Norčuvanje če po oštariah

Ka smo dielal ankrat !
Gor u Čenauarhu so ble tri oštarije. Parva ki je odparla je bla Janeža Zantovina «Juan»ad «Pod Priesak».
Potle je odpraru njegá Mario Cencig Čjaku na «Liesa» an , buj poznó je odparu tud Bepo te Gorenj na «Bazji», tuk, parvi krat u vasi sej mogluo telefonat u ni veliki an liepi gabin.
Kar san biu otrok san hodu pogostu čeh Marjonu. Je bla naša oštarija buj bližnja an on je biu te parvi ki je ukupu dno radjo.
Puno krati Čenauaršanji tu nediejo so se magal z mladenčam tas Kala, taz Mažeruol, tas Čeniebul an kajšan krat an taz Marsina.
Uonz navadne partide trešjeta an more, sej mogluo videt tud gare zeliezne naruoče.
Gu Čenauarhu smo poznal zlo lepuo naše kampione, pa j bluo kuštno jih videt se magat s kampionmi druzih vaseh.
Z zelieznin naruoč smo pretiekal ure an ure tu čakanja.
Se nia quantalo, so ble modre pokladanja.
J biu nimar an domači arbit ki je predstaulju naravan: združene naruoča an čakat fulo arbitra. Fraj roka j muorla bit parložena gor na mizo an ne takana. Po ful arbitra puno krati te močni so naviedič zmuškal naruoče pruotnika an takuo j biu striebjen. Na zadnjo so se videl nimar le tiste ginje merne an zgostjeni.
Mi otroc smo bli začudvani od telih boji, ki so se dujšal do zadnje moči spuotnika.
Tist cajt financot se nieso stuorli videt.
Nie؉ni boji so dural na duzin: igrauci so merkal an čakal parvo stopienje pruotnika. Usak je čaku te druzega, gaj gledu tu oči an je daržu sald naruoče buj ki je mogu.
An počase muoč je zmankujvala an je udubavu nimar te buj stanovitan, pride reč te buj močan.
Pokladanje je mogluo durat minute an minute; usak je čaku de te drug nardi parvo gibanje. Je biu an boj rajtan, študjan an z no malo hudobnosti.
Te buj močan an te buj šiguran je čaku priet ku narest tiskanje de spruotnik se naveliča.
Kar je ulieku naruoce spruotnika pruot sebe.
So se viduvale naruoče trest, napihnjuvat muškulni an gobci ardečiet an midruz smo uekal n amoč za pomat nasega kampjona. Sej klicu Bunin Pio «Kraciu»; živi u Australiji tuk malo cajta odtuod je biu šenkan kar j lietu u ni maraton.
So bli momenti živlienja, bratustve u ni stari navadi, že zmankana.
Finete gare, so sse venašale usake so igre.
Smo miel druzega posebnika u Čenauarhu: i biu sam ki je dielu telo pokladanje, ki je obstajala za uzzet z zobmi mizo an jo uzdihnit brez pokmi j bla na rieč nevierna!
Usi so proval, pa nobedan nie rivú oponest. Sej klicu Vergiljo Marnjak. Bozac buj pozno je zgubu use zobe.
Drug žuh je obsaju za se ulačit parste taz buj majhana do te velicega, za jih stuort pokat;potlé celo roko.
Parkladanje buj smiešna je bla se opriet gor na mizo an potiskat glavo pruot glave, za viedet duo jo má buj tardò.
U tistih cajtah (ki nieso deleči) sej viduvalo usegá u bregove vasi.
Cajtu tele pokladanje, čečé so spancierale po vasi, so komplivale na Vrt na Glava, tuk so mogle videt dné doline an štiet makine ki so pasuvale na pot.
U ošteriji sej pilo an sej puojlo an ponoč sej hodilo uas an stopnjuvalo na okna.
Tako je bluo kumetisko živlienje u naših vaseh.


GIOCHI D’OSTERIA

A Montefosca c’erano tre osterie. La prima ad aprire fù quella di Zantovino Giovanni «Juan»ad «Pod Priesak». Poi ha aperto la sua Cencig Mario Čjaku a «Liesa» e, più tardi, aprì anche Giuseppe Te Gorenj a «Bazji», dove, per la prima volta nel paese, si poteva telefonare in una grande e bella cabina. Da bambino andavo spesso a Liesa da Mario. Era la nostra osteria più vicina e lui fù il primo a comprare una radio. Tante volte di domenica i Montefoscani si confrontarono con giovanotti di Calla, Maserolis, Canebola e certe volte anche di Mersino. Fuori delle partite tradizionali di tresette e di mora si poteva vedere anche gare di braccio di ferro. A Montefosca conoscevano benissimo i nostri campioni ma era curioso vederli affrontare i campioni di altri paesi. Con il braccio di ferro passavamo ore e ore nelle aspettative. Non si scherzava, erano confronti seri.
C’era sempre un arbitro locale che presiedeva al regolamento. Bracci uniti, dritti, aspettando il via dell’arbitro. La mano libera doveva essere appoggiata sulla tavola e non attaccata. Dopo il via dell’arbitro, tante volte i più forti schiacciavano di colpo il braccio dell’avversario e cosi era eliminato. Alla fine del concorso si vedevano sempre gli stessi campioni calmi e concentrati. Noi bambini eravamo stupiti da questi combattimenti, che si prolungavano fino alle ultime forze dell’avversario. Per questi eventi, i finanzieri non si facevano vedere. Certe sfide duravano a lungo, i partecipanti studiavano e aspettavano la prima mossa dell’avversario. Ciascuno attendeva l’altro, lo guardava negli occhi, mentenendo il braccio più fermo possibile e pian piano, le forze diminuivano e vinceva sempre il più resistente, vuol dire il più forte.
La sfida poteva durare minuti e minuti; ciascuno aspettava che l’altro facesse la prima mossa. Era un confronto pensato, studiato anche con un po’ di malizia. Il più forte e il più sicuro aspettava prima di fare pressione che l’avversario si stufasse, tirando il braccio dall’avversario verso di sè. Si vedevano i bracci tremare, gonfiarsi i muscoli e le faccie arrosire e noi, gridavamo con forza per aiutare il nostro campione. Si chiamava Bunin Pio «Kraciu». Vive in Australia dove è stato premiato poco tempo fa, correndo in una maratona.
Erano momenti di convivenza, di fratellanza in una tradizione antica, oramai sparita. Finite le gare, venivano fuori diversi giochi.
Avevamo un altro personaggio a Montefosca: era l’unicosolo a praticare questa sfida, che consisteva nel prendere con i denti il tavolo e sollevarlo senza l’aiuto della mani: era una cosa incredibile! Tanti hanno provato ma nessuno è riuscito a imitarlo. Si chiamava Vergilio Marnjac. Il poveretto più tardi ha perso tutti i suoi denti.
Un altro gioco consisteva nel tirarsi le dita dal più piccolo al più grande, facendole schioccare ; poi la mano intera. Il confronto più ridicolo consisteva nell’appoggiarsi sul tavolo e spingersi testa contro testa per sapere chi l’aveva più dura.
In quei tempi (che non sono lontani), si vedeva di tutto nei paesi di montagna.
Durante questi confronti, le ragazze spasseggiavano per il paese, finivano a Vrt na Glava, dove potevano vedere il fondo valle e contare le macchine, che passavano sulla strada. In osteria si beveva e si cantava e di notte si andava cercare la morosa, salendo sulle finestre. Cosi era la vita contadina nei nostri paesi.
Guerrino Cencig

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