Jôf di Montasio


(Montasch in tedesco, Poliski Spik in sloveno)
via normale da sud per la scala Pipan
E' una montagna delle Alpi Giulie alta 2.754 m.
È la seconda cima per altezza delle Alpi Giulie dopo il Monte Tricorno, di cui costituisce il contraltare italiano. La sua sagoma massiccia a nord sovrasta l'abitato di Malborghetto-Valbruna, a ovest il paese di Dogna, a sud la stazione sciistica di Sella Nevea. Difficoltà: EE
Dislivello: 900 metri
Ore: 3/3.30.

Accesso

Dal polo turistico di Sella Nevea, raggiungibile da Chiusaforte attraverso la Val Raccolana oppure da Tarvisio attraverso la Val Rio del Lago, si risale la stretta e ripida strada asfaltata che porta agli alpeggi del Montasio fino al divieto di transito (m 1502, con ampio parcheggio).

Lasciato l’automezzo, si imbocca la pista di destra (cartello) che porta in breve al rifugio Giacomo Di Brazzà (m 1660), situato su un panoramico sperone erboso che domina tutto il vasto altopiano.

Proseguendo per la mulattiera a monte del rifugio, si raggiunge dopo poco un bivio (cartello):
seguire le indicazioni per la via normale del Montasio, lasciando a destra il sentiero che sale alla Cima di Terrarossa ed alla forca de lis Sieris.

Si procede dapprima in piano lungo terreno sassoso, poi si inizia a salire. Salendo per regolari tornanti, si punta alla forca Disteis, dove il sentiero compie una decisa svolta a destra senza raggiungere l’intaglio.

A volontà,una brevissima deviazione consente di visitare la forcella (m 2201), affacciata su un dirupato canalone che precipita nella Clapadorie.

Dopo poco si lascia a sinistra l’indicazione per il bivacco Suringar e la via Findenegg e si traversa un ghiaione, abituale ritrovo di stambecchi, presenti peraltro su tutto il versante meridionale del Montasio anche su cenge e pinnacoli ben più arditi soprattutto del sentiero Ceria-Merlone.
Alla soddisfazione di poter vedere da vicino questi animali nel loro ambiente naturale va abbinata una grande attenzione per i sassi che essi inevitabilmente smuovono su questi pendii friabili. Quando le ghiaie si esauriscono, si attaccano le prime difficoltà costituite da un piccolo salto di roccia che immette sul gradone erboso soprastante.
Qui ci si innalza su un costone per roccette miste a zolle di erba. Si raggiunge quindi una zona marcatamente rocciosa caratterizzata da terreno friabile e disgregato.
Si supera un canalino incassato all’uscita del quale si traversa verso destra ad un colatoio detritico caratterizzato da un curioso gendarme di pietra.
Attraversare velocemente per pericolo di caduta sassi dall'alto.
Si perviene quindi al bivio con il sentiero attrezzato Leva che si lascia sulla destra (targa). Ci si innalza ancora per facili roccette mirando al ghiaione pensile del Montasio, che si risale faticosamente fino alla base delle pareti.

Qui vi sono due possibilità in ogni caso riservate ad escursionisti esperti:
proseguire lungo la cosiddetta via normale sulla destra
oppure utilizzare la scala Pipan che, con un salto attrezzato di circa 60 metri sulla parete di sinistra, conduce direttamente in cresta.

Percorso per la scala Pipan

Questa seconda opportunità, più diretta, è purtroppo esposta alla frequente caduta di sassi causata degli escursionisti che transitano sul tratto superiore all’uscita della scala, per cui è raccomandato l’uso dell'imbragatura e del caschetto.
Da tenere presente che nella prima parte della scala Pipan servono braccia ben allenate, in quanto, essendo la scala pendente oltre i 90°, in pratica si sale appesi ad essa.

Percorso per la via normale Volendo invece evitare il tratto attrezzato, ci si innalza sulla destra lungo una traccia che risale a strette svolte il ripidissimo pendio erboso della forca Verde.
Giunti sull’intaglio si prosegue con cautela lungo una crestina rocciosa affilata ed assai esposta aiutati da provvidenziali tacche.
Quindi si aggira sul versante nord un dente di roccia ed infine, dopo un breve gradino in corrispondenza di un intaglio della cresta, ci si innesta sugli ultimi metri di cavo metallico all’uscita della scala Pipan.

Si prosegue superando una serie di bancate rocciose intervallate da terrazze friabili cercando di individuare i passaggi migliori ed evitando di smuovere i detriti.
In breve si raggiunge il punto dove la panoramica cresta orientale del Montasio si fa quasi pianeggiante.
Il tratto da qui alla vetta, spesso aereo ed affacciato sugli impressionanti precipizi settentrionali, costituisce forse la parte più bella dell’intera escursione.
Non vi sono punti difficili, essendo l’impegno limitato a qualche facile salto roccioso o a brevi deviazioni nei due versanti necessarie ad aggirare i punti impervi.
Sulle rocce si possono osservare i cuscinetti della sassifraga alpina e della sassifraga muschiata oltre alla bella fioritura della potentilla rosea nelle fessure delle pietre.
Si passa accanto a resti del ricovero Fratelli Garrone oltre il quale ci attende un’ultima breve risalita su facili canalini rocciosi per guadagnare la vetta dello Jof di Montasio
(m 2.753, campana e libro di vetta, panorama di eccezionale vastità).

Ancora sullo Jof di Montasio


L'ambiente:

Lo Jof di Montasio è la seconda cima delle Giulie, degno contraltare al Tricorno al di qua del confine, dall'aspetto vario a seconda dei versanti, ma comunque pittoresco ed imponente.
Le sue possenti bancate rocciose si innalzano sul versante Sud dai pascoli dei Piani di Montasio, vero luogo d'origine dell'omonimo formaggio, mentre a Nord sovrasta l'abitato di Valbruna e la Val Saisera.
Particolarmente impressionante è la parete Ovest, che sale per più di 1.500 metri dal fondo della Clapadorie con una parete regolare e compatta, percorsa dalla via "di Dogna", uno degli itinerari più lunghi (il dislivello totale raggiunge i 1.900 metri) delle Alpi Orientali.
Le difficoltà piuttosto basse (II) non devono trarre in inganno; per la lunghezza, che impone di procedere per lo più di conserva, e l'ambiente assai poco "addomesticato", richiede grande esperienza alpinistica e molta attenzione.

La cima è posta al culmine di tre creste:
quella SSO, la più breve, che scende sulla Forca Disteis;
la N, che si abbassa alla Forca del Montasio per proseguire fino alla Sella di Somdogna;
la ESE, la principale, che costituisce il corpo della montagna e forma una poderosa bastionata percorsa da alcuni dei più bei percorsi attrezzati delle Giulie.

Monte prediletto da J. Kugy, che vi aprì ben otto tra vie e varianti, e a cui dedicò il capitolo conclusivo di "Dalla vita di un alpinista", venne salito per la prima volta da H. Findenegg ed A. Brussofler il 18 agosto 1877 per la via da SO.
Il panorama, di eccezionale vastità, si estende, in condizioni ottimali, fino ai Colli Euganei.

La via

Dal rifugio Di Brazzà (m 1660, h 0.15 dal parcheggio), si seguono tracce di sentiero tra i pascoli in direzione Nord Ovest, salendo obliquamente fino ad incontrare un sentiero ben evidente che rimonta lungamente il fianco erboso del monte.
Poco sotto la Forca Disteis (m 2180 ca. - merita una breve digressione per ammirare l'impressionante Clapadorie) il sentiero devia decisamente a destra e, attraversato un ghiaione, porta ad uno zoccolo roccioso (bivio, a sinistra si va per la via Findenegg), che si risale per roccette gradinate seguendo le tracce di passaggio.
Alla sommità dello zoccolo il sentiero prende a salire su terreno prevalentemente detritico sotto una fascia di rocce dirupate, fino a giungere all'inizio di un ghiaione alquanto ripido che si rimonta faticosamente;
ci si tiene a sinistra (la via originale prosegue verso destra per i ripidi verdi fino alla Forca Verde) portandosi verso la base di una lunga scala metallica (scala Pipan), alta circa 70 metri, dopo la quale altri 30 metri attrezzati con corde fisse portano in cresta.
Dopo le aste di ferro infisse sulla spalla, si procede lungo la cresta sommitale con leggeri saliscendi.
La cresta diventa più larga, il sentiero passa dai resti in cemento del bivacco Garrone (i fratelli Garrone rimasero quassù per lungo tempo a presidiare la cima durante la guerra 1915-18) ed infine, per detriti, sale alla vetta. (h 3/3.30).

In cima una piccola campana ricorda l'alpinista triestino R. Deffar.
il secondo articolo dal sito
Jof di Montasio - Alpi Giulie

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