Strumenti musicali infantili

Modi di divertirsi suonando sia pur con strumenti rudimentali. Un modo efficace per sviluppare la manualità, l'affinamento dell'orecchio, perfino il gusto estetico.


L'acculturazione nel mondo contadino avveniva nel modo più naturale.
Il bambino era guidato a divenire adulto, cioè capace.
Questo era importante: che il bambino acquisisse capacità; quelle capacità che gli erano indispensabili per l'inserimento nel suo ambiente.
Qualsiasi cosa poteva essere utile al raggiungimento di questo scopo.

Da questa prospettiva va visto l'uso di strumenti musicali infantili, che non era puro gioco o solo divertimento, svago comodo; era soprattutto acquisizione d'abilità.

Perché il bambino era obbligato ad imparare a costruirsi lo strumento prima di suonarlo e meglio lo costruiva, meglio esso suonava; e se lo costruiva male neppure riusciva a suonarlo.
Anche in questo caso c'era la possibilità di reimparare, rivolgendosi al nonno, allo zio, al papà..., fino all'acquisizione di quelle abilità indispensabili alla costruzione dello strumento voluto. Scegliere il materiale più adatto, coglierlo nel giusto modo e nel momento migliore, lavorarlo con paziente assiduità maneggiando con competenza gli strumenti, eseguire ad arte gli interventi opportuni affinché lo strumento emetta i suoni desiderati, erano la strada che il bambino era obbligato a percorrere.

Gli strumenti che citeremo sono molto elementari e non possono non esserlo, trattandosi del fatto che dovevano essere alla portata di bambini d'età scolare.
Ne citeremo alcuni, così come ci vengono alla mente.

Le piščiele

Il tempo doveva essere la primavera, perché solo in primavera gli alberi in succhio permettono il distacco della scorza.
Era importante che il bambino imparasse quando le piante erano in succhio.
Quante volte egli avrà tentato di costruirsi la pišciela "fuori stagione", prima di imparare che solo la primavera glielo permetteva di fare?
Inoltre non tutte le piante erano adatte e per motivi diversi: qualche pianta non permetteva neppure in primavera il distacco della scorza, altre la spaccavano essendo irregolari, il virgulto doveva essere dell'anno precedente, bisognava conoscere le piante per scegliere o il "molar", il gelso, o il "kostanj", il castagno.
Tagliato il virgulto di un anno col temperino che ogni bambino aveva in tasca, bisognava tagliarne un pezzo di misura adeguata, piegarlo dolcemente in tutte le direzioni, quindi, afferrandolo bene con ambedue le mani, forzarlo ruotando leggermente lungo tutto il tronchetto.

Poi dalla parte più grossa bisognava praticare un'incisione circolare a circa 5 cm, levando quella parte di scorza; perché questa parte del tronco senza scorza veniva afferrata con una mano, mentre l'altra leggermente tirava in senso opposto la scorza, che si staccava dalla parte legnosa.
Questa era l'operazione più delicata, perché se la scorza si spaccava, bisognava buttarla via e ricominciare da capo.
Quindi bisognava tagliare circa 2 cm del legno sbucciato e asportare via una parte nel senso longitudinale di esso. Questo pezzettino era introdotto nella scorza dalla parte più grossa.
Proprio là, dove terminava questo pezzetto di legno, bisognava fare un'incisione nella scorza col temperino e quindi aprire, sempre col temperino, un foro a becco.

Ultima operazione: si tagliava ancora un pezzetto di legno nella parte terminale di circa 2 cm, per inserirlo nella scorza in fondo alla pi#čiela.

Tutto era pronto per provare l'emozione del suono!

Una variante, che solo i più bravi riuscivano a fare, obbligava ad attaccare nel midollo del piccolo pezzo di legno di circa 2 cm un sottile bastoncino.
Suonando, il bastoncino era manovrato verso l'alto e verso il basso, variando in continuazione l'intonazione del suono.

Trombete

Le "trombete" erano lo strumento più facile da costruire.
Per questo erano lo strumento più amato dai bambini ma forse anche per un altro motivo: col suo suono tutto particolare riuscivano a far saltare i nervi agli adulti, con gran soddisfazione dei piccoli.

Bisognava attendere, e accorgersi, che le zucche si fossero sviluppate abbastanza.
Allora col temperino si tagliava una foglia di zucca con tutto il suo gambo.
L'ombrello era eliminato, stando attenti a tagliarlo sulle sue due o tre venature nel punto più prossimo al gambo, perché proprio in quel punto doveva essere praticata un'incisione longitudinale di circa 2 cm. Si forzavano leggermente le due labbra così ottenute, si metteva in bocca e si soffiava.
Il suono era nient'altro che una pernacchia! Ma era oltremodo divertente soprattutto se tutta una banda di trombette si mettevano a suonare, oppure se non ci si accontentava di una trombetta, ma se ne ficcavano in bocca due o tre e più, di grandezza diversa, per ottenere suoni più gravi o più acuti.
Un'armonia di pernacchie, insomma, con strumenti a doppia ancia!

Trombon

Era lo strumento più difficile. Era l'orgoglio di coloro che riuscivano a costruirlo.

Bisognava prendere un virgulto di castagno piuttosto grosso ma sempre di un anno. Più grosso era, più grande sarebbe stato il trombone.
Bisognava fare le stesse operazioni preliminari delle piščiele.
Anziché far uscire la scorza dal legno, questa era incisa ad elica e staccata dal legno. Con questa lunga scorza elicoidale bisognava tentare di costruire una specie tromba imbutiforme.
Per fermare la scorza ci si serviva delle spine di rovo, cercando di trovare quelle più robuste.
Quindi si prelevava circa 5 cm di scorza da un altro virgulto di castagno molto sottile, lavorandolo sempre con la solita tecnica.
Col pollice e l'indice della mano si strozzava questa specie di cannuccia dalla parte del lato più sottile, quindi la s'introduceva nel "trombon", naturalmente dalla parte più stretta di esso. E si suonava.
Il suono era... magico! Forte, potente, virile! Per questo piaceva tanto.
Era l'orgoglio di chi fosse riuscito a costruirlo!

Fiore di primula - Piskalce

Era tutto facile! Vedere le primule fiorite, staccare delicatamente il fiore per non sciuparlo, strozzare, sempre delicatamente con la solita tecnica, il gambetto dell'imbuto, mettere in bocca e soffiare né poco, né troppo, ma giusto!
I più bravi erano capaci di mettere tutto il fiore in bocca, sulla lingua e di farlo suonare chiudendo e aprendo la bocca, ottenendo così due suoni: uno chiuso, l'altro aperto. Che tecniche!

Puš - Casetta della lumachina

Bisognava acquisire una tecnica ben precisa anche per suonare con la casetta del puž.
Prima di tutto bisognava ricordarsi dove era possibile trovare la casetta di quelle piccolissime lumachine.
Si trovavano in luoghi piuttosto aridi e sassosi.
Le lumachine erano già morte e la casetta era ben lavata e mondata. Bisognava chiudere il pugno e sistemare la casetta fra l'indice e il medio all'attacco delle dita, quindi appoggiare il mento sulle falangi e soffiare con la giusta angolazione.
Il suono era molto acuto, un fischio, e fortissimo.
Mica era facile!
Le bambine, invidiose, provavano sempre.
Non si capacitavano e non si rassegnavano a non riuscire a tirare fuori da quella casetta di lumaca altro che un soffio smorzato.

Kugle - bossoli di moschetto

La stessa cosa succedeva con i bossoli di moschetto.
Già solo il possederli ti faceva sentire importante. Trovare la giusta angolazione e ottenere un bel fischio senza sciupare il fiato era questione di prove prolungate.
Le bambine ci provavano ma era sopra le loro forze.

A volte arrivava qualcuno con uno strumento fatto col gambo di cipolla, costruito con la tecnica della strozzatura.
Si poteva essere orgogliosi di tutto, fuorché di un gambo di cipolla.
Lo facevano solo "i mangiatori di cipolla".
Perché mettere in bocca un gambo di cipolla, con quel "profumo" e con quel sapore particolari, ci voleva proprio coraggio.
I bambini la cipolla proprio non la sopportano.

Lo stesso effetto producevano le piščiele costruite con il gambo della bazovina, di sambuco.
Anzitutto era molto più facile costruire lo strumento e poi quella puzza e quel sapore... !

Il fischio - Zvizgat

Bisogna ricordare il fischio, anche se esso si avvicina più alla parola che ad uno strumento musicale.
Tant'è vero che il bambino imparava ad interpretare i fischi del padre come fossero parole: non solo ogni bambino riconosceva il fischio del proprio padre ma riusciva ad interpretare immediatamente il suo umore.
Infatti continuava a giocare ancora per un po', oppure lasciava immediatamente la compagnia e si precipitava a casa a seconda dell'intonazione del fischio.

Imparare a fischiare era uno scoglio che per un maschio doveva assolutamente essere superato.
Saper fischiare era segno di maturità. Fischiare solo con le labbra era relativamente facile.
Abbastanza spesso bambini in tenerissima età, due o tre anni, ci riescono per caso, ma poi dimenticano come si fa.
Ci vorrà una presa di coscienza, una vera acquisizione d'abilità, senza grandi difficoltà almeno per i maschi.
Imparare a fischiare con le dita o, peggio, senza dita, ma col fischio molto acuto, è un'impresa memorabile.
S'incomincia con due dita per mano: quattro dita in bocca e soffiare, soffiare, soffiare, fino al capogiro.
Dopo qualche giorno, salta fuori una specie di fischio basso, come di vento che soffia; poi via, via il fischio si assottiglia e la testa non gira più.
Si passa ad un dito per mano, naturalmente con tentativi a non finire.
Poi due dita di una stessa mano, l'anulare e l'indice.
Quindi un dito solo!
Quando si è imparato con un dito solo, il passaggio al fischio acutissimo senza dita diventa facilissimo.

Sorgevano anche altri problemi: un giorno un coetaneo arrivava a scuola tutto eccitato e raccontava di aver imparato a fischiare come il gufo (gliel'aveva insegnato il nonno, lo zio, un vicino di casa... ), o come il lucherino, oppure come la cinciallegra.
Si formava immediatamente un grande cerchio e gli occhi di almeno una ventina di bambini si puntavano su di lui col fiato sospeso.
Il bambino, colmo d'orgoglio, accostava i pollici delle due mani creando con le stesse una cassa di risonanza e iniziava a soffiare fra i pollici con angolazioni diverse del soffio fino a ottenere il suo stentato fischio.
Non importava che assomigliasse granché al gufo o al lucherino o alla cincia.
Aveva messo la pulce nell'orecchio a tutti i bambini della scuola, che da quell'istante si sarebbero fatti venire l'enfisema polmonare acuto, fino al momento in cui sarebbero riusciti ad emettere un suono che assomigliasse all'animale prescelto.

Nemmeno a farlo apposta, qualche giorno dopo un altro bambino, anch'egli tutto fiero di sé, prendeva un filo d'erba, se lo sistemava tra i due pollici delle mani ed emetteva un suono che 'sta volta assomigliava davvero al grido della civetta.
Quel giorno alle maestre saltavano i nervi!

I maschietti si davano da fare; delle femminucce solo qualcuna a volte tentava, senza nemmeno impegnarsi troppo e senza ancor meno riuscire.
Se i bambini riuscivano e le femmine no, ci doveva pur essere un motivo.
Probabilmente alle femmine non interessava, ai maschi oltremodo, perché quest'abilità al maschio sarebbe stata indispensabile, divenuto adulto.
Era un segno di maturità!
Nino Specogna

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