Lingua o dialetto?!

Non è questo il problema!
Diciamolo subito: non è questo il problema. Né politico e tanto meno linguistico: lingua e dialetto sono due termini incapaci a descrivere, a definire, a chiarire, se non in forma puramente convenzionale, una realtà, che oggi potrebbe essere così, domani completamente diversa o a decretare una dipendenza che potrebbe esistere solo sulla carta. Per questo affermiamo che non è questo il problema. Il vero problema è ben diverso. Il vero problema è la comprensione.

Una lingua o un dialetto, o in qualsiasi modo si voglia definire l'espressione verbale, si riferiscono alla comunicazione. La comunicazione a sua volta è legata alla comprensione: il messaggio verbale deve avere la possibilità di essere decodificato dal ricevente. Non comunico nulla se non mi faccio comprendere. Quindi l'aspetto essenziale della lingua, del dialetto, del linguaggio, della scrittura del linguaggio è la comunicazione-comprensione linguistica. E' su questa base, se si vuole il confronto, che vanno confrontati nediško e sloveno standard.

E' quindi non solo errato ma distorto o addirittura disonesto, quando si accenna al nediško, parlare di implicazioni politico-ideologiche, di voci non imparziali, di nazionalismo filo-italiano, di tendenze razziste e anche di minoranza slovena, in quanto quest'ultimo è un problema completamente diverso, perché non può minimamente influire sul problema della comunicazione-comprensione anche volendo parlare di minoranza linguistica.

Un'altra considerazione va fatta: il puntualizzare comunicazione-comprensione non mette assolutamente in dubbio l'amicizia stretta e sincera con la vicina Slovenia. Potrebbe avere dubbi solo chi è in cattiva fede.

Fatte queste premesse, resta solo da osservare la situazione della comunicazione-comprensione fra nediško e sloveno standard nelle Valli del Natisone. Tutto il resto sono solo chiacchiere, nelle quali ritorna il problema delle implicazioni politico-ideologiche, delle voci non imparziali, del nazionalismo filo-italiano, di tendenze razziste, ecc., ecc.

In merito a questo problema io posso portare la mia testimonianza diretta e solo questa, in quanto non ho fatto, né intendo fare indagini. Debbo dire, però, che per quanto riguarda il nediško, senza sopravvalutarmi, mi considero un esperto, conoscendo alla perfezione oltre ventimila termini nediški, avendoli anche scritti e stampati e avendo sviscerato le numerose regole grammaticali che sono alla base di questo linguaggio e, non indifferente, avendolo parlato con la mia gente per ottan'anni.

Premetto che a livello familiare ho spesso relazioni con persone della vicina Slovenia e con esse a questo livello non ho problemi particolari di comunicazione-comprensione. Da dire che ho anche amici di lingua spagnola che vengono a trovarmi e con i quali a livello familiare non ho problemi di comunicazione-comprensione, pur non avendo mai preso in considerazione la lingua spagnola.

Diverso, anzi completamente diverso, il problema della comunicazione-comprensione verbale nei riguardi dello sloveno, ad esempio, del DOM e del NOVI MATAJUR. Posso tranquillamente e onestamente dichiarare che non comprendo circa il 90% di quello sloveno e per quanto riguarda i titoli spesso addirittura non ne comprendo il 100%. E la somiglianza delle strutture soprattutto grammaticali non mi è di aiuto alla comprensione in quanto i termini nella maggioranza dei casi sono completamente diversi. Questa è la realtà e non so che colpa potrebbe essere addebitata proprio a me, se difendo a spada tratta ma senza nessun tornaconto personale il nostro nediško, a differenza di altri che difendono il proprio tornaconto.

Non posso fare a meno di domandarmi, senza fare indagini ma con la semplice logica e con una briciola di buon senso: se la mia realtà nei confronti di quello sloveno è questa, quale può essere la realtà per la maggioranza delle persone che parlano il nediško? E come conseguenza: è logico continuare a stampare testi per la gente delle Valli del Natisone, quando chi parla il nediško non li leggerà mai, perché non riuscirà mai a comprenderli? E infine, quando io non capisco una lingua, ossia non riesco ad entrare nella sua comunicazione-comprensione, come definisco quella lingua con un aggettivo italiano?

Se la realtà è questa, io non ne ho assolutamente colpa, ma non posso fare a meno di prenderla in considerazione e di chiedermi cosa posso fare per valorizzare la nostra particolare espressione linguistica e come posso difenderla da attacchi che spesso la sminuiscono o addirittura la ridicolizzano. E a questo punto che importanza ha la diatriba lingua o dialetto?

La politica faccia pure il suo corso e faccia le sue ingarbugliate operazioni, ma ammetta questa situazione, la tenga presente e soprattutto ne tenga conto. Agli errori si può sempre, con la buona volontà, trovare i rimedi. Per quanto potrebbe riguardarmi, io, ad esempio, proporrei semplicemente il rimedio più ovvio: a chi parla il nediško, mi rivolgerei in nediško, in un vero, genuino nediško, non storpiato, quello coltivato per secoli e trasmessoci dai nostri predecessori: i nostri genitori, i nostri nonni e bisnonni, i nostri paesani, amici, conoscenti, coetanei, tutti gli abitanti delle Valli di tutti i paesi dal fondovalle fino all'alta montagna.
E' proprio impossibile? Perché?
O continuare con le implicazioni politico-ideologiche, con le voci non imparziali, con i nazionalismi filo-italiani o filo-sloveni, con tendenze razziste... e chi più ne ha, più ne metta? Ma con che logica e soprattutto con che utilità? Solo per il tornaconto degli addetti ai lavori?

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