Trail valligiano


Spiegazione un po' tardiva, comunque interessante.
Il disegno riproduce un elfo (Skrat) in tenuta da corsa, con una canotta bianca, simbolo di purezza ed innocenza come solo la fanciullezza può esserlo.

La capigliatura è in foglie di tiglio (albero sacro alle genti slave e che assieme all’orso è uno dei simboli di queste popolazioni) e la sua espressione è di gioia, di gaiezza; passa le Valli con il Matajur sullo sfondo ed il Natisone, vero fiume-simbolo della Benecija in primo piano, in rappresentazione di questa gara, il Trail delle Valli, che si preannuncia dura e magnifica al contempo. La sua gamba rappresenta un ponte: tra le valli e la pianura, le millenarie culture slave e quelle latine, il passato ed il presente, un ponte per chi vuole unire e non dividere, un ponte di fratellanza ed uguaglianza, un ponte fatto di comprensione e rispetto, ma costruito con fatica e tenacia, qualità tipiche ed essenziali, in una gara.

La trave, in legno di castagno, vera e propria essenza “tuttofare” che tanto ha dato alle genti valligiane, ha la lavorazione di testa tipica delle Valli del Natisone; la “V” è uno Chevron, simbolo arcaico di femminilità e quindi un richiamo ed un omaggio alla terra ed alla Madre, ai dolcemente aspri rilievi benecijani ed alle antiche culture che li hanno abitati.

Anche la suola della scarpa riporta questo antichissimo simbolo del paleolitico con gli Chevron “contrapposti” in quello che viene chiamato doppio Chevron, ma qui con una forma vagamente a Boomerang a ricordare che le azioni di ognuno ritornano moltiplicate, se sono state giuste allora nulla ci sarà da temere, nemmeno il lungo cammino della vita.

Inoltre la riproduzione è una metafora sulle migrazioni dei popoli, infatti il soggetto “entra” nel disegno da est, dal luogo da cui giunsero gli avi dei popoli slavi che si affacciano sul Mediterraneo e ci vuol dire di non temere il diverso da noi, le culture altrui, ma di capirle, piuttosto, perché ognuna porta con se una carica di saggezza.

La volpe e la chiocciola sono i personaggi di una storia (Pravca) antica della Benecija che narra di una famosa corsa (in vicariato alla lepre e alla tartaruga latine) che li vede avversari in astuzia (ma qui la chiocciole fa l’occhiolino alla volpe: sono sulla “stessa barca”), simboleggiano quindi la gara “studiata”, gestita dall’inizio alla fine con “intelligenza” per conseguire il risultato più ambito; ma la vittoria è tale se si taglia per primi il traguardo o è piuttosto un fatto personale, interiore?
Fabrizio Podorieszach

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