Il carnevale e i suoi riti ieri e oggi

Il significato del carnevale secondo Michele, allievo della Scuola Media Statale di San Pietro al Natisone
L'uomo, abituato dalla natura a scandire la sua vita biologica sul ritmo del giorno e della notte e su quello delle stagioni, istintivamente sente il bisogno di adattare a tale ritmo anche la sua cultura.
L'anno che incomincia ripropone il ciclo di manifestazioni alle quali il nostro animo è intimamente legato. Gli studenti, ad esempio, hanno un punto di riferimento ben preciso: il mese di giugno o, per essere più precisi, l'ultimo giorno di scuola, al quale, ahimè, si contrappone il primo giorno di scuola del mese di settembre.
Nell'arco dell'anno abbiamo mille di questi riferimenti che si succedono ogni anno con un ritmo preciso: il giorno del nostro compleanno, l'inizio delle vacanze natalizie o pasquali, le ferie, le feste paesane e familiari, ecc.
E nella giornata: la levataccia la mattina con i soliti rituali, l'arrivo a scuola o sul lavoro, ecc. ecc.

La comunità contadina, la società precedente alla nostra (non molto distante da noi nel tempo; infatti tutti i nostri nonni ne facevano parte), fondava il suo ritmo vitale sulla terra e sulle stagioni.
Il carnevale era uno di questi momenti: una festa basata sul calendario dell'anno e in particolare legata alla rivoluzione del sole che in questo momento, raggiunto il punto più basso dell'orizzonte, inizia a risalire.
E' una specie di passaggio dalle tenebre alla luce, dalla porta dell'inferno alla porta del cielo.
Tale avvenimento non è per scontato, non avviene pacificamente; diventa una specie di dramma: una lotta tra le tenebre e la luce, tra le forze degli inferi e notturni come i diavoli, gli animali demoniaci, la morte; quelli celesti e solari come gli spiriti buoni e belli assieme alle maschere zoomorfe e a quelle grottesche.

E' importante a questo punto capire il significato di mascherare il volto.
Mascherare il volto e il corpo significa assumere valenze e poteri dell'entità sovraindividuale o sovrumana per compiere riti al fine di operare per il bene della comunità (i paramenti o le divise dei magistrati, sacerdoti, militari, hanno proprio questo significato).
Inoltre, la maschera non deve parlare una lingua sconosciuta: assume un proprio linguaggio fatto di comportamenti, gesti, operazioni precise, produzione di suoni e rumori e ciò non tanto per non farsi riconoscere ma per affermare la sua appartenenza extraumana, indispensabile nella lotta cerimonializzata per controllare le forze della natura.

Proviamo ad indagare sul comportamento della nostra maschera più tradizionale, cercando di penetrarne il significato.

La più caratteristica e tradizionale delle nostre maschere è certamente quella del Pust: egli è vestito di mille colori, porta una cintura di campanacci che fanno un fracasso del diavolo, ha in mano le kliešče.
I mille colori del vestito significano i mille modi attraverso i quali il diavolo si mimetizza.
Il suono dei campanacci è il linguaggio del diavolo che si contrappone al linguaggio dolce dei campanelli e delle campane.
Le kliešče che afferrano da lontano e con grande forza le caviglie rappresentano l'istinto demoniaco del possesso che conduce alla rovinosa caduta nell'inferno.
E' la maschera che nel periodo di carnevale ha il sopravvento su tutto e su tutti, ma proprio lei alla fine del carnevale dovrà soccombere per permettere il passaggio dell'anno vecchio con l'inverno a quello nuovo con la primavera.

Così tutte le altre maschere presenti nei carnevali dei nostri diversi paesi hanno, almeno originariamente, sempre un significato preciso: san Michele e il diavolo che nonostante le catene riesce a mettere tutto sottosopra, la compagnia dei belli e dei brutti di Matajur, la maschere zoomorfe come il gallo di Mersino o l'orso, il lupo, il cane, la mucca di Rodda, la donna che porta nella gerla il marito, le maschere della prosperità e della fertilità come i blumari di Montefosca, le maschere dei mestieri come lo spazzacamino o il rezjan con le sue krošnje tuttofare, in genere la maschere negative che distruggono e terrorizzano, le maschere belle e buone che porteranno alla fine del carnevale e al trionfo della primavera.

Certo oggi il carnevale ha ridotto nella durata e nel significato l'influenza e il peso che aveva in passato sulle nostre comunità paesane: spesso i carnevali, almeno quelli organizzati dai vari comitati, diventano una semplice sfilata e per i giovani solo un modo di stare assieme o, per qualcuno, un modo per fare qualche lira.
Chi sa mai se il carnevale ritornerà alla spontaneità e alla spensieratezza di una volta.
Michele

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