Slavo o sloveno?

L'amore per il proprio dialetto, che tutti affermano di voler conservare e tutelare, esige che venga definito correttamente.


"Tappa a San Pietro al Natisone. Primo dei Sette Comuni in cui si parla il dialetto sloveno".

Benito Mussolini

I neofascisti e i nazionalisti nostrani tentano da 50 anni di convincerci che il dialetto parlato nelle valli del Natisone non ha nulla in comune con la lingua slovena. Di tutt'altro avviso era invece il loro "maestro" ed ispiratore Benito Mussolini il quale, su questo specifico problema, aveva delle idee chiare ed ha contestato "ante litteram" i suoi futuri epigoni ed ammiratori, nel suo libro "I1 mio diario di guerra MCMXV - MCMXVII" (Libreria del Littorio), pubblicato dopo la prima guerra mondiale, leggiamo, alla data 15 settembre 1915 la seguente nota: "Tappa a S. Pietro al Natisone. Primo dei Sette Comuni in cui si parla il dialetto sloveno. Incomprensibile per me".

Nell'anno successivo, trovandosi a Plezzo (Bovec, nell'alta valle dell'Isonzo) scrive nel diario: "Questi sloveni non ci amano ancora. Ci subiscono con rassegnazione e con malcelata ostilità".

Dunque Mussolini sapeva che dal Ponte San Quirino fino a Plezzo abitavano gli sloveni che parlavano il dialetto sloveno o la lingua slovena. E quando nel 1933 ha proibito anche nelle valli del Natisone l'uso della lingua slovena, sapeva quello che faceva.

I1 7 gennaio del 1912 il Consiglio comunale di Grimacco ha approvato all'unanimità una Relazione sullo stato del comune da sottoporre all'attenzione del presidente della provincia di Udine in cui si afferma tra l'altro che il Comune "è popolato da circa 1700 abitanti, tutti di razza e lingua slava, e di costumi in tutto simili alle popolazioni di confine della stessa razza e lingua del limitrofo Impero Austro-Ungarico". Dunque, nel comune di Grimacco, nel 1912, si parlava la stessa lingua che si parlava ‚nella valle dell'Isonzo, cioè quella slovena. Parola dei consiglieri comunali e del sindaco di Grimacco.

Nell'anno scolastico 1928-29 il cardinale Bisletti della Sacra Congregazione dei Seminari diede comunicazione all'Arcivescovo di Udine, Mons. Nogara, di aver ottenuto un contributo di Lire 9.000, concesso dallo Stato italiano "allo scopo di organizzare i corsi per l'insegnamento della lingua slovena ai chierici di codesto seminario" (di Udine).

I corsi continuarono per tutto il Ventennio fascista, continuarono durante la seconda guerra mondiale e anche nel dopoguerra, fino agli anni '70, quando, per mancanza di chierici, furono sospesi.

In questo modo lo Stato finanziava corsi di s1oveno per i futuri sacerdoti che avrebbero potuto esercitare il ministero pastorale non in Slovenia ma nei paesi sloveni della diocesi di Udine. Lo Stato italiano sapevo già nel 1928 che nella provincia di Udine esistevano gli sloveni e non i "paleo-slavi".

"Novi Matajur"

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