Festività Pasquali

Tratto dal testo “Gli Slavi della Valnatisone
mons Angelo Cracina”
La Domenica delle Palme (detta Ojčnica od Ojčinca da ojka = Olivo) vanno in chiesa non solo per ricevere l'olivo benedetto, che useranno in determinati momenti e circostanze come la candela benedetta, ma anche per ascoltare il canto (od il racconto) della Passione del Signore, secondo Matteo, nella loro parlata. Il testo da me esaminato, è una traduzione, dal latino, attribuita al Sac. G. Podrecca Senior, poeta, scrittore ed agronomo di fama, e che risale al 1850 circa.

Fino a cento anni fa, la cerimonia era eseguita all'aperto, nel luogo del "Grande Arengo", presso la chiesa di S. Quirino, parrocchia di S. Pietro al Natisone (9).

(9) Cfr. PODRECCA C.: Slavia Italiana. p. 28. Un ricordo seppur pallido, di quella sacra rappresentazione pubblica, si poteva riscontrare nel canto della Passione del Signore eseguito dai sacerdoti, quando le due grandi parrocchie della Val Nat. S. Pietro e S. Leonardo, non erano ancora smembrate, cioè fino al 1940. L'una contava 14 sacerdoti, e l'altra 9 o 10. Essi, nella domenica delle palme e per la settimana Santa, convenivano in parrocchia e celebravano insieme la sacre funzioni. Gli attori sacri erano dunque loro, i Preti che interpretavano, per tradizione, chi Pilato, chi Giuda, chi Caifa ecc. con gran soddisfazione del popolo. Ovviamente questo non si poté fare durante il periodo della persecuzione fascista, come vedremo in seguito, essendo proibito usare la lingua slovena in chiesa (1933-43).

Queste scene religiose avevano il sapore delle antiche Sacre Rappresentazioni. Smembrate le due antiche, tradizionali parrocchie, questo rito è in vigore soltanto in qualche chiesa. Aboliti gli uffizi cosiddetti delle tenebre la sera di mercoledì, giovedì e venerdì santo e trasferite le sacre funzioni mattutine della settimana santa di sera, è scomparso anche un certo caratteristico folclore religioso connesso a quei riti: ad es. il fracasso delle raganelle e dei crotali, il lavarsi il viso al suono del Gloria ecc.

È rimasta la processione serale della Croce, la benedizione delle uova e degli insaccati di maiale e quella del pane: venerdì e sabato santo. Da notare che il pane benedetto, quello normale e quello tipico della festa che ha nomi diversi: Kruh objejan. golobice, manihi, gubance. pogača, ecc., si mangia solo dopo aver assistito alla S. Messa.

La gubanca o gubana, grossa focaccia fatta con farina di frumento mescolata con molti altri ingredienti (per la sua forma, forse, detta gobana = grosso fungo), è il dolce di lusso, tipico delle feste solenni.

La liturgia della Settimana Santa è tutta una preparazione alla Pasqua di Resurrezione: anche queste cose profane servono a preparare il clima festoso della festa liturgica. Per tutti i cristiani la Pasqua è una festa grande; che dire poi per gli Sloveni che la definiscono: Velikanoč (= la gran notte), nome che si adegua molto bene all'espressione agostiniana "O beata nox!", dall'Inno Exultet del sabato santo e al nome latino dato la settimana santa "Major hebdomada".

La S. Pasqua raggiunge il culmine delle feste religiose per tutti gli Slavi, anche per gli Ortodossi russi che il giorno di Pasqua si abbracciano col saluto: Hrìstos Voskrìese = Cristo è risorto! Lo è nonostante il comunismo imperante che, proprio il giorno di Pasqua ha stabilito la festa di Vjesna = la primavera (1O).

(10) Interessante, a questo proposito, l'articolo: La gioia Pasquale nella liturgia bizantina, in Russia Cristiana di ieri e d'oggi, di E. GALBIATI, a 1960, n. 4, p. 3; e quello di A. EBIERPIJ: Zdrastvuj Vjesna (=Evviva la Primavera!), Prazdniki, Obrjady, Tradizij (=Feste, Riti e Tradizioni), nella rivista sovietica: Nauka i Religija (Scienza e Religione), 1969, n. 4, p. 72. Il nome Velikanoč che gli Sloveni danno alla Pasqua, fa ricordare quello caratteristico che essi danno di domenica. La chiamano "nedelja", quanto a dire: giornata tipicamente non lavorativa (ne delati = non lavorare). Mentre i Friulani dicono alla latina: domenie (dies dominica = giorno del Signore). E i Russi molto meglio ancora: voskressenje = risurrezione (del Signore).

In tutto il Friuli, dopo la festa di Pasqua, i Sacerdoti vanno a benedire le case. Nelle Valli del Natisone e in Val Canale, ove vivono anche Slavi, si va, invece, subito dopo l'Epifania, e s'imparte la benedizione anche alle stalle, benché la benedizione degli animali sia a parte, per la festa di S. Antonio Abate.

Quello della benedizione delle case è un rito suggestivo per la formula tradizionale che usa il Sacerdote, dopo aver pronunciato quella del rituale, e per il segno che lascia.

Entrato in casa, anzi in cucina, il Sacerdote dice: Mir božji vam bodi (= pax huic domui); nella stanza da letto: Buoh vam di zdrauje (Dio vi dia salute); e nella stalla: Buoh di srečo (Dio vi dia fortuna).
Prima di andarsene definitivamente, il Sacerdote scrive sulla porta di casa, col gesso benedetto, le lettere G.M.B. (Gaspare, Melchiore, Baldassare, nome dei tre Remagi). Sopra le tre lettere segna una croce e, sotto, il numero dell'anno in corso.
mons Cracina
da “Gli Slavi della Val Natisone”

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