Introduzione ai Vangeli in Nediško

Non si può strappare la lingua a una nazione con la scusa di dargliene una migliore, anche perché una migliore non esiste. Sarebbe come strappargli la lingua di bocca. Ammutolirlo! perché le parole hanno un sincero significato solo se le vivi sulla tua pelle, sulle tue convinzioni soprattutto se sono profonde come quelle della tua fede.

Proprio per questo diventa un'emozione profonda raccontare i Vangeli con queste parole, con le parole della propria gente, con le parole che tutti amano, con la parole di tutti i giorni, con quelle per ogni occasione. Sarebbe come mescolare la propria vita alla buona novella e al mistero della salvezza. Quando da ragazzo leggevo i Vangeli non immaginavo che un giorno li avrei tradotto nella lingua che amavo e che amo, nella lingua dei miei genitori, della mia gente. Anche se ora capisco che già allora il primo approccio a quelle sacre scritture avrebbe dovuto avvenire con la lingua più naturale, più comprensibile: il nostro Nediško. perché non avvenne ciò? Di chi la colpa? Ricordo quando il parroco don Kramaro alla dottrina ci raccontava in Nediško qualche avvenimento evangelico: ricordo bene come ci raccontava la parabola del buon samaritano e particolarmente ricordo l'attenzione con la quale seguivamo il racconto, poiché parola per parola comprendevamo tutto e il racconto si fissava profondamente nei nostri cuori.

In seguito, lentamente tutto è finito. Abbiamo smarrito la strada. Ciò che pensavamo che non avrebbe potuto accadere, accadde: abbiamo perso con le parole anche la fede. E' rimasta solo una reminiscenza delle passate convinzioni, un'ombra, un'illusione, solo un ricordo. E questo oggi, sarebbe da non credere, accontenta tutti.

Potranno le familiari parole di questi Vangeli risvegliare in noi il bisogno di ricominciare e proseguire come non avessimo mai dimenticato le nostre parole del cuore, come non le avessimo stupidamente scambiate, e assieme rinnovare in noi quella fede in Cristo Gesù, la sola in grado di apportarci la salvezza?

Perché questi Vangeli tradotti in Nediško?

Gli Vangeli si possono leggere anche in italiano o in francese o in tedesco, tedesco, sloveno. Sicuramente sì!
Però, pensiamo.

Un tempo, ma non tanti anni fa, si ascoltava il Vangelo solo durante la messa; lo si ascoltava ma non si capiva nulla, perché durante la messa si parlava solo in latino, e anche le letture erano in latino e questo in tutto il mondo nella chiesa cattolica, quindi anche in Slovenia: tutto solo in latino! E anche la messa solenne era cantata in latino (Kirje, Glorja in excelsis Deo, Credo, Sanctus, Agnus Dei): gli anziani probabilmente ricordano una messa gregoriana, chiamata “Missa de Angelis”, che tutti sapevano cantare. I canti durante la messa erano abitualmente o quelli in nediško o quelli sloveni presenti nelle raccolte di canti sloveni (le Pesmarice), che i sacerdoti caldeggiavano. Anche la predica poteva essere in vernacolo, almeno fino all'anno 1931, quando il fascismo proibì di predicare in sloveno e tutti in Italia dovevano predicare in italiano; questa proibizione durò fino alla fine della Seconda Guerra. Dopo la guerra la messa era sempre in latino, ma, chi voleva (pochi per la verità) predicava in nediško e i canti potevano essere quelli soliti.

In seguito, nel 1957, è iniziata la riforma liturgica. All'inizio era permesso leggere durante la messa in vernacolo solo le letture, le lettere degli apostoli e il Vangelo, nient'altro. Così le messe erano tutte in latino; solo le letture erano in vernacolo.

Si è dovuto attendere il Concilio Vaticano Secondo (1962-1965) per pregare tutta la messa in vernacolo: in italiano in Italia, in francese in Francia, in tedesco in Germania, in sloveno in Slovenia... e così via.

Perché questo cambiamento? L'ha spiegato papa Paolo III: “... il grande principio, riaffermato dal Concilio, della intelligibilità, a livello di popolo, della preghiera liturgica, non che a quell’altro principio, oggi rivendicato dalla cultura della collettività, di poter esprimere i propri sentimenti, più profondi e più sinceri, in linguaggio vivo”. Papa Paolo III dice: come prima condizione bisogna capire: seconda condizione bisogna usare un “linguaggio vivo”, che significa chiaramente linguaggio vernacolo.

Così la santa messa e i Vangeli diventano un libro aperto a tutti, aperto prima di tutto con le parole che la gente conosce bene e le adopera ogni giorno. E allora come deve essere oggi la messa, per tutta la gente, nella nostra forania?

Penso sia chiaro come deve essere: tutti devono capire bene ciò che il celebrante dice. Per questo è ragionevole pregare o leggere le letture in una lingua che la gente non capisce? Possiamo ritornare prima del 1957 o dimenticare tutto ciò che papa Paolo III ha insegnato?

E allora ecco perché questi Vangeli tradotti in Nediško: ora, per chi ha bisogno e desidera, questi sono i Vangeli tradotti in un linguaggio che tutti gli sloveni delle Valli del Natisone capiscono e amano, in un “linguaggio vivo”.

La gente delle Valli è particolarmente devota e credente, ma ancora di più innalza la sua devozione e la sua fede quando ha l'occasione di adoperare il proprio linguaggio familiare nelle preghiere, nei canti, nelle prediche, nell'insegnamento cristiano.

La religiosità e la fede per noi sono particolarmente legate alla lingua; l'evangelista Giovanni all'inizio del suo Vangelo così dice: “In principio era il Verbo, il Verbo era presso Dio e il verbo era Dio”.

Un tempo, neppure tanti anni fa, la gente pregava nelle famiglie in Nediško e cantava in Nediško nelle chiese i propri canti: si riconosceva nelle parole nediške. A casa e in chiesa c'erano sempre le stesse parole; non serviva nemmeno stare attenti per capire: scorreva tutto come l'acqua.
Le nostre parole nediške hanno per noi in sè qualcosa che ci commuove. Parlano prima al cuore che alla mente. Provate leggere la morte di Gesù in italiano e poi in Nediško. In Nediško fa piangere!
Leggere i Vangeli tradotti in Nediško significa anzitutto rafforzare la nostra fede, capire meglio e più facilmente le parole, tenerle a mente, meditarle nel nostro cuore.
Cos'è di meglio!?

Ma anche un'altra considerazione bisogna fare. I Vangeli adoperano tutte le più usate parole quotidiane. Leggere il Vangelo tutti i giorni non rafforza solo la nostra fede, ma anche la conoscenza, la comprensione, la ricchezza della nostra lingua, perché dentro il Vangelo si trovano tutte le parole che ci servono per conversare con la gente.
Questi Vangeli sono uno strumento pedagogico per la salvaguardia dell'uso della nostra lingua e per rafforzare la nostra identità.

Perciò spero che questi Vangeli entrino in ogni nostra casa e che tutti li leggano ad alta voce ogni giorno, così che il Nediško riviva come un tempo nelle nostre case e con lui anche la nostra fede.

Devo aggiungere che i Vangeli sono tradotti direttamente dai Vangeli italiani della C.E.I. (Conferenza Episcopale Italiana), parola per parola, così bene e così letterariamente da poter facilmente prendere l'”imprimatur” della Chiesa.

Aggiungo infine che questo lavoro ha chiaramente dimostrato che in Nediško si può esprimere tutto ciò che si desidera, perché le parole non vengono a mancare mai; sta a noi poi dimostrare che leggere i Vangeli nella nostra lingua rafforza veramente la nostra fede.

Predgovor Nediškin Vangelnan

Se na more verìt izik nemú narodu nanč z uržuhan za mu dat dan buojš, an tud zakí dnegá buojšega ga na more bit. Bi bluo ku rauno mu vedriet izík uonz ùst. Ga zamučat! Zakí besiede imajo resničan pomien samuo če jih živiš gor ma tuojo kožo, gor na tuoje prepričanja posebno če so glaboké, ku tiste od tuoje viere. Pru zatuo rata an poseban občutek pravt Vanğelne s telmi besiedmi, z besiedmi suojih judì, z besiedmi ki usí jubejo, z usakdanjim besiedmi, s tistim za usako zgodbo. Bi bluo ku zmešat suojo živlienje dobri novic an skriunosti zveličanja. Kar mlad san prebieru Vanğelne niesan biu maj rajtu de an dan san jih biu prenesu u izík ki san ga jubu an ki ga juben, u izík muojih staršu, muojih judì. Nale sa zastopen de že tenčas parvo parbližanje tistin svetin pisman j bluo muorlo ratat z naraunin izikan, z narbuj zgruntanin izikan: naše Nediško. Zakí se nia tuole godilo? Či je karvica?

Se zmisnen kar famuštar Kramaro na lotrin nan j pravu po Nediško kake vanğelske zgodbe: lepuo puobnen kuo nan je pravu pargliho dobrega samaritana an posebno puobnen máranje s katerin smo sledil zgodbo, zakí besied po besied smo zgruntal usé an zgodba z besiedmi sej utikala hlabokó tu naših sarcah.

Potlé, počase usé sej komplilo. Smo zgubil pot. Kàr smo rajtal de bi na blua mogluo maj ratat, j ratalo: smo zgubil z besiedmi an viero. Je ostalo samuo no zdienje pretečenih prepričanj, na sienca, an mažurak, samuo an spomin. An tuole donas, bi bluo za na viervat, poveličuje usé.

Al bojo moglè domače besiede telih vanğelnu zbudit u nas triebo začenjat nazaj an iti naprej ku deb na bli pozabil maj naše sarčne besiede, ku de bi jih na bli maj naumno zamenil, an kupe ponovit u nas tisto viero na Ježuša Krištuša, sama skopac nan doparnest rešitu?

Zakí teli Vanğelni prevarženi po Nedisko?
Sa Vanğelne se jih more bràt an po taljansko, ol po francusko, niemsko, ….. slovensko, ol po usako špraho.
Ja kab de se jih more!
Ma popensajmo.
An krat, an ne dugo liet odtuod, sej poslušalo Vanğel cajtu maše; se gaj poslušalo ma se nia zastopilo nič, zakí cajtu maše sej guorilo samuo po latinsko, an tud berila so ble po latinsko an tuole po celín svietu tu latinski katolski cierkvi, seviede an u Sloveniji: usé samuo latinsko! An tud pieta maša j bla po latinsko (Kirje, Glorja, Sanctus, Agnus Dei): tisti parlietih višno se zmisnejo na adnó gregorjansko mašo, ki sej klicala “Missa de Angelis” an ki usí so znal piet. Piesmi cajtu maše so navadno ble ol nediške ol tiste slovenske od slovenskih pesmaricah, ki gospuodi so jh silli.

An pridga j mogla bit po ljudsko, almank do lieto 1931, kar fašizem j prepoviedu pridgat po slovensko an usi u Italiji so muorli pridgat po taljansko; tuole prepoviedanje je tardilo do koncá Druge Uiské. Po uiskija maša j bla nimar po latinsko, pa, tek j teu (malo kajšan ries), j pridgu po nediško an piesmi so ble te navadne.

Potlé, lieto 1957, j začelo liturğisko preustrojenje. Odsparvič j bluo parpuščenó prebierat po ljudstvo samuo berila cajtu maše: apoštolnove pisma an Vanğel, nič druzega.
Takuo maše so ble usé po latinsko; samuo berila so ble po ljudsko. J korlo počakat Druzega Končilja Vatikana (1962-1965) za molit celo mašo po ljudsko: po taljansko u Italiji, po francusko u Frančiji, po niemsko u Germaniji, po slovensko u Sloveniji … an takuo naprej.

Zaki telo spreobarnienje? Joj poviedu papeš Paolo III: “... per il grande principio, riaffermato dal Concilio, della intelligibilità, a livello di popolo, della preghiera liturgica, non che per quell’altro principio, oggi rivendicato dalla cultura della collettività, di poter esprimere i propri sentimenti, più profondi e più sinceri, in linguaggio vivo”. Papež Pavel III die: parva rieč zastopit; druga rieč “linguaggio vivo”, ki pride reč, seviede, ljudska špraha.

Takua sveta maša an Vanğelni ratajo bukva odparte usian, odparte predusem z besiedmi ki ljudstvo jih lepuo pozna an jih nuca usak dan.

Antadá kuo bi miela bit donas maša, za use judi, u naši nediški gmajni? Čen reč de je očitno kuo bi miela bit: usi bi muorli lepuo zastopit kàr mašnik die. Zatuo al je pametno molit ol prebierat berila u nin iziku ki ljudstvo ga na zastope? Al mormo se uarnit pred 1957 ol pozabit usé kar papež Pavel III je naučiu?

Antadá, lej, zaki teli Vanğelni prevarženi po Nediško: sada, za tistega ki ima potriebo an ki čé, teli so Vanğelni spreobarnjeni u ni šprahi, ki usí slovenj Nediških dolinah jo zastopejo an jubejo, u nin “linguaggio vivo”.

Nediški judje so naposebno pobožni an vierni, pa še buj uzdignejo njih pobožnost an njih viero kar imajo možnuost nucat njih domači izik tu molitvah, tu piesmah, tu pridganje, tu krištjansko učienje.
Pobožnost an viera za nas so posebno parvezane iziku; evanğelist Janež na začetku njegá Vanğelna prave: “Sparvič j bla Besieda, Besieda j bla tapar Bùoge an Besieda j bla Buog”.

Ankrat, ne puno liet odtuod, judje so molil tu družinah po Nediško an so pìel po Nediško tu ciekvah njih piesmi: so se spoznuval tu nediške besiede. Domà an tu cierkvi so ble le tiste besiede; nie korlo nanč ahtat za zastopit: j usé tekluo ku uadá.
Naše nediške besiede imajo za nas u sebé kiek ki nas zgane. Nan pravejo priet sarcu ku pamet.
Provajta prebrat Ježušovo Martro po Taljansko an potlé po Nediško. Po Nediško store jokat!
Prebierat Vanğelne prevaržene po Nedisko če reč za nas predusém omočniet našo viero, zastopit lieuš an buj lahkó besiede, jih daržat na pamet, jih premišljovat tu našin sarcu. Kaj buojšega!

Pa še drugo rieč se muore doluožt.
Vanğelni nucajo usé usakdanje an buj navadne besiede. Prebierat Vanğel usak dàn na omočneje samuo našo viero pa tud znanje, zastopnost, bogatijo našega izika, zak not u Vanğelne se ušafajo usé tiste besiede ki nan korjo za preguarjat z judmì.

Teli Vanğelni so še pedagoğisko rodje za rešilo nuca našega izika an za omočniet našo identiteto.
Zauoj tegá se troštan de bi stopnil tu usaki naši hiš an de usi bi jih prebieral na glas usak dan, takuo de Nediško bi nazaj oživielo ku ankrat tu naših hišah, an z njin tud naša viera.

Muoren dopoviedat de Vanğelni so prevarženi na raunin taod Vanğelnu po taljansko od C.E.I. (Conferenza Episcopale Italiana), besieda po besied, takuo lepuo an takuo pobesìed de bi lahkó mogli sparjet “imprimatur” od Cierkve.

Doložen še, de tuole dielo je očitno pokazalo de po Nediško se more dopoviedat use kar se čé, zakí besiede na faljò maj; an stoji nan skazàt de prebierat Vanğelne u našin iziku omočneje zaries an našo viero.
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