Riflessioni sul Corso di Nediško

Cultura: confini ben riconoscibili.
In occasione dell'apertura del Corso.
Assai spesso si leggono sui giornali locali affermazioni circa la difesa della nostra cultura, delle tradizioni, delle consuetudini, degli usi e costumi. Nei discorsi, poi, la conferma di tale difesa è un'affermazione d'obbligo, un dato pacifico, un'appartenenza propria ed esclusiva., dimenticando molto spesso che il termine cultura è riferito a un gruppo specifico e ha quindi confini ben riconoscibili, confini anche territoriali ma soprattutto confini culturali.
Ecco: voglio riflettere un momento sulla cultura di un gruppo specifico e in particolare sui confini di questa cultura specifica.
L'aspetto più caratterizzante di una cultura è sicuramente il suo linguaggio; è quindi nel linguaggio che devo cercare e individuare i confini.
E' vero che il linguaggio si evolve, muta, si arricchisce, assimila. Basta pensare al latino e a tutta la sua evoluzione che nel corso dei secoli ha prodotto lingue nuove, che per forza di cose in un certo senso si assomigliano, ma nello stesso tempo si diversificano chiaramente. Andando ad analizzarle troveremo che abbastanza spesso i vocaboli cambiano e cambiando diventano addirittura incomprensibili. Possiamo perciò affermare che maggiore è il numero di termini che risultano incomprensibili da una lingua all'altra, più chiaramente si nota l'indipendenza delle due lingue e più netti diventano i confini culturali.
Questo per un veloce e lapalissiano raffronto tra lo sloveno e il nediško, per scoprire facilmente su tale base che il nediško è sicuramente una lingua indipendente, la lingua di quel gruppo sociale che chiamiamo Slavia Friulana.

Il gruppo sociale della Slavia Friulana, un tempo, si costituiva soprattutto grazie al suo particolare sistema di autonomia amministrativa e giudiziaria e al proprio repertorio linguistico, il nediško.
Ed era soprattutto la lingua ad offrire all'individuo in maniera inequivocabile la sua identità. Infatti, l'individuo considerava il repertorio linguistico della comunità come proprio e tramite esso si sentiva facente parte di questa Comunità che allora era socialmente e culturalmente omogenea e con un suo preciso repertorio linguistico, nel quale l'individuo si riconosceva facilmente.

Oggi la realtà é diversa, senza bisogno di analizzarla, troppo diversa, tanto diversa che bisognerebbe reinventare la tradizione.
Ma come?
Spesso si vuole recuperare semplicemente il patrimonio linguistico, proponendolo come semplice fruizione passiva da parte dell'individuo. Oppure, peggio, il patrimonio linguistico viene defraudato di proposito dalla sua caratteristica specifica di patrimonio qualificante un gruppo sociale.
Bisogna, invece, riconsiderare i termini comunità, repertorio linguistico, individuo, per centrare il problema, il vero problema pratico e attuale: la determinazione cioè del rapporto tra tradizione e reinvenzione di essa, reinvenzione che deve passare attraverso la famiglia e la comunità ma anche e soprattutto, proprio perché di reinvenzione si tratta, attraverso la scuola.
Anche se è bene dire subito che la sola Scuola non basta, in quanto indispensabili sono anche la famiglia e la comunità.
Però oggi parliamo di Scuola come luogo di recupero del repertorio linguistico al fine del raggiungimento di una identità comunitaria.
Conosciamo l’importanza delle meritevoli iniziative già in corso, purtroppo limitate e sporadiche, va però subito sottolineata la necessità e l’urgenza di un lavoro scolastico unitario, programmato e dispensato su tutto il territorio delle Valli in maniera allargata e uniforme, non semplicemente a macchia, non lasciato alla buona volontà, alla fantasia individuali, che pure sono sempre di aiuto e di sostegno, ma che ora vanno sostenuti e soprattutto indirizzati con metodo ed organicità.

La programmazione deve estendersi a tutta la Scuola dell'obbligo a partire dalla Scuola Materna, alla Scuola Elementare, alla Scuola Media.
Tale programmazione deve tendere a sviluppare prima di tutto l'intelligenza degli allievi, le loro capacità, le loro potenzialità attraverso anche l'insegnamento del nediško, che deve avvenire attraverso i mezzi più immediati, che sono le orecchie (l'ascolto), la bocca (la pronuncia dei fonemi, delle parole) e non unicamente dei mezzi visivi, per l'interiorizzazione di concetti astratti, per la padronanza delle strutture, per l'affinamento delle capacità, per lo sviluppo delle abilitá.
Oltre a una corretta programmazione vanno individuati gli strumenti educativi essenziali per un lavoro efficace.
In primo luogo il gioco con tutte le sue varianti.
Ad esempio le conte:
Te parvi je jau; . Jejmo ki. -
Te drug: - Ki? -
Te treč: - Mater kjuč kradimo! -
Te četart: -Te mal povie! -
Te pet: - Naj san guarš, al maiš, ist povien! -
Va assai valorizzato come strumento educativo il canto e questo per svariati ovvi motivi.
Prima di tutto il canto è un mezzo validissimo come strumento educativo per le lingue, soprattutto per la pronuncia, in quanto il canto obbliga a una impostazione prolungata di ogni fonema, che perciò viene appreso più facilmente e meglio assimilato.
Inoltre attraverso il canto l'allievo inizia a dare un significato a ciò che ascolta e attraverso il canto esperimenta modelli affettivi che risulteranno fondamentali per la sua formazione culturale. Questi modelli affettivi (i canti cioè che l'insegnante sceglie), almeno come punto di partenza, non possono che essere le vere melodie popolari delle Valli (che naturalmente hanno parole nediške), in quanto, secondo le teorie psicologiche di Carl Jung, con la loro componente atavica fanno riconoscere tali melodie come proprie scatenando un processo affettivo positivo.
E non possiamo dire che nelle Valli manchino canti infantili, Ninne nanne, canzoncine e perchè no anche canti religiosi, tutti canti nati e cantati per secoli proprio qua nelle Valli ed espressi in un perfetto nediško. Ne cito alcuni.
Canti infantili e ninne nanne
Ninaj bubaj Marica pomaj!


O čičica moja
kje j' pastejca tuoja?
Gor u kambric za urat
muareš sama ležat.

(la ninna nanna, che spaventa il bambino)
Tin toran čeu foran
na muha me koje,
ta druha me ie;
(ma la mamma lo rassicura) moj puobič je pridan
k' nobedan ne vie.

(o questa, che potrebbe essere facilmente drammatizzata)
Tujčac mačac
kje si biu?
Tan na Kale
par kaplane.
Ka si dielu?
štriene viu,
vse kar duabu
san zapiu.

(la dolcissima)
Nanaj, tutuj
spat mi neče:
uščipnen jo
tu ričico!

Un bimbo che inizia a cantare i suoi canti nella Scuola Materna, continua a cantarli nelle Scuole Elementari e nelle Scuole Medie, crea inevitabilmente dentro di sé un bisogno e di conseguenza un grande interesse nei confronti del repertorio che ha appreso e di quello che potrebbe apprendere, riconoscendolo come patrimonio della sua comunità, assimilando oltre la melodia anche le parole. Non potrà, anche divenuto adulto, far a meno di cantare i "suoi" canti.
L'ideale sarebbe che tutto questo materiale venisse raccolto e pubblicato per essere messo a disposizione degli insegnanti. A suo tempo, nella scuola Media di San Pietro, gli allievi hanno fatto un'ampia raccolta anche fotocopiata di ninne-nanne, di filastrocche, di conte, di detti meteorologici, di ricette culinarie, coinvolgendo le famiglie in un lavoro davvero proficuo. Sarebbe interessante rifare l'esperienza e magari metterla a confronto con la precedente.
Un altro strumento efficace può diventare una passeggiata nei diversi ambienti delle Valli, come la passeggiata in un prato, in un bosco, lungo un fiume, in una casa, in una chiesa per identificare nomi di erbe, fiori, animali, oggetti, strumenti di lavoro ecc.
Anche per questi temi l'ideale sarebbe avere delle pubblicazioni che richiamino in seguito le passeggiate attraverso immagini e parole. Addirittura le immagini e le parole potrebbero essere preparate direttamente dagli allievi.
Un altro strumento ancora l'indagine in vari settori, per esempio nel settore:
naše stare domače navade: descrizioni, racconti;
ricorrenze come il Kries, la koleda, il pust, i sejmì, ecc.;
naše stare jedila;
recuperare i vecchi giochi di bambini, soprattutto quelli nei quali intervengono parole nediške.

Per degli individui, che si muovono nell'ambito della Scuola dell'obbligo (dalla Scuola Materna alla Scuola Media Inferiore), le cui esperienze conoscitive sono ancora limitate almeno qualitativamente ma che sono capaci di vivere pienamente quelle emotive, le esperienze vissute attraverso la conoscenza della cultura popolare e in particolare della lingua popolare, che agisce direttamente sulle capacitá di raziocinio dell'individuo senza bisogno di mediazioni di sorta e senza alcun automatismo e che é per eccellenza suscitatore di emozionabilità, divengono insostituibili per lo sviluppo di una presa di coscienza individuale, maturata nel contatto con personalità diverse messe a confronto durante la partecipazione attiva del proprio gruppo.

Questa presa di coscienza individuale favorisce l'inserimento nel gruppo e stimola psicologicamente l'individuo al processo di adattamento all'ambiente, facendogli acquistare piena coscienza della propria funzione e della propria utilità nell'ambito del gruppo, per lasciarlo permanentemente aperto alla socializzazione.
Tutto ciò è fondamentale affinché il bambino non apprenda la lingua come una semplice lingua straniera, ma come qualcosa che appartiene al suo gruppo e a lui stesso.
La presa di coscienza individuale matura così e si integra in quella ambientale. E' questo un processo fondamentale per i nostri giovani spesso tendenti a sottovalutarsi, con una esagerata coscienza dei propri limiti, spesso pieni di insicurezza e soprattutto con un grande pudore per una chiara identificazione sociale ed etnica, che, per apparenza artefatta di proposito e per ragioni politiche, é avvertita spesso come umiliante o addirittura degradante.
Naturalmente il bambino deve ritrovare lo stesso ambiente, la stessa lingua in famiglia, e anche fuori della famiglia, sui giornali, alla TV, nei circoli culturali, e anche in Chiesa, ma soprattutto a Scuola.

Si pone un secondo importante problema: la preparazione degli insegnanti.
Ho già accennato ad alcuni strumenti educativi, utili, direi indispensabili per l'insegnante.
Serve anche una preparazione specifica. A prescindere dal fatto che l'insegnante dovrebbe essere di lingua materna nediška soprattutto in relazione alla pronuncia, serve una conoscenza abbastanza approfondita del bagaglio fonetico, morfologico, lessicale, sintattico, semantico. La gramatika nediška che è stata pubblicata anche su carta in quanto, e cito le motivazioni contenute nelle domande di intervento economico, “si deve operare per la tutela del nedisko e non per la tutela dello sloveno, intendendo per nedisko la lingua parlata del nostro comprensorio e per sloveno la lingua letteraria slovena, lingua ufficiale della Repubblica di Slovenia... perché diventa importante riconoscere a quale dei due contesti appartiene la nostra cultura e il nostro sistema identitario profondo,”
dicevo la grammatica nediska dovrebbe essere molto utile a questo scopo, cioè a una preparazione specifica, non foss'altro per diradare dubbi o perplessità. Non è sicuramente inutile anche questo corso sul nediško che sta per iniziare, come incentivo a una conoscenza più approfondita anche a livello scientifico della nostra lingua.
E' vero che chi ha coltivato nel tempo la sua lingua materna, non ha bisogno di grammatiche perchè se la può cavare in ogni circostanza riflettendo: le regole sono nelle strutture linguistiche, non si inventano, riflettendo si scoprono. E' però anche vero che una scoperta programmata, uno studio programmato offrono notevoli vantaggi alla sicurezza, alla dimestichezza con la lingua che servono per trasmetterla nel migliore dei modi.
Anni fa c'è stato un lungo forum sul nediško sul sito internet Lintver in pagine dove tutti potevano intervenire liberamente anche in forma anonima; voglio leggere due interventi interessanti.
Il primo:
il Nediško é una parlata che fa onore all'Italia come alla Slovenia, perché é una ricchezza dell'Italia come della Slovenia, ma soprattutto é ormai l'unica ricchezza, per fortuna ancora integra, della cultura rimasta alle Valli. Se la perdiamo, possiamo chiudere baracca e burattini!
E l'altro intervento:
Una proposta potrebbe essere l'insegnamento sloveno nella scuola bilingue e del nediško nella scuola pubblica. Così un genitore può scegliere liberamente.
Quando ci faranno scegliere la nostra lingua madre spero che tra le varie alternative (friulano, sloveno, tedesco) ci sia anche il nostro nediško.

Voglio ricordare le parole finali della presentazione della Grammatica:
“La nostra lingua ha un significato! La nostra lingua continua e continuerà ad avere un significato!
Bisogna accettarla per quello che è e così com'è, senza nemmeno tentare di manipolarla né per fini politici, né per fini culturali".
E voglio citare anche una poesiola pubblicata allora:
Žalost
mej objela
ki prestat jo ne mo.
Tečejo dnevi,
teče smart našega izika.
Mi
goz luhta naše okornosti,
zabadani an zgubjenì,
se na ku ližemo.
Ku deb smart našega izika
bi na bla naša smart!

Come se la morte della nostra lingua
non fosse la nostra morte.”

Una cosa è certa: ormai non basta parlare, bisogna scrivere il nediško.
Per questo ciascuno di noi dovrebbe studiare il “suo” nediško, proprio il suo, quello che ha sentito in famiglia, in paese, dalla sua gente, per riappropriarsene non automaticamente quasi a livello di subconscio, ma cognitivamente, a livello mentale, di libera e consapevole scelta.
E ancora una cosa:
ero sempre convinto, e ora lo sono più che mai, che ogni lingua deve realizzarsi e deve crescere nell'uso quotidiano, in tutte le circostanze, nel lavoro, nella preghiera, perfino nell'intimo del proprio pensiero, della propria anima.

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