če" con "Mur" da cui risulta la forma definitiva del toponimo Čemur / Cemur.

Il significato del toponimo potrebbe dunque essere racchiuso nella base "mùr" che troviamo presente in numerosi microtoponimi delle Valli del Natisone: Muronca presso Stermizza, Na Murovic' a Pechinie di Sotto, Mùrovca a Cepletischis, Mùrove (Na Murovin') all'interno del paese di Masseris, Mùrova presso brida di Grimacco, Mùruca su un monte nelle vicinanze di Vernasso. Da notare a Stermizza anche la presenza del cognome Muruszach (= Muruščak) che metto in stretta relazione col microtoponimo Muronca situato nelle immediate vicinanze del paese. In tal caso Muruščak significherebbe: "l'abitante che vive nei pressi di una località denominata Muronica". Passiamo ora ad esaminare la voce "mur" che ha dato origine ai microtoponimi di cui sopra.

Difficilmente "mur" deriva dalla voce slovena "murva" (= gelso; friulano: moràr, latino: morum) in quanto i microtoponimi suddetti designano anche pascoli, campicelli e prati posti a latitudini elevate (anche a 1000 m. come nel caso del microtoponimo Murovina a nord-est di Masseris sul confine politico italo-jugoslavo) dove certamente questo albero non cresce e di cui abbiamo importato dal Friuli anche il nome (molàr).

Ecco cosa scrive Jakob Kelemina a proposito della voce dialettale "mura" presente in diversi dialetti sloveni: "mura (femminile), nasip zdrobljenega kamenja. Alpska beseda, romansko-italsko mora, bavarsko in koroško nemško die mur, murre (femminile), steingerolle" (Slavistična revija, Ljubljana, L. VIII, st. 85-89).

Forse questa voce potrebbe collegarsi ad alcuni microtoponimi sopra nominati che designano terrazzi sostenuti da muretti o terreni sassosi, pietrosi. Io personalmente tendo a scartare questa ipotesi.

Più interessante mi sembra la voce latina "maurus" (italiano: moro) che originariamente designava l'abitante della Mauritania (Marocco) e successivamente l'africano in genere, il negro, l'uomo di pelle nera o scura. Da qui le voci romanze Mora (= bacca di bosco di colore nero o scuro), moràr (= il gelso friulano, ossia l'albero delle more), murucule (= mirtillo nero che ritroviamo nel nostro dialetto sotto forma di čarnica). La base "mur", derivata dal latino "maurus", è presente anche nella lingua slovena: "muren", dialettale "mùrnič" (= il grillo), "mùren" (= toro di colore scuro), "mura" (mucca di colore nero), "črna mùrka" (Nigritella nigra, fr. Garofal di mont, it. nigritella).

Infine riportiamo ciò che scrive il prof. C.C. Desinan a proposito del Pas de Maurie (il Passo della Mauria in Carnia): "Nomenàt tal XIV secul par latin (stratam Montis Mauriae), al diven dal agjetif "maurus"... In Friùl si cjate Cueste Maure di Clauzèt, Và1 Maur di Comeglians, Cuel Maur di Muec; a Triest 'o vin Valmaure. Chesc' nons qualchi volte a' vegnin fùr di nons di persone (o di San Maur) ma il plui des voltis, massime quant ch'a sègnin monz, valadis o riui, al è vadì plui just di pensà al caratar dal sit: scùr parvie ch'al è in ombrene, o neri parvie che la tiare o i crez a' son di chel colòr o ch'al è cuviart di bosc, in principalitàt pins e pez, o ch'al è bagnàt di un'aghe torgule. Nol è par un càs che il bosc di chei legnams, pins o pez, si lu clame "bosc neri"... Vuè par furlan si dis moro, a la venite vie, dome che pes personis, siché maur dopràt tai nons di lùc al è un "arcaisim" tant-a-di une forme lenghistiche fùr di atualitàt e restade dome te toponomastiche. T'ar chel, arcaisins s'in cjate ungrum tai nons dai siz" (La Vita Cattolica, 1982, n. 29, pag. 11).

Torniamo ora al toponimo Cemur / Cjamur che è situato su un terreno piano all'imboccatura della Valle di San Leonardo. Anche se è difficile determinarne la esatta etimologia, io personalmente propendo per una derivazione dal latino "maurus" recepito dai dialetti sloveni come "mur". Probabilmente questa voce è in stretta relazione con le caratteristiche del terreno e più precisamente col colore scuro della terra sulla quale è stata poi costruita la attuale borgata. Credo anche che la maggior parte dei microtoponimi che, nelle nostre Valli, hanno come base la voce "mur' o mura sia in relazione col colore scuro del sito o della terra.

Ad avvalorare questa ipotesi concorre anche il fatto che i toponimi e i microtoponimi di questo tipo, la cui densità nelle nostre Valli è molto accentuata, si trovano localizzati soprattutto in un'area di contatto linguistico sloveno-friulano o slavo-romanzo. -

GRUÒBJA (Grobbia)

"v Grùobjah, iz Grùobij".

a. 1655, a. 1714 Grobla, a. 1714 "terreno chiamato Sagroblami", a. 1719 Qualizza de Groblia, a. 1721 Gregorio Qualizza di Clastra sive Groble (Livelli Chiesa di S. Bartolomeo di Clastra).

Si tratta di una piccola borgata presso Clastra che ha preso il nome dal sostantivo sloveno "gròblja" (= mucchio di sassi, terreno sassoso, accidentato, ricoperto di pietre ecc.). Notare nella forma dialettale la normale dittongazione della o lunga accentata in uo e la riduzione del gruppo lj in j.

Della stessa origine è il termine dialettale agrario "grùobja" (= il gruppo o grappolo di patate che cresce nel terreno attorno ad una singola pianta oppure i tuberi di certi fiori, ad es. della dalia o giorgina). Cfr. i micotoponimi "Grùobja" presso Costa di Vernassino e presso Vernasso ed il passo o sella Grùbia (= Groblja) in Val Resia.

Tra i toponimi presenti nell'area slovena segnaliamo Grobje (2 x) in Carinzia (Austria) e Grobje presso Domžale e Šentjernej in Slovenia.

HLÀSTA (Clastra)

"v. Hlàsti, iz Hlàste". Gli abitanti: Hlàščanj'.

a. 1295 in villa que dicitur Clasta, a. 1297 de dicta villa Glaste (di Prampero), a. 1624 de Hlasta (Liber baptizatorum S. Petri Sclavorum), a, 1602 (Missio), a. 1631 Clastra (Liber baptiz. S. Leonardi).

Toponimo di difficile interpretazione sul quale si possono fare soltanto delle ipotesi o congetture.

Innanzitutto bisogna far notare che la forma originaria del toponimo è Hlasta e non Clastra. Ciò si desume dal fatto che l'h aspirata slovena viene di regola traslitterata in italiano con la lettera c (= k); ecco alcuni esempi tratti dalla toponomastica delle Valli del Natisone: Hlodič (it. Clodig), Hostne (it. Costne), Hum (il monte Cum), Hrastovije (it. Crostù).

Qualcuno, non conoscendo questo particolare, ha cercato di spiegare il toponimo Clastra dal latino "claustra" ed ha avanzato la fantastica ipotesi che un tempo fosse esistito a Hlasta un convento, un chiostro! Ciò non appare da alcuna fonte storica e pertanto questa etimologia è da scartare.

Altri, partendo dallo stesso presupposto errato, lo fanno derivare dal sostantivo sloveno "klàst" (= foraggio). La oscillazione k / h e più precisamente Klasta / Hlasta, come sostiene il prof. G.B. Pellegrini (Valnatisone, Udine 1972, pag. 271), anche se teoreticamente possibile, è molto improbabile dato che essa è praticamente inesistente nel dialetto delle Valli del Natisone; l'unico esempio, infatti, che posso produrre è il passaggio della voce slovena "kmalu" in "hmal"'.

La r che è presente nella forma italiana Clastra si è inserita per agevolarne la pronuncia alla stregua delle voci italiane "balestra, ginestra, registro" derivate rispettivamente dalle forme latine "ballista, genesta, regestum".

La derivazione del toponimo Hlàsta è problematica anche perché non esistono raffronti con altre località o microtoponimi dello stesso tipo.

Anche se ammettiamo una origine slovena del toponimo le difficoltà di interpretazione permangono in quanto neppure il lessico sloveno ci può dare delle utili indicazioni. Credo infatti che le voci "hlàst" (= grozd brez jagod) e "hlastàti" (= pohlepno jesti) non abbiano nulla in comune con Hlasta anche se la notevole assonanza dei termini potrebbe far pensare il contrario.
Božo Zuanella

Preparazione Ruben Specogna

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