Appunti del Corso di Nediško

Nino Špehonja j napisu za tegá ki če obuojšat njegá Nediško.
Nino Špehonja per chi vuole approfondire la conoscenza grammaticale e lessicale del Nediško.

Premessa

La presentazione della Gramatika e del Besednjak del Nediško e la successiva pubblicazione della ''Apologia di Hrabar'' a cura di Marino Droli, certificano che la storica espressione linguistica della Slavia friulana, trasmessa per secoli, di generazione in generazione, non può essere ridotta a rango di ''dialetto'' di un'altra lingua ma va considerata, a pieno titolo, come vera e propria lingua autonoma e, dunque, insegnata.
Si ha coscienza delle difficoltà, reticenze ed opposizioni - politiche e psicologiche - che tale prospettiva può suscitare. L'importanza educativa - e comunitaria - della posta in palio è, però, talmente significativa che si è ritenuto doveroso tentare un primo esperimento organico e coinvolgente l'intero sistema scolastico del comprensorio. Si tratta di un progetto teso ad inserire l'insegnamento della lingua locale nelle scuole del territorio, valorizzando anche quanto viene già fatto a titolo individuale da alcune insegnanti.
Nonostante le difficoltà - di varia natura - l'iniziativa ha preso l'avvio sviluppandosi oltre ogni più rosea aspettativa, stimolando ulteriori progettualità.
Per la Slavia friulana, il 26 marzo 2014 potrebbe, quindi, essere considerata come una giornata storica. In effetti, è quel giorno che per la prima volta nella storia di questa comunità, la sua lingua propria, il Nediško, è entrato formalmente nella scuola con questo programma di formazione per insegnanti, finanziato dalla Comunità montana Torre, Natisone e Collio - su iniziativa dei Comuni di San Leonardo, San Pietro al Natisone e Stregna - con i fondi di cui all'art. 22 delle L. R. n° 2612007 per interventi a favore delle varianti linguistiche delle Valli del Natisone, del Torre, di Resia e della Val Canale.
Affidato all'organizzazione dell'Istituto Slavia Viva il corso si articola in lezioni teoriche e sessioni di approfondimento pratico tenute dal prof. Nino Specogna. Coordinatore del programma - impostato da Michela Gus - è il giovane laureato Simone Clinaz. Al termine di questo primo ciclo, le insegnanti potranno a loro volta trasmettere le loro conoscenze in attività con i loro alunni.
L'iniziativa rappresenta indubbiamente una rivoluzione nel panorama culturale della nostra comunità, avviando - tramite la scuola - le giovani generazioni verso il recupero di una identità.

Ferruccio Clavora

Nediško nan povie naglih duo smo an odkud pridemo.

Il Nediško subito ci dice chi siamo e da dove veniamo.
S'ode fra le piccole borgate di una comunità insediatasi presso il grande fiume Natisone - Nediža e i suoi vari affluenti, una lingua che con i suoi suoni mette le radici in un passato lontano e ancora per molti versi misterioso, arcano.
Se ancor essa si sente, questa rinnova il legame con tal passato e sconfina nel senza tempo per tornare all'origine di tutto, al mistero dell'esistenza.
La lingua costituisce uno dei linguaggi attraverso il quale con la realtà in contatto veniamo.
La realtà che a noi si dischiude è quella natisoniana. Attraverso la lingua nediška si parla di una comunità particolare ed originale, del suo modo di leggere il mondo, di ciò che gli sta attorno, che rappresenta il suo vissuto.
Il Nediško che echeggia in ogni rito locale, sia esso quotidiano o devozionale, non fa che rimembrarci un'arcaica tradizione culturale e la natura è ciò che prima di qualsiasi altra cosa essa sa rendere, indissolubilmente legata all'intrinseca umana dimensione, quella emozional-sentimentale.
Salvare e tramandare anche attraverso l'insegnamento della propria lingua nella scuola, significa non perdere il legame con la natura e il passato, oltreché non farsi togliere la parola.

Guorit, za na pozabit.
Parlare per non dimenticare.


Simone Clinaz


Indicazioni programmatico-operative

Obiettivo didattico del corso:
1 - scrivere e leggere in nediško.
2 - interventi immediati su qualsiasi argomento, non solo per chiedere chiarimenti, ma anche per precisare, proporre, eventualmente criticare e correggere.
3 - abbozzi di lezioni didattiche per i bambini, proposte dall'insegnante, ma anche dai corsisti.

Procedimento operativo:
partire sempre dalla grammatica, in pratica però solo per definire e inquadrare bene il tema della lezione; quindi operare soprattutto attraverso la scrittura, la lettura, la conversazione.
Verso il termine della lezione definire cosa si potrebbe fare per arricchire il nedisko in attesa della lezione successiva: una specie di lavoro individuale per casa.

Fonetica

Le consonanti nediške

1 - Cinque fonemi diversi dall'italiano; c, g, h, s, z Gramm. pag. 20

Preber - leggi:

ràca = anatra
cìesta = strada
cíbca = pulcino
nòga = gamba
glàs = voce
guorìt = parlare
gvánt = abito
ràhlo = mollemente
hitìet = affrettarsi
hudìč = demonio
vesèlo = allegramente
isèn = frassino
sìn = figlio
mìza = tavolo
zìma = inverno
zàda = dietro
zdràvo = salute

2 - Segni diversi: č, š, ğ, j, ž, k, nj, lj

čičica = ragazzina
máčka = gatto
čeló = fronte
vičèr = sera
čùk = gufo
ùoč = occhio
šè = ancora
šivàt = cucire
pùošta = posta
ànğel = angelo
ğùoldit = godere, divertirsi
inğùštri = inchiostro
jé = é
jést = io
mùoja = mia
žená = donna
živìet = vivere
kàj = che cosa
kàko = qualche
njìva = campo
sìenje = seme
mùnja = monaca
ljubèzen = amore
ljudjè = gente


(La lj molto poco usata; si riduce quasi sempre alla j)
(alla r é spesso legata la semivocale ''a'', vocale molto breve, quando la ''r'' si trova fra due consonanti):
vrt=várt = orto
smrt=smárt = morte

Fraseologia

Zdravo = ciao, salve (arrivando)
Dobro jutro = buona mattina
Dobar dàn = buon giorno
Liep dàn = buon giorno
Dobro vičèr(je), dobe(a)r vičer = buona serata
Lahko nuoč = buona notte
Zbuogan, srečno = addio, ciao (allontanandosi)
Se bomo vidli, se videmo (o duale: se boma vidla, se videma) = arrivederci

Morfologia

Il sostantivo

pag. 30

Il maschile termina in consonante,
il femminile in -a
il neutro in -o oppure in -e


(individuare m., f., n.)
klabùk = cappello
kandreja = sedia
okno = finestra
icé = uovo
miza = tavolo
telé = vitello
pàs = cinghia
pás = cane
obešalo = attaccapanni
sonce = sole
obiela = condimento
objuba = voto, promessa
obriezak = torsolo
očal = occhiale
puob = ragazzo
čečá = ragazza
očá (!) = padre
mat(i) (!) = madre
brát = fratello
sestrá = sorella

Aggettivo

(pag. 31)
Come i sostantivi, il maschile termina in consonante, il femminile in -a, il neutro in -o oppure in -e

gárd, gardá, garduo (quando -o é accentato, -ò puó diventare -ùo) = brutto
liep, liepa, lepuo = bello
ardeč, ardeča, ardeče(o) = rosso
debeu, debela, debelo = grosso
bieu, biela, bielo = bianco
vesók, vesoká, vesokó = alto
sarók, saroká, sarokó = largo
nizak, nizka, nizko = basso
kuhan, kuhana, kuhano = cotto
pridan, pridna, pridno = diligente
star, stara, staro = vecchio
žiu, živa, živùo = vivo


Tradurre

(leggere e tradurre sedutastante)

Klabuk je liep
Kandreja je gardá
sonce je ardečo
okno je vesokó
puob je vesok
čečá je mlada
brat je bruman
mož je debeu
sestrá je pridna


(traduciamo e scriviamo)
il vitello é bello
la sedia é bassa
il tavolo è basso
gli occhiali sono larghi
il cane é bianco
la cinghia è larga
il padre è vecchio
l'uovo é cotto

Aggiungere l'aggettivo, tradurre scrivendo
(l'aggettivo sta sempre prima del nome)

................. ragazzo
................. ragazza
................. cappello
................. tavolo
................. monaca
................. tavolo
................. cane

Metti al posto dei puntini uno dei seguenti aggettivi:

bieu, bolan, čarin, dober, dug, drag, lien, liep, majhan, mlad, nizak, nou, poštén, priden, star, velík, vesók, zelén, zdréu.

Aggettivo possessivo

muoj = mio
tuoj = tuo
njegá = suo (di lui)
nje = suo (di lei)
naš = nostro
vaš = vostro
njih = loro

Fraseologia

(K)duo manka = chi manca?
Nobedan = nessuno
Manka ....= manca....
Ber o preber - berita = leggi - leggete
Dost! = basta
Ponovi, ponovita = ripeti, ripetete
Naprej = avanti
Odprita bukva = aprite il libro
Zaprita bukva = chiudete il libro
Odprita bukva na stran.... = aprite il libro a pag.
Ber, berita počaso = leggi, leggete adagio
Al zastopeš, al zastopeta? = capisci, capite?
Al si zastopu, al sta zastopil? = hai capito, avete capito
Ja, ne = sí, no

Il verbo essere

(pag. 87)
Jest san
ti si
on, oná, onó je
mi smo
vi sta
oni, oné, oná so


Futuro: bon, boš, bo, bomo (boma), bota, bojo.


Plurale

pag. 36
(masch.=-i / femm.=-e / neut.= -e)


(metti tutto al plurale, scrivendo)
Muoj očá je star: Al je tud tuoj očá star?
Esempio: naši očí so stari; al so tudi vaši očí stari?
Tàtin brát je bogát. Njegá žená je muoja tetá.
Muoja màt je mlàda. Tudi nje sestrá je mlada.
Oná je muoja tetá. Tudi nje mož je muoj stríc.
Muoj brat je še mlad an muoja sestrá je še mlàda.
Naš nono je še žiu, pa zló stár. Al je vaša nona še žíva?
Muoj kužin je mlad. Njegá očá pa je stár.

''e'' e ''a'' semimute

pag. 33
negli aggettivi maschili terminanti in
-ek, -ak, -el, -al, -en, -an, -in, er, -ar (ma non nei participi passati)
la ''e'' e la ''a'' spariscono non appena si aggiunge una desinenza per formare il femminile o il neutro, o nel formare il plurale o nella declinazione.


(Leggere esempi a pag. 34)

ESERCIZI

Scrivere il femminile e poi leggere su richiesta
čeparin,
hìšin,
bister,
mòdar,
ostar,
šemar,
brìdek = doloroso,
uozak,
brezkárben,
brezmàdežen,
màžen (sporcato, p.p.),
jàsen,
petìčan,
pobòžan,
potrìeban,
pravìčan

Plurale di sostantivi in -ar, -or, er

Vedere grammatica a pag. 47 (scrivere il plurale sul quaderno e poi leggere su richiesta); pag. 37
botar = padrino, compare
ciestar = stradino
cunjar = straccivendolo
famostar = parroco
gobar = fungaiolo
meznar = nonzolo; e tanti altri
žlemper = catenaccio
bankjer = banchiere
barbier = barbiere
cimber = emolo
cuker = zucchero (e tanti altri)
mramor = marmo
uguor = anguilla (pochi)


altri termini da vertere al plurale
hìša = casa
brát = fratello
dìelo = lavoro
jábuka = mela
oblìeka = vestito
mìedih = dottore
òkno = finestra
zidàr = muratore (attenzione!)
strìc = zio
lìeto = anno
obuvàlo = calzatura
blumar = maschera di Montefosca; (attenzione!)

Aggettivi derivati

pag 38; porre grande attenzione all'importanza del tema


indicanti qualitá: -ji, -ja, -je

da nome di materia: -en, -na, -no (-èn, -èna, -èno); e anche -u, -ova, -ovo

derivanti da un sostantivo maschile: -u, -ova, -ovo

da nomi di piante e alberi: -u, -ova, -ovo

aggettivi indicanti possesso dell'animale o della persona: -in, -ina, -ino

da nomi di razze, luoghi, popoli, animali: -ski, -ska, -sko

ESERCIZI

(leggere, integrando, e tradurre sedutastante)
Kràva nan daje mlìeko an tuole mlìeko ga kličemo.... mlìeko
An kozá nan daje mlìeko, an ga klìčemo.... mlìeko
S ........ (-in) mliekan an s ......... mliekan vedìelamo màst an sér.
Kandreja je .... (hlod);
ringìera je .... (zelìezo);
nùoš je.... (iklèn) ;
Mi plačùvamo s ..... (kàrt-im o -mi) sùdmi; (ràm-ovih=rame)... an ... (iklen=acciaio) sùdu (genitivo di negazione) jih nie bluo vič, pa sa tisti ... (iklen) so se uornil.
Jest iman ..... (koža) pàs.
Muoje darvá so ..... (gabar)


Prevarzi


Le Valli del Natisone sono la patria degli slovenji che parlano Nediško. La loro lingua è dunque il Nediško anche se sono cittadini italiani.
La Germania è la patria dei tedeschi che parlano tedesco. La loro lingua è dunque il tedesko.
La Francia è la patria dei francesi che parlano francese. La loro lingua è dunque il francese. Le declinazioni pag. 40

ESERCIZI

Analisi: individuare i complementi e i casi
Muoj očá piše.
Letera muojga očí je dùga.
Muoji očá piše muoji mami.
Muoj očá pìše no lètero .
San du puoje.
Sìečen s kìero.
(Si usa s, quando segue parola che inizia con:
š, k, f, h, č, c, p, s, t).

Declinazione maschile singolare

pag. 46 - consegnare fotocopia DESINENZE

ESERCIZI

Fai dipendere, scrivendo, i seguenti nomi da ''jest viden = io vedo''; attenzione a esseri animati e inanimati maschili, sostantivi maschili e femminili

zuončič, liep zuončič, miza, duga miza, parjateu, tuoj pariateu, konj, mlad konj, budgar, tel budgar, majhan šuolar, vesoká hiša, šaroká ciesta.


Mettere nel caso giusto le parole fra parentesi, scrivendo
Ime (muoj brát) je Bepo
Jest pišen (muoj brát)
Al poznaš (muoj brát)
On živì gu (Tarčèt)
Puojden z (muoj brát).
Farba (muoj klabùk) je liepa.
(Muoj klabùk) manka flók.
Al videš (muoj klabùk) (attenzione!).
Kapót je tàpar (muoj klabùk).
Jest grèn spancìerat z (muoj klabùk).
žená (naš hlàpac) je bùna
Tel gospuod daje dielo (naš hlàpac)
Al videš kajšan krat (naš hlàpac)
Tapar (naš hlàpac) živi njegá stara màt.
Z (naš hlàpac) se dìela lepuo.

Declinazione maschile plurale

pag. 48
vertere tutto al plurale, scrivendo
Tela je hìša muojga bratra
esempio: tele so híša naših (o muojh) bratru
Muoj brat piše tistemu gaspuodu
Jest poznan tistega možà
On je sada tapar tisti žen(í) (locat. = -ih, -ah)
Al se ušafaš lepuo s tistin človìekan?


traduci e scrivi
I miei cappelli sono quasi nuovi
Il coloro dei miei cappelli è bello
Ai miei cappelli non manca nessun nastro (flok: attenzione)
Vedete i miei cappelli?
I miei cappelli sono vicino ai miei cappotti (kapót: attenzione)
Io son contento (vesèu) di (za+acc.) questi cappelli
Mi piace il colore dei capelli di mia moglie
la declinazione di lasje a pag. 49
Ai capelli chiari bisona aggiungere un fiocco scuro
Coi capelli lunghi la donna si pavoneggia (se braurat)
A questi mendicanti mio padre dà sempre un euro
Vedete quelle nere nubi (oblak)?
Io sono a casa con gli amici
Amate gli amici?
Oggi i treni sono pieni di viaggiatori (popotnik)
Quest'anno (lietos) le maglie (guča) sono di moda (po navad)
Lo zio compera (perfettivo=kupit; imperfettivo=kupuvàt) ai nipoti nuovi cappelli.

Declinazione femminile singolare

pag. 50
La stragrande maggioranza (tutti) dei sostantivi femminili che terminano in á al nominativo, continuano ad avere le desinenze tronche in tutti i casi sia singolari che plurali

ESERCIZI

mettere al caso giusto il termine tra parentesi, scrivendo
Jest pišen donás (tetá)
Dielo (muoja sestrá) je veliko
Težave so zmotile (tista žená)
Al poznaš (tela žená)
On diela že dugo tapar (brat)
Muoj očá je zló upìeran z (naša nova hiša)
Muojga bratra nie (duom).
San sieku darvá s (skiera)
Te parnesén (guča).
Donas so zaparli (šuola)
Auto (muoja mama) je zlo liepa


(scrivere la traduzione sul quaderno e poi leggere su richiesta)
Questa donna è buona
Anche la sorella di questa donna è buona
Mia zia regala a questa donna un fazzoletto nuovo
Io vedo spesso questa buona donna
Presso questa buona donna c'è una ragazza
Mia sorella parla con questa buona donna.
Il fratello dà (dát=perfettivo; dajat=imperfettivo) alla sorella una pera
Il cappello di mia zia è bello ma caro (drag)
Questo ragazzo gioca volentieri col gatto
Conosci la sorella di quella donna?
Mio padre regala un bel libro a quella ragazza perchè (zakí) è buona (bruman)

Femminile plurale

(pag. 51)

ESERCIZI

Declinare, scrivendo, al singolare e al plurale tutti i casi dei seguenti sostantivi femminili
fàlinga = sbaglio
uodá = acqua
lizàuka = adulatrice
perùota = ala
žvìna = animale
šìba = bacchetta


Lettura
Naša vàs ima duge an šaroké cìesta an tapar kraj teh cìestah stojo lepè an vesoké hìša.
Korca teh hiš so pokrite z ardečim(i) korcam(i) an na korcah so lepè nàpe.
U teh hišah zdol so navadno kletì, na varhu pa kambre.
U butigah kupujemo jedila: pašto, sadje, pjàče, usegá.


(Rispondi, scrivendo:)
Kake ciesta ima naša vas?
Duo stoji tapar kraju ciestah?
Kuo so pokrite korca teh hiš?
Kaj (=kaj je) tan na korcah?
Kie so navadno kletì an kambre?
Ki kupujemo u butigah?

Sostantivi femminili in consonante - singolare e plurale

pag.52

ESERCIZI

Declinare, scrivendo, al singolare e al plurale i seguenti sostantivi femminili
Kùost = osso
klìet = cantina (attenzione allo spostamento dell'accento)
miš = topo
klòp = panca


Prevárži (scrivere la traduzione sul quaderno e poi leggere su richiesta)
Le canzoni (piesan(m)) nediške sono sempre belle
Con la menzogna (nepravìčnost, (-jo)) non arrivi lontano
Quest'uomo è senza coscienza (zaviednost o kušencja )
Compero un chilo di carne con l'osso (kuost) (senza iato)
Durante (cajtu+genit.) la malattia (bolìezan) non mangio nulla
Nella giovinezza (mladuost) commettiamo (dielat) spesso (pogostu) stupidaggini (naumnost)
In queste cose (stvar) non sei competente (m. e f.) (parložan)
Mio fratello siede sulla (na + c. ogg.) panca (klop). anch'io mi siedo su questa panca
Questo è senza (brez + genit.) utilità (nùcnost) per me
Egli pensa con amore (jubezan) alla (na+acc.) madre (mater)
D'inverno le notti (nùoč) (senza iato) sono lunghe
Con l'aiuto (pomuoč) di Dio (agg. derivato) l'uomo fa (nardit) molto

Declinazione neutra singolare e plurale

pag. 53
La declinazione neutra é quasi uguale a quella maschile.

ESERCIZI

traduci e scrivi
Quest'uomo non ha lavoro (dielo). (genit. di negaz.)
Noi beviamo il caffé col latte (mlieko).
Marco aspetta presso la finestra (okno; -e).
Con questa lettera (pismo) ti mando (pošjan? - pošijan?) anche 100 euri.
Nella lettera (pismo) Marco mi scrive che suo nonno é gravemente ammalato.
Questa palla assomiglia a un uovo (icé, (-u)).
L'insalata (solata) con l'uovo é molto buona.
Con le frutta (sadje) calmiamo la sete.
Il fabbro prende un pezzo di ferro (zeliezo) e lo mette sull'incudine (nakùna).
Dove mette (klast?, luožt?) il fabbro il pezzo di ferro?

Il duale

pag 54

ESERCIZI

prevarži na dual an napiš
Tel klabuk je star, pa še liep, tist tan je še nou, pa gard.
Naša miza je duga an saroká; vaša je pa kratka an nizka.
Muoj parjateu je bardak an iskren.
Telo icé je debelo.
Vesokó an šarokó okno je lepuo (ci sta il duale?)
(scrivere la traduzione sul quaderno e poi leggere su richiesta)
Qui sono due ragazzi; i loro due padri (očuovi, plur.) sono ricchi
A questi due ragazzi non manca perciò nulla.
Però nessuno ama questi due ragazzi perchè sono superbi (prešeran).
Con questi due ragazzi ci sono talvolta anche le loro due sorelle.
Chi parla ora con questi due ragazzi? Preber an zastop Naša hiša je nova an velika. Taspriet ima an liep vart z no zeliezno grajo (ringhiera) . Tazada je an velik duor (cortile); tan norčinama pogostu s hčerò naših bližnjih (vicini). Tud naša bližnja ima no lepo hišo, pa nje duor je majš (minore) an nie ušeč muoji sestrí. Naša hiša ima kòt an štier velike kambre. Zakot ima puno prestora. Tu sretu je na šaroká miza an okuole mize so štier kandreje. Na desno je na vesoká vintula puna posode za kuhat. Na desni zakota je kandrejon. Gonavarh so pa kambre.
Odguor


Kajšna je naša hiša? & Ki ima naša hiša taspriet?
Ki ima naša hiša tazad?& Ki dielan vičkrat tan?
Al ima tud naša bliznja lepo hišo? & Kajšan je nje duor?
Ki ima naša hiša? & Kaj je tu sred hiše?
Kaj je na desni? & Kaj je na čemparni?
Ka j tan na vintul & Kje so kambre?


Convenevoli

Buon mattino = Dobro jutro
Buon pomeriggio =Dobar popudan
Buona serata =Dobro vičer(je)
Buona notte =Lahko nuoč
Buona giornata (quando ci si congeda) =Dobar dàn
Grazie =Hvala
Prego (Non c'è di che) = Bohlon
Prego/Per favore& Prosen, Za dobruoto
Ci vediamo = Se videmo,se videma (duale)
Ci vediamo stasera = Se bomo(a) vidli(a) drieve
Ci vediamo domani& Se bomo(a) vidli(a) jutre
Salute (quando si brinda) = Na zdrauje
Salute (quando si starnutisce) = Buog žegin
Stammi bene (riguardati) = Dobró se méj. Gledse
Come stai? = Kuo stojiš? Kuo se máš?
Bene, grazie. Cosí così. = Dobró, hvala. Ja an ne.
Non male, grazie = Na gre slavo, hvala.
Scusi tanto! = Na zamierte!
Prego si accomodi! = Prosen, zakuazajtese!
Faccia come se fosse a casa sua! = Nardite, ku deb vi biu tadomà
Si serva pure! = Zakuazajtase, žihar.
Prenda qualcosa da bere! = Al bote kiek piu?


Numeri

(pag. 60) Numeri cardinali dán pas - dná mačka - dnó telé
dvà pisá - dvie mačke - dva teleta
tri, trije pisí - tri mačke - tri teleta
štieri pisí - štier(e) mačke - štier(e) teleta
(i numeri fino a quattro si declinano e concordano col sostantivo al quale si riferiscono)

pet pisù - pet mačk - pet telèt
šest pisù (ecc.: sempre -u o senza desinenza: genitivo plurale)
(da pet in avanti il numero rimane inalterato)

ESERCIZI

Decliniamo: dan - dva - tri - štier


I numeri composti, quando si scrivono con le lettere, è meglio non unirli come, invece, succede in italiano, ma scriverli separati:
Esempio: 10.455
diecimilaquattrocentocinquantacinque - desettaužint štierstuo petanpedeset.

unitá-migliaia: deset taužint
unitá-centinaia: štier stuo
unitá-: pet
unitá-decine: an pet deset


Per leggere un numero: unitá di migliaia - unitá di centinaia - unitá - unitá di decine:
3.934 = tritaužint devetstuo štierantrideset (quindi attenzione alle decine e alle unitá: prima le unitá, poi le decine).
345.678. Scomponiamo: 345 (tristuopetanštierdesettaužint )- 678 (šeststuo osan an sedandeset.)


Nih + numero + genit.
davanti a un numero si usa nel senso di ''circa''.
Esempi:
nih dvist čariešnji = venti ciliege circa,
nih deset kilometru = dieci kilometri circa,
cinquecento persone circa - nih petstuo poseb.


Le date si scrivono come in italiano: 10 dicembre 2013 = 10 dičemberja 2013.
Per le date si usa sempre il maschile: dedset dikčemberja j biu liep.

Domande
Leggi la domanda e rispondi per iscritto con i numeri in lettere
Kie boš donás ob peti?
Al si biu bolan lietos?
Kizadnega lieta s se rodiu?
Dost liet imaš?
Dost otruok imaš?
Dost liet ima tuoji narguorš puob?
Al imaš samuo adnegà puoba?
Dost liet ima tuoj nono?
Kakuo se máš donás?
Dost kratì na dàn iješ?


Prevarzi
Ieri mi sono alzato come il solito verso le sette. Mi sono lavato e vestito e dopo un quarto d'ora ero pronto.
Alle otto e un quarto sono andato a scuola. Dopo mezz'ora mi sono messo a inssegnare.
A scuola sono rimasto fino a mezzogiorno. Alle dodici in punto sono andato a casa.
Dopo pranzo ho riposato un po' e dopo le due e tre quarti sono tornato a scuola.
Alle sei ero libero e dopo mezz'ora ho cenato.
Alle undici in punto ero già a letto.

I verbi

Tema dell'infinito e del presente pag. 80
Tema dell'infinito = infinito del verbo - t.
guorìt - t = guorì tema dell'infinito
Dal tema dell'infinito si deriva il:
suffisso tematico dell'infinito = la parte dopo la radice del verbo, meno la desinenza:
-guor (radice) -t = i suffisso dell'infinito
taknìt
taknì = tema dell'infinito
tak (radice) - t = ni suffisso dell'infinito
dal suffisso tematico dell'infinito, si puó risalire al suffisso tematico del presente.


Suffissi tematici dell'infinito con i corrispondenti suffissi tematici del presente (pag. 80)

-ni- = -ne-:
-è- (ìe) = -i- o -eje-
-i- = -i-, (-e-)
-a- = -a-
-ova (-eva-, -ava) = -uje-

ESERCIZI

Trova sedutastante il presente
kadìt = fumare; uarnìt = ritornare; imenovàt = nominare; kùhat = - cuocere; darovàt = offrire; živìet =vivere; učìt = insegnare; poznàt = conoscere; vizovat = avvertire; obnorevàt = insanire; obnoríet = insanire; uzdignìt = sollevare; želìet = desiderare; dielàt = lavorare; kupovàt = comprare;

irregolari:
začet = incominciare; uzèt = prendere; ujet = catturare; odpriet = aprire; umriet = morire; bìt = battere; pìt = bere; brìt = radere; diet = mettere (dene); obut = calzare; stat = stare; vreč = gettare; legt = coricarsi (covare); strigt = radere

Prebér an prevarži Jest čakan, pa muoj parjateu na pride. Al čakaš učasih an ti zastonj (invano)? Nobedan na čaka rad zastonj. Tudi vi na čakata radì zastonj, kané (nevvero)?
Vi preváržeta pru slavo, oní pa preváržejo dobró. An ti učasih prevaržeš slavo. Jest živin tle. An vi kie živta? Mi živmo tan. Tudi muoj stric živi tan.
Ki diela tuoj brát? Muoj brát učì. An ki diela kuharca? Kuharca kuha kosìlo (južno).


(napisat prevaržanje na karto an potlé prebrat na prašanje - scrivere la traduzione sul quaderno e poi leggere su richiesta)
Io comprendo (zastopit) tutto se parli (guorìt) adagio
Anche il mio amico (parjateu) comprende tutto
Comprendete anche voi tutto?
Chi non comprende?
E perchè non comprendi?
Noi camminiamo (hodìt) sempre presto (naglo); loro, invece, camminano lentamente.
Anche tu cammini qualche volta (učasih) presto.
Il mio amico cammina sempre come una lumaca (ku an (kòn) puš)
Loro fumano troppo.
Fuma (kadìet) anche tuo padre?
Tu però (pa) non fumi, nevvero (al nia ries)?
Il fumo (kadìenje) nuoce (škodvat) molto (puno); perciò (zatuo) è meglio, se non fumi.

Le tre coniugazioni

pag. 84

ESERCIZI

Coniuga in tutte le persone
jest san mu dau
(2° e 3° persona singolare:
ti si mu = ti smú; on mu je = on múj.)
(pronome personale + ausiliare essere)
jest san mu guoru
jest san ga pozdraveu; (ti si ga = ti sgá ; on ga je = on gáj)
jest san ga uprašu

Sapere = znat, viedet

Znat = potere, saper fare, esser capace, essere in grado, aver la pratica (di solito seguito da un altro verbo all'infinito: znat pisat=saper scrivere);

viedet = essere a conoscenza, essere informato (è seguito di solito da una proposizione dipendente: na vian kadá pride brát).

ESERCIZI

Adatta il verbo giusto znat o viedet;
jest ...dielat
...duo si ti
...piet
...skakat
...kode hodeš
...kogà gledaš
...kan greš
...prebierat nediško

Buaiš use viadet ku use znat (poviedinca).


prevarž piesan:
Fanti po puoj gredò
žvižgajo an pojò,
jest pa piskalco man,
piskat ne znan.

Učasih je luštno bluo,
sa pa nie vič takuo,
učasih smo vince pil
sa pa uodò.

Preber Mušela an golob
Na žejna mušela i miela potriebo pit uodo. J spoletiela čeh nemú patočiču, ma za nasrečo j padla not. Tuole j videu an golob, ki je biu ato blizo, an j pomau buogo mušelo takuo: poberé no listje an ga varže du uodò. Mušela se popuzne gor na listje an je rešená. An na pozabe te dobro riešniko (salvatrice).
Malo dni potlé golob je íedu brezkarbno na travo, kar an jagar ga zagleda, uzame pušo tu pest an parmiere.
Kar mušela j zagledala tuole, j spoletiela naglo čeh jagru an gaj upikinla tu roko. Jagar je ustrielu, pa nia zajeu goloba.


Odguór an napiš
Kaj miela potriebo mušela?
Kan j šla pit?
Kaj j je ratalo?
Duo jo j vidu?
An kaj nardiu?
Kaj nardila mušela za se rešit?
Al je pozabila mušela kar ji je nardiu golob?
Kaj ratalo malo dni potlé?
Kaj teu narest jagar kar j zagledu goloba?
An kaj nardiu?
An mušela kaj nardila?
Al je ustrielu jagar?
Al je zajeu goloba?

L'ausiliare bit - ne bit e altri irregolari

pag. 87
Coniuga: jest san
Coniuga: jest niesan

Preber: šuoja An star šuoštar j meu no šuojo kj je znala reč zlo lepuo kake besiede. če šuoštar jo j poprašu: - šuoja, kie si? - suoja je odguarila: - san tle. -
šuoštar ji je teu zlo rad an jo nie teu maj prodat.
Ankrat j paršu čeh telemu šuoštarju an puob, pa nie ušafu šuoštarja tu hiš. Kar j zagledu šuojo, jo j uzeu an jo j luožu tu gajufo. Tist moment šuoštar se j uornú an j poprašu ku po navad: - šuoja, kie si? - An šuoja je odguarila taz gajufe: - San tlè. -
Takuo tatvina j bla zagledana.

Il tempo participio passato

pag. 89
Verbi con infinito "-at e -it" e con presente "-an-en", al participio passato mettono al posto delle predette desinenze una "-u"
hodit, mrazit, gladit, parnašat, zmisnit, pravit = hodu, mrazu, gladu, parnašu, zmisnu, pravu
Verbi in "-it" , con presente "-in" eliminano solo la "-t", aggiungendo la desinenza "-u": lovit = loviu
Il femminile toglie la "t", sostituendola con la desinenza "-la": hodit = hodila
Verbi con infinito in "-et" preceduto da consonante, sostituiscono la "-t" con "-u"
parpet = parpeu, anche viedet = viedu, ma anche viedeu
I verbi in "-iet" possono perdere o mantenere la "-i-"
smiet= smieu o smeu (al femminile e neutro regolarmente= smiela)
Verbi con desinenza "-ejen" sostituiscono questa desinenza con "-eu"
ardečejen = ardečeu,(fem. e neu. regolari: ardečiela)

Alcuni participi passati irregolari:
ien, stejen, klepjen, skakujen, obujen, čujen, arjujen... = iedu, steju, klepu, skaku, obú, čú, arju ...

ESERCIZI

Coniuga e scrivi
Jest san ga videu
Jest ga niesan videu
Jest san mu dau
jt mu niesan dau
Jest san mu guoru
est san ga pozdraveu
Jest san ga uprašu.


Fai il participio passato maschile e femminile di:


parpet; parjet; načet; klet
smiet; tiet; ardečiet; mladiet
štiet; griet; strejat; pejat
kuazuvat; kupuvàt; ijest; skakat
obut; čut; arjut; jokat
peč; stuč; zboliet; diet
vreč; obiest; hodìt; ìjest

Prevárz

Giacomino e il lupo
Giacomino pascolava (past) le pecore vicino a un grande bosco.
Un giorno gridò (zauekat) per scherzo (za škérc): - Al lupo, al lupo. - (traduci col nominativo) I contadini accorsero (parletiet) subito con scuri (skiera) e bastoni (palca), ma non trovarono il lupo e ritornarono (se uornit) a casa.
Il giorno dopo gridò di nuovo: - Al lupo, al lupo. -
Anche adesso vennero i contadini e poichè non trovarono (ušafat ) il lupo, ritornarono a casa.
Il terzo giorno il lupo venne davvero (zaries) e Giacomino gridò a squarciagola (na vas glas):
-Aiuto (na pomuoč), aiuto, il lupo è venuto (pridit, paršu). -
Ma i contadini non accorsero e il lupo dilaniò (arztargat) Giacomino e le sue pecore.

Passivo

(pag. 109)
In Nediško il passivo si forma come in italiano e in sloveno col participio passato accompagnato dal verbo ausiliare essere ''bit''.
Il participio passato, peró, non è lo stesso di quello che si usa nella formazione di un tempo composto nell'attivo. Ha una forma differente.

Jest san stuku = io ho picchiato,
jest san stučen = io sono picchiato.

Il participio passivo

Il participio passivo si ottiene aggiungendo al tema dell'infinito una delle tre disinenze
-t, -en, -n.

Desinenza -t

participio passivo - začét (''é'' breve) = incominciato.

Nella pronuncia pertanto infinito e participio passivo sono molto diversi.

Desinenza -en

Quando l'infinito termina con una consonante davanti alla desinenza dell'infinito ''-t'', il participio passivo termina in -en.

Pretrest = scuotere,
pretresen = scosso

Desinenza -n

Quando l'infinito termina in ''-at'', il participio passivo termina in -n.

imenovat = imenovan = nominato

Participio passivo di verbi che terminano in -it

Nella formazione del participio passivo, la ''i'' come trasformazione della ''i'' finale del tema dell'infinito, incontrandosi con certe consonanti, provoca dei cambiamenti e precisamente:

st = šč
kliestit = klieščen = sramato;

sl = š(l)j
mislit = mìš(l)jen (mišjen) = pensato;

p = p(l)j
kupit = kup(l)jen (kupjen) = comprato;

v = v(l)j
ozdravit = ozdrav(l)jen (ozdravjen, ozdraujen) = guarito;

m = m(l)j
lomit = lom(l)jen (lomjen) = spezzato;

d = j (la ''d'' davanti alla ''j'' cade)
rodit = rojen = nato.


Anche dopo č, š, ž, la ''i'' cade:

učit = učen = insegnato,
grešit = grešen = sbagliato, peccato,
tožit = tožen = condannato.


Il participio passivo si comporta come un aggettivo, concorda cioé col suo sostantivo in caso, genere, numero:
Jest san hvajen = io sono lodato
Oná je hvajena = lei é lodata

Il complemento d'agente

Il complemento d'agente si traduce con od + genitivo, se si tratta di persona o animale.

Puobič je ljubljen od matere = il bambino é amato dalla madre. Si traduce con ''s'' o ''z'' + strumentale, quando si tratta di ''mezzo''.

Varh je klieščen s paučan = il ramo é sramato dalla roncola.

Trasformazione da passivo in attivo

In Nediško la costruzione passiva é poco usata; meglio trasformarla in attiva.
Puobič je hvaljen od matere = Il ragazzo é lodato dalla madre.

Meglio:
Mat hvale puobča = la madre loda il ragazzo.

ESERCIZI

Fare per iscritto il participio passivo dei seguenti verbi irregolari:
zarast(it) = crescere - kliest(it) = sramare - plest = lavorare a maglia - nest = portare - ijest = mangiare - liest = germogliare - past = pascolare - klast = collocare - luožt = mettere - rast(it) = crescere - popast = afferrare - past = cadere - pomest = scopare - štult = aggiungere - krast = rubare - nosit = portare - zapustit = abbandonare - ljubit = amare - kupit = comprare - napravit = confezionare - lomit = spezzare - rodit = generare - posodit = prestare - u\u{cit = insegnare

Trapassato prossimo e trapassato remoto

pag. 95
Il trapassato accentua l'anterioritá di una azione
si ottiene:
premettendo ''bíu'', (participio passato di ''bit = essere'', che si concorda regolarmente), al participio passato.
Quando venne (la moglie), lo avevano giá sepolto = Kar je paršla žená, so ga ''bli'' že podkopal.
In pratica il verbo ''bit = essere'' é adoperato due volte:
la prima volta al presente ''só'', che regge il participio passato ''podkopal'';
la seconda volta in forma di participio passato ''bli'', che indica la posterioritá dell'azione.

ESERCIZI

Coniuga in tutte le persone
Jest san mu biu že dau (... kar ti si paršù)
Jest san mu biu guoru
Jest san ga biu pozdraveu
Jest san ga biu uprašu
Duale dei verbi A differenza del limitato uso della declinazione duale nel Nediško, molto piú usata é la coniugazione duale dei verbi:
midvá smá - midva díelama - midvá smiema - midvá hvalema
vidvá stá - vidvá dielata - vidvá smieta - vidvá hvaleta
onadvá stá - onadvá dielata - onadvá smieta - onadvá hvaleta


Le forme midva, vidva, onadva sono maschili.
Per il femminile ed il neutro si usano le forme: midvíe, vidvíe, onedvíe, onidvíe) (n.).

Verbo riflessivo

pag. 96
sempre ''se'' per tutte le persone

Jest se umivan - io mi lavo
Ti se umivaš - tu ti lavi
on se umiva - egli \textbf{si lava
midva se umivama - noi due ci laviamo
vidva se umivata - voi due vi lavate
onadva se umivata - loro due \textbf{si lavano
mi se umivamo - noi ci laviamo
vi se umivata - voi vi lavate
oni se umivajo - essi \textbf{si lavano

ESERCIZI

tradurre sedutastante, scrivendo
Noi studiamo (é riflessivo) già da tre mesi il Nedisko (da tre mesi = acc.).
Questa lingua mi sembra abbastanza difficile (težak), ma utile (nucan)
Qualche volta tutto ci sembra facile (lahan), ma spesso ci accorgiamo (se dovizat) delle difficoltà (težava) e talvolta sbagliamo (falit).
Ma io non mi arrabbio (se zajezt), perchè anche così imparo (se navadit).
I giorni si raffreddano d'inverno; in primavera si riscaldano?
Perchè ridi (se smejat)?
Quando s'avvicina (se bližat) la primavera, le rondini (lastovce) ritornano (se uarnit) nei nostri paesi.
Quest'estate mi trovavo (se ušafavat (imperfettivo) ) in una bella città e mi divertivo (se veselìt) molto.
Come ti chiami (se klicat; c=č)?
Io mi chiamo...
Perchè ti comporti (se obnašat ) così male (slabo)?
Mi alzeró quando sorgerá il sole.
Non riuscivo ad addormentarmi, perché son andato a dormire troppo tardi
Mi sono ammalato.
Puoi sederti, se vuoi.
Non ridere, quando ti parlo
Ritorneró domani
Sbaglio o é esatto quanto ti dico.


I verbi ''začet'' (incominciare) e ''génjat'' (finire) possono essere sia riflessivi che non riflessivi. Sono riflessivi, quando in italiano i verbi che reggono sono intransitivi. Non sono riflessivi, quando in italiano i verbi che reggono sono transitivi:
san se začèu smejat = ho incominciato a ridere (ridere = intransitivo),
san začèu díelat = ho incominciato a lavorare (lavorare = transitivo),
genjan se smejat = finisco (smetto) di ridere (intransitivo),
genjan díelat = finisco di lavorare (transitivo). Verbi perfettivi e imperfettivi pag. 100


In nediško non troviamo il passato prossimo, il passato remoto, l'imperfetto. Sembrerebbe quindi impossibile tradurre un tempo passato esatto dall'italiano al Nediško. Invece, la mancanza di tempi é largamente compensata da una particolaritá molto importante: dalla presenza di verbi cosí chiamati ''perfettivi'' e ''imperfettivi''.


Prendiamo in considerazione alcuni verbi al tempo ''presente'':


paden - padan; pošjan - pošijan
zaspian - zaspivan; skočnen - skačen
spoznan - spoznujen; priden - parhajan

Consideriamo anche


hoden - pohoden; spien - zaspien
solin - dosolin; dušin - udušin

Qual'é la differenza sostanziale fra la coppia dei due verbi?
Qual'é perfettivo o imperfettivo, il primo o il secondo dei due?

Distinzione tra verbi perfettivi e imperfettivi

Non c'é nessun segno esteriore per distinguere i verbi perfettivi da quelli imperfettivi. Osservare:

Forma semplice del verbo = imperfettivo.
In pratica il termine é breve (in particolare senza prefisso) e ha il significato di presente. Esempio:
Kraden = rubo
Beren = raccolgo
Skačen = salto

Forma composta del verbo = perfettivo.
In pratica termine piú lungo (di solito ha il prefisso) del verbo imperfettivo (anche di una sola lettera) e significato di futuro.
Ukraden = non sto rubando, ruberó in futuro.
Poberen = non sto raccogliendo, raccoglieró in futuro.
Skočnen = non sto saltando, salteró in futuro.

I verbi terminanti in ovat, -avat, -evat (es.: kupuvat, kupavat, kupovat) sono sempre imperfettivi.

Anche i verbi terminanti all'infinito in -ijat e in -ajat sono imperfettivi a prescindere dalla loro lunghezza (pošjat, hajat = perf.; pošijat, parhajat = imperf.)

forma breve = imperfettivo (significato di presente),
forma lunga = perfettivo (significato di futuro) (Vedi anche: 8.7.1)


Prefissi verbali

Il Nediško, come vedremo piú avanti, usa moltissimo le forme composte specie attraverso i prefissi (quelli che in pratica fanno diventare perfettivo il verbo, dandogli il significato di futuro):

pre-, za-, po-, par-, ar-, ars(z)-, do-, ve-, na-, o-, u-, z(s). Individuare i verbi imperfettivi sul vocabolario Italiano-Nediško Generalmente per individuare sul vocabolario l'imperfettivo di un verbo con prefisso, é sufficiente togliere il prefisso stesso.
Anche se a volte il prefisso cambia perfino il significato del termine.

Verbi col solo perfettivo

Alcuni verbi hanno solo la forma perfettiva:
pretéč (pretečít) : pretečen = sorpasseró
zaspát: zaspíen = mi addormenteró
zavíedet: zavían = verró a sapere
púojdit: púojden = andró

Per indicare il presente si usa un altro verbo che ha solo l'imperfettivo:
pretíekat: pretíekan = sto sorpassando
zaspívat: zaspívan = sto prendendo sonno
zavíedet: zavedújen = vengo a sapere in questo momento
ití: gren = vado.

Verbi col solo imperfettivo

Altri hanno solo la forma imperfettiva, per ovvie ragioni:

stanovát = abitare; stát = stare
ljubít (jubít) = amare; poslušát = ascoltare
imíet = avere; bít = essere
živíet = vivere; znát = sapere
ğueldit (g dolce) = godere; ležát = giacere
prebíerat = leggere; hodít = camminare
guorít = parlare; sedíet = sedere.

Traduzione dell'imperfetto e del passato remoto italiani

L'imperfetto italiano si traduce col passato di un verbo imperfettivo. Mentre il passato remoto o il passato prossimo si traducono col passato di un verbo perfettivo.
Sparavo = san stréju = imperfettivo (streját)
Sparai o ho sparato = san ustríelu = perfettivo (ustrelít).

ESERCIZI

Tradurre correttamente:


san hodú; san pohodú
oní so utiekal; oní so utekli
mi smo ìedli; mi smo snìedli
vi sta letal; vi sta letiel
ti si gledu; ti si pogledu
on je skaku; on je skočnu



Fare diventare perfettivi i seguenti verbi imperfettivi (scrivere il presente di ognuno)


bràt = raccogliere, leggere; se čudvat = meravigliarsi (za-)
hvalit = lodare; ìest o jiest = mangiare (sn-)
kazat = mostrare; klicat = chiamare
krast = rubare (u; letiet = correre
poznat = conoscere (s-); služit = guadagnare o servire (za-)
pretiekat = sorpassare (preteč); zaspivát = addormentarsi (zaspat)
itì = andare; uekàt = gridare
čut = sentire (poslišan); spolìetat = volare (perf. spoletìet).

TRADURRE scegliendo con proprietá i verbi perfettivi o imperfettivi.
Tenere presente:
l'imperfetto italiano si raduce col passato di un verbo imperfettivo;
il passato remoto o prossimo col passato di un verbo perfettivo


Questo lavoratore guadagna molto; anche ieri ha guadagnato una grande somma (kup)
Tutti si meravigliano; ma io non mi meravigliai neppure una volta.
Rubi qualche cosa (kiek)? Devi sapere che, se ruberai (ukradeš = una volta; boš kradu = piú volte), andrai all'inferno.
L'uccello volava per due ore (nom.) sopra il tetto della nostra casa e poi volò sull'albero. (spolíetat, spoletíet)
Quel povero uomo soffriva molto, ma non gridava; solo ieri gridò una volta perchè i dolori (tarplienje) erano molto forti.
Quando sentii la sua voce - e io sento molto bene - gli corsi (letìn, liètan) subito incontro.
Lui non mostra volentieri i suoi libri; ma a me li mostrò volentieri.
Oggi è morto un signore che conoscevo da sette anni (nom.); lo conobbi in (gu) montagna (brieg).
Lo chiamavo (non cominciare col pronome), ma egli non sentiva; ora lo chiamo ancora una volta.
Questo signore mi invita (uabit) sempre a casa sua; oggi mi ha invitato due volte.


Individua i verbi perfettivi e imperfettivi:
ukupuvat - ukupit = comprare
odguarit - odguarjat = rispondere
dopoveduvat - dopoviedit = spiegare
posodit - posojat = imprestare
uarnit - uračat = tornare
uzdiguvat - uzdignit = alzare
pravt - poviedat - informare, raccontare
plačat - plačuvat = pagare
ponovit - ponauljat = ripetere
ostajat - ostat = rimanere


Prevarzi
Noi comperiamo sempre alla Coop; solo una volta abbiamo comperato altrove (drugan) perchè alla Coop non abbiamo trovato la merce (blaguo), che desideravamo (želiet).
Lui rispondeva sempre alla mia lettera (pismo); io invece gli risposi soltanto una volta.
Il nostro insegnante (učenik) ci spiega sempre bene; oggi però (pa) ci ha spiegato una regola (raunava) in tal modo (takuo de) che non abbiamo capito nulla.
Io non presto volentieri (rad) denaro (sudi, plur.); tuttavia (rauno) l'anno scorso (lan) imprestai denaro a due amici; uno me lo restituì (uarnit, uračat) subito, l'altro, invece, me lo restituiva a (na) piccole rate (rata).
Lui alza a stento (uzdignit, uzdiguvat težkuo o štanto o kumič ) questo peso (pez), mentre (kar) suo fratello, che è forte, lo alza in un attimo (tu no magnienje o tu an žlah).
Tu mi informi (poviedat, pravt) sempre di tutto, anche di piccolezze (malenkost); perchè non mi hai informato anche ieri che era (è) venuto il tuo amico da Roma?
I clienti (klient) di questo negoziante (budgar) pagano la merce (blaguo) a (na) rate (rata); i clienti di quell'altro negoziante, invece, la debbono pagare in (s) contanti (sùdi, plur.).
Perchè ripeti (ponovit, ponauljat) sempre questa parola? Vedi quel ragazzo? Lui non ha ripetuto mai una (ne+genit.) parola.
Mio zio rimane (ostat, ostajat) ogni sera a casa; ma prima rimaneva a casa solo una volta alla (na) settimana (tiedan).


Individua ancora perfettivi e imperfettivi - fai il presente
dielat - delovat = lavorare (imperf. tutti e due)
paržgerjat - paržgat = accendere
genjat - genjuvat = finire, terminare
pobrat - pobierat = raccogliere
preganjat - pregnat = scacciare, perseguitare
plačat - plačuvat = saldare il conto
ménit - menjùvat = cambiare
raunavat - raunat = regolare


Prevarz
Quel contadino lavora i suoi campi sempre da solo (da solo = sam); quest'anno, invece, gliel'ha lavorati il suo vicino (bližni).
Io ho già finito il lavoro, mentre il mio amico lo sta appena terminando (star terminando = terminare).
I ragazzi raccoglievano le mele che cadevano dall'albero (z + gen.); anch'io ne (pleonasmo) raccolsi tre.
I miei clienti (klijent) saldano (plačat, plačuvat) i conti regolarmente (rauno) ogni mese (usak miesac); solo uno una volta ha saldato per (za) due mesi insieme (kupe).
Quest'anno la scuola ha cambiato (menit, menjuvat, ) una volta sola l'orario (urnik) delle lezioni (pouk, sing.), mentre (kar) gli altri anni (tih liet) lo cambiava più spesso (buj pogostu).

Imperativo

pag. 104
L'imperativo Nediško ha cinque forme:

2ª persona singolare
1ª persona plurale
1ª persona duale
2ª persona plurale
2ª persona duale


Le desinenze vanno aggiunte al tema del presente.
Coniughiamo all'imperativo prebrat, stat,, pisat, fajfat.

Verbi della prima coniugazione con finale del tema dell'infinito 'à' hanno come desinenza 'í'
česàt = česí

Verbi della prima coniugazione con finale del tema dell'infinito ''a'' senza accento non hanno desinenza.
bàsat = bàs

In questo caso cade la ''i'' a tutte le desinenze delle altre persone:
fàjfmo, fajfta, ecc.
Se peró la parola termina con una doppia consonante, la desinenza é ''i'':
cvìblat = cvìbli (altrimenti terminerebbe con -bl: cvìbl).
Se il tema del presente termina in -ja, cade la j:
bazjàt = bazí.


Alcuni verbi al plurale usano le desinenze -ajmo per la prima persona plurale, -ajta per la seconda persona plurale:
barufàt = barufàjmo, barufàjta;
klepàt = klepàjmo, klepàjta.


Verbi della 2° e 3° coniugazione

Finale: -e-, -i-. Sono quasi tutti regolari


2° persona singolare -í
1° persona plurale -ìmo
1° persona duale -ìma
2° persona plurale -ìta,(-ìte riverenziale)
2° persona duale -ìta


Imperativo negativo

L'imperativo negativo si esprime preferibilmente con la negazione ''ne'' o ''na'' seguita dall'imperativo:
na hód o na hodí = non andare,
na bùojse = non temere.

ESERCIZI

traduci:
lavora - porta - loda - temi


Preber an prevarži


Pìš! Pisàjmo! Pisàjma! Pisàjta! naj pìšejo! Potarpita!
Prevárži! Prevaržimo kupe tolo vajo! Na motitame!
Biež subto damù! Hod(ì) hitro!
Guorita počaso: zastopen malo!
Prevarzita tadoma telo pismo.
Biež u bukvarijo po gramatiko Nediškega.
Zmisinse muojh besied!
Zaprimo urata an odprimo okna.
Na hod(ì) z žlehtim kompanjam!
Sedma zapuoved prave: ne krast!
Bod jubezníu an posodime pèno!
Na tožitase (na kregtase)!
Jej modro an počase!
Glej (Ecco)! San te parnesu ne bukva.
San biu cieu dan tadoma!

fai l'imperativo di: (attento alle disinenze -imo,- ajmo)

farbat = dipingere; blunkat = sbattere
brigat = adoperarsi; bugat = ubbidire
cingàt = muovere; dielat = lavorare
dihat = annusare; gacàt = gattonare
genjat = smettere; ne gledat = non guardare
komadàt = assestare; kopàt = vangare
potìkat = alimentare il fuoco; sopàt = respirare

Imperativi irregolari - coniuga anche le altre persone


imiet - iméj = abbi;
ijest - jéj = mangia
čut - čùj = senti, ascolta;
ne bit = na bod = non essere
zut - zúj = scalza;
stat - stùoj = sta, fermati
luožt - dén o lož = metti;
iti - pùojdi, biež = va
bit - bòd = sii; sut - sùj = versa
puojdit - pùj = vieni, vai;
reč - réc = dì
arjut - arjùj = grida;
uteč - utéc = scappa
arstuč - arstùc = spacca;
potuč potùc = batti
dielat - dìel = lavora;
nest - nés = porta
hvalit - hvàl = loda;
se bat - bùojse = temi, abbi paura


Futuro

pag.106
Oltre al futuro derivato dal presente dei verbi perfettivi, c'è la forma vera e propria del tempo futuro.
La forma del futuro dà al verbo il significato della continuità, della ripetitività.
Si forma col futuro del verbo essere + participio passato.


Fai il futuro, adoperando il perfettivo, di:


ijen = mangio (sn-); parhajan = giungo
pošijan = mando; padan = cado
zaspijan = prendo sonno; skačen = salto
kraden = rubo; berén = raccolgo
prenašan = trasporto; pobieran = raccolgo
znan (solo imperfettivo) = so; zaspivan = prendo sonno
poslušan (solo imperf.) = ascolto; stojin = sto
iman (solo imperf.) = ho; san (solo imperf.) = sono
znan (solo imperf.) = so; sedin = siedo
hoden = cammino; guorin = parlo



Traduci con attenzione all'uso dei verbi
Un contadino (kumét) ha visto (videt, zagledat) in un cespuglio (garim) una lepre (zejac) che dormiva (spat, zaspivat) e ha detto:
- Aspetta (čakat, počakat) pure (le)! Adesso verrò (pridit, parhajat) piano da te e ti catturerò (ujmit, ujemat). Dopo ti venderò (prodat, prodajat) e comprerò (kupit, kupavat) una gallina. La galllina farà (nosìt, ponosit) le uova, io le venderò (prodajat, prodat) e metterò via (hranit, ohranit) i soldi per comprare (kupit, kupuvat) una kapra (koza). Questa avrà i capretti (kozlič). Venderò (prodat, prodajat) capra e capretti e comprerò (ukupit, ukupavat) un puledro (zerebé), che crescerà (rast, zrast) e diventerà (ratat, ratuvat) un cavallo. Gli metterò (luožt, diet, klast) la cavezza (brozdá) e lo cavalcherò (itì na konju).
Dopo queste parole faceva finta di essere a cavallo (...se je oponašu ku deb biu na konju).
La lepre si è svegliata (se zbudit, se zbujat) ed è scappata (ute\v{c, utiekat).

Condizionale

pag. 107
Il condizionale é un tempo composto anche al presente:
Jest bi dìelu = io lavorerei,
ti bi dìelu = tu lavoreresti,
on bi dìelu, oná bi dìelala, ecc.


Il condizionale presente si ottiene, infatti, premettendo al participio passato la particella ''bí'', che resta invariata per tutta la declinazione.


Per il condizionale passato si aggiunge, fra la particella ''bi'' e il participio passato, il participio passato del verbo essere = ''bìu''.

Jest bí ''bìu'' dìelu = io avrei lavorato,
Oná bi bla dìelala = lei avrebbe lavorato,
Il participio passato del verbo essere ''bìu'' concorda col soggetto in genere e numero

ESERCIZI

Ber an prevarzi
Deb biu bogát, bi na dielu vič, bi bandru po sviete an bi živeu ku velik gospuod brez pensat na parhodnost (futuro). Nobedan bi ne biu buj srečan ku jest. Morebit bi se ukupu auto an bi lietu z njo po miestah.
Deb biu bogat bi dau puno muoje bogatije tin buozin ki niemajo ki iest an bi biu zadovojen jih videt veseli. Takuo bi no malo zmajšu njih tarplienje.


Giacomino si affaticava (fadjat) assai perchè non sapeva (znat, viedet) fare i lavori. E sospirava (hrepeniet): - come sarei contento, se questa settimana fosse già finita (fineta)! Allora non dovrei fare questo lavoro noioso (štufan).
E s'immerse (se zgubit) in pensieri (misla):
- No, nemmeno allora sarei contento, perchè invece di questo lavoro ne riceverei (sparjet) un altro più noioso e la mia situazione (položienje) sarebbe la stessa (an bi biu nimar na tiste).
Quest'anno scolastico dovrebbe finire, solo allora sarei veramente lieto perchè avrei le vacanze (vakanca).
E s'immerse (sej sgubit) di nuovo in pensieri.
- Ma il più bello sarebbe se avessi già terminato (komplit) la scuola, se avessi finito (finit) di studiare, se fossi già completamente (popunama) libero (fraj). Allora avrei già una bella professione (stan), sarei forse professore, andrei sì (pač) a scuola ma non sarei interrogato (poprašan), bensì (le pa) interrogherei (poprašavat) gli altri. Oppure sarei un grande scienziato(šjencjat) e tutto il mondo mi ammirerebbe (se čudvat).

I verbi impersonali ''occorre'' e ''bisogna''

I verbi ''occorre'' e ''bisogna'' si traducono con ''trìeba'' + l'ausiliare ''bìt''. Essendo impersonali, si usa la 3° persona singolare neutra per il participio passato.

Je trìeba (trìeba je) napravt jùžno = occorre preparare il pranzo.
Bo trìeba (trìeba bo) itì damù = bisognerá andare a casa.
Je blùo (neutro) trìeba (trìeba je blùo) napràvt jùžno = occorreva preparare il pranzo.

Mòrt, mùort, smìet - potere, dovere, avere facoltà Il verbo \textbf{potere si traduce generalmente con \textbf{mòrt:
ist mòren itì u jàgo, zuok iman osanàjst lìet = io posso andare a caccia, perché ho diciotto anni.


Si traduce con \textbf{smìet, quando ha significato di avere facoltà, essere permesso:
al smìen kadìt tle? = posso fumare qui?


Il verbo \textbf{smìet negativo = ne smìet significa \textbf{non dovere, non é lecito e si traduce in italiano col verbo dovere negativo:
tle na smìeš kadìt = qui non devi (non puoi, non hai il permesso) fumare.


Invece il verbo \textbf{dovere si traduce con \textbf{mùort:
ist mùoren dìelat za živìet = io devo lavorare per vivere.


Fare attenzione a:
mòrt (\textbf{mòren) = \textbf{posso
mùort (\textbf{mùoren) = \textbf{devo.

Dire

Il verbo dire si traduce con:

1° - réč (dìen/dìeš/dìe/dìemo/dìeta/dìejo, jàu, réc/recìta), quando ha il significato di proferire;
dìen no besìedo an utečén = dico una parola e scappo.

2° - Pràvt (pràven), quando ha il significato di raccontare;
mu pràven nimar de se mùore učìt = gli dico sempre che deve studiare.
Da pràvt deriva ''pràvca'' = racconto.

3° - Povìedat (povìen), quando ha il significato di far sapere:
mej (me je) povìedu de njegá strìc je umáru (umrù) = m'ha detto che suo zio é morto. Da poviedat deriva poviedinca = proverbio, detto.

Fare

Il verbo fare si traduce con:

1° - nardìt (nardìn) o stùort (stòren), se ha il significato di eseguire;
Ká s (ka si) nardìu o stùoru = cos'hai fatto.

2° - Napràvt (napràven), quando ha il significato di confezionare;
žnìdar mej (me je) napràvu gvánt = il sarto mi ha fatto un vestito.

3° - narést o nardìt (nardìn), quando ha il significato di mettere assieme;
kovàč j (je) narédu (o nardìu) uozíč = il fabbro ha fatto il carretto.


Questo tre verbi sono piuttosto sinonimi. Tutti sono perfettivi; il loro imperfettivo é dìelat ( = lavorare, fare).

Esercizi sui verbi

Traduci

sono; eri; fummo; eravate
saranno; siete; ero stato; siate!
eravamo; sarete; sei stato; siete stati
essere per essere; che siate; stato; se foste stati
se fossimo; affinchè fossi; eravamo; sareste
daranno; avrete dato; se avesse dato; dessero
darai; ha dato; hanno dato; se avesse dato
affinchè dessero; davano; daremo; danno
dai; danno; dareste; davate
avevano dato; avevate dato; se abbia dato; avete dato
spaventi; spaventerai; avere spaventato; spaventarono
avete aperto; se avessero aperto; aprire; aprivano
affinchè perso; perderemo; perdette; hai perso
vinceremo; hai vinto; avreste vinto; vincevano
perchè vincano; se vincessero; avere vinto; vincevano
avevamo vinto; vincerà; se vinciamo; vincevamo
prendono; prendevo; prenderai; prenderebbe
hanno preso; avrai preso; se avesse preso; avevano preso
prendete; avremo preso; prenderete; prenda
punire (štrafat; puniscono; hanno punito; hai punito
che è per punire; avere punito; perchè punissero; puniste
punivate; hanno punito;& avrò punito; punimmo.

Esercizi ricapitolativi di traduzione

Nessuno di noi è senza colpa
Imparerete bene il Nediško, se starete attenti.
Un buon amico non abbandona mai il compagno nelle avversità.
Dovrebbero essere grati coloro, che ricevettero benefici.
Pensando e imparando sviluppi l'intelligenza.
I fatti sono e saranno sempre più impegnativi delle parole.
L'Africa è più grande dell'Europa, ma più piccola dell'Asia.
Tutti vi onoreranno, se avrete amato la virtù e la giustizia.
Tutti loderanno i padri, che avranno educato bene i loro figli.
Leggete tutti i testi che trovate scritti in Nediško e imparerete moltissime cose, che ora ignorate.
Il miele è più dolce dell'uva.
Sulla porta di un tempio erano scritte queste parole: ''Conosci te stesso''.
La sapienza dell'uomo si riconosce anche nelle piccole cose.
La crudeltà è la più grande nemica della natura dell'uomo.
Oziando e sedendo non diventerai un giovane forte.
Quanti sono gli uomini sulla terra, altrettante sono le stelle nel cielo.
Educhiamo i giovani, perchè imparino a conoscere la nostra storia.
Se il sole splendesse anche di notte, non vedremmo le stelle.
Si evitano le inimicizie, evitando l'invidia.
La natura ha donato al genere umano una vita breve.
Non sarebbero tranquilli i cittadini, se i magistrati non punissero i malvagi.
Trascurate le cattive compagnie.
Prezioso è l'argento, più prezioso è l'oro, ma niente è più prezioso della libertà.

Preber: Vesne an Baroujk

An dan so oral du te veliki njiv. Kadar so bli glih na pu diela se jin je drevuo (vomere) utargalo. Nieso mogli ne naprej ne nazaj, an nieso viedel ki nardit.
Alora Vesne, ki so šle z njih uozičan gor na varh po uoznic, so zauekale: - Baroujko (bagolaro) uji. čarin tarín spregni. -
Možje, ki so bli dol u njiv, takuo ki so tuole čul an videl, so pošjal naglo po no baroujko an po an čarin tarin.
Z baroujko, ki se lepuo uije, so zvezal drevuo an čarin tarín so ložli pa za zapriego (finimento). Subit potlé drevuo je bluo ustrojeno, tarkaj de so mogli zorat celò njivo.

Il significato dei prefissi verbali

Come abbiamo visto il Nediško usa moltissimo i prefissi verbali in primo luogo:

per diversificare la forma del verbo da imperfettivo (forma breve = presente) a perfettivo (forma lunga = futuro), ma anche per perfezionare il significato del termine.

Parlando molto genericamente, i prefissi:

o aggiungono un significato al verbo senza prefisso e in questo caso questo significato nuovo è univoco in tutti i paesi, oppure mantengono il significato generico del verbo senza prefisso dandogli peró la connotazione di futuro.

Analizziamoli, tentando di dare ad ognuno un significato.

Pre-

Dovrebbe significare il ripetersi dell'azione in condizioni (di tempo, di spazio, di situazioni) diverse.


Il significato piú immediato è ''molto'', ''troppo'', oppure ''passare il tempo compiendo l'azione indicata dal verbo'':

Nèst = portare,
prenèst = portare da un'altra parte, oppure (fig.) sopportare.

Skočnìt = saltare,
preskočnìt = saltare qualcosa o saltare dall'altra parte.

Bràt = raccogliere,
prebràt = scegliere.

Tulìt = urlare,
Pretulìt = passare il tempo urlando.

Po- e pod-

E' il chiaro significato locativo dell'avverbio pod = sotto:

klìestit = sramare,
podklìestit = sramare sotto (es.: i rami piú bassi di una pianta).

štùlt
= congiungere,
podštùlt = unire aggiungendo (sotto).

Grèbst = scavare,
podgrèbst = sotterrare.

Klàst (klàdat) = mettere,
podkladàt = mettere sotto (le uova sotto la chioccia).


E così: podkopàt, podpèrjat, podstrìht, podìest, podplèst, počèpint, ecc.

Ve-

Ha pure un significato locativo; quello di tirare fuori, estrarre:

Nèst = portare,
venèst = portare fuori (anche figurativamente: inventare).


Così:
vedrìet, večèdit, veštakàt, veblèukat, vebùrt, vecabàt, vegarmìet, vegonìt, večèst, vedrìet, vegrèbst, vehàjat, vekòlat, vemànit, vepìt, vetrèst, ecc.


Ha spesso anche il significato di terminare l'azione, finire di...:
Vemùst = finire di mungere.

Par-

Generalmente ha il significato di ''vicino'': presso, da, accanto; a, a:

Parnèst = portare vicino,
parmìetat = tirare (scopare) vicino, accumulare,
parzidàt = edificare vicino.

Parvàdit, partìsint, partegnìt, parpomàt, pardàjat, parbìt, ecc.

Arz(s)- Z(s)

Ha un significato dirompente, peggiorativo, scomposto:

Arznèst = fracassare, portare in mille pezzi,
Arsčesàt, arsklenìt = scomporre (i cappelli), spalancare.

Arskretnìt, arspìhint, arspòkat, arstegnìt, arstùč, arzbrusìt, arzmetàt, ecc.

Raz(s)- è poco usato; è sostituito da arz(s)-, che ha lo stesso significato.


Un significato meno dirompente ha il prefisso z(s)-:

Skreujàt, skrègat, sparjèt, spodrìet, zbùrt, zdrobìt, zgratàt, zgarmìet, zletìet, zlàutat, zlomìt, zlòtat, zmetàt, zmèšt, zrìezat, zvìt, zvàrtat.

O- od-

Hanno di solito il significato di ''portare via'', ''separazione'', ''finire l'azione'', oppure ''attorno'', ecc.:
odnèst = staccare, tagliare,
odjèmat = tirar via attorno, levare,
odvàdit = disabituare.

O- ob-

Hanno semplicemente il compito per far diventare il verbo perfettivo:

obarìt, obarnìt, obelìt, obrìt, obùt, omàzat, ecc.

Za-

Generalmente ha il significato di ''iniziare l'azione'', compierla una sola volta:

Zauekàt = gridare una volta,
zamažàt = chiudere gli occhi.

Do-

Ha il significato di ''aggiunta'' o ''finire di'':

lùožt = mettere; dolùožt = aggiungere;
žèt = mietere; dožèt = finire di mietere;
živìet = vivere; doživìet = finire di vivere o arrivare a vivere fino a;
doživìet do stùo lìet = arrivare a vivere fino a cent'anni.

Ne-

Ha significato di negazione o peggiorativo:

prìdan = bravo,
neprìdan = non bravo;
zlòžen = ordinato,
nezlò\u{zen = disordinato


Esercizio

Scrivi cinque verbi per ogni prefisso assieme alla loro traduzione.
Per es.: pretargat, prerunat, prederjat, predstavt, pregrìet, ecc.

Cajt - Tempo

Mìesci - Mesi

ženàr; Febràr; Márč
Obrìu; Máj; Júnj
Lúj; Ovóšt (Vóšt); šetémber
Otùber; Novémber; Dicémber


Sono tutti sostantivi di genere maschile.


Per farli diventare avverbi di tempo (in gennaio, in febbraio, ecc.) si usa il loro genitivo:

ženàrja, Febràrja, Márča, ecc.

Dnùovi - Giorni

Pandé(ìe)jak = lunedí; Tòrak = martedí
Srìeda = mercoledí; četarták = giovedí
Pétak = venerdí; Sabòta = sabato
Nedé(ìe)ja = domenica;

Sono sostantivi di genere maschile, ad eccezione di
srìeda, sabòta, nedé(ìe)ja
che sono di genere femminile.


Diventano avverbi di tempo sempre col genitivo, eccetto i tre femminili che usano l'accusativo (retto da u+acc.)

Pandé(ìe)jaka = di (il) lunedí
Tòrka = di martedí
Srìedo = di mercoledí
četartká = di giovedí
Pétka = di venerdí
Sabòto = di sabato
Nedé(ìe)jo = di domenica

Esercizi

In settembre i giorni sono più freddi dei giorni in agosto. MA in gennaio e in febbraio abbiamo giorni che sono i più freddi di tutti.
I più caldi li abbiamo, inceve, il mese di agosto.
I più bei giorni sono quelli di primavera.
Poi i giorni diventano sempre più lunghi e il 21 giugno il giorno è il più lungo e la notte la più corta.

Ura - l'ora

Per indicare l'ora si usano generalmente i numeri cardinali per i primi quattro numeri e quelli ordinali (che sono aggettivi) per i rimanenti, nel caso richiesto dalla preposizione, in questo modo:

All' 1.00 = o(b) dnì
alle 2.00 = o dvìeh
alle 3.00 = o tréh
alle 4.00 = o štìerih
alle 5.00 = o péti
alle 6.00 = o šésti, ecc.


alle 12.00 (a mezzogiorno) = o pudàn, opùdan
alle 24.00 (a mezzanotte) = o púnoči, opúnoči


Dalle ore 13.00 alle ore 23.00, si torna all' 1.00, aggiungendo ''popudàn'':
alle 13.00, alle 14.00 = o dnì popudàn, o dvìeh popudàn, ecc.

all' 1.00 in punto = glìh o dnì
(glìh o dnì, o dvìeh, o tréh, štìerih, o péti, ecc.)

prima dell'1.00 = pred dnò
prima delle 2.00 = pred dvìem
prima delle 3.00 = pred trém
prima delle 4.00 = pred štìermi (štìerim)
prima delle 5.00 = pred péto
prima delle 6.00 = pred šésto, ecc.


prima delle 12.00 (mezzogiorno) = pred pudàn o predpudné
prima delle 24.00 (mezzanotte) = pred pùnočjo o predpúnoči

dopo le 1.00 = po dnì
dopo le 2.00 = po dvìeh
dopo le 3.00 = po tréh
dopo le 4.00 = po štìerih
dopo le 5.00 = po péti
dopo le 6.00 = po šésti, ecc.


dopo le 12.00 (mezzogiorno) = popudàn
dopo le 24.00 (mezzanotte) = popúnoči

fino al 1.00 = do dné
fino alle 2.00 = do dvìeh
fino alle 3.00 = do tréh
fino alle 4.00 = do štìerih
fino alle 5.00 = do péte
fino alle 6.00 = do šéste, ecc.


fino alle 12.00 = do pudàn
fino alle 24.00 = do púnoči

per l'1.00 = za dnó
per le 2.00 = za dvìe
per le 3.00 = za trì
per le 4.00 = za štìer
per le 5.00 = za péto
per le 6.00 = za šésto, ecc.


per le 12.00 = za pudàn
per le 24 .00 = za púnoči

é l'1.00 = je dná (ùra)
sono le 2.00 = so dvìe (ùre)
sono le tre = so tri (ure)
sono le 4.00 = so štìer (ure)
sono le 5.00 = je péta (ura)
sono le 6.00 = je šesta (ura), ecc.
sono le 12.00 = je pudàn

Dalle ore 13.00 alle ore 23.00, si torna all' 1.00, aggiungendo ''popudàn'':

dall'1.00 alle 2.00 = od dné do dvìeh
dall'1.00 alle 3.00 = od dné do treh
dall'1.00 alle 4.00 = od dné do štìerih
dall'1.00 alle 5.00 = od dné do péte ecc.

verso le 1.00, 2.00, 3.00, 4.00 = okùol dné, dvieh, treh, štìerih, péte, ecc.

alle 4 e 1/2 = o štìerih an pu
alle 4 e 1/4 = o štìerih an an k\.{uàrt
alle 4 e 3/4 = o štìerih an tri k\.{uàrte
alle 6 e 1/2 = o šesti an pu
alle 6 e 3/4 = o šesti an trì k\.{uàrte

oppure: un quarto alle sette = an k\.{uàrt za sédmo

alle 4,05 = o štìerih an pét minùtu
alle 4.10 = o štìerih an desét minùtu

suonano le nove = tùče (bìje) devéto (compl. oggetto)
oppure: tùče devéta ùra (sogg.)

sono le 4 passate = so štìer pasàne
é passata mezz'ora = j pasàlo (impersonale) pu ùre
é passato un quarto d'ora = j pasàlo (impersonale) an k\.{uàrt ure
sono passati tre quarti d'ora = j pasàlo (impersonale) tri kuàrte ure.

Dàta - La data

La data si esprime con i numeri cardinali come in italiano:

oggi é (siamo) il 3 gennaio = donàs smó na trì ženàrja

Che giorno siamo oggi? = Ka smó donás?
Oggi siamo il 4 febbraio = donás smó na štìer febràrja.

Quando sei nato = kadá s se rodìu
Sono nato il 23 marzo 1977 = san se rodìu na trì an dvíst màrča, táužint devetstùo an sédan an sédandeset lìet (partitivo).

Quanti anni hai = Dost lìet ìmaš (máš)
Ho dicianove anni = Iman (mán) devetnàjst lìet (partitivo)
Ho sessantacinque anni = ìman petansestdesét lìet.

Di che hanno sei = ka s za nega lìeta o kìzadnega lìeta si?
Sono del 33 = San triantridesetega lìeta

Quando sei nato = kada s se rodìu?
Son nato nel 33 = san se rodìu triantridesetega lìeta


Le decine in ordinale, le unitá in cardinale
(il contrario dell'italiano, che direbbe: sono del trentatreesimo anno).

Le stagioni

Primavéra = primavera
Polìetje = estate
Jésen = autunno
Zìma = inverno

Feste e ricorrenze

Oblìetinca = anniversario
Božíč = Natale
Velìka nùoč = Pasqua
Màjnca (plurale) = Pentecoste
Póst = Quaresima
Cvìečinca = Candelora
Ròžinca = Assunzione
Vàht = I morti, primo novembre
Kuàterinca = Quattro tempora
Bandìmca = Madonna del rosario

Indicazioni generiche di tempo

Càjtu màše = durante la messa
càjtu ujské = in tempo di guerra
celò (o celùo) bòžjo nùač = tutta la santa notte
celò (o celùo) lìeto = tutto l'anno
celò (o celùo) ùro = tutta l'ora
celò (o celùo) z(i)mò = tutto l'inverno
čàrmit o čéz osan dnì = fra otto giorni, oggi otto
čàrmit pu ùre = fra mezz'ora
čez dàn = di giorno
čez dné = di giorno
čez nùoč = di notte
čez z(i)mò = d'inverno
dàn za dnén = di giorno in giorno, un giorno dopo l'altro
donàšindàn = oggigiorno
drùg dàn o drùzega dné = il giorno seguente, il giorno dopo
narprìet = anzitutto
podné (podnéve) = di giorno
ponóč = di notte
ponóč an čézdàn = di notte e di giorno
pozìme = d'inverno
pred kàjšan dàn = giorni fa
préjšnji dàn = il giorno passato
tápod nùoč = verso sera
tíh lìet = gli altri anni, gli anni passati
tún (tu an) lámp = in un baleno
za màlo = per poco
za màlo càjta = fra poco
zanapréj = in avanti

Il tempo meteorologico

Traduci:
Oggi piove e fa molto freddo, anche domani avremo pioggia e vento
L'anno scorso c'era molta neve; fra tre giorni uscirà il sole e farà caldo.
Ho comprato un ombrello, dato che ieri mi sono bagnata tutta.
Questa mattina ti sei bagnata nella vasca o hai fatto la doccia?
Tra le nubi si puó vedere l'arcobaleno.

Esercizi

Lunedì o martedì verrò a trovarti.
Il sabato non vengo mai a casa.
In novembre le notti si allungano.
Ieri dormivo tutto il giorno
Alle 14 verrò a trovarti.
Fra mezz'ora sono da te
Dopodomani pioverà
Di giorno piove, di notte fa bel tempo.
Gli altri anni era meglio
Fra 6 giorni verrà mia mamma.
Verso sera e di buon mattino cantano gli uccelli.
Fino alle 13 lavorerò; dopo le 14 mi riposerò.


(Rispondi, scrivendo)
Kada j Cviečinca?
Kizan dan se na diela?
Dost dni ima tiedan?
Dost miescu j tu dno lieto?
Kadá pada Božič?
O kizadni ur hodeš spat?
Kadá ustajaš zguoda?
Kakuo se kliče parvi dàn tiedna?
Dost dnì ima tiedan?
Kadá j svet Louranac?
Kadá spada Velika Nuoč?
Zakí se kliče Rožinca?
An zakí Bandiminca?

Pronomi

Pronomi personali

Singolare

N Jést o íst; tì; ón, oná, óno
G mené (mé o mi); tebé (té, ti); njegá, njè
D mené (mé o mí); tebé (té o tí); njemú (mú), njì (jì)
A mené (mé, mi); tebé (té, ti); njegá (gá), njò (jó)
L par mené; par tebé; par njìn, par njì
S z màno; s tàbo; z njìn, z njò


Duale

N Mídva; vídva; onádva
G nasdvìah; vasdvìah; njihdvìah
D nandvìaman; vandvìaman; njindvìaman
A násdva vásdva; onádva
L par nasdvìah; par vasdvìah; par njihdvìah
S z namdvìaman; z vamdvìaman; z njimdvìaman


Plurale

Casi 1ª persona 2ª persona 3ª persona
N Mì & vì oní, oné, oné
G nás vás njíh
D nán ván njín (jín)
A nás vás njè (jíh)
L par nás par vás par njíh
S z nàm; vàm z njìm


Particelle pronominali

Accusativo; Dativo


mé o mí = mi, me; mé o mí = mi, a me
té o tí = ti, te; té o tí = ti, a te
gá = lo, lui mú = gli, a lui
jó = la, lei; jì = le, a lei
nás = ci, noi; nán = ci, a noi
vás = vi, voi; ván = vi, a voi
jíh = li, loro; njín = a loro

Anj = lui, njò = lei Da tenere in considerazione i pronomi ''ànj'' e ''njò'' usati con preposizioni:



préd ànj = davanti a lui; préd njò = davanti a lei
tú ànj = in lui; tú njò = in lei
zá ànj o zànj = per lui; zá njò = per (o dopo di) lei
čéz ànj = contro di lui; čéz njò = contro di lei
za njìn o znjìn = con lui; za njò o znjò = con lei
pár njemú o pár njìn = presso di lui; pár njì = presso di lei
z o pred njim = con o prima di loro; pred nje = davanti o prima a esse


La differenza fra njín e jín è sottile:
jín si riferisce a persone vicine, prossime;
njín è piú generico.
Darò a loro da bere non a te= dàn njim za pit ne tebé.
Se verranno, darò loro da bere= če bojo tiel, jin dan za pìt. Riflessivo: = si

Sé = si

N sé
G sebé
D sàbo
A sé
L pár sebé
S s sàbo


Pronome relativo Katèr

Il pronome relativo ''il quale'' si traduce con ''Katér'', che si declina regolarmente come un aggettivo.


Accanto a questa forma lungha esiste anche una breve ''kí'' (che), che in Nediško rimane sempre invariata per tutti i casi, i numeri e i generi.
Pùob, ''kí'' dìela = il ragazzo che lavora.
Pùobi, ''kí'' dìelajo = i ragazzi che lavorano.
Ma se si trova in un caso che non sia il nominativo, dopo il ''kí'' bisogna aggiungere il pronome personale nel caso, genere e numero in cui starebbe la forma lunga del pronome relativo.
Pùob, kí ''mú'' dàn né bùkva... = il ragazzo, al quale dó un libro...
čečá, kí sán ''jó'' vìdeu... = la ragazza, che ho visto...

Oppure, meglio, si puó mettere all'accusativo il soggetto (che funge anche da complemento oggetto):
čečó, ki san videu, j lìepa = la ragazza che ho visto é bella.


L'uso delle due forme (kater o ki) é indifferente come in italiano (il quale, che). Ma con le preposizioni si usa sempre soltanto la forma lunga:
Pùob, s katérin guorìn... = il ragazzo con cui parlo...

ESERCIZI

Lo chiamo e non viene.
Lo chiamavo e non veniva.
Il ragazzo, al quale dò da bere, é mio fratello.
I ragazzi che lavorano sono tutti giovani.
La ragazza, che hai visto, é mia sorella.
Il ragazzo col quale parlavo é bravo.
Ti dirò che non ti sopporto.
Ora il sarto mi cuce (šivat) un vestito (oblieka) nuovo
Qualche volta il mio amico mi scrive una lunga lettera
La madre è contenta, se suo figlio la ama
Questo ragazzo è triste (žalostan), perchè suo padre non lo loda
Nostra zia è malata, perciò andiamo a trovarla (obiskavat)
Quando sono bravo, mio padre mi regala un libro.
Sebbene non siate (niesta) bravi, i genitori vi permettono tutto
Vi piace questo libro (bukva, plur.)?
Lo zio scrive a me e non a te
Io non parlo volentieri con lui
A me piacciono le mele, a te, invece, le pere
Mio padre conosce te ma anche tuo fratello
Mio sorella è presso la zia e con lei è anche la sua amica.
I miei genitori (starši) lavorano per me.
Questo libro è per te, quello, invece, è per lui.
Qui è una sedia; il ragazzo monta (stopnit) su di essa

Sostituisci il plurale al singolare nell'esercizio precedente.


Aggiungi i pronomi personali
On je muoj parjateu, an jest .... pišen no lepo letero.
Ti uprašaš, an jest .... odguorin.
Zakí san pridan, ... očá ukupe bukva.
Ti si skrit, ma jest .... viden.
Zaka me na saludaš, kar .... pozdraven.
Tel je muoj parjateu; al .... poznaš?
Oná je muoja mat, an jest .... juben.
Jest .... rad poslušan , kar guoriš lepuo.


Tekér, kér

Anche teker si declina regolarmente e come lui anche ''ker'', che ha lo stesso significato di ''il quale'':
Tonca an Bepo, ker mej nárbuj ušeč, stá šlá (duale) učera zá sudáda =
Tonca e Bepo, che mi piace moltissimo, sono andati ieri a fare il militare. Kadúo = chi, kár = ció che

N Kadúa(o) & kár
G čigá (čí) & kogá
D komú (kamú) & komú (kamú)
A kogá & kogá
L pár kogún (čín) & pár čín
S s kogún (čín) & s čín


In Nediško il termine ''kadúa(o)'' é molto poco usato come pronome relativo. E' molto usato, invece, come pronome interrogativo.


Il Nediško al posto di kadúo usa il termine equivalente ''ték'', che equivale a ''tíst kí = colui che''. Ték = chi, colui che

N Ték (ki)
G tegá (kí)
D temú (kí)
A teg'a (kí)
L par temú (kí)
S s tín (kí)


''Kí'', come abbiamo visto sopra, é indeclinabile.


Per il plurale si usa la formula: ''coloro che'' o ''quelli che'' = tíst(i) kí (dove ''kí'' rimane invariato)


I pronomi relativi ''ték'' = colui che e anche ''kadúo'' si usano di solito all'inizio della proposizione, mentre in mezzo si preferisce (non necessariamente) ''colui che'' = ''tíst, kí'', ''tísta, ki'', ecc.:
Tek príde nacó, jé bardák= Chi verrá stá sera, é bravo
Júb kogá kí čéš = ama chi vuoi.
Kadúo j túole narédu? = Chi ha fatto questo?
Naj príde tíst kí če náj = Venga chi vuole (qualsiasi, qualsivoglia, qualsisia)


''Túa(o)k'' ( = ció che) si riferisce a ''cosa'' ed é perció impersonale (neutro).
Té bó učílo túok mučí = ti insegnerá ció che tace.


''Kár'' si usa anche in mezzo alla proposizione.
Nía lepúa kár jé lepúa, pá kár jé ušéč = non é bello ció che é bello, ma ció che piace.
Kár jé lepúo j nímar ušéč = ció che é bello piace sempre.

Declinazione di drùg

Drug si declina come un aggettivo.

Drùgega, drùgemu, drùgin, drùgim e drùgi, drùgih possono diventare:
drùzega, drùzemu, drùzin, drùzim, drùzi, drùzih.
E inoltre drùzega e drùzemu = drùzga e drùzmu.
Il duale fa al nominativo e accusativo:
drùga (dvà). Mídrùz, vídrùz, onídrùz = noialtri, voi altri, loro altri ''Noi altri, voi altri, loro altri'' sono pronomi molto usati.
Sono formati dall'unione del pronome personale ''mí'', unito a ''drùg(i)'', ecc.


Si declinano facendo attenzione di declinare sia il pronome personale, che ''drùg''.

Nom. = Midrùz = noialtri
Gen. = nasdrùzih = di noi altri
Dat. = nandrùzin = a voi altri
Acc. = nasdrùge = noi altre, ecc.


Allo stesso modo si comportano ''vidrùz'' e ''onidrùz''.

Traduzioni

(Traduci e scrivi) Ora il sarto mi cuce (šivat) un vestito (oblieka) nuovo
Qualche volta il mio amico mi scrive una lunga lettera
La madre è contenta, se suo figlio la ama
Questo ragazzo è triste (žalostan), perchè suo padre non lo loda
Nostra zia è malata, perciò andiamo a trovarla (obiskavat)
Quando sono bravo, mio padre mi regala un libro.
Sebbene non siate (niesta) bravi, i genitori vi permettono tutto
Vi piace questo libro (bukva, plur.)?
Lo zio scrive a me e non a te
Io non parlo volentieri con lui
A me piacciono le mele, a te, invece, le pere
Mio padre conosce te ma anche tuo fratello
Mio sorella è presso la zia e con lei è anche la sua amica.
I miei genitori (starši) lavorano per me.
Questo libro è per te, quello, invece, è per lui.
Qui è una sedia; il ragazzo monta (stopnit) su di essa

Esercizio: sostituisci nell'esercizio precedente i pronomi al singolare con i pronomi al plurale.


Aggiungi i pronomi personali
On je muoj parjateu, an jest .... pišen no lepo letero.
Ti uprašaš, an jest .... odguorin.
Zakí san pridan, ... očá ukupe bukva.
Ti si skrit, ma jest .... viden.
Zaka me na saludaš, kar .... pozdraven.
Tel je muoj parjateu; al .... poznaš?
Oná je muoja mat, an jest .... juben.
Jest .... rad poslušan , kar guoriš lepuo.

ESERCIZI

Maria mi (ti)sgrida
Maria lo (m., n.) sgrida
Maria li (m., f., n.) sgrida
Maria lavora per se stessa
Maria lavora per voi
Maria lavora per loro (m., f., n.)
io te le ho date
tu me l'hai dato
lei me li ha dati
lei glieli ha dati
noi ve li abbiamo dati& essi te l'hanno dato
esse glieli danno
Il libro che mi hai dato te l'ho restituito
Gli hai restituito il libro?
Gliel'ho restituito
Mi si è rotta una scarpa
Gli si è macchiato il quaderno
Lui non lo sopporto
Lei non la sopporto


Pronomi e aggettivi possessivi

I Pronomi e gli aggettivi possessivi sono uguali: muoje bukva - bukva so muoje

Esercizio

Traduci e scrivi
Mio fratello ed io siamo bravi a scuola, perciò nostro padre ci compera spesso dei (kake) regali (šénk).
Egli ci loda anche quando portiamo (nosit) a casa bei voti (sačanje).
E voi due? Siete bravi?
I nostri (due) amici non sono bravi e i loro genitori non comprano loro dei (non tradurre ''dei'') regali, ma li sgridano (kregat).

Pronomi e aggettivi dimostrativi

questa è la mia casa = tela j muoja hiša
quelli sono i suoi cavalli = tisti so njegá konji
i tuoi libri sono questi, non quelli = tuoje bukva so tele, ne tiste
tutto ciò non è certo = use tuole (tuo) nie šigurno
quello che mi dici è falso = tiste ki (kar) me praveš je falš
quella che mangia è mia cugina = tista ki ije je muoja kužina
questa mattina mi alzai presto = dave san ustu preca
quei quaderni sono di Maria = tiste so Marijine bukva
questi soldati sono coraggiosi = tisti sudadi so kuražni

Pronomi e aggettivi relativi

quale, quali, quale cosa = kizadan, kizadna, kizadno chi = tek
chi (plurale) = tisti ki
il cui = katerega
la cui = katere
le cui = katerih
come = kuo
quanto = dost
che numero, quanto = kizadan
di che = ka
quale, quali = kater, katera, katero
''le cui'' = katerih


Pronomi e aggettivi indefiniti

Alcuno-alcuna = kajšan, kajšna, kajšno
Qualcosa = kiek
Nessuno-nessuna = nobedan, nobedna
Nulla-niente = nič
Qualunque, qualsiasi = usak, usaka
Altrui = druzega, druge
Sufficiente = dost, zadostan
Ognuno, ciascuno = usak
Troppo = masa
Stesso = letist
Molto = puno
Niente = nič
Nessuno = nobedan
Altro = drug
Qualcun altro = kajšan drug
Poco = malo
Tanto = puno
Tutto = usé


Pronomi indefiniti e negativi

Quando il pronome negativo fa da soggetto, bisogna ripetere la negazione:
nessuno parla = nobedan ne guarí



certo, certa = niešan, niešna
altro, altrae = drug, druga
ogni = usak
ognuno-ognuna = usak, usaka
tutto-tutta = usé, usá
pochi-poche = malo
si (impersonale) = se
abbastanza, bastante = dost
troppo-troppa = masa
molto-molta = puno
molti-molte = puno
poco-poca = malo


ESERCIZI

Esempi:
un certo giorno d'estate = niešan dan čepoliete
un certo libro che non ho = niešne bukva, ki jih nieman
un altro è il regalo che cerco = drug je šenk ki ga gledan
un'altra donna che si chiama Maria = druga žená ki se kliče Marija
cerco gli altri piatti e li trovo = gledan te druge tonte an jih ušafan
ogni mattina presto il gallo canta = usako jutro zguoda petelin puoje
do un bicchiere di vino a ognuno = dan no taco vina usak(c)emu
ogni notte esce la luna = usako nuoč luna pride uon (ustane)
io lo voglio tutto = jest ga čen vás
io le amo tutte = jest jih juben usé
di sera tutto tace = zvičer usé mučí
tutti parlano di te = usí guarjo na te (od tebé)
ho abbastanza sonno = san zadost zaspan
il dolce che mi offri è troppo = sladčino ki me jo ponujaš joj masa
colui che beve troppo finisce ubriaco = tek pije masa rata pián
questa mattina è molto poca l'acqua del fiume = telo jutarnje je masa malo uodé du Nedižo
a poco a poco salgo la collina e scendo dall'altra parte = počase stopnen na bardo (čukulo, bulo) an se znižan na te drug kraj
voglio molta marmellata con pane = čen puno marmelade s kruhan
a pranzo mangio molto, peró a cena mangio molto poco = na kosilo (južno) ijen puno (obiuno), pa zvičer ijen previč malo
non si puó riposare in pace = se na more opočivat par mieru
qui si deve leggere in inglese = tle se muore prebierat po ingleško

Traduzioni

(Traduci e scrivi)
Ora il sarto mi cuce (šivat) un vestito (oblieka) nuovo
Qualche volta il mio amico mi scrive una lunga lettera
La madre è contenta, se suo figlio la ama
Questo ragazzo è triste (žalostan), perchè suo padre non lo loda
Nostra zia è malata, perciò andiamo a trovarla (obiskavat)
Quando sono bravo, mio padre mi regala un libro.
Sebbene non siate (niesta) bravi, i genitori vi permettono tutto
Vi piace questo libro (bukva, plur.)?
Lo zio scrive a me e non a te
Io non parlo volentieri con lui
A me piacciono le mele, a te, invece, le pere
Mio padre conosce te ma anche tuo fratello
Mio sorella è presso la zia e con lei è anche la sua amica.
I miei genitori (starši) lavorano per me.
Questo libro è per te, quello, invece, è per lui.
Qui è una sedia; il ragazzo monta (stopnit) su di essa

Esercizio: sostituisci nell'esercizio precedente i pronomi al singolare con i pronomi al plurale.


Aggiungi i pronomi personali
On je muoj parjateu, an jest .... pišen no lepo letero.
Ti uprašaš, an jest .... odguorin.
Zakí san pridan, ... očá ukupe bukva.
Ti si skrit, ma jest .... viden.
Zaka me na saludaš, kar .... pozdraven.
Tel je muoj parjateu; al .... poznaš?
Oná je muoja mat, an jest .... juben.
Jest .... rad poslušan , kar guoriš lepuo.
\textsc{\textsc{

Pronomi interrogativi

dùo kàj

Dùa(o), kadùa(o) = chi; Kàj (kà) (kí)= che cosa

N Dùa(o), kadùa(o); kàj (kà)
G čigá (čì); kogá
D komú (kamú); kogú
A kogá; kí (kà)
L pár kogùn; par čìn
S s kogùn; s čìn


Kízadan = quale

Il Termine ''kízadan = quale'' si declina nel genere, nel numero e nei casi come il numerale ''dán''.


Il duale è uguale ai plurali eccetto che per il nominativo maschile che è:
kizadná (dvà).


''Kíza'' rimane invariato,
''dán'' si declina come il numerale ''dán''.


Allo stesso modo si comporta ''kàjzadan''.
''Kàjza'' rimane invariato,
''dán'' si declina come il numerale:
Kàjzadan - kàjzadna - kàjzadno. ecc.

Kízadnega (kízadan) češ, té bìau ól té čárin (čárni)? = Quale vuoi, il bianco o il nero?
Kàjzadnega bóš t'{éu? = Quale vorrai?

La particella ''articolo'' tè

Il Nediško molto spesso forma il sostantivo attraverso la particella-articolo '''' + aggettivo''.

Tè bìau = il bianco
Tè čárin = il nero.
Tè lìepe án tè gárde = le belle e le brutte (le tradizionali maschere di Mersino, Matajur e Masarolis).


In realtá non si tratta di un articolo ma di una particella che rimane invariata:
sán ukùpu no màlo te čárnega = ho comprato un po' di vino nero.


Sintassi

I modi del verbo e il loro uso

I modi del verbo in italiano sono quattro:

indicativo
congiuntivo
condizionale
imperativo.



In Nediško, invece, ce n'è solo tre.
Manca, infatti, il congiuntivo, che viene sostituito ora dall'indicativo, ora dal condizionale.

Indicativo

L'indicativo è il modo della realtà; si usa quando si vuole indicare un fatto realmente avvenuto o che avviene o che avverrà.

Učèra sán srèču mòjga strìca = ieri ho incontrato mio zio.
Donás opočìvan = oggi riposo
Jùtre bon dìelu = domani lavorerò.

Condizionale

Il condizionale è il modo della irrealtà: si usa quando si vuol esprimere un fatto non realmente avvenuto, ma che poteva avvenire.
Oppure per esprimere un dubbio o un desiderio.


In italiano, si esprime la ''irrealtà'' col condizionale, la ''condizione'' col congiuntivo: lavorerei, se potessi; avrei lavorato, se avessi potuto.


In Nediško (il condizionale Nediško è sempre un tempo composto) la ''irrealtà'' la si esprime premettendo al participio passato la particella condizionale ''bi'', che resta invariata per tutta la declinazione:
jest bi dìelu... = io lavorerei...
oná bi dìelala = lei lavorerebbe


La ''condizione'' si esprime con la particella ''de bi'' o deb'' + p. pas.:
deb mogú, deb moglá... = se potessi, se potesse, se potessimo.
Jest bi dìelu deb mogú = io lavorerei se potessi.


Per il condizionale passato si usa il trapassato del verbo:
jest san bìu dìelu..., oná j blá dìelala... = io avrei lavorato..., ecc.
La condizione si esprime con la particella če + il trapassato: jest san bìu dìelu če san biu mogú = avrei lavorato, se avessi potuto.


Nel secondo caso, in italiano, si usa sempre il congiuntivo: se tu volessi.


In Nediško come la condizione precedente:

deb (de bi) ti tèu (tìela, tìel) = se tu volessi;
deb na dažuvàlo almànk donás = se non piovesse almeno oggi. Traduzione del congiuntivo italiano In generale, per tradurre il congiuntivo italiano, si usa l'indicativo
nelle proposizioni oggettive e in quelle interrogative indirette,
purchè non dipendano da un verbo che esprime preghiera o dubbio.
Perché in questo caso si usa il condizionale.

Pensàn dé dìela = penso che lavori.
Só gá prašàl dóst lìet ìma = gli domandarono quanti anni avesse.


Invece,
Mól, dé bí Bùog gá ohrànu = prega che Iddio lo preservi.


Molti, per la verità, (non peró le persone anziane) disturbati dal participio passato che a un orecchio italianizzato sa di passato e non di presente, dicono:

Mól, dé Bùog gá ohràne = prega che Iddio lo preservi.

Le diverse proposizioni

Nelle proposizioni oggettive, concessive e interrogative indirette bisogna badare al tempo da scegliere. Le due azioni possono essere contemporanee, anteriori, posteriori.


In Nediško si sceglie il tempo solo in base a questa relazione e non in base al tempo della proposizione principale.

Per la contemporaneità si usa il presente:

mùoj očá mìsle de dìelan = mio padre crede che io lavori mùoj očá je mislu de dìelan= mio padre credeva che io lavorassi mùoj očá bo mìslu de dìelan = mio padre crederá che io lavori

Per la anteriorità si usa il passato:

mùoj očá mìsle de san dìelu = mio padre crede che io abbia lavorato mùoj očá je mislu de san dìelu = mio padre credeva che io avessi lavorato mùoj očá bo mìslu de san dìelu = mio padre crederá che io abbia lavorato

per la posteriorità il futuro:

mùoj očá mìsle de bòn dìelu = mio padre crede che io lavorerò mùoj očá je mislu de bòn dìelu = mio padre credeva che io avrei lavorato mùoj očá bo mìslu de bòn dìelu = mio padre crederá che io lavorerò

Nelle proposizioni concessive per la contemporaneità lo stesso tempo nella dipendente e nella principale:

nàle se pùno učìn, znàn màlo = sebbene io studi molto, so poco nàle san se pùno učìu, san znú màlo= sebbene avessi studiato molto, sapevo poco nàle se bon pùno učìu, bòn znú màlo = sebbene studieró molto, sapró poco

per l'anteriorità si usa il passato o il trapassato se nella principale c'è giá il passato:

znàn màlo, nàle san se pùno učìu = so poco, sebbene abbia studiato molto znú san malo, nàle san se (bìu) pùno učìu = sapevo poco, sebbene avessi studiato molto znú bòn malo, nàle san se pùno učìu = sapró poco, sebbene abbia studiato molto

per la posteriorità lo stesso tempo come in italiano:

znú bòn malo, nale se bòn pùno učìu = sapró poco, sebbene studieró molto. Nelle proposizioni finali nelle proposizioni finali, trattandosi solo di posteriorità, in pratica si usa il futuro.
Se učìn, de bon znú = studio, per sapere.

Nelle proposizioni soggettive

Si usa di solito l'indicativo anche quando in italiano c'è il congiuntivo:
Nìe rìes de smart jè nargrìš rieč = non è vero che la morte sia la peggior cosa.

Nelle proposizioni temporali
Si usa l'indicativo, se nella principale c'è l'indicativo; se invece c'è il condizionale, anche nella temporale si usa il condizionale:

pùojden damù prìet ku se uárne mùoj brát = andró a casa, prima che ritorni mio fratello san šu damù, priet ku sej uarnú mùoj brát = sono andato a casa, prima che fosse ritornato mio fratello invece:
rad bi šu damù, priet ku bi se uarnú mùoj brát = vorrei andare a casa, prima che ritornasse mio fratello.

Nelle proposizioni condizionali
si segue la regola generale:
nei casi reali = indicativo;
nei casi irreali = condizionale (in italiano c'è il congiuntivo):

c\v{e se učìs, znaš kìek = se studi sai qualche cosa; če bi se učìu, bi se kiek navàdu = se tu studiassi, impareresti qualcosa.

Purchè = samùo de

purchè si traduce con samùo de (da) + indicativo o condizionale:
samùo de na nardìš níč slàbega o samùo deb ti na nardìu níč slàbega = purchè tu non faccia niente di male.

Nelle proposizioni consecutive

Si segue la regola generale. Quanto al tempo, è lo stesso tanto nella principale che nella dipendente:

j prevìč snìedu, takùo de potlé gaj bolìela glàva = aveva mangiato troppo, sicchè dopo aveva mal di testa.


Se nella proposizione principale c'è l'imperativo, nella dipendente in italiano si usa il congiuntivo, in Nediško l'indicativo e precisamente:

presente se il verbo è perfettivo:
bìešta takùo de vas na zaglèdajo = andate in modo che non vi scorgano; futuro, se il verbo è imperfettivo:
bìešta počàse, de vas na bòjo čùl = andate piano, perché non vi sentano.

Esercizietto Spiega perchè nel primo caso bisogna usare un verbo perfettivo, mentre nel secondo un verbo imperfettivo.

Nelle proposizioni modali

si usa l'indicativo o il condizionale:

an mučè mòdar mòž odguorì = anche tacendo l'uomo saggio risponde.


L'italiano senza che si traduce con da(e) na e il condizionale:

dielan tuole, da na bi očá vìedeu = faccio questo, senza che il padre lo sappia; san nardìu tuole, da na bi biu očá vìedeu = ho fatto questo, senza che il padre lo sapesse.

Nelle proposizioni causali

si usa l'indicativo o il condizionale, a seconda che nella principale c'è l'indicativo o il condizionale:

na mòren itì s tàbo, kìer nìeman cájta = non posso andare con te, perché non ho tempo; na bi mogú itì s tabo, kìer bi ne iméu cájta = non potrei andare con te, perché non avrei tempo.

Esercizi

Farei volentieri ciò che mi comandi
Se avessi avuto voglia, avrei fatto volentieri ciò che dici.
Sarei venuto, se tu me l'avessi chiesto.
Se tu potessi venire, sarei felice
Penso che tu lavori
Pensavo che tuo fratello lavorasse
Ho saputo che il prossimo anno andrai in pensione.
Sebbene lavori molto, guadagni poco.
Si lavora solo per vivere.
Non è vero che dormire troppo faccia bene.
Prima che tu torni a casa anch'io sarò già arrivato.
Starò a letto, finchè smette di piovere.
Se tu stessi più attento, non cadresti così spesso.
Resta pure, purchè non faccia nulla di male.
E' arrivato troppo tardi, tanto (takuo de) che l'hanno rimproverato.
Fai pure, basta che non ti scoprano.
Fai pure, basta che non mi raccontino (pravit, pravt) cosa hai fatto
Ti ho avvertito senza (de bi na) che tuo figlio sappia.
Domani non potrai fare quello che dici, perchè non avrai tempo.

Il gerundio

Il gerundio non esiste in Nediško. Lo si trasforma in una prop. esplicita.

Andando a casa, incontrai un amico = quando andai a casa ... =
kar san šù damù, san srèču parjàtelja.

Bevendo troppo, ti ubriachi = se bevi troppo, ti ubriachi =
če bòš pìu màsa, se upjàneš.

Gerundio presente italiano di verbi intransitivi

Il gerundio presente (italiano) di un verbo intransitivo oppure di un verbo transitivo ma senza complemento oggetto, si traduce in Nediško col participio presente, se fa da avverbio di modo alla domanda come?


Questo participio presente ha due forme:
la prima è un avverbio invariabile e si ottiene solo da verbi durativi e con verbi con tema al presente in -i; questi cambiano questa -i in
mučàt: mučìn, mučè = tacendo
stàt: stojìn, stojè = stando in piedi
jokàt: joči(e)n, jočè = piangendo
sedìet: sedìn, sedè = sedendo
hòdìt: hòde(i)n, hodè = camminando
letìet: letìn, letè = correndo
ležàt: ležìn, ležè = giacendo
smejè: smejìn, smejè = ridendo
pìet: pùojen (pòjen), pojè = cantando

La seconda si ottiene pure soltanto con verbi durativi, aggiungendo alla forma della 3ª persona plurale del presente la desinenza -č (per la II e III coniugazione si usa la forma contratta):

rečejò: rekòč = dicendo
pàdajo: padajòč = cadendo
pojejò, pojò: pojòč = cantando
tresejò, tresjò: tresòč = tremando
cvetò = cvetòč = fiorendo.


Queste forme sono generalmente declinabili e si comportano come aggettivi. Vengono peró spesso usati come avverbi.

Esercizio
Camminando, ti stanchi troppo.
E' tornato a casa piangendo.
Siediti, che sedendo si ragiona meglio.
Stando in piedi mi viene il mal di schiena,
A volte facendo silenzio si ottiene più che urlando.
Correndo ti stanchi.
Son tornati cantando.
Le mele cadendo si guastano (pohujšat).
Non è che dicendo il contrario (naspruotno) avrai ragione.
Le foglie cadono tremando.
Fiorendo le rose annunciano (oznanjat) la primavere.
Venne correndo senza farsi male.
Vado cercando senza trovare nulla.\ Sto cadendo.
Salterò tutto il canto giorno.
Ruberò tutti i sabati del mese.
Andrò a casa.
Mentre mia moglie metteva sul fuoco, io ho messo la giacca, e domani metterò il cappotto.

Imperfetto

L'imperfetto italiano esprime generalmente un'azione che si svolgeva per qualche tempo nel passato, mentre il passato remoto indica generalmente un'azione piuttosto compiuta in un momento piú o meno breve nel passato:

io saltavo; - io saltai.


Perció l'imperfetto italiano si tradurrá sempre col passato di un verbo imperfettivo. (Ricordare: imperfetto = imperfettivo).


Mentre il passato remoto si tradurrá generalmente col passato di un verbo perfettivo.

Jést sán skàku = io saltavo.
Da ''skakàt'' = imperfettivo.

Jést sán skočnù = io saltai.
Da skočnìt = perfettivo.

Sán žgàu darvá zá sé zagrìet = bruciavo legna per scaldarmi.
Da zgàt = imperfettivo.
Tòlo zmò sán zažgàu pùno darvè = quest'inverno ho bruciato (bruciai) molta legna.
Da zazgàt = perfettivo.

Il presente dei verbi perfettivi con valore di futuro

In Nediško il tempo presente puó avere due differenti valori: di presente e di futuro.

Infatti, il presente di un verbo perfettivo ha quasi sempre valore di futuro:

jést prìden = io verró (perfettivo),
jést parhàjan = io vengo, io sto arrivando (imperfettivo);

jést skòčnen = io salteró (perfettivo),
jést skàčen = io salto (sto saltando) (imperfettivo);

jést pòšjan = io manderó (perfettivo),
jést posìjan = io sto mandando (imperfettivo).

---+++ì Futuro con i verbi imperfettivi Il futuro dei verbi imperfettivi è, invece, un tempo composto e si ottiene col il participio passato accompagnato dal futuro del verbo ''essere'' che funge da ausiliare. Questo futuro aggiunge un qualcosa di piú del semplice futuro ottenuto col presente dei verbi perfettivi, infatti, indica la continuitá o la ripetitivitá dell'azione.

Jest bon skàku (da skakàt imperf.) = io salteró e continueró a saltare;
(mentre skòčnen (da skòčnit) = salteró una sola volta).
Ist bon kràdu (da kràst imperf.) = io ruberó e continueró a rubare;
(mentre ukràden (da ukràst perf.) = ruberó una sola volta)

Il futuro del verbo itì (ìt) = andare

Solo il verbo ''itì (pùojd-it) = ''andare'' ha per il futuro una forma speciale che si coniuga regolarmente: jést pùojden, tí pùojdeš, ón pùode, ecc..
Per la veritá ''pùojden = andrò'' è il presente perfettivo di pùojdit con valore quindi di futuro. Essendo peró ''itì'' imperfettivo e non avendo composti (se non proprio ''pùojd-it''), per indicare il futuro viene usato ''pùojden''.

Si usa anche: "bon šu". Un canto inizia con: Bon šu na planine...

Due verbi diversi per il perfettivo e l'imperfettivo

A volte due termini dallo stesso significato italiano ma diversi nella forma sono l'uno perfettivo, l'altro imperfettivo.


Esempio:
Klàst = mettere
Jest klàden = io metto (io stó mettendo) - imperfettivo.

Lùožt = mettere
Jest ložen = io metteró - perfettivo.
Anche
Dìet = mettere
Jest dènen = io metteró - perfettivo.

Jest lòžen ha un significato di futuro ancor piú chiaro di jest dènen.

Proposizione interrogativa

La domanda puó incominciare col verbo
Pòznaš mòjga očí?


Il verbo puó essere preceduto da ''a'' o ''al''
Al (a) pòznaš mojgá očí?


La domanda puó avere anche un pronome o un avverbio interrogativi, che, in tal caso, vanno messi al primo posto della domanda.


Dùo (dùa) pòzna mojgá očí?


I principali pronomi e avverbi interrogativi sono:

Dùo (dùa, kadua) = chi
Kàj = che cosa
Kakùo (kakùa) = come
Kán = dove (moto)
Kìe (kìa) = dove (stato in luogo)
Kadá = quando
Zakí = perché
Kadóst = quanto, quanti
Kàjšan = che, quale.

Esercizi

Conosci quell'uomo?
Chi è?
Come si chiama?
Dove va?
Dove ha lasciato la macchina?
Perchè?
Quanti anni ha?
Com'è in volto?
Disturbo?
Vuoi una mela?
Cosa cercate?
Sei contento?
Chi conosce questa ragazza?
Dove andate?
Quando vai a casa?
Perchè sei così cattivo? Proposizioni negative La negazione ''non'' si traduce con:

''ná'' o ''né'' (generalmente ne con l'infinito, na con l'imperativo)
ne dìelan = non lavoro.

La negazione con i verbi ''essere'', ''avere'', ''volere''
si unisce ad essi così:

Nìesan (nìasan) = non sono
Nìeman (nìaman) = non ho
Nèčen = non voglio

che si coniugano regolarmente, come abbiamo visto.

N. B.

L'imperativo negativo usa generalmente la particella ''ná'';
Ná hód = non andare.
Ná uzám = non prendere. l'infinito usa, invece, la particella ''né'':
Né hodìt = non andare.
Né uzèt = non prendere.

Complemento oggetto nelle proposizioni negative

I verbi positivi richiedono l'accusativo per il complemento oggetto:
Jést ìman nó lepò ženò = io ho una bella moglie. I verbi negativi, invece, richiedono per il complemento oggetto il genitivo al posto dell'accusativo:
Ist nìeman žené = io non ho moglie.
Ist nèčen sùdu; prìš ràjš mé pomàt = non voglio soldi; verrai piuttosto ad aiutarmi.

Esercizio

Mio fratello è ammalato, perciò non è felice; mia sorella, invece, non è malata.
Tu non ami i libri, ma solo il gioco.
Mio nonno non vede nulla.
Il mio amico non sa nè leggere nè scrivere.
Non è rimasto nessuno.
Non sei mai contento.
Non solo i giovani non devono fumare, ma nessuno.
Sono andato da un amico, ma non c'era in casa.
Probabilmente noon tornerà prima della fine del mese.
Non essendo mai stato, ho un gran desiderio di vedere Venezia.


La congiunzione ''pá = ma''

La congiunzione ''ma'' si traduce con ''pá'':

Tàla hìša j lìepa, pá zló dràga = questa casa è bella, ma molto cara.


Ma se fa da antitesi ad una frase negativa, bisogna ripetere il verbo:
hìša nìe lìepa, pá j gorkà = la casa non è bella, ma (è) calda.

Genitivo di negazione

Abbiamo visto che nelle proposizioni negative il complemento oggetto passa dall'accusativo al genitivo (genitivo di negazione).

Ma anche il soggetto, sempre nelle proposizioni negative, passa dal nominativo al genitivo, se nella proposizione c'è il verbo ''essere'' negativo nel significato di ''non esistere'', ''non trovarsi''.


Il verbo in questo caso viene usato impersonalmente, per cui nei tempi composti il participio passato è di forma neutra singolare e l'ausiliare pure di forma singolare:

Mùoj brát jé domà = mio fratello è a casa.
Mùojga bràtra (genitivo pur essendo soggetto) nìe domà = mio fratello non è a casa (non si trova a casa).

Mùoji bratri so bli domà = i miei fratelli erano a casa.
Mùojih bràtru (genitivo pur essendo soggetto) nìe blùo (tutto singolare non plurale) domà.
Sudu nie vič = non ci sono più soldi.

Genitivo di quantità

I numeri da 5 in poi, usati nel nominativo o nell'accusativo, (nominativo e accusativo sono uguali), vengono considerati sostantivi al singolare, per cui facendo da soggetto, vogliono il verbo al singolare.

Il sostantivo che da loro dipende, sta nel genitivo plurale.

Ricapitolando:

Numero da 5 in poi: Verbo al singolare, sostantivo al genitivo plurale.

Esempio:
qui sono 5 cappelli = tlè jé (singolare) pèt klabùku;
io ho 6 cappelli = jst (jést) ìman šèst klabùku.

Glielo, gliela, glieli, gliele, gliene

Il maschile ''gli'' in italiano è equivalente del femminile e del plurale.
In Nediško, invece, sono diversi:
Maschile in ordine: mu ga, mu jo, mu ih, mu ih, mu ih
Femminile: ga ji, jo ji, jih ji, jih ji, jih ji
Plurale: ga jin, jo jin, jih jin, jih jin, jih jin


Il maschile premette il dativo
''gli'' = ''mu''.
Il femminile e il plurale premettono il complemento oggetto
''lo'' = ''ga, jo, jih''


Con l'imperativo il pronome è enclitico come in italiano: portaglielo = parnesìmuga parnesìgaji, parnesigajin, parnesìmujo, parnesìmujih, ecc.

Glielo, ecc. + verbo

Frequente è la combinazione:
pronome personale + verbo

Esempio:
glielo dó, gliela dó, glieli dó, gliene dó,
maschile: mu ga dàn; mu jo dàn; mu ih dàn
femminile: = ga ji dan, jo ji dan, jih ji dan
plurale: = ga jin dan, jo jin dan, jih jin dan


Il neutro è uguale al maschile.

Preber an prevarzi

Dna miš, za uteč mački, sej utaknila tu no jamo.
Mačka, potarpleživa, j začela čakat.
Čaka, čaka, pa miš nie tiela prid uon.
Tarkaj ki j čakala, ji pride tu glavo na rieč:
''Bau, bau, bau!'' j začela uekát.
Miš, ki je čula lajat, je mislila de pas je stuoru uteč mačko.
Takuo vekuka uonz jame.
Ma mačka, ki je čakala taza kantone, skočne na miš an jo snije.
Kar je finila ìjest, j jala:
''Donašnji dan, če na poznaš izike, na boš jedu!''


Il verbo ìjest (si potrebbe anche scrivere ìest e continuare fino alla terza persona) jest ìjen, ti ìješ, on ìje, mi jemò, vi jestà, oní jedò

Infinito

Il Nediško non ama l'infinito, a meno che non si tratti di infinito + preposizione, come vedremo in seguito.

Appena possibile, infatti, esso viene cambiato in una forma finita.


Possiamo fare le seguenti osservazioni:

Se l'italiano usa l'infinito senza alcuna preposizione, anche il Nediško usa l'infinito:

čén itì damù = voglio andare a casa. Ma se questo infinito dipende da un verbo che esprime sentimento, come ''vedere'', ''sentire'' e simili, si puó (non è d'obbligo) usare una forma finita:


Vìden pùoba letìet damù = vedo il ragazzo correre a casa.
Ma anche meglio:
Vìden dé pùob letì damù = vedo il ragazzo correre a casa (vedo che il ragazzo corre a casa).

Se davanti all'infinito italiano si trova una preposizione ''a'', ''di'', ''da'', allora bisogna vedere se è possibile cambiare l'infinito in una forma finita.
Se la trasformazione è possibile, allora in Nediško si usa la forma finita del verbo:
non devi dimenticare di essere un ragazzo nediški =
non devi dimenticare che sei un ragazzo nediški.
Allora si dice:
sé ná smìeš pozabìt dé sí nedìški pùob. Se, invece, non è possibile, allora si mantiene la forma infinita, senza peró tradurre la preposizione:
io incomincio a lavorare (non è possibile la trasformazione),
allora:
Jést zàčnen dìelat.

Come visto negli esempi precedenti, quando la trasformazione è possibile, la proposizione trasformata da infinita a finita è, generalmente, retta dalla congiunzione ''de'' (''da''). Se questa proposizione trasformata dipende da un verbo che esprime desiderio, preghiera, consiglio, invito, ordine, comando e simili, allora la congiunzione ''de'' viene seguita dalla particella ottativa ''náj''.
In questo caso la congiunzione ''de'' puó anche mancare.

Strìc méj (me je) prosú dé náj gá grèn glèdat
= lo zio mi ha pregato di andarlo a trovare.
Oppure
Strìc méj prosú náj gá grèn glèdat.

Esercizio Prevarzi

Quando in una proposizione trovo un infinito (infinito = neskončen), devo ricordare che bisogna distinguere fra l'infinito senza preposizione e l'infinito con preposizione.
Se l'nfinito è senza preposizione, lo traduco anche in Nediško con l'infinito; soltanto quando dipende dal verbo ''sentire'' o ''vedere'', lo posso trasformare anche in una forma finita.
Se invece davanti all'infinito sta la preposizione ''a'' o ''da'' , cercherò prima di tutto a trasformare quest'infinito in una proposizione dipendente. Quando questa trasformazione sarà possibile già in italiano, ricorderò (se spomenin) di dover fare la stessa trasformazione anche in Nediško e incomincerò la proposizione conla congiunzione ''da''.
Ma quando non è possibile trasformare l0infinito con preposizione in una proposizione dipendente, lo traduco anche in Nediško con l'inifinito; ometto però la preposizione.
Infine devo guardare anche da che verbo dipende l'infinito. Se dipende da un verbo che esprime desiderio, preghiera, consiglio, raccomandazione, invito, comando, ecc., la regola dell'infinito mi dice di aggiungere, dopo la congiunzione ''da'' una ''naj'' e di omettere, se voglio, la congiunzione. Non devo aggiungere la ''naj'' , se il verbo della proposizione dipendente sta nella 2° percona di qualsiasi numero.

Infinito con verbi di moto

Quando un infinito è retto da verbi di moto, abbrevia l'accento tonico.

L'accento tonico dell'infinito dei verbi ha sempre forma allungata. Nel caso sopraddetto, invece, abbrevia tale accento.

ìest = mangiare; Bìaš íest = vai a mangiare (la ''ì'' viene abbreviata);
letàt = correre; Itì letát (la ''á'' diventa molto breve);
spàt = dormire; Hod spát (la ''à'' viene abbreviata)
špikàt = appuntire; j šù fájfe špikát = è andato ad appuntire le pipe ( = è morto);
peštàt; obúj kòšpe an hód bùrje pestát ecc.

L'infinito con preposizioni

Il Nediško è stato influenzato notevolmente dall'italiano nell'uso dell'infinito con preposizione. Infatti, mentre lo sloveno non usa mai la forma infinita con le preposizione, il Nediško lo fa tranquillamente, usando quasi sempre tutte le due forme quella finita e quella infinita.

''Prima di'' + infinito = ''pria(e)t kú'' + indicativo

Prima di andare a casa, vieni da me =
Prìet kú grèš (pùojdeš) damù prìd mé (o pridime) glèdat,
oppure
prìat kú itì damù, prìdime glèdat.

Mi ammazzerei prima di sottomettermi =
Bí sé ubú, prìet kú sé podlòžen
oppure
Bí sé ubú, prìat kú sé podlùožt.

''Dopo'' + infinito = ''potlé kú (kó o kí)'' + indicativo

Dopo aver preparato il pranzo, andremo a lavorare = Potlè kí napràveš jùžno, pùodma dìelat (noi due).

''Per'' + infinito = ''zá'' + infinito o ''zá dé'' + indicativo

Sán sé paračú ''zá dé pùoden'' rìbe lovìt = mi sono preparato per andare a pescare.


Ma anche
Sán sé paračú ''zá itì'' rìbe lovìt = mi sono preparato per andare a pescare.

''Invece di'' + infinito = ''namést(u)'' + infinito o ''naméstu déb'' + condizionale

Namést sé učìt, norčinà = invece di studiare, gioca.
Namést déb (dé bí) sé učìu, norčinà. ''Senza'' + infinito = ''brez'' + infinito Jé šù próč bréz saludàt = Se n'è andato senza salutare.

Verbi impersonali

I verbi impersonali vogliono, come in italiano, sempre la 3ª persona singolare.


Il tempo composto usa la forma singolare neutra del participio passato:

Bò dáš = pioverà.
Donás dažùje = oggi piove.
Učèra je dažuvàlo = ieri pioveva.
Me je gorkùo = ho caldo.
Van je gorkùo? = avete caldo?
Me se klùca = ho il singhiozzo.
Me sèj klùcalo = avevo il singhiozzo.
Al van se j klùcalo? = avevate il singiozzo?

Alcuni verbi personali usati come impersonali

Vi sono alcuni verbi che in italiano si usano in costruzione personale, mentre in Nediško (come in sloveno) vogliono la costruzione impersonale.

I piú comuni sono:

vergognarsi = bìt špót o sràm,
aver paura = bìt stràh.


In questo caso il soggetto italiano diventa oggetto e il verbo si comporta come gli impersonali:

mi vergogno di mio fratello = me j špót mùojega bràtra;
il ragazzo si vergogna di suo padre = pùoba (acc.) j špót sùojega očí

Esercizi

Che tempo fa da voi?
Oggi è bello, ma ieri era molto brutto; 'sta notte pioveva per molte ore.
Se è solo piovuto meno male; da noi lampeggiava, tuonava e grandinava.
Anche da noi faceva freddo, specie verso il mattino.
Oggi, invece, sarà afoso.
Credo che sulle montagne sia addirittura nevicato.
Non mangiare
Che non mangi
Non sono matto.
Non voglio vederlo
Non ho un centesimo
Non voglio nessun animale
Gli animali son belli ma pericolosi (obaran)
Nessuno è in casa.
I miei genitori non erano a casa.
Quelli che conoscevo non c'erano più
I loro amici non c'erano più
Cinquemila euri sono tanti
Portameli tutti
Gliele ritorno
Gliene porterà un po'
Glieli presto
Glielo presto
Gliela presto
Penso che tu non potrai venire
Vedo tanta gente correre per strada
Ho chiesto di andare a riposare
Hai da chiedere qualcosa?
Non dimenticare di fare domani ciò che hai promesso
Mi ha pregato di non (naj ga na) disturbarlo.
Prima di pregare fai il segno della croce.
Dopo che ti riposi andaremo a lavorare.
Ho calzato gli stivali per andare a pescare.
Faresti di tutto pur di non lavorare.
Si è alzato senza chiedere permesso.

++++ Le preposizioni e gli avverbi Preposizioni con 2 casi: accusativo, locativo (pagg. 139)
u = a, sul
nad = sopra
pred = davanti a
pod = sotto
za = dietro a
med = fra


Altre preposizioni

kie, kan = dove; tle, tan = qui, qua
ato, atan = lí, lá; blizo, deleč = vicino, lontano
gor, dol = su, giú; taspriet, tazad = avanti, dietro
gonavarh, tazdol = sopra, sotto; okuole = intorno
priet, potlé = prima, dopo; tenčas, subto = allora, subito
učasih = di tanto in tanto; že = già
poznó = tardi; preca = presto; nimar, maj = sempre, mai še = ancora; naglo, počase=in fretta, adagio
napuošto = apposta; kiek, masa = qualcosa, troppo; zadost, navarh = basta, inoltre
skor, nič = quasi, nulla; an, nanč = anche, neppure
norebit = forse; duovie = chissá
nazaj, zada = indietro; spriet, taspriet = davanti
notre = dentro; tazad = dietro
pousierode = dovunque; nauredič = di fronte
uon = fuori; blizo = presso
deleč = lontano; sa, sada = ora, adesso
učeravičer = ieri sera; preučeranjin& altro ieri
učera = ieri; potlé = dopo
antadá = allora; donas = oggi
maj = mai; pru = proprio
subto, potlé = subito, dopo; jutre = domani
kár = mentre; maj, nikúl = mai
pojutarnjin = dopodomani; spárvič = dapprima
hitro, naglo = presto; nazadnjo, ku = recente, appena
nimar = sempre; poznó = tardi
zacajtan = per tempo; še = ancora
naglas = ad alta voce; kumič = appena, appena
takuo = cosi; glihtakuo = ugualmente
parfin = perfino; potiho = a bassa voce
počase = adagio; uon ku = tranne
dobró = bene; slabo = male
samuo = solamente; , še = anche
navárh = oltre; oku, parblizno = circa
dost = abbastanza; skor& quasi
masa, previč& troppo; vič& più
manj = meno; puno = molto
obiuno = molto; malo = poco
zló = tanto; usé =tutto
morebit& forse; šigurno, kab = certamente
ogó, pač = certo; seviede = effettivamente
nobedankrat = mai; ne = no
maj = mai& višno, vedé = probabilmente
morebit = forse; ja = si
zaries, resnično = veramente; par kajšnin kraju = da qualche parte
na desno, na čemparno = a destra, a sinistra
narbuj poznó = al più tardi
pogostu = spesso
kajšan krat = talvolta, alle volte
od sa za naprej = d'ora in poi
rad = volentieri
nerad = contro voglia, mal volentieri
od začetka do koncá = dall'inizio alla fine
od sparvič do zadnjega = dall'a alla zeta
zaries, resnično = veramente (davvero)
klečè = in ginocchio
na usako vizo = in ogni modo
ries = infatti
nanucano, nemarno = inutilmente, invano
nimar = in ogni caso
potlé = poi
naspruot = al contrario
naviedič = subito
morebit = forse
almank, delé = almeno
pogostu = spesso
na te drug kraj = dall'altra parte
učasih = a volte
na kako maniero (ujižo) = in qualche modo
rad (zvestuo, želé) = volentieri
nikùl = in nessun modo, assolutamente
za malo = tra poco
na nogáh = in piedi


+ genitivo / + dativo od = di; / od = a;


taod + gen. = da; / u, tu = in;


navarh = sopra; / zdol = sotto;


z = con; / na = su;


za = per; / =taz, od = da


mies = tra; / brez = senza;


po = secondo; / pruot = contro;


zada &dietro; / potlé &dopo;


pred= davanti a; / tazdol = sotto;


tazada = dietro; / potlé &= dopo


Esempi:
dam tu rokah no taco uadé = dammi in mano un bicchier d'acqua
prin čeh tebé z muojo murozo = vengo da te con la mia fidanzata
bukva so tan na miz(i) = il libro è sulla tavola
tele rože so za te = questi fiori sono per te
za dobruoto, muč = per piacere, taci
donás gren spat brez ijest = oggi vado a letto senza mangiare
pruot sreč se na more nič = contro la fortuna non si puó far nulla


Alcune preposizioni composte

za kar tiče = (riguardo a)
navarh + genitivo = (oltre a)
brez + gen. = (eccetto, con eccezione di)
priet ku = (prima di)
čeglih, četudi = (malgrado, nonostante)
blizo + gen. = (vicino a)
zglìhoma = (rispetto a)
brez + acc. = in mancanza di
za + acc. = a favore di
s pomočò + gen. = a forza di
po = lungo
okuole + gen. = intorno a
skuoze = attraverso
nastran tegá = riguardo a
zglihano z = d'accordo con
tapod + acc. = sotto a
taza + acc. = dietro a
gor na + acc. = sopra a
pruot + gen. = contro di
namestu + gen. = invece di
blizo + gen. = vicino a

Congiunzioni

an = e (ed); né = né
de (nič) = che; ol, o = o (od)
pa, rauno = ma, peró; pa, le pa = bensì, ma
zatuo, antadá = dunque, allora; potlé, kar preca = dopo, presto
če = se; kar = quando
ku = come; za, de, zakí? = per, perché
takuo de = cosicché; ries, sa, tud = i nfatti
nanč(a) = nemmeno; četud(i) = per quanto
zatuo, antá = quindi; kar, ku, medku = mentre
odkar =& da quando; do + genit. = fino a
rajš = piuttosto; manj ku = eccettoche
ne = ne; rauno, tamič & tuttavia
če ne = salvo; rauno, tamič = però, tuttavia


Esercizi

Il corvo e la volpe

Questa favola parla (pravit) di un corvo (urana) che continuamente rubava (nia ku kradla).
Una volta rubò un pezzo di formaggio e volò su un'alta quercia. Sotto questa quercia riposava (počivat) una volpe (lesica). Quando essa scorse il corvo col formaggio nel becco, provò una gran cupidigia (nagudnost) e gli disse:
- O corvo, io non ho visto ancora un così bell'uccello (tič) come sei tu. E se il tuo canto è anche così bello, sei veramente il re (kràj) degli uccelli. -
Allora il corvo alzò (uzdignit) la testa e aprì (odpriet) il becco: volle cantare. In quel momento il formaggio gli cadde (padit) dalla bocca. L'astuta (kuštan) volpe lo raccolse (pobrat) e lo mangiò (sniest).


Tista od treh bratru (lettura e analisi)

Ankrat so bli trije bratri; sta jin bla umarla očá an mat.
Nieso miel ki jest, so bli lačni an so jal:
«Pujmo krast, de se odtaščámo».
Te parvi je jau:
«Jest ukraden oriehe».
Te drug je jau:
«Jest ukraden špeh».
Te treči je jau:
«Jest ukraden pa telé.
Ku ukrademo se ušafamo go par britofe».
Antadá so šli.
Tist, ki je ukradu oriehe, je paršu te parvi an je začeu jih tuč.
Potle je paršu tist s špehan.
Anta je paršu mežnar jutarinco zuonit.
Videu nie majdnega, pa je ču tuč. Se je prestrašu an je leteu doh famuštru an mu jau:
«Pujte požegnjavat, gu britofe so te martvi, ki lomjo kostí».
Ma famuštar se je tud on bau an je jau:
«Jest san star, na morem hodit, noge me boljó».
Mežnar mu je odguoru:
''Vas ponesén jest na rame.''
An gaj nabasu gor na rame.
Kar sta paršla blizo britofa, dva bratra sta jih vidla an sta mislila tu tamia de je te treči brat, ki nos telé. Sta mu zauekala:
\ «Hit, hit, preca bo dan, že kadá smo ga moglí odriet!»
Kar je ču tuole famoštar, se je prestrašu, je skočú doz mežnarjovah ramanah an je leteu damu.
Mežnar j zaueku za njin: «Gaspuod Nunac, ka vas na boljo vič nogé?»


Torke
prevarzi


Le torke erano delle donne malvagie che vivevano in una grotta nel bosco. Erano brutte ed avevano i piedi storti i capelli lunghi e le unghie lunghe ad artiglio.
Le torke si trovavano fuori dell'abitato perché erano delle persone primitive.
Se vedevano le donne del paese le uccidevano; infatti, erano invidiose della loro bellezza. Le torke avevano molta paura degli uomini, cosí quando li incontravano fuggivano.
Infatti, le donne si sentivano sicure solo quando erano in compagnia di un uomo.
Durante i giorni lavorativi, peró, le torke aiutavano la gente del paese nel lavoro di campi.
Il martedí sera diventavano piú cattive del solito, infatti, giravano per le strade dell'abitato e guardavano attraverso le finestre delle case per vedere se c'erano delle donne sole per poterle cosí mangiare.''


Borovič
(traduci)


J živeu tapod štefanovo lobjo: listje so ble njegá arjuhe, kajšan star žaki njegá kutra.
Pozime, kar j bluo narbuj mras, j klicu kakega pisá blizo sebé de ga ogreje.
Se nia maj prašavu kaj bluo, ki je, ki bo.
Kár j paršluo, j paršluo: j bluo usé dobró, maj slavo.
Kajšan krat samuo ''né dobró''.
Nia brigalo.
Lobja j bla za ležat, ma sviet j biu njegá duom.
J bandr'{iu po hostah, očí nimar odparte za zagledat an liep drien ol no lepó liesko.
Muj korlo za košé ol cajne plest.
če j bluo j bluo; če nia bluo j bluo useglih.
Pa drug dan j bluo šluo lieuš.
če je imeu potriebo popit an glaž, j prašu zagodá, priet ku j dielo nardiu, sude an judje so mu dal, zuok so viedli de koš ol cajna šigurno pride.

No jutro so ga ušafal otroc zaspanega za nimar tu negá ležo, ma se ga nieso ustrašli.
Borovič nie maj majdnegá prestrašu. Nanč martu.


Varianti paesane

Kar kumétu so se potačíl malóni du pu starmolín an usák malón je zbráu sójo pot, on, príat ku ih je šu pobíarat, sij no málo potróštu, síj parjéu za glavó an je jáu - ''Usáka gláva ma súai um''.
Tále je rátala na náša poznána nadíška povíadinga, ki cjé potardít dno velíko resníco - usák človék má súai um an má pravíco an dužnúast ga núcat.


Te dùj mož

Gor na kòncu Gàbarja je no čeló. šelé no màlo buj gor je Gràdac.
Gor na Gràdace je živéu te dùj mòž. Z njìn je živìela tud njegá žená.
An dàn Marsìnci so mu jo ukràdli.
Te dùj mož je začèu se žàlvat an uekàt:
''Dájtame, dájta mojó ženó''.
Pa Marsìnci mu jo nìeso tìel dàt.
An dàn te dùj mož je zauèku:
''če me jo uárneta van povìen za pùno rečì.
če četá van zàčnen pràvt ka se dìela uónz mlìeka.''
''Ka se dìela uonz mlìeka; mi ga pimó; je dobró'' so odguarìl Marsìnci.
''Uonz mlìeka se rùna màst. Nardìta takúo an takúo''.
An jin je povìedu kùo se rùna màst.
''An ta sa ki nardmò s tìstin ki nan je ostàlo?''.
''Stìstin ki van je ostàlo nardìta pa batùdo, takùo an takùo''.
An jin je povìedu kakùo se dìela batùda.
''Je šè ostàlo - so jàl Marsìnci - ki nardmò sà?''
''Sa nardìta ser, takùo an takùo''.
An jin je lepuà povìedu kùo se rùna ser.
''Pa še šè je ostàlo. Ki bò pa sà?''
So jàl Marsìnci.
''Kàr je ostàlo, tùo je sìerotva: dàjtajo prasètan de van se opìtajo, pa mené dàjta mojo ženó.''
Marsínci so bli kontènt za kàr jin je navàdu an zatùo so mu uarnìl ženó.
Kar je bìu vesokó gor na Gràdace jin je zauèku:
''če me jo nìesta blì dàl, še ki rečì san van bìu navàdu''.
Takùo Marsìnci so se navàdli živìet z mlìekan.

Buj pogostu falinge

mijela: da mèt = mìet quindi mìela (iato)
eliminare le doppie nella traduzione dei nomi di persona
bon prebrau = preberen: per il futuro usare sempre, se esiste, un verbo perfettivo (ed esiste quasi sempre)
dìjat (mettere) = dìe(a)t, quindi quella j é di troppo, senza senso
dìjet, dìjen (dire) = dìen: anche qua la j é di troppo
mòrmo per mùormo = non confondere mòrt (potere) con mùort (dovere)
mormo diet = meglio mormo o muormo luožt
njes (non sei) = nìes (la ì porta l'accento, quindi é vocale, mentre la j é consonante e quindi non puó avere accenti)
me veselj = me veselì (l'osservazione precedente)
navjen = na vìe(a)n (come sopra)
kar per ker o per kera (=katera) = (non si deve elidere la a; quindi: kàra o kèra)
mi pari = sembrare é normalmente riflessivo; qualcuno dice: ''me pari'', anziché: ''me se parì''
shanit = zganit
obračjaio = obračajo ; non si dovrebbe mai usare čj, ma sempre: ča, čo, ču, če, či. Sul vocabolario l'ho usato talvolta specie con termini derivati dall'italiano, perché nella pronuncia la j viene messa in evidenza (specie a Cicigolis). Ma é meglio non usare mai čj.
Diverso è c, variante paesana di č, dove, invece, alla c bisogna aggiungere la j: Quindi cj. Esempio: čakat, cjakat. duoi = duoj, perché quella j significa je = duo je.
slatko = sladko (anche se si pronuncia sladko)
pot = pod (come sopra)
61: enanšestdeset = dananšestdeset
deb bi bila = meglio deb blá
očne izik = očin izik (izik é maschile)

Il dittongo e lo iato

Il dittongo è l'unione di due vocali in un solo suono monosillabico e con una sola emissione di fiato.


In italiano si ha il dittongo quando le due vocali deboli la ''i'' e la ''u'' non portano l'accento tonico, nel caso portino l'accento non si parla più di dittongo ma di iato, come nelle parole
paùra (a differenza di ''pàusa'' che è dittongo)
vìola (a differenza di ''viòla'' che è pure dittongo)
vìa, spìa, mìo, tùo, ecc.


Esiste anche il cosiddetto ''dittongo mobile''. Per la verità non è il dittongo che è mobile ma l'accento che dovrebbe generarlo e che quindi non lo genera perchè appunto non ha più l'0accento.

Ad esempio, il dittongo nei termini muòvo, muòvi, muòve è originato da mòvo, mòvi, mòve, dove la vocale che origina il dittongo, la ''ò'', porta l'accento tonico.

Invece, nei termini moviàmo, movète la vocale ''o'' non porta piú l'accento tonico e allora il dittongo non puó avvenire.

Infatti, è scorretto dire muoviàmo, muovète anche se in pratica tanti sbagliano.

Bisognerà, invece, dire: moviàmo, movète.
Il dittongo nel Nediško Il raffronto con l'italiano si rivela piuttosto congeniale, essendo la lingua letteraria slovena priva di dittonghi.

Dittonghi nel Nediško

Veri dittonghi si verificano nel Nediško unicamente con parole di origine italiana. Esempio:
Auštrija, - auguràt, - automòbil, - flautíst, ecc. Dittonghi impropri nel Nediško Il Nediško ha, invece, una gran quantitá di dittonghi impropri, formati dalla j + una delle quattro vocali (esclusa la ''i''), che, comunque, si possono tranquillamente chiamare dittonghi in quanto si pronunciano con un'unica emissione di fiato.
La j è una consonante a tutti gli effetti, ma nella pronuncia molto spesso unita a una vocale assomiglia a un dittongo, in quanto in molte parole viene pronunciata come ''i'' semivocale in un unico suono monosillabico, dando la sensazione di un dittongo vero e proprio.

Esempio: jàzbac.


Diverso è il caso della ''j'' che si unisce alla ''i'' e che forma un fonema a sè stante, come in:
sajìn, tùoji, pùoji, povemarìji, kràuji rèp, ecc.


Oppure non ha senso scrivere la ''j'', se essa non viene pronunciata come nel termine ''izìk''.

Infatti la stragrande maggioranza pronuncia ''izìk'' e non ''jizìk''.

Dittonghi impropri con ''u'' seguita o preceduta da vocale Anche la ''u'' seguita o preceduta da una vocale spesso diventa dittongo improprio, se puó essere trasformata in ''v'' o in ''l''.
Uozíč (vozíč)
uòz (voz)
uìšča (vìšča)
slàuš (slàvš)
zmarzàu (zmarzàv)
pìuka (pìvka)
sauorìtan (savorìtan)
štopàu (štopàl)
uóu (vòl)
učìteu (učìtel)
pòuno (pòlno)
špitàu (špitàl)


Anche in questi casi il dittongo è pronunciato con una unica emissione di suono.

Lo iato nel Nediško

Lo iato si differenzia sostanzialmente dal dittongo, in quanto, a differenza del dittongo, viene pronunciato con due emissioni di suono, formando quindi due sillabe..


Nel Nediško lo iato è originato da tre vocali accentate: ''ò, è, ì''
che originano i seguenti iati:
ò = ùo, variante: ùa
è = ìe, variante: ìa (anche ea a Rodda)
ì = ìe, variante: ìa


Nel Nediško la vocale che origina lo iato perde l'accento tonico, che passa alla vocale debole (''ì, ù'').

Perció l'accento tonico cade sempre e solo sulla prima vocale che è o ''ì'' oppure ''ù''.

La seconda vocale è ''o'' oppure ''e''; eventualmente la variante ''a''. Sono tutte sempre senza accento tonico.


Che si tratti di iato e non di dittongo è testimoniato dal fatto che le due vocali vengono pronunciate con due diverse emissioni di fiato e formano, quindi, due sillabe.

Esempio:
svèt = mondo, diventa svì-et,
lep = bello, diventa lì-ep.,
zvestó = zvestú-o,
zuonòvi = zuonù-o-vi, (il primo ''uo'' è falso dittongo = svonùovi)
pokòra = pokù-o-ra,
bolèt = bolì-et,
brèg = brì-eg,
brènje = brì-e-nje,
brèskva = brì-es-kva,
usìh = usìeh,
ecc.

Importanza dello iato nel Nediško

Bisogna aggiungere che gli iati sono una caratteristica importante del Nediško, tanto importante che ad un nedìžac dá fastidio quando non li vede rispettati da chi millanta di saper o voler scrivere in questa lingua.

Uso dello iato

Innanzitutto bisogna osservare che in alcuni termini lo iato viene sempre usato da tutti, come, per esempio, nel termine besìeda.

In altri termini, lo iato non è usato sempre o comunque ciò non avviene in modo omogeneo su tutto il territorio.

Ad esempio:
slovìensko, slovìenj (nelle valli di San Leonardo); invece,
slovènsko, slovènj (nella valle del Natisone)

In alcuni paesi, ovvero in alcune zone, le due vocali che originano il dittongo, la ''o'' e la ''e'', vengono convertite in ''a''.

Esempio:
Bùog/Bùag - rùog/rùag - brìeg/brìag - rìeč/rìač - ecc.


Da osservare ancora che, avendo il Nediško le declinazioni e le coniugazioni, queste danno luogo a una gran quantitá di dittonghi mobili. Ancor piú numerosi sono i dittonghi impropri, originati dall'incontro di una vocale con le consonanti ''j, v, l''. Esempi di termini che richiedono necessariamente lo iato Tanti termini, quelli di uso piú comune e fra essi tanti avverbi e aggettivi, vengono adoperati con lo iato quasi universalmente, cioè su tutto il nostro territorio. Un numero rilevante di essi è citato nella Gramatika.

Lo iato mobile

Come detto, mobile non è lo iato ma l'accento tonico della parola. Quando l'accento tonico si sposta dalla vocale che dovrebbe originare lo iato ad altra vocale, lo iato non ha piú luogo. Infatti, abbastanza spesso un termine puó essere liberamente usato con due accenti tonici diversi.


Numerosissimi sono i casi di iato mobile nel Nediško, dovuti alla coniugazione e alla declinazione dei termini, ma non solo.

Infatti, basta pronunciare un termine con un accento tonico diverso e lo iato non ha piú modo di verificarsi.


Esempio:
zmìetat - zmetàt
grìevat - grevàt
ucìepit - ucepìt
čùotat - čotàt
mùoja - mojà

Naš izìk

Alcune particolaritá della nostra lingua

L'elisione di certe vocali

La prima particolaritá da mettere in evidenza è la grande capacitá che il Nediško ha di contrarre le parole, in particolare attraverso l'elisione di certe vocali.
Mancanza della vocale ''i'' all'infinito presente Il caso piú eclatante è la mancanza della vocale ''i'' nell'infinito di tutti i verbi rispetto allo sloveno standard.


Piú che di elisione si tratta proprio di una mancanza. La mancanza, infatti, non lascia segno.

Questa mancanza della vocale ''i'' nell'infinito è comunque talmente generalizzata su tutti i termini infiniti e su tutto il territorio (se si esclude in parte la zona di Matajur) che chi pretende di scrivere in Nediško e all'infinito presente mette la vocale ''i'', sbaglia incompetentemente o imbroglia volutamente.
Mancanza della ''i'' anche nel plurale maschile del participio passato La vocale ''i'' manca, sempre rispetto allo sloveno standard, anche al plurale maschile del participio passato:
mi smo jokàl
al posto di
mi smo jokàli

mi smo pustìl, vìdel, hodìl, parnàšal, ecc., (dove, evidentemente, la ''l'' non puó essere pronunciata ''u'' ma cosí com'è scritta ''l''.)
Non serve nessun segno di elisione. E' pratica generalizzata su tutto il territorio. Elisione della ''i'' all'infinito presente I verbi con desinenza ''-it'' o ''ìt'' abbastanza spesso possono (non devono) elidere la ''i'' della desinenza stessa:
branìt = brànt.


Altri esempi:
kùnit = kùnt; skùbit = skùbt; cìepit = cìept; ženìt = žènt e tanti altri. Elisione della ''i'' nel nominativo plurale dei sostantivi maschili Anche nel nominativo plurale dei sostantivi maschili è possibile elidere la vocale ''i'':
botáč = (''á'' breve) ragazzo,
botàč = (''à'' lunga) ragazzi.


Da notare molto bene che generalmente (esiste, infatti, qualche eccezione la quale verrá messa in evidenza giá in questo capitolo) la vocale che precede l'elisione si allunga notevolmente. Elisione frequente della ''i'' nel locativo singolare femminile dei nomi Tàpar zen
anziché tàpar zení.

Elisione frequente della ''i'' nello strumentale plurale m. e f. dei nomi, degli aggettivi e pronomi

z našim lepím ženàm

Elisione della vocale ''i'' ma non necessariamente

Ci sono tanti altri casi in cui la vocale ''i'' viene elisa, ma non necessariamente come in quelli visti in precedenza.

Alla prima e seconda persona plurale del presente Hvàlmo/hvàlta
al posto di hvalìmo/hvalìta

vàbmo/vàbta, zgubmò/zgubtà, kùpmo, nòsmo, posòdmo, zlòžmo, ecc.


Da notare che, invece, all'imperativo la vocale ''i'' non puó venir elisa.
imperativo: hodìmo/hodìta, pridìmo/pridìta, hitìmo/hitìta, hvalìmo/hvalìta, želìmo/želìta, ecc.


Anche se qualche rara volta l'elisione avviene anche all'imperativo.
Infatti,
presente = mi se čùdmo,
imperativo = čùdmose,
piuttosto che: čudìmose.

Alla seconda persona singolare dell'imperativo presente Vìed, anziché vìedi;
glèd, anziché glèdi.ecc. Nel participio passato del verbo bìt San blá, je blùo, so blì;
al posto di san bìla, je bìlo, so bìli

Elisione della ''i'' al genitivo dei termini femminili in consonante zauoj tuoje žalost(i)
muoje mat(i) (anche matere)
(non si può opinare che il nediško abbia perso il genitivo, in quanto l'aggettivo è chiaramente al genitivo)

Elisione della ''l'' nel fonema ''lj''. Spesso, meglio quasi sempre, il Nediško tende ad elidere (eliminare) la ''l'' del fonema ''lj''.


Emblematico l'esempio del termine
''zemjá'' anziché ''zèmlja'' o ''zemljá''.

Altri esempi
jubèzan, jubeznìu, jubìt, zgùbjàt, pejàt, osòjen, gármuje, judjè, ecc.


Si potrebbe affermare che il fonema ''lj'' non esiste nel Nediško, se non fosse per qualche rara eccezione come tutti i participi passati con desinenza ''-en'', qualche termine di derivazione italiana e qualche nome e aggettivo:
oboljén, željén, biljét, željá, kraljestvo, ljenobá, ecc.


In pratica la stragrande maggioranza puó elidere la ''l''.

Elisione della ''e'' non accentata

Elisione della ''e'' alla 3ª persona singolare
Con alcuni verbi è possibile elidere la vocale ''e'' della desinenza non accentata alla terza persona singolare.


Esempi:
On ožène diventa on ožèn.


Altri verbi simili:
On... hòd (lui cammina), žùl, vìd, nòs, zlòm, se zjès, ecc.


L'elisione della desinenza allunga generalmente di molto la vocale che la precede, in modo che questa è pronunciata assai allungata.


Invece, quando la vocale ''è'' è accentata, non puó venire elisa, perció bisogna dire:
On parnesé e non: on parnès; per cui vežgré, zažgé, znesé, zažené, peré, ecc.

Ancora elisione della ''e'' alla 1ª e 2ª persona plurale del presente La vocale ''e'' puó venire sempre elisa anche alla prima e seconda persona plurale del presente dei verbi terminanti in -ìt, -et, -ìet e abbastanza spesso in quelli terminanti in -at (che al presente hanno desinenza -en) e -st, allungando l'accento talvolta sulla sillaba precedente, talvolta su quella seguente.


Esempi:
mòrmo/mòrta anziché mòremo/mòreta
mùormo/mùorta, hòdmo/hòdta, slùžmo, skòčmo, nàjdmo, ecc. Elisione della ''e'' alla 3ª persona plurale Con alcuni verbi si puó contrarre la terza persona plurale elidendo la vocale ''e'' nel corpo della parola.


Esempi:
prìdejo = prìdjo
mòrejo = mòrjo
hòdejo = hòdjo
parnesejò = parnesjò
narèdejo = narèdjo = nardjò

Elisione della vocale ''e'' nel genitivo, dativo, locativo singolare maschile e neutro di alcuni pronomi o aggettivi

nàšemu, vàšemu diventano nàšmu, vàšmu,
nàšega, vàšega diventano nàšga, vàšga;
tèlemu diventa tèlmu; drùzega/drùzga;
katèrega/katèrga; sàmega/sàmga;
svètega/svètga; nàšega/nàšga

Anagrammare due consonanti

Trasposizione da ''ni'' in ''in''

Il Nediško offre molto spesso la possibilitá di anagrammare due lettere. Il caso piú eclatante è la trasposizione delle due lettere nel gruppo ''ni'' all'infinito di molti verbi.


Esempio:
žègnit/žègint
pòknit/pòkint
zvèznit/zvèzint
zmìsnit/zmìsint, e tanti altri.

Trasposizione da ''raz'' in ''arz''

Molti verbi vengono adoperati con lo stesso significato usando indistintamente il prefisso arz- oppure il prefisso raz-.
E' sicuramente piú adoperato il prefisso arz-
Arzklàt/razklàt; arzgrèbst/razgrèbst
arzbàsat/razbàsat, arzbivàt/razbivàt, arzbrusìt/razbrusìt, ecc.

Altre trasposizioni

Alcuni aggettivi o pronomi possono trasporre la desinenza -im in -mi.
Nel plurale strumentale vàšim, nàšim diventano nàšmi, vàšmi, ecc.

La trasposizione ''bal''

Interessante la trasposizione ''bal'' = ''alb'' = ''al bi'':
bal (=al bi) blùo = sarebbe mai possibile.

Le desinenze in -''n''

Altra particolaritá della nostra lingua è sicuramente quella della desinenza-consonante -''m'', che regolarmente diventa -''n'' sempre e dappertutto.


Infatti, sia per quanto riguarda le declinazioni dei nomi, degli aggettivi, dei pronomi sia per quanto riguarda le coniugazioni dei verbi la desinenza è sempre -''n'' ogni qual volta lo sloveno letterario scrive -''m''.


Esempi:
zbùogan (e non zbùogam),
pìesan, prodàn, vàržen, ecc.


Invece: znàm = con noi
z ardèčim ròžam = con fiori rossi
anche z ardèčmi (trasposizione) ròžmi. Seconda e terza persona plurale maestatiche Non è una trasposizione ma il cambiamento di vocale in una desinenza.
Nei verbi alla seconda persona plurale del presente indicativo e dell'imperativo troviamo due versioni:
una con desinenza -''a'';
la seconda con desinenza -''e''.


Esempio:
Vi nòseta = voi portate,
vi nòsete = voi portate.


La seconda forma (vi nòsete) è una forma maiestatica, equivalente all'italiano ''lei'' o ''voi'' maiestatico, che viene rivolta a persona importante o semplicemente adulta o non familiare.


Pertanto:
Vi nòseta = voi portate - viene riferito a piú persone che portano
Vi nòsete = voi portate o lei porta - si riferisce a una sola persona (importante) che porta.


La stessa situazione si trova all'imperativo.

Nosìta vì = portate voi - è il comando rivolto a piú persone;
nosìte vì = portate voi o lei porti - è il comando rivolto a una sola persona (importante).


Alcune abbreviazioni

te
on te je = on téj


ti si ga = ti sga (nella pronuncia la s tende a diventare z)
on ga je = on gaj


ti si mu = ti smu
on mu je = on muj


ti si jo = ti sjo
on jo je = on joj


ti si ji = ti si ji
on ji je = on ji je

jín
ti si jín = ti s jin
on jin je = on jin je

jíh
ti si jih = ti s ih
on jih je = on jih j

nás
ti si nás = ti snás (= tu ci hai)
on nas je = on nas j

nán
ti si nan = ti snan
on nan je = on nan j

vas
on vas je = on vas j

ván
ti si van = ti s van
on van je = on van j
E gli esempi si potrebbero moltiplicare poiché, in pratica, con tutti i casi delle particelle pronominali esiste la possibilitá di contrarre l'ausiliare essere.

Con avverbi, pronomi, congiunzioni

La stessa possibilitá è data con avverbi, pronomi, congiunzioni:

kìa jé = kìa j = dov'è
de je = de j = che è (sia)
ki je = ki j (che = pronome)
ke je = ke j (che = pronome)
če je = če j
kakùo je = kakùo j
al si = al s - interrogativo - (al s posìeku darvá? = hai tagliato la legna?)
ol si = ol s (interrogativo)
a si = ás (interrogativo)


addirittura, sempre nelle interrogative col participio passato
s čú = hai sentito?


La stessa cosa succede nell'incontro tra la particella riflessiva ''se'' e la particella pronominale ''me'' che viene contratta:
se me = sem (sém zdì = mi sembra).


O col pronome relativo ''ki'' o ''ke'' oppure le particelle pronominali ''mi'' o ''me'' + verbo essere, dove è il pronome relativo (o la particella pronominale) a contrarsi:

ki san = ksan; ki si = ksi; ki je = kjé

mi je = mjé; ti je = tjé
me je = mjé; te je = tjé


La stessa cosa succede ancora con naš, vaš =
ti s naš, ti s vaš, (ti s nàše brìeske ukràdu), ecc. \subsubsection{Con la particella riflessiva ''se'' Ti si se = ti s sé
on se je = on séj

N. B.

Da notare che, contrariamente a quanto succede solitamente, la vocale precedente l'elisione non viene allungata ma resta breve. La contrazione del participio passato Il participio passato ''bìu'' si contrae facilmente e molto frequentemente al femminile e neutro singolare, nonchè nel plurale:

Bìla/blá, bìlo/blùo, bìli/blì, bìle/blè. Il problema della scrittura Si è indicato un modo di scrivere, basato non su regole grammaticali precostituite ma unicamente su quello che l'orecchio sente.

Sembrerebbe una soluzione accettabile, senza pretendere di imporla a nessuno.

Si potrebbe tranquillamente scrivere in altri modi naturalmente comprensibili.


Importante è prendere atto di queste contrazioni e usarle o perlomeno non escluderle a priori solo perché non esistono nella lingua slovena standard.

Sono una caratteristica troppo importante per rifiutarla a priori, come viene rifiutata in diversi scritti che abbiamo incontrato.


Queste contrazioni fra l'altro rendono il discorso molto fluido, pratico, essenziale e perció sono validissime.

Riflessioni sul Corso

Assai spesso si leggono sui giornali locali affermazioni circa una millantata difesa della nostra cultura, delle tradizioni, delle consuetudini, degli usi e costumi.
Non vorrei che si dimenticasse che il termine cultura è sempre riferito a un gruppo specifico e ha quindi confini ben riconoscibili, confini anche territoriali ma soprattutto confini culturali.
L'aspetto più caratterizzante di una cultura è sicuramente il suo linguaggio; è quindi nel linguaggio che devo cercare e individuare i confini.
E' vero che il linguaggio assimila, si evolve, muta, si arricchisce. Basta pensare al latino e a tutta la sua evoluzione che nel corso dei secoli ha prodotto lingue nuove, che per forza di cose in un certo senso si assomigliano, ma nello stesso tempo si diversificano chiaramente. Andando ad analizzarle troveremo che abbastanza spesso i vocaboli cambiano e cambiando diventano addirittura incomprensibili.
Possiamo perciò affermare che maggiore è il numero di termini che risultano incomprensibili da una lingua all'altra, più chiaramente si nota l'indipendenza delle due lingue e più netti diventano i confini culturali.
Questo per un veloce raffronto tra sloveno e nediško, per scoprire facilmente su tale base che il nediško è sicuramente una lingua indipendente, la lingua di quel gruppo sociale che chiamiamo Slavia Friulana.
Il gruppo sociale della Slavia Friulana, un tempo, si costituiva soprattutto grazie al suo particolare sistema di autonomia amministrativa e giudiziaria, ma anche e soprattutto grazie al proprio repertorio linguistico, il nediško.
Ed era soprattutto la lingua ad offrire all'individuo in maniera inequivocabile la sua identità. Infatti, l'individuo considerava il repertorio linguistico della comunità come proprio e tramite esso si sentiva facente parte di questa comunità che allora era socialmente e culturalmente omogenea e con un suo preciso repertorio linguistico, nel quale l'individuo si riconosceva facilmente. Oggi la realtà è diversa, senza bisogno di analizzarla, troppo diversa, tanto diversa che bisognerebbe reinventare la tradizione. Ma come?
Spesso si vuole recuperare semplicemente il patrimonio linguistico, proponendolo come semplice fruizione passiva da parte dell'individuo. Oppure, peggio, il patrimonio linguistico viene defraudato di proposito della sua caratteristica specifica di patrimonio qualificante un gruppo sociale.
Bisogna, invece, riconsiderare i termini comunità, repertorio linguistico, individuo, per centrare il problema, il vero problema pratico e attuale: la determinazione cioè del rapporto tra tradizione e reinvenzione di essa, reinvenzione che deve passare attraverso la famiglia e la comunità ma anche e soprattutto, proprio perché di reinvenzione si tratta, attraverso la scuola.
Anche se è bene dire subito che la sola Scuola non basta, in quanto indispensabili sono anche la famiglia e la comunità.
Conosciamo l'importanza delle meritevoli iniziative già in corso, purtroppo limitate e sporadiche, va però subito sottolineata la necessità e l'urgenza di un lavoro scolastico unitario, programmato e dispensato su tutto il territorio delle Valli in maniera allargata e uniforme, non semplicemente a macchia, non lasciato alla buona volontà, alla fantasia individuali, che pure sono sempre di aiuto e di sostegno, ma che ora vanno sostenuti e soprattutto indirizzati con metodo ed organicità.
Si pone un secondo importante problema: la preparazione degli insegnanti, ai quali serve anche una preparazione specifica.
A prescindere dal fatto che l'insegnante dovrebbe essere, ma non necessariamente, di lingua materna nediška soprattutto in relazione alla pronuncia, serve una conoscenza abbastanza approfondita del bagaglio fonetico, morfologico, lessicale, sintattico, semantico. La gramatika nediška dovrebbe essere molto utile a questo scopo, cioè a una preparazione specifica, non foss'altro per diradare dubbi o perplessità. Alla Gramatika ora si aggiungono questi Appunti per il Corso di nediško, che integrano la Gramatika stessa soprattutto attraverso esercizi pratici di lettura, di traduzione, di raffronto, soprattutto di scrittura, anche come incentivo a una conoscenza più approfondita a livello scientifico della nostra lingua.
E' vero che chi ha coltivato nel tempo la sua lingua materna, non ha bisogno di grammatiche perché se la può cavare in ogni circostanza riflettendo, è però anche vero che uno studio programmato offre notevoli vantaggi alla sicurezza, alla domestichezza con la lingua che servono per trasmetterla nel migliore dei modi.
Una cosa è certa: ormai non basta parlare, bisogna scrivere il nediško.
Per questo ciascuno di noi dovrebbe studiare il ''suo'' nediško, proprio il suo, quello che ha sentito in famiglia, in paese, dalla sua gente, per riappropriarsene non automaticamente quasi a livello di subconscio, ma cognitivamente, a livello mentale, di libera e consapevole scelta.
E ancora una riflessione:
ero sempre convinto, e ora lo sono più che mai, che ogni lingua deve realizzarsi e deve crescere nell'uso quotidiano, in tutte le circostanze, nel lavoro, nella preghiera, perfino nell'intimo del proprio pensiero, della propria anima.
Nino Špehonja

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