Le Vesne



Con il termine “mito” si indicano le narrazioni fantastiche popolari alla cui origine vi é spesso il tentativo di dare una spiegazione ai fenomeni naturali piú svariati presenti in varia forma sulla terra e sotto la volta celeste.
Come tale puó essere considerato un indice del carattere fantasioso di un popolo; infatti il mito costituisce l’ossatura dei racconti magici, narrazioni favolose, leggende eroiche... elaborati nella fase iniziale di una cultura, con il coinvolgimento degli aspetti emotivi dell’uomo (paura, speranze, passioni).

Ma é sorprendente notare che gli stessi miti, o assai simili, (cosí come molti canti popolari affini) si ritrovano presso popoli del tutto diversi e lontanissimi tra loro.
In questo caso si danno interpretazioni psicologiche del fenomeno:
esso puó derivare da un “inconscio collettivo,, ai primordi dell’umanitá, quando questa era costituita da un'unica cellula o tribú.
(Significativa a questo proposito é la leggenda biblica della Torre di Babele che dá l’idea della divisione delle lingue e delle tribú, da un unico nucleo).

Anche presso il nostro popolo vi sono delle leggende e delle tradizioni (nel senso di trasmissione orale) che ricordano antichi miti in cui sono adombrati fenomeni naturali, quali il ritorno della luce, della bella stagione ecc.

Una di queste leggende ha per protagonisti dei personaggi femminili chiamati Vesne.

L’ambiente in cui esse compaiono é quello agreste, caratterizzato da monti dall’ampio panorama immersi nell’aria pura, circondati da una luce diffusa e dal tepore della primavera.

Il racconto popolare, sulla cui autentica tradizione l’informatrice Q.A. (a. 91) ha dato la piú ampia conferma e riferito con precisi dettagli, narra cosí:

‘An dan so oral’ du Lennih te veliki njiv. Kadar so bli glih na pu diela se jin je drevuo utargalo... Nieso mogli ne naprí ne nazaj, an nieso viedel’ ki nardit.

Alora Vesne, ki so pejale z njih uozičan gor na varh po uoznic “na Brezči#u”, so zauekale: - Baroujko uji. Čarin tarín zapregji.

Možje, ki so bli dol u njiv, takuo ki so tuole čul an videl, so pošjal naglo po ‘no baroujko an po an čarin tarin.
Z baroujko, ki se lepuo uije, so zvezal drevuo an čarin tarín so ložli pa za zapriego. Subit potlé drevuo le bluo ustrojeno, t’ kaj de so mogli zorat uso njivo.

Tuole je ratalo du “Lennih” njiv.
Mije pravla ranca mama, an ranca Minca Karjolinova, kar san bila majhana”.

(Un giorno, mentre aravano giú nel campo grande dei Lenni, a metá dell’opera l’aratro si ruppe. Non poterono proseguire né sapevano cosa fare. A quel punto, dall’alto del monticello le Vesne che passavano per strada sul loro carretto gridarono:
“Baroujko uji. Čarin tarín zapregji” = attorciglia la pianta del corniolo tartaro e piega il rovo nero.
A quella vista e a quelle parole, gli aratori corsero a cercare un pollone del corniolo e un rovo nero. Col primo, dopo averlo ben ritorto, riattaccarono l’aratro, con il secondo lo rinforzarono. Cosí poterono completare l’aratura.
Questo avvenne nel campo dei Lenni...) (Inf. Q.A. - a. 91)

Chi erano le misteriose creature che aiutarono con una formula magica gli agricoltori e che questi riconoscevano per le Vesne?

Il termine potrebbe significare “primavera, luce”.

L’immagine mitologica che si accompagna a questa “comparsa” é davvero sorprendente e di certo ci riporta a epoche remote rifacendosi a motivi ancestrali comuni ai popoli mediterranei.

Le Vesne, inaspettate e inavvicinabili, come un evento che si ripete periodicamente, ma senza una data precisa, passano in alto per la via con il loro carro e trasmettono agli uomini il loro messaggio impersonale, schematico, quasi come un oracolo.

Né gli uomini corrono a vederle passare perché sanno che sono inavvicinabili e che esse devono passare a distanza, come un fenomeno celeste.

La loro caratterizzazione richiama alla mente figure mitologiche greche quali le Pleiadi, figlie di Atlante, poi divenute stelle per volontá di Giove il quale le sottrasse cosí alla caccia di Orione.
Esse con il loro carro di luce solcavano il cielo e secondo la loro posizione nel firmamento indicavano ai coloni i tempi dell’agricoltura e ai naviganti facevano da punto di riferimento durante la navigazione.

I Romani le chiamavano Vergiliae, da Ver = primavera, ritenendole annunciatrici della primavera, al pari di Proserpina o della corrispondente divinitá greca Persefone, o Kore il cui periodico ritorno dall’Ade segnava l’inizio della nuova stagione.

Anche le Vesne compaiono in primavera, durante l’aratura.

Sono esseri benevoli il cui compito é quello di intervenire a favore degli uomini, annunciando il rinnovamento della natura.
T.Q.
Dom - n. 12 - 1989

Questo sito, realizzato e finanziato interamente dai soci, é completamente independente ed amatoriale.
Chiunque puó collaborare e fornire testi e immagini a proprio nome e a patto di rispettare le regole che trovate alla pagina della policy.
Dedichiamo il sito a tutti i valligiani vicini e lontani di Pulfero, San Pietro al Natisone, Savogna, Stregna, Grimacco, San Leonardo, Drenchia, Prepotto e di tutte le frazioni e i paesi.

www.lintver.it
© 2000 - 2012 Associazione Lintver
via Ponteacco, 35 - 33049 San Pietro al Natisone - Udine
tel. +39 0432 727185 - specogna [at] alice [dot] it




Visite dal 3 Aprile 2010.