Che metamorfosi!

Quando l'"inventare" trova (per caso!?) “dignitá accademica”.
Caro Antonio (penso di interpretare bene (ab)),
ora che so chi è colui che definii”saputello” (l'articolo al quale mi riferivo non era firmato, mi scuso), possiamo fare un discorso serio.

Non meravigliarti se me la son presa per quel “inventare”.
Prova riflettere: darebbe fastidio anche a te, se ti accusassero di inventare, perché saresti come me convinto che quel termine per i comuni mortali che leggeranno significherà “raccontare cose non vere, raccontare fandonie”.
Ti immagini che goduria divertirmi a “inventare” per oltre dodici anni, lavorando tutti i giorni ore ed ore, una grammatica e due vocabolari?
Le diverse edizioni sul LINTVER sono lì a dimostrare tutte le aggiunte, integrazioni, correzioni...e, nota bene, senza percepire un solo misero euro.
Se hai ragione tu, son stato davvero fesso e a buon diritto ora passo per fesso.
Accuse simili me le potevo aspettare dal caro Riccardo ma, sinceramente, non da te, perché sono accuse assurde, qualunquiste.
Io spero sia stato solo uno sbaglio e per esperienza personale so che tutti possiamo sbagliare. A me succede abbastanza spesso con la mia testa sclerotica di sbagliare, di confondere, ad esempio, due termini, come è successo con sinottico e canonico; la tua testa, però, è fresca e pimpante!

Nel trafiletto del Novi Matajur firmato (ab) improvvisamente anche le mie opere “hanno trovato una loro dignità accademica”.
Incredibile! Che metamorfosi!
Com'è possibile che qualcosa di “inventato” trovi improvvisamente una simile dignità? Non ti sembra che qualcosa non quadra?
Spero tu non penserai che quei testi si trovino in quei posti per caso o a mia insaputa o senza il mio permesso e magari solo da qualche giorno. Ben prima della loro pubblicazione cartacea il dott. Peter Weis mi chiese il PDF dei tre testi, dato che sul Lintver non si trovavano più, perché il Server aveva bloccato tutti i PDF, in quanto venivano troppo scaricati. Il dott. Peter Weis mi chiese di poterli pubblicare sul loro sito e io ben volentieri acconsentii, chiedendo solo di poter mettere il link anche sul LINTVER. In seguito mi chiese diverse copie cartacee, che io gli portai personalmente a Ljubljana, una delle quali per la Filozofska Fakulteta, la quale, tra l'altro, mi ringraziò con una lettera che conservo. Non immagini quanti mi hanno chiesto il PDF dei testi dopo che erano spariti dal LINTVER. Perfino il nostro caro amico Riccardo me li ha chiesto via e_mail e io gentilmente l'ho accontentato sempre via e_mail.
Come mai tanto interesse per delle cose inventate?

Non ho capito, scusa, cosa c'entrano le “štenge”. Che messaggio recondito vuoi lanciare? Se vai a cercare su uno qualsiasi dei miei tre volumi troverai che štenge è un termine di derivazione tedesca. E allora cosa c'entra Ljubljana? Non mi verrai a dire che il termine è entrato dal tedesco a Ljubljana e poi da Ljubljana nelle Valli o, peggio, che anche il tedesco è un dialetto sloveno!?

E a proposito di dialetto vorrei chiarire per l'ennesima volta le mie convinzioni. Prima di tutto che ciascuno è liberissimo di pensare o di affermare ciò che vuole. Quindi, se tu pensi che il nediško (slovensko, sloviensko, rečansko, ecc.) sia un dialetto, ne hai facoltà. La tua convinzione è sicuramente basata su dei parametri che tu, o chi per te, ha scelto per giudicare cos'è dialetto o cos'è lingua. Il problema sta qui: nei parametri, che sono, come diceva il povero Jur, solo una classificazione linguistica aprioristica. Se hai l'opportunità vai a leggere la Prefazione del caro Giorgio Qualizza sulla Gramatika. (Per comodità di lettura la ripongo in fondo a questo file)
Io personalmente alle osservazione di Jur vorrei aggiungere che qualsiasi parlata sia in grado di esprimere compiutamente con le parole il pensiero umano, è una lingua. Lingua, infatti, è essenzialmente comunicazione, dove importanti sono le strutture linguistiche ma ancora più importanti sono i termini.
Perché io al Corso di Nediško comunicavo con i venti corsisti provenienti dai vari paesi delle Valli con estrema facilità? Per il semplice motivo che strutture linguistiche e soprattutto i termini erano strettamente condivisi. Le poche varianti paesane, consistenti quasi sempre in un solo fonema diverso come ho fatto notare bene anche nella grammatica, non deteriorano sicuramente la comprensione e quindi la comunicazione. Per cui è inutile “brusit” che ogni paese ha il suo dialetto. A meno che non si voglia fare i furbi: mille dialetti = nessun dialetto. Così, nediški judje so brez izika, dajmo jin dán nou.

Voglio fare anche una considerazione sul termine dialetto. Dal vocabolario apprendo che dialetto è un idioma di una particolare regione rispetto alla lingua comune della nazione.
Ora, le Valli del Natisone hanno il loro dialetto, ma quale è la lingua comune?
L'italiano???
E allora: dialetto di chi!?

Perché io non comprendo lo sloveno standard, checché ne dica il sopraccitato Riccardo.
Probabilmente conosco le strutture linguistiche, almeno le più importanti, perché, come spesso ho messo in evidenza nella Gramatika, sono simili al nediško (ma anche al serbo-croato, al polacco, al boemo e addirittura al russo, appartenendo alla famiglia linguistica slava), ma non conosco affatto i termini almeno al 90%. Per questo non potrò mai dire che lo sloveno standard è la mia lingua.
Eppure sono bilingue: italiano - nediško, in quanto, pur avendo studiato altre lingue, solo con queste due sono in grado di esprimere con estrema facilità tutto il mio pensiero.

In conclusione, come affermato altrove, il problema non è lingua o dialetto, può essere comodamente tutti e due o anche solo dialetto. Il problema vero è la salvaguardia e la difesa dell'idioma della mia gente, intendendo per salvaguardia anche il massimo rispetto e il massimo uso possibile soprattutto nelle strutture pubbliche.


... accanto a lingue considerate ufficialmente come tali, figurano anche lingue locali (oltre al nediško, il friulano), che dalla maggior parte degli studiosi vengono ancora chiamate tradizionalmente ''dialetti'', il che porta per lo più alla conseguenza immediata di una loro supposta dipendenza da qualcuna.

Questo tipo di classificazione linguistica aprioristica che non rende certo giustizia alla autonomia di ciascuna lingua (sia essa parlata in un'area relativamente poco estesa e da un numero esiguo di utenti, oppure sia usata su un territorio molto esteso e parlata da moltissime persone), è stato da me denunciato già nella mia tesi di laurea sui proverbi e detti nedi\v{s}ki (discussa presso l'Università di Trieste, alla Facoltà di Lettere e Filosofia, nel febbraio del 1980).

Ancora concordo con quanto allora affermavo e ritengo utile riportare qui parte di quelle considerazioni: ''Occorre precisare una volta per tutte che da un punto di vista strettamente linguistico si può tranquillamente sorvolare su qualsiasi distinzione tra ''dialetto'' e ''lingua'' e simili, in quanto linguisticamente dovrebbero essere chiamati tutti con uno stesso nome ''lingua'', pur se vi si possono riscontrare differenze a livello del bagaglio linguistico (in quanto una lingua può essere (...) quantitativamente più ''ricca'' di un'altra, in relazione ai vari fattori storici, geografici, sociali, economici, politici, ecc., che possono aver contribuito al suo sviluppo), o a livello della rispettiva diffusione spaziale (dovuta anch'essa a vari fattori, tra cui quelli sopra menzionati), la quale tra l'altro, come il sistema linguistico, varia nel tempo (tra i vari casi possibili, c'è anche l'evenienza che una lingua, attualmente relegata all'ambito ''dialettale'', possa essere stata in passato più diffusa di una data lingua attuale contrassegnata col vocabolo carismatico di ''lingua'', (e vale sempre anche l'inverso).

In altre parole ciò che fa sì che una ''parlata'' venga chiamata ''lingua'' ed un'altra ''dialetto'' è dovuto esclusivamente a fattori extralinguistici (storici, politici, sociali, economici, ecc.) e anche se taluni linguisti adducono a giustificare tale distinzione motivi interni al sistema linguistico (come una maggiore organizzazione ed articolazione del sistema fonetico-morfologico-lessicale-sintattico-semantico), tuttavia tale distinzione rimane comunque di carattere convenzionale''.
Jur Qualizza

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