I terrazzamenti

Dalla tesi di laurea di
Piero Bravin, Augusto Busnelli, Giulio Panzani
anno accademico 1974/1975
I terrazzamenti costituiscono una costante nella realtà montana e collinare di un territorio; essi rispondono alla necessità di applicare, anche dove non sarebbe possibile, forme diverse di utilizzazione del suolo.
Non sempre presentano le stesse caratteristiche, che anzi mutano di volta in volta in funzione di esigenze specifiche.

Nelle valli del Natisone i terrazzamenti sono realizzati soprattutto nelle aree circostanti l’insediamento.
Il loro impiego originario era destinato a culture a seminativo; vale a dire, alla coltivazione di quei prodotti (mais, frumento, orzo, vite ma anche alberi da frutto) che già nel primo feudalesimo erano necessari per il pagamento delle decime e degli affitti ai feudatari, ai nobili e al clero e per il sostentamento dei contadini stessi.

Inoltre i terrazzamenti se per un verso possono essere considerati il risultato di una violenza operata dall’uomo nei confronti della natura, d’altra parte, essi rappresentano il modo più autentico di conservazione dei suoi caratteri originari.
Si trattava di un’operazione laboriosa che richiedeva di incidere sulla realtà fisica di un versante, più o meno inclinato, portando della terra dove “naturalmente” scarseggiava, togliendone dai punti in cui era ”naturalmente” abbondante;
in secondo luogo si può parlare di “conservazione” in quanto i fattori climatici e atmosferici, la natura e la morfologia del suolo - che già favoriscono un sensibile abbassamento del livello altimetrico delle colture - per la grande piovosità (2.500 mm. circa all’anno ), ridurrebbero alcuni versanti molto esposti ad un inevitabile processo di dilavamento.

Certo il tipo di “violenza” operata dai contadini nell’appron tare i terrazzamenti non ha nulla a che vedere con la “violenza sistematica” con cui attualmente vengono ’attaccate’ alcune propaggini collinari del sistema prealpino (vedi, ad esempio, la fascia che da Cividale scende verso Gorizia).
Gli scassi operati con le ruspe non rispondono ad un processo di conservazione, ma di distruzione del territorio in funzione di interessi speculativi (aziende vinicole di proprietà privata).

Si assiste , perciò, all’interno dela stessa area ad una doppia violenza: da un lato si lascia che crollino i vecchi terrazzamenti, dall’altro si assiste allo sventramento indiscriminato della montagna.e alla costruzione di intere colline terrazzate.

I terrazzamenti, a secondo della, pendenza dei versanti, erano sostenuti da piccoli muretti a secco, oppure da filari di vite palificati artificialmente o molto spesso con alberi da frutto (anche da gelso in quelli posti all’imbocco delle valli), in corrispondenza delle testate di ogni terrapieno.
(Sintomatico, in tal senso, i1 caso di Topolò).

I muretti come i filari “arborati” avevano la funzione di assicurare la stabilità della terra di riporto che diversamente avrebbe franato sotto l’azione dell’acqua piovana.

In altri casi, dove le alture interne alla valle sono basse e dolci, quasi a costituire un unico terrazzamento naturale, tanto i muretti che i filari “arborati”, naturalmente vengono omessi.(1)

(1) - La topografia delle proptietà evidenzia, in proposito, la tendenza dei vari fondi ad essere strutturati per fascie rettangolari poste ortogonalmente al fondo valle; e ciò allo scopo di favorire lo scolo delle acque ed evitare spreco di tempo nell'operazione di aratura.

inoltre, dove la pendenza é leggermente più accentuata, e non si é terrazzato, (in prossimità delle abitazioni), per compensare il lieve spostamento del terriccio verso valle, il contadino con il piccone o con la vanga e il badile, procedendo dalla sommità, smuove il terreno e ributta la terra verso l’alto ridando all’appezzamento la sua configurazione originaria.

I graticci - i pali rostrati - le mede e i kazoni

Struttura della meda
Struttura della meda
La meda
La meda
Ogni fondo terrazzato o meno, destinato a culture a seminativo, era dotato di alcuni elementi sovrastrutturali che col tempo però sono divenuti un tutt’uno nell’economia e nella tecnica agraria dei contadini; primo fra questi é il graticcio.
Graticcio
Graticcio
Graticcio (particolare)
Graticcio (particolare)
Il graticcio, modulare in quanto ripetibile nelle sue dimensioni secondo l’esigenza, serviva come essicatoio per il frumento, il quale a manipoli veniva accavallato con le spighe verso il basso su dei pali, fissati uno sopra l’altro (a circa 30 cm. di distanza) in posizione orizzontale al terreno. La loro collocazione non era casuale: generalmente dovevano poter sfruttare, il meglio possibile sia il calore del sole sia la ventilazione.

Prossime, di solito, agli appezzamenti dissodati si estendavano aree destinate a prato e alla coltura del castagno.
Il castagno si accordava al prato,in quanto l’ultimo sfalcio stagionale corrispondeva al periodo di raccolta delle castagne e alla caduta delle foglie.

Le castagne come pure i pali che la potatura annuale forniva, costituivano una fonte di reddito delle famiglie contadine attraverso il mercato che di questi prodotti si faceva nei centri di fondo valle e soprattutto a Cividale in cui risiedeva il mercato ufficiale della zona.

Per il foraggio, sia nella fase di essicazione che in quella di conservazione, il contadino delle valli ha creato i pali rostrati, le mede e i casoni.

Bastone rostrato
Bastone rostrato
Data l’esiguità in larghezza degli appezzarnenti, sia i pali rostrati (essiccatoi) che le “mede” (contenitori all’aperto), venivano situati in fila e con una frequenza corrispondente, per la loro di mensione rnodulare, alla capacità produttiva del prato.(1)

(1) Per ragioni di conservazione del fieno all’aperto, la “meda” non può superare una certa larghezza, anche in rapporto all’altezza che, per ragioni pratiche, non può andare oltre quella di un contadino che accatasta il fieno con la “forca”.
“Kazoni” invece, con il basamento in pietra e la copertura a capanna in travi di legno e paglia, erano situati diversamente alcuni presso il nucleo insediativo, altri fuori.
Sia gli uni che gli altri avevano la funzione di contenere grandi quantità di fieno, da cui si poteva attingere indifferentemente, secondo la necessità, senza compromettere lo stato di conservazione del fieno, come facilmente poteva verificarsi per le “mede”.

A differenza degli altri, i “kazoni” ubicati in prossimità dell’insediamento erano dotati anche della stalla.
Dalla tesi di laurea di
Piero Bravin, Augusto Busnelli, Giulio Panzani
anno accademico 1974/1975

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