Donna Ursula per mezz'ora appesa “con la panza”

I miracoli di Castelmonte nel registro della confraternita
Tre testimonianze scritte di grazia ricevuta sono contenute nel Registro dei soci della Confraternita della Madonna di Castelmonte.
Questo Registro contiene, com’è noto, anche le formule del Padre nostro, del Credo e dell’Ave Maria in lingua slovena.
Si tratta del cosiddetto «Starogorski rokopis» scritto alla fine del 1400, uno dei documenti più importanti per la conoscenza della lingua slovena letteraria.

I brevi resoconti sui miracoli attribuiti alla Madonna di Castelmonte risalgono alla fine del 1600 e appartengono al genere religioso popolare.
Queste note si possono paragonare alle immagini popolaresche di tipo naif che i fedeli commissionavano a pittori dilettanti per illustrare le grazie ricevute.
La tradizione di appendere alle pareti del santuario di Castelmonte questi quadretti, chiamati comunemente ex voto, risale soprattutto al secolo scorso.

La prima segnalazione di grazia ricevuta è del 28 agosto 1684 e si riferisce a un certo «Pauli Durì di Paluzza» il quale «stete tre mesi che non poteua mover gli brazzi suoi, nè una gamba».
Allora si rivolse alla Madonna e «subito che fece uoto à questa Beata Vergine di Monte, restò libero come prima».

Anche la seconda segnalazione è dei 1684. Il protagonista è «il signor Giullio Gouerna» il quale fu assalito da quattro individui «armati con archabugi».
Nel momento del pericolo si ricordò di Maria e «inuocando questa Maria Vergine del Monte» ebbe salva la vita.
Durante l’aggressione «fu ferito, ma delle feritte si recuperò (= si riprese) et uisse molti anni doppo».

Del 3 maggio 1690 è la terza segnalazione, dal punto di vista descrittivo certamente la più pittoresca.
Protagonista di un drammatico episodio, accaduto nei pressi delle «Monache del Monastero Maggiore in Porta Brossana oue è un precipicio grandissimo» fu una certa «Dona Vrsula Bortolazzi di Ciuidale».
Questa cadde nel vuoto e certamente «si hauerebbe scauezzato il collo» anche se fosse caduta su uno strato di paglia o di strame - tale era l’altezza del dirupo sul Natisone.

Fortuna volle che il volo di donna Ursula venisse interrotto da un piccolo rampicante (vitalba, in friulano blaudinarie, gardiule), infatti donna Orsola «staua tenendosi per una gradiulla o blaudinaria con la panza».
Trovandosi sospesa nel vuoto si ricordò della Madonna di Castelmonte e «inuocando la Nostra Beatissima Vergine, che la giutasse (= aiutasse), così restò soccorsa».

Ma, per far capire che si era trattato di un vero miracolo, il cronista fa osservare che 1’ arbusto o il rampicante era così modesto «che non hauerebbe tenutto suso (= sostenuto) nè anco un putto di anni sette, et pure (= eppure) per intercessione di questa Beatissima Vergine tenè quasi mezza hora suso un corpo di quella sorta».

Accanto alle tre segnalazioni di grazia ricevuta è annotato un fatto straordinario avvenuto nel 1683 nella chiesa di Castelmonte durante il rifacimento dell’altare maggiore. Protagonista l’immagine della Madonna.
Per il cronista si è trattato di un «miracolo grande» avvenuto alla presenza di molti testimoni.
«Li Reverendissimi Canonici di Ciuidale uoleuano far amouer la immagine da quel logo doue staua e sta situatta per fabricare l’altare di pietra di marmo».

Per trasportarla altrove «cominciarono otto persone», ma non riuscirono a smuoverla, da otto passarono a dodici, da dodici a diciotto, «ma mai fu possibile di trasportarla nè di amouerla del suo logo antico, doue che otto persone o dieci erano suficienti, ma (là Madonna) non uolse (= non volle) esser mossa del suo logo.
Finalmente la mossero persone in 24».

Quando si trattò di rimetterla al suo posto non ci furono problemi, perché la Madonna sostiene il cronista - «sola tornò».

I testimoni di questo fatto miracoloso «erano più di 100 persone tra Canonici et altri».
E tra questi c’era anche «il Signor Proueditore di Ciuidale».
B. Zuanella
DON n.9 - 1993

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