IL CASTELLIERE DEL MONTE BARDA

Il monte Barda e il monte Roba, sovrastanti il paese di San Pietro, sono caratterizzati dalla presenza di un castelliere risalente al periodo paleolitico. Sono pure assai interessanti per la presenza di un gran numero di essenze vegetali. Gli allievi della 1° e della 3°B della Scuola Media di S. Pietro, negli anni 1991-92 e, poi, 1994-95, seguiti dagli insegnanti Donata Liberale, Rossi Francesca, Elisabetta Frossi e Donato Cernoia, hanno fatto una ricerca storico-naturalistica.
Il monte Roba
Il monte Roba

Il monte Barda

Il monte Barda (260 m sul livello del mare), unito al monte Roba (291-301 m) da una piccola sella sulla riva desta del Natisone è posto agli inizi ed a parziale divisione delle Valli del Natisone (ovest), Alberone (est), Cosizza, Erbezzo e costituisce il principale contrafforte del monte Matajur.

E' conosciuto per la presenza di un castelliere, che si trova sulla cima, i cui resti sono ancora visibili.

Il castelliere

Il Miotti, seguendo la tesi del Bosio, fa risalire il castelliere al periodo paleolitico, più esattamente al III periodo Atestino: n'è testimonianza il vasto sepolcreto ritrovato ai piedi del monte Barda stesso.

Subito dopo la fondazione di forum Julii, il castelliere fu utilizzato dai romani da dove potevano controllare gli sbocchi delle Valli verso la pianura.

Sembra che il castelliere sia stato poi inserito, in età costantiniana (IV sec. D. C.), nel Vallum Alpium Juliarum, formato da un poderoso muraglione che partiva dal fiume ed arrivava alla valle del Gail.

Secondo Tagliaferri, però, quest'ipotesi potrebbe essere esclusa, perché non è stata ritrovata nessuna traccia riferibile a quell'epoca.

Il castelliere è formato da un sistema fortificatorio a doppia tenaglia di muraglie a secco, orientata verso le due valli del Natisone e dell'Alberone.Sul lato meridionale (260 m) sorgeva il primo muro difensivo e una torretta forse circolare, attorno al muro c'era un fossato che tagliava trasversalmente l'inizio del pianoro sull'altura e finiva sui lati del pendio.

Il muro rettilineo era lungo circa 45 m. Dopo una ventina di metri vi era un secondo muro di protezione pure trasversale al pianoro, costituito in parte da grandi pietre naturali e in parte da pietrame sovrapposto.

Dopo questa seconda difesa c'è un pianoro rettangolare lungo 45 m circa e largo 16 m circa con i fianchi protetti da un muro in pietra di cui affiorano i basamenti larghi sul metro.

E' chiaro che questa era la sede del fortilizio romano (291).

Segue, verso nord, un settore (301) più elevato di forma rotondeggiante (circonferenza di un centinaio di metri. Questo settore è isolato sui fianchi da grossi massi di pietra che s'innalzano da pareti in roccia naturale.

Sui pendii del colle verso nord è evidente ancora lo sfasciume di pietre e quelle meglio conservate sono sul lato ovest; queste sono appena sbozzate e fra di esse non c'è malta. Tracce di malta si trovano invece al livello del terreno: senz'altro resti dell'insediamento romano.

Rinvenimenti archeologici

I maggiori e i più frequenti rinvenimenti sono avvenuti a quota 291: fittili, frammenti d'embrici e coppi romani, ghiande, missili di piombo, ferri di cavalli, borchie di fibule di ferro e in prevalenza monete repubblicane.

A quota 260 sono stati trovati frammenti di fittili, mattoni, coppi, embrici, oggetti della prima età del ferro.

La quota più alta non sembra essere stata molto frequentata.

I reperti, secondo il Tagliaferri, stando ai ritrovamenti in quota e a quelli sparsi ai piedi del monte, le costruzioni fortificatorie potrebbero essere state usate in epoca preromana e preceltica da popolazioni del luogo e riutilizzate anche nell'epoca tardo antica (parte del vallo difensivo delle Alpi Giulie), ma pare provat4e che siano state utilizzate soprattutto per stanziamenti militari e attività di guerra, fin dalla seconda metà del II se. A. C., da legionari romani impegnati contro i Celti.

IL PERCORSO

Inizio sentiero naturalistico Scuola Media
Inizio sentiero naturalistico Scuola Media
A sinistra dell'ingresso del campo sportivo si prende una stradicciola di campagna, la Via Barda, e in breve si giunge ai piedi della montagna. Si sale fino a quota 230 fino all'ultima curva della strada che porta all'acquedotto.

Qui s'imbocca il sentiero, che porta sulla cima del monte Barda proprio dentro il castelliere. L'ultimo tratto di salita è faticoso e difficile fra i massi precipitati del recinto e fra le rocce che stavano alla base del castelliere sul fianco nord.
San Pietro dal Barda
San Pietro dal Barda
Sentiero in cima al Roba
Sentiero in cima al Roba

I castellieri in genere

Una delle bacheche della Scuola Media
Una delle bacheche della Scuola Media
Durante l'età del bronzo e del ferro (I millennio a. C.) sorsero in Istria, nel Carso, nel Goriziano, nel Friuli, nel Trentino, in Liguria, nelle Marche e in Puglia i castellieri.

I castellieri sono borghi o agglomerati murati, eretti in prevalenza in posizione dominante su altura a difesa di valichi, valli, approdi sul mare o terreni particolarmente fertili. Vengono anche chiamati castellier, castellars, caslir, gradina, nei paesi tedeschi ringwall o burgwall.

Esistono due tipi di castellieri: quelli dell'Istria o del Carso e quelli della pianura friulana.

I primi erano villaggi fortificati protetti da cinte di muri a secco prevalentemente a forma circolare e con andamento secondo la formazione del terreno. Erano difesi di palizzate, fossati, terrapieni e trincee. Entro la prima cinta difensiva si ergevano le capanne del capo e dei guerrieri; entro la seconda erano situate le capanne degli abitanti, nella terza erano collocati i ricoveri delle mandrie e talvolta terreni seminativi.

I secondi, quelli della pianura friulana, avevano la pianta quadrangolare. Le pareti si aprivano sui quattro vertici ed erano protetti da Geri in terra, da palizzate o fossati.

Recentemente il Miotti ha trovato sulle Alpi Carniche castellieri con caratteristiche di quelli carsici.

Spesso nei pressi dei castellieri, sotto tumuli di pietra o di terra, erano inumate le salme durante l'età del bronzo, mentre nell'età del ferro si procedeva all'incinerazione. I reperti in ceramica, ferro e bronzo trovati nelle tombe dimostrano che la popolazione si dedicava soprattutto all'agricoltura e alla pastorizia.

Secondo lo storico latino Tito Livio, queste abitazioni erano state costruite dagli Euganei, mentre, studiosi recenti pensano che siano stati opera di popolazioni che invasero la penisola il XV sec. A. C.

I castellieri diventarono poi sedi degli Istri, dei Veneti, dei Carni e, dal 200 a. C. ca, furono gradualmente romanizzati.

Gli abitanti del castelliere

Resti del castelliere del Barda
Resti del castelliere del Barda
A cavallo tra l'età del bronzo 1800-900 a. C. e quella del ferro inizio IX sec. A. C. la nostra regione fu percorsa da popoli in migrazione verso l'Italia, ma vi s'insediò anche una popolazione alla quale vanno attribuiti i castellieri, seguita verso la fine del secondo millennio dagli Istri.

Verso il 900 penetrarono nel nostro territorio i Paleoveneti che si stabilirono nella valle del Gail, nel Tergestino e nel Veneto, lasciando un vuoto tra l'Isonzo e il Livenza che poi fu occupato intorno al IV sec. A. C. dai Carni. Dal secondo secolo a. C., con la fondazione della colonia d'Aquileia, ebbe inizio la conquista romana.

I paleoveneti (IX sec. A. C.)

Negli ultimi secoli del secondo millennio un popolo indoeuropeo, i Veneti, occupava l'Europa centrale. Dopo varie migrazioni scese in Italia e precisamente nel Veneto, passando, secondo il Carbonese, per il Friuli.

La presenza dei paleoveneti in Friuli è attestata, secondo il Carbonese, dalla presenza di reperti archeologici risalenti ai sec. IX e VIII.

Secondo il Bosio invece i Paleoveneti sarebbero giunti in Friuli solo nel VI sec. A. C., infatti, nella regione non esiste nessun documento del primo e secondo periodo Atestino.

I paleoveneti parlavano il venetico ed ebbero il loro centro principale ad Ateste (Este).

La presenza dei paleoveneti nel Friuli è testimoniata da numerosi toponimi e idronimi: Artenia, Mateja, Glemona, Tergeste, Opitergium (Oderzo), Ceilina, Tagliamentum, Liquentia Aesontium (Isonzo), Timavus, Varamus (Varmo) Naone (Noncello) Reunia (Ragogna).

Convivevano i nuclei urbani (agglomerati di capanne di legno con il tetto di paglia come il tipico Cason delle valli lagunari), organizzati in località opportunamente scelte per la ricchezza delle acque e la fertilità del terreno. Si dedicavano principalmente all'agricoltura, alla pastorizia e ai commerci. Erano famosi come allevatori di una razza pregiata di cavalli. Lavoravano i metalli e la ceramica. Bonificarono i terreni e crearono anche dei canali navigabili. Ebbero stretti contatti commerciali con Etruschi, Istri, Celti e anche con i Romani.

I Carno-Celti (fine V sec. A. C.)

I Celti, chiamati dai Romani Galli, erano popoli d'origine indoeuropea che nel X secolo a. C. si erano stanziati nella regione del Danubio e del Reno.

Verso il VII secolo a. C. occuparono la Francia, la Britannia e l'Irlanda e anche la Spagna. Alla fine di questo secolo varcarono le Alpi e arrivarono in Italia, dove seminarono strage.

Nel 390 giunsero a Roma che fu data alle fiamme. Alla fine del 400 a. C. le tribù dei Carno-Celti entrarono in Friuli.

Nei tempi antichi i Celti erano governati da un monarca, ma già all'epoca di Cesare in tutte le tribù, il re era stato sostituito da un'oligarchia di nobili, sostenuta da druidi, un gruppo di sacerdoti che avevano molto potere e che si occupavano dell'educazione dei giovani.

I Celti vivevano soprattutto di caccia e di pesca, ma lavoravano anche la terra e si dedicavano all'allevamento. Coltivavano soprattutto grano e orzo dal quale ricavavano la birra.

La popolazione viveva sparsa in casali e in villaggi di capanne ed erano rari i grossi raggruppamenti urbani, centri politici, religiosi, militari e commerciali. Solo gli insediamenti più importanti erano difesi da fortificazioni (muraglioni di pietra e palizzate di legno) dove si riparavano gli abitanti della campagna con i loro greggi in caso di guerra.

Estraevano e lavoravano il ferro, il rame, lo stagno, l'argento e l'oro, ricavando oggetti d'ogni tipo.

I Celti furono i primi a scoprire la stagnatura.

Molto intenso era lo scambio di prodotti con altri popoli, n'è testimonianza l'uso della moneta.

I Celti non erano una popolazione pacifica ma guerriera: dovevano difendersi dai Romani e frequenti erano i conflitti fra tribù.

I soldati celtici non avevano la corazza, indossavano solo una tunica, dei calzoni, una spada a doppio taglio e uno scudo. Solo i nobili combattevano a cavallo, avevano corazza ed elmo.

Durante i riti religiosi facevano sacrifici d'animali e talvolta anche umani. Avevano molte divinità. Inumavano i morti in grandi cimiteri; i cadaveri erano messi in bare di legno; i capi venivano sepolti con le proprie armi alla superficie del suole e poi ricoperti da tumuli di terra o di pietrame. Talvolta ricorrevano anche all'incinerazione dei corpi.

I romani per porre fine alle scorrerie e razzie dei Carni, intervennero nel 181 a. C. e fondarono la prima colonia latina in territorio carno-celtico ad Aquileia e da qui iniziò la conquista della regione.

da "ATTIVITA' INTEGRATIVE - Sc. Media Statale "D. Alighieri" - S. Pietro al Nat.

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