Le maschere tradizionali delle Valli del Natisone



I diversi gruppi carnevaleschi dei paesi delle Valli del Natisone

I «pustiči» di Montemaggiore



Le maschere di Montemaggiore si dividono in due gruppi.
Il primo è costituito dai brutti «te gardi», con in testa un alto cappello appuntito, il viso sporco di fuliggine, i campanacci, il bastone. Questi girano a parte, raccogliendo nelle borse noci e noccioline.

L’altro gruppo è costituito dai belli, «te liepi»: sono in sei, tre vestiti da donna, tre da uomo, con cappelli ricoperti di fiori di carta variopinta e giubotti a fiori.

Una volta portavano maschere di legno, ora girano a visto scoperto.
Con loro il “berac”, vestito a festa e pronto a raccogliere i doni, il diavolo, “zluodij” con l’angelo “angel”, la donna che porta il marito nella gerla “baba, ki nose moža v košu” e naturalmente il suonatore.
Infatti le maschere devono ballare in ogni casa.

Sabato grasso la comitiva si recava in quel di Mersino, la domenica c’era solo il ballo serale, il lunedì le maschere si recavano nei paesi della parrocchia di Tercimonte, il martedì facevano infine il giro della parrocchia di Montemaggiore.

(da 2° carnevale delle maschere tradizionali delle Valli del Natisone)



La compagnia mascherata del Matajur è divisa in due gruppi: i belli e i brutti.
I belli, “te liepi”, sono costituiti da sei personaggi: tre vestiti da donna e tre da uomo.
Indossano tutti giubbotti a fiori e portano cappelli arricchiti da fiori di carta variopinta, i brutti, “te gardi”, hanno il viso sporcato dalla fuliggine, portano il bastone, campanacci e in testa “vestono” un alto cappello appuntito.
Mersino li vedeva arrivare il sabato grasso.
La domenica era impiegata con il ballo serale e il lunedì grasso vedeva i “pustici” recarsi nelle frazioni della parrocchia di Tercimonte.
Il martedì grasso, per degna conclusione, era “chiuso” in casa con la visita della parrocchia di Montemaggiore.

Nei balli che la compagnia deve tenere in ogni casa visitata, l’accompagnamento musicale è fornito dal fisarmonicista.
La compagnia è integrata dal “berač”, che lindo a festa raccoglie i doni, la donna che porta il marito nella gerla “baba, ki nose moža v košu”, il diavolo “zluodij” con l’angelo “angel”.
Un tempo tutti le figure portavano maschere di legno. Ora sono a viso scoperto.

(da Maschere tradizionali delle Valli del Natisone - Circolo culturale “Il Castagno”)

I «pustjè» di Mersino


Anche la compagnia carnevalesca di Mersino fa i suoi giri per le sue frazioni e per i paesi vicini.
E composta dal portatore che raccoglie i doni, dal fisarmonicista, dà quattro ragazzi vestiti da femmine e quattro giovani in costume maschile.
Qualche volta il gruppo è più numeroso: c’è il pastore, il medico con l’infermiera, il diavolo con l’arcangelo Michele e, particolarmente caratteristico, il gallo.
Tipica anche la donna che porta il marito nella gerla o l’uomo che cammina sulle mani - felici ed ingegnose trovate.

La compagnia si sofferma in tutte le case, abbozzando anche qualche scenetta teatrale.
La ragazza è malata, occorre che il medico la visiti, ma lei non vuole.
Allora ci vuole il prete, ma lei non vuole neppure confessarsi.
Arriva la morte, seguita dal diavolo e dall’angelo che lottano per l’anima.

Anche la mezzanotte di martedì grasso si presta per una scena:
arrivano il prete ed il sacrestano a distribuire le ceneri tra gli allegri ballerini che continueranno a far festa fino all’alba.

(da 2° carnevale delle maschere tradizionali delle Valli del Natisone)



Quattro giovani indossanti indumenti da femmina accompagnati da altri quattro in costume maschile, dal fisarmonicista e dal raccoglitore di doni, rappresentano l’allegra brigata carnevalesca di Mersino. Talvolta, tale gruppo-base viene integrato da figure come:
un pastore, il medico con l’infermiera, San Michele e il Diavolo, il gallo, la donna che porta il marito nella gerla e l’uomo che cammina servendosi delle mani.
La compagnia, soffermandosi nelle case delle frazioni e dei paesi vicini, abbozza qualche scenetta teatrale del tipo:
una ragazza è malata, bisognosa d’una visita da parte del medico.
Lei però si oppone.
Arriva così il prete per la confessione.
Ma anche alla confessione la ragazza oppone il rifiuto.
Sopraggiunge così la morte, seguita dal diavolo e dall’angelo in lotta per il possesso di quella giovane anima.

Altra caratteristica scena ha luogo la mezzanotte del martedì grasso: il prete e il sacrestano distribuiscono le ceneri fra i ballerini intenti a far festa fino all’alba...

(da Maschere tradizionali delle Valli del Natisone - Circolo culturale “Il Castagno”)



Carnevale di Clodig (Grimacco)



La caratteristica delle maschere di Clodig è data dal fatto che alcune maschere sono confezionate in vimini.

La sfilata ha inizio con graziose maschere che hanno il compito di annunciare il Carnevale.
Segue una coppia di vecchietti che portano cesti e canestri nei quali raccolgono tutti i doni «mangerecci» che vengono loro offerti: pane uova e salumi. Tutto ciò che è commestibile è ben accetto.

Seguono altri due vecchietti con un bambolotto in braccio che rappresenta il Carnevale.
Il bambolotto ha nel ventre un grosso «otre» nel quale viene versato tutto il vino offerto in suo onore. Per ultima segue la morte che impugna la falce e altre figure simboliche: una vecchia, curva «Teresia» con la gerla sulle spalle, nella quale se ne stà comodamente accucciato l’uomo «Vanaz», che si fa trasportare beatamente di qua e di là.

Al termine della sfilata, con i generi alimentari raccolti si fa una grande festa in compagnia di tutti i partecipanti, al suono della fisarmonica.

Per tradizione il fantoccio di Carnevale viene bruciato in mezzo alla piazza e la gente canta e balia attorno.

(da 2° carnevale delle maschere tradizionali delle Valli del Natisone)



Suoni... colori... grida... musica... ed è già festa.
Il Carnevale a Clodig prende il via con il paese invaso da maschere che annunciano il suo arrivo.
Ed ha inizio la sfilata. Aprono il corteo quattro vecchietti, due dei quali portano dei grossi contenitori, canestri o ceste, atti a raccogliere le offerte in natura, pane, formaggio, dolci, ecc..., gli altri due hanno in braccio un pupazzo rappresentante il carnevale, costruito attorno ad un grande “otre” che raccoglie il vino offerto in suo onore.
Dietro a loro sfila la presenza della Morte, rappresentata con in mano la falce ed altri elementi simbolici.
Si nota, poi, anche la presenza di una vecchia chiamata ‘Teresia” con la schiena piegata sotto il peso di una gerla, in cui trova posto, in comoda posizione, un uomo chiamato ‘Vanaz” che si fa trasportare, noncurante dello sforzo della vecchia.
Il corteo termina con il falò del pupazzo. Attorno al fuoco la gente festeggia con canti e balli consumando i doni raccolti.
Veramente particolari le maschere di questo carnevale, lavorate artigianalmente, alcune delle quali intrecciate in vimini.

(da Maschere tradizionali delle Valli del Natisone - Circolo culturale “Il Castagno”)

I «pustjè» di Rodda


La figura centrale del carnevale di Rodda è il «pust», vestito di pezze e nastri variopinti, con in mano le tenaglie allungabili (cklie~e).
Con lui vanno il diavolo (cczluodij»), trattenuto a fatica da San Michele (~anjulac»): nonostante la catena riesce a mettere tutto sottosopra.

Segue un’allegra comitiva di maschere accompagnata dal fisarmonicista e da chi raccoglie i doni nella cesta), nella «pletenica» (è un onore che spetta all’ultimo sposato del paese.
Una volta le figure erano fisse, ora molto dipende dall’iniziativa personale.
Le figure tradizionali sono le «ta lepe ma~kere» e il loro contrario, le «ta grde ma~kere», un prete o un vescovo, la morte, una serie di figure animali (il gallo, l’orso, il lupo, il cane, la mucca) e i rappresentanti dei vari mestieri, così lo spazzacamino ed il resiano tuttofare.

Le maschere girano per le frazioni e vanno anche nei paesi vicini, suonano e ballano (ma non parlano), bevono, se viene loro offerto, e raccolgono doni.

(da 2° carnevale delle maschere tradizionali delle Valli del Natisone)



I “Pustjè” rallegrano, suonando e cantando, le frazioni del loro paese e dei centri vicini.
Bevono, raccolgono doni, ma non possono parlare.
Il “pust” ornato di nastri colorati e vestito di stracci, tiene in mano una paio di tenaglie allungabili: le “kIie~ce”.
Il “pust” è la figura centrale del carnevale di Rodda.
Attorno alla sua figura gravitano il diavolo “zluodij”, trattenuto con una lunga catena da San Michele “anjulac”, ma è fatica improba.
Nonostante tutto l’impegno posto nell’operazione da San Michele, il Diavolo riesce a mettere sottosopra tutto ciò che incontra!
Attorno al terzetto, accompagnate dal fisarmonicista e “dall’economo” che si preoccupa di raccogliere i doni in una cesta, figure tradizionali come le “te lepe maškere” o il loro contrario de le “te garde maškere” un vescovo, un prete, la morte, e le figure animali dell’orso, il lupo, la mucca, il gallo, nonché le rappresentazioni fisiche dei mestieri del tempo che fu come Io spazzacam mo, l’agricoltore e via rappresentando...

(da Maschere tradizionali delle Valli del Natisone - Circolo culturale “Il Castagno”)



I «blumari» di Montefosca


Il carnevale di Montefosca, con la corsa dei blumarji per i campi attorno al paese, è una particolarità che ricorda le processioni propiziatorie di primavera. I
l percorso è fissato dalla tradizione e viene fatto tante volte, quanti sono i ragazzi che corrono.
Questi devono essere in numero dispari, normalmente da 5 a 9, ma in passato erano anche più (si ricorda una punta massima di 21 blumarji con relativi giri che durarono praticamente tutto il giorno).
Durante la corsa vengono fatte alcune fermate presso le osterie e le case, per riprender fiato e bagnare la gola.

I blumarji sono vestiti con pantaloni bianchi di tela, fatti apposta per questo uso, e camicia bianca ed hanno un copricapo (“klabuk”) intrecciato, alto circa un metro, con varie diramazioni che imitano la forma di un albero.
In cima ai «rami» pendono nastri variopinti.
La parte inferiore di questocopricapoviene coperta da un fazzoletto variopinto, legato sotto il mento.
Sulla schiena dei blumarji pendono 3 campanacci (~zuoni»), legati con un magistrale intreccio che solo qualche uomo esperto sa fare e che costituiscono anche un singolare ornamento del costume.
Questo viene completato dai calzetti di lana bianca fatti a mano, dalle «žeké» nere (queste pantofole sono obbligatorie, le scarpe da ginnastica severamente proibite) e da un lungo bastone, «pištok».

(da 2° carnevale delle maschere tradizionali delle Valli del Natisone)



Se arrivando a Montefosca vedrete degli strani “esseri” impegnati in una corsa, tra un gran fragore di campanacci ed una serie di variopinti colori... stupitevi pure. State assistendo alla corsa dei “Blumarji”.
Antico rito legato al carnevale del luogo.
Di queste maschere abbiamo una descrizione molto ricca.
Indossano abiti fatti esclusivamente per questa occasione:
un pantalone ed una camicia bianchi, un particolare copricapo intrecciato -chiamato Klabuk- alto circa un metro che in cima termina con varie diramazioni a guisa di rami dai quali pendono nastri multicolori, mentre nella parte inferiore viene legato un fazzoletto colorato annodato poi sotto il mento. I
l costume viene completato da calze bianche in lana e da un paio di pantofole nere, chiamate “žekì”. Ornamenti obbligatori sono anche i tre campanacci chiamati “zuoni” penzolanti dalla schiena dei “Blumarji” alle quali sono legati una particolare coda intrecciata da mani esperte ed un lungo bastone denominato “piàštok”.
La corsa sì sviluppa su un percorso tradizionale, tutto intorno al paese, che viene ripetuto tante volte quante sono i “Blumarji” partecipanti, il cui numero è rigorosamente dispari.
I “Blumarji” così bardati vengono duramente provati dalla corsa e per riprendersi dalla fatica, fanno varie tappe presso case e osterie, approfittando dell’ospitalità offerta sottoforma di bibite ed altro.

(da Maschere tradizionali delle Valli del Natisone - Circolo culturale “Il Castagno”)



I «pustjé» e le «minke» di Masarolis

Anche il carnevale di Masarolis prevede delle figure fisse che si muovono secondo uno scenario tradizonale.
Il «te križhast» ha un abito bianco ed un grande copricapo simile alla mitra, il «te kožnast» è vestito di pelliccia ed è sporco di fuliggine.
Tutti e due hanno dei campanacci sulla schiena, il bastone in una mano ed una calza piena di cenere nell’altra.
Li accompagnano due maschere femminili, le «minke», vestite di bianco con la scopa in mano, e l’addetto alla raccolta di doni.
Dietro questi cinque protagonisti vengono le altre maschere, belle e brutte.
Martedì grasso inizia la caccia al «te kožnast» che tenta di fuggire arrampicandosi su un paio innalzato in mezzo alla piazza.
Ma si sente uno sparo... e le minke si mettono a piangere.
Segue il funerale, quasi ad indicare che il male viene allontanato dal paese.

È questo un rito antichissimo, e lo dimostra anche il fatto che a Masarolis ricordano ancora le maschere di argilla che la gente modellava una volta.

(da 2° carnevale delle maschere tradizionali delle Valli del Natisone)



Come la maggior parte dei riti e delle feste popolari, anche il carnevale di Masarolis ha origini remote.
Questi eventi arrivano ai giorni nostri tramandati oralmente, subendo alle volte modifiche sostanziali dai filtri imposti dalla storia.
Di questo carnevale sono comunque ancora presenti le caratteristiche legate alle antiche tradizioni.
Il canovaccio della festa ruota attorno ad un palo ‘piantato” in mezzo alla piazza del paese.
Protagoniste sono cinque maschere che aprono i “festeggiamenti”.
Il “te križnast” in cui si identifica il bene, lo si riconosce dall’abito bianco e da un grande cappello simile alla mitra; il “te kožnast’, il male, ha il corpo coperto da una pelliccia, mani e viso neri di fuliggine; due “minke”, maschere femminili addobbate con abiti bianchi ed armate di scopa, inoltre c’è il raccoglitore di doni, che ha il compitò di ricevere le offerte ed i regali.
“Te križnast” e “te kožnast” hanno in comune degli elementi caratteristici quali due campanaoci sulla schiena, il bastone in una mano e nell’altra una calza piena di cenere.
Seguono questo gruppo tutte le altre maschere.
Il Martedì Grasso prende il via la caccia al “te kožnast” -il male- che viene raggiunto nella piazza del paese.
Qui vede come unica via di scampo il palo e nel tentativo di arrampicarvisi viene ucciso. Le “minke” scoppiano in lacrime.
Si appresta il funerale e con i resti del “te kožnast” viene allontanato dal paese anche il male.

(da Maschere tradizionali delle Valli del Natisone - Circolo culturale “Il Castagno”)



Le maschere di Biacis

Le maschere di Biacis raffigurano sempre un ambiente agreste, difatti ci sono: le galline, il gallo e i pulcini. Al centro del quadro quest’anno c’è il contadino con la sposa, nel giorno del loro matrimonio. A questo punto sono messe in evidenza le tradizioni delle Valli; c’è il trasporto della biancheria (baIa) della sposa che viene trasferita nella nuova residenza degli sposi, segue al corredo la stivanka e la dote dello sposo. Il tutto accompagnato da tanta allegria. (da Maschere tradizionali delle Valli del Natisone - Circolo culturale “Il Castagno”)
(da 2° carnevale delle maschere tradizionali delle Valli del Natisone) (da Maschere tradizionali delle Valli del Natisone - Circolo culturale “Il Castagno”)

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