Cronaca della Grande Guerra

Don G. Petricig prima e don G. Gorenszach poi danno testimonianza attraverso il libro storico della parrocchia di S. Leonardo degli avvenimenti di quei drammatici anni. La cronaca è stata pubblicata a cura di Božo Zuanella su DOM l'anno 1989.

PREPARAZIONE ALLA GUERRA

16 ottobre 1914
Oggi 150 bersaglieri principiano il tronco di strada da Jainich al monte Spich. Questi soldati, che sono d'alloggio a Scrutto, lavorano anche di festa.

13 febbraio 1915
Grande quantità di soldati a Liessa, Clodig e Seuza Superiore.

20 marzo 1915
In giornata arrivano a S. Leonardo e dintorni gli alpini del 4° Reggimento-Piemontesi, buoni ma non tanto religiosi. Sei muli vengono installati nella scuderia del parroco e gli vengono occupate le migliori camere dagli ufficiali.


Si può dire che non è famiglia a S. Leonardo, Merso inferiore e superiore, Scrutto, Crostù, Postach, Altana, Stregna, Grimacco superiore, Clodig, Seuza superiore che non abbia in alloggio militari e muli.

Anche la chiesa di S. Antonio in Merso superiore è occupata dagli alpini per dormitorio. Sono qui accantonati per essere pronti all'attacco contro l'Austria.

25 aprile 1915
San Marco. Processione da S. Leonardo alle 6 fino al S.S. Cuore perché occupata S. Antonio dai militari. Santa messa quivi poi per Scrutto senza entrare nella chiesa di S. Giudocco perché occupata dai militari.

10 maggio
Dopo mezzodì la chiesa del S.C. Cuore di Gesù venne occupata dagli alpini per magazzino.

12 maggio 1915
Nel dopo mezzodì venne occupata anche la sacrestia della chiesa del S.S. Cuore di Gesù dai militari custodi del magazzino.

16 maggio 1915
Oggi se ne vanno gli alpini e arriva il 6° reggimento fanteria che si accampa a Podglamuje nei prati sottostanti al mulino Sirch. Lo stato maggiore è alloggiato a S. Leonardo in canonica: il capitano aiutante in 1°, il capitano medico e un tenente.
La sera del 16 e la mattina del 17 (ossia cena e pranzo) mangiano in canonica 16 ufficiali avendo dal parroco tutte le stoviglie, fornimento e legna.

17 maggio 1915
Oggi il genio militare unì col filo telefonico S. Leonardo, Castel del monte e Tribil inferiore.
Oggi si ferisce accidentalmente nella canonica del cappellano un sottotenente al braccio. Viene trasportato in una camera del parroco, visitato dal maggiore Generale del Reggimento, dal Colonnello ed altri ufficiali e trasportato all'ospedale di Cividale.
Un soldato cade sotto un carro e un altro sotto un automobile.
Il 19 maggio si suicida un soldato.

20 e 21 maggio 1915
In questi giorni vengono trasportati diversi cannoni da campagna e obici da 149 nei dintorni e sopra Jainich. Gran confusione di militari, carri, autocarri ed automobili.
La campagna, in parte di Jainich, Stregna, San Leonardo e Merso inferiore è brulla, perché guastata da militari e cavalli.

23 maggio 1815 - Pentecoste
A Liessa si fece la solita funzione, però si celebrò di fronte alla chiesa essendo stata occupata il giorno prima dai militari per ospedaletto.
Quest'oggi viene proclamata la mobilitazione generale. In canonica vengono due sacerdoti richiamati. Quivi mangiano e dormono.
In Municipio è sistemato l'ospedaletto n° 28.

LA GUERRA

24 maggio 1915
A Mezzanotte viene dichiarata la guerra all'Austria. Alle 4 i nostri soldati, partendo da Jainich alle ore 2, sono già nel territorio austriaco. Alle 16.30 arrivano sul Corada senza colpo sparare perché libero.
Tuonavano i cannoni sul versante di Tolmino.

27 maggio 1915
Oggi vengono tolti dal versante di Jainich i cannoni senza sparare colpo. Si crede di occupare subito Tolmino ed altri paesi.

30 maggio 1915 - SS. Trinità
Oggi vengono ammessi alla I° comunione 17 fra ragazzi e ragazze. Si anticipò per timore delle conseguenze della guerra.
In questi giorni si squagliano da S. Leonardo i militari restandone qualche rimasuglio.

1 giugno 1915
Parte da Cosizza il cappellano d. Pietro Cernoia, richiamato sotto le armi.

3 giugno 1915
Proibite le processioni fuori di chiesa. Abbastanza gente. Durante la messa "coram Esposito" alle ore 5.30, poco intervento e poco confessionale: conseguenze della guerra (cattivo esempio da parte dei soldati e corruzione).

9 e 10 giugno 1915
Grande cannoneggiamento e fuciliera nella valle dell'Isonzo.

12 giugno 1915
Parte quest'oggi da Scrutto la Sanità del 28° Ospedaletto e va a Liessa e quindi se ne vanno anche i due sacerdoti di sanità alloggiato in canonica dal giorno di Pentecoste.
La sanità si fermò per poco tempo nella chiesa di Liessa.

1, 2 e 3 luglio 1915
Oggi funzione parrocchiale di Tribil superiore alle ore 10. Celebrò il curato di Ronzina (Ročini presso Tolmino n.d.r.) quivi profugo con la sua popolazione.

13 agosto 1915
Per ragioni di guerra, malattia e penuria di viveri vengono tolte nella nostra diocesi vigilie e digiuni.
La chiesa di Liessa viene nuovamente occupata per ospedale militare.

30 agosto 1915
Oggi si presenta alle armi don Giuseppe Gorenszach cappellano di S. Leonardo chiamato con cartolina in data 28 agosto. Pochi giorni dopo ritorna a casa perché dispensato dalla milizia quale curato di Cosizza.

19 settembre 1915
Oggi non si fece la funzione nella chiesa di S. Martino come il solito, perché guastata dai soldati, ma a Liessa.

Il 2 settembre arrivano due granate da 305 sopra Podlach. Nessun ferito.
Viene nuovamente occupata la chiesa del S.S. Cuore di Gesù e violentemente dai soldati di sussistenza - reparto alpini - per rimettervi legna pei forni costruiti nel cortile di Podrecca Francesco oste in Scrutto. Prima erano a Prapotnizza.

10 ottobre 1915
Oggi non si funzionò a S. Nicolò perché occupata la chiesa dall'impresa che costruisce la strada da Castelmonte a Tribil.

18 ottobre 1915
Viene occupata militarmente anche la sacrestia di Liessa. Viene consumato il S.S. ivi riposto per il viatico e le funzioni.
Continua a passare grande quantità di truppa per il fronte. Fa qualche sosta a S. Leonardo e nei paesi limitrofi.
Grande tuonare di cannoni.

3 novembre 1915
Parte la sussistenza da Scrutto per Dresenza dopo aver frantumato i due gradini di marmo dell'altare della chiesa del S.S. Cuore - rubate diverse tavole e fatti altri guasti. In tutto per un valore di L. 4.000.

11 novembre 1915
Oggi vengono trasportati i banchi di scuola dal municipio di S. Leonardo, occupato dall'ospedale n. 51, nella canonica del parroco. Vengono occupate due stanze.

12 novembre 1915
Oggi comincia qui regolarmente la scuola. I ricevimenti ed i pranzi si fanno nel focolaio. Dopo la metà di novembre viene occupata dai militari la canonica di Cosizza.

3 dicembre 1915
Oggi vengono deposti due piedi nel cimitero di S. Leonardo tagliati ad un soldato nell'ospedaletto n. 51 in Scrutto perché agghiacciati in trincea sul fronte.

15 dicembre 1915
Oggi vengono aperte le licenze pei soldati. Grande movimento dal fronte di S. Lucia e S. Maria. Vengono a pulirsi a Osgnetto e a Scrutto, fanno una breve sosta a S. Leonardo e poi se ne vanno in drappelli.

19 dicembre 1915
Causa la guerra viene proibita dall'autorità acclesiastica la funzione a mezzanotte.
Durante l'anno 1915 imperversò fra gli ammalati la malattia " afta zootecnica" con diversi casi di morte. Venne importata dagli animali destinati al macello per la truppa combattente.

1916

29 febbraio 1916
Arrivano a S. Leonardo ed Altana 10 centurie di soldati III° categ. 1881 aggregate al genio militare e si fermano qui quasi per un mese ricevendo le prime istruzioni da ufficiali arrivati dal fronte e soprattutto imparando a fare reticolati e trincee. Sono della provincia di Lecco-Bergamo e Brescia, gente buona e religiosa.
Molta affluenza alle funzioni, confessioni e comunioni quotidiane. Servono d'esempio al nostro popolo; anche per le camerate la sera prima di andare a letto recitano il rosario in comune. Rispettosi del prete.

aprile 1916
Questo mese grande lavorio nelle trincee di Castelmonte - S. Nicolo - S. Giovanni di Tribil inferiore e superiore.
In queste località arrivano diversa granate nemiche - qualche ferito. A Lombai pure molti colpi e feriti. Grande lavorio parimenti nelle gallerie sulla nuova strada da Zalocila a Castelmonte. Si lavora anche per allargare la nuova strada di un metro mentre prima era troppo stretta. Il lavoro si protrae durante il mese di maggio e giugno.

1 maggio 1916
Sotto il paese di Jainich verso Castelmonte viene scelto un posto per il "Dragh Ballon". Vennero dall'Austria diversi colpi di cannone, ma non lo colpirono.

4 giugno 1916
Dal 4 al 9 grande movimento di aeroplani in questo settore.

13 giugno 1916
Oggi verso la sera viene colpito dai nostri cannoni un aeroplano austriaco di passaggio sopra altana, però col motore guasto va a cadere oltre l'Isonzo per l'abilità dell'aviatore.
E' il primo colpito in questa parte sul fronte.

9 luglio 1916
Verso le 18 un aeroplano italiano atterra per incidente subito sull'altipiano sopra Oblizza senza danni rilevanti e senza disgrazie del personale (un tenente e un caporale).
In questo mese si lavorò molto per la costruzione delle baracche nelle vicinanze della chiesa del Sacro Cuore di Gesù in Merso superiore. Si costruì una latrina alla turca, bagni, vasca e doccia - reparto per lavanderia e disinfezione, ecc.
La chiesa serve per il reparto di medicina mentre il municipio per il reparto di chirurgia. Spese senza economia.

6 agosto 1916
Il cannone calibro 280 tuona oggi 8 minuti sul dorso del monte Hum al livello della strada nuova di fronte a Tribil. Il proiettile è diretto al monte Nero.

9 agosto 1916
Sul campanile di S. Leonardo sventola la bandiera tricolore per la occupazione di Gorizia da parte dell'esercito italiano.

16 agosto - S. Rocco
Poco concorso in chiesa, molto al pranzo in canonica dal parroco (da 16 a 20) fra i quali 4 ufficiali del Genio (tenente colonnello, capitano e due tenenti). Questi tre ultimi ogni sera vengono a passare un'ora in compagnia dei sacerdoti.

Ottobre 1916
Ai primi di ottobre viene nuovamente chiusa la chiesa di Liessa ad ogni funzione religiosa e adibita a deposito della munizioni da guerra. Abusi!

23 ottobre 1916
Oggi è venuta la duchessa d'Aosta a visitare l'ospedaletto da campo n. 51 di Scrutto - Merso superiore.

24 ottobre 1916
Oggi nelle ore antimeridiane e pomeridiane è stato a visitare il suddetto ospedaletto mons. Bartolomasi, vescovo castrense.
(nel mese di novembre vengono annotati molti arrivi di reparti provenienti dal fronte o diretti al fronte, n.d.r.)

25 dicembre 1916
La funzione non viene fatta a mezzanotte causa la guerra.
In quest'anno dominò prima fra i soldati e poi fra i borghesi l'itterizia, però non fu letale. Dei sacerdoti della parrocchia di S. Leonardo ne furono affetti più della metà.

1917

(Nel mese di gennaio e febbraio vengono annotate molte partenze di reparti per il fronte e dal fronte, n.d.r.)

24 marzo 1917
Arrivano all'ospedaletto n. 51 in Merso superiore 9 sacerdoti di sanità e così, uniti ai due di prima, sono undici, tutti della Toscana.

10 maggio 1917
Grande movimento di aeroplani sopra S. Leonardo. Uno austriaco gettò una bomba che cadde sul monte di Merso superiore di fronte alla chiesa parrocchiale. Non esplose.

25 maggio 1917
Cadde incendiandosi un nostro aeroplano nelle vicinanze di Tribil superiore, colpito dagli austriaci. Due aviatori gravemente feriti ed uno illeso.

4 giugno 1917
Si dà principio al nuovo cimitero di fronte alla chiesa parrocchiale sul fianco sinistro della strada da Merso superiore a Zamier. Lavora il genio militare.

10 giugno 1917
A Scrutto, mentre veniva ai vesperi, venne investita da un automobile una ragazzina, Leban Pia da Merso inferiore. Riportò ferite non mortali.

15 giugno 1917
Si principiò il triduo prescritto dall'arcivescovo di Udine per la pace. Regna l'indifferentismo fra la gente.

30 giugno 1917
Viene da Crai lo stato maggiore per requisire la canonica parrocchiale per un ospedaletto. Si lascia al parroco la cantina e l'ufficio che deve servire anche da dormitorio.
In questo mese viene raccomandata dal papa e dall'arcivescovo la consacrazione della famiglie al S.S. Cuore di Gesù. Poche ne ascoltano la voce.

2 luglio 1917
Arriva in canonica la direzione del Comando della 22° Divisione prende possesso della canonica. A mala pena lascia in libertà due camerette, una pel parroco e l'altra per la domestica.

10 luglio 1917
Si principiano le esercitazioni delle bombe a mano. Resta ferito un tenente e un cap. maggiore ed un ragazzo da S. Leonardo mortalmente.

11 luglio 1917
Alle ore 5 legali compaiono 9 aeroplani sopra S. Leonardo senza gettare bombe. Alcuni anche sopra Cividale. Una ragazza di Merso inferiore, M. Bacchetti, viene colpita mortalmente da uno "srapnello" italiano.
Arriva in canonica e prende possesso di una camera il comandante della 22° Divisione Gioacchino Pancini, maggior generale.

1 agosto 1917
Questa mattina viene rimesso al suo posto a Zamier e rifatto il crocifisso del 47° Regg.to fanteria, abbattuto dai soldati con questa scritta: "Abbiamo abbattuto il Cristo! Abbatteremo Cadorna!"

5 agosto 1917
Nelle ore antimeridiane le truppe del 47° e 48° fanteria diedero, per esercizio, l'assalto al monte S. Andrea di Cravero tutto trincerato. I cannoni sparavano dal di sotto di S. Abramo - bombarde - bombe a mano - mitragliatrici. Un inferno di tuoni. Una vera battaglia. Qualche ferito.
Il 6 agosto si ripetè la stessa faccenda.

6 agosto 1917
Alle 15 parte dalla canonica per Cambresco la Stato Maggiore.

8 agosto 1917
Parte dalla canonica per Podresca alle ore 5 del mattino, il quartiere generale della 22° Divisione. Nelle ore pomeridiane arriva il tribunale militare della 27° armata e occupa la prima stanza a pian terreno; per prigione, invece, tutte le stanze del I° e due del II° piano.

9 agosto 1917
Si ripete alla presenza del re, che è spettatore, lo spettacolo del 5 e 6 agosto (esercitazioni militari). Grande quantità di generali, ufficiali e automobili che stanno fermi nelle vicinanze della chiesa di S. Leonardo. Finito lo spettacolo il re passa in rivista i soldati. Qualche ferito.

11 agosto 1917
Primo giudizio (del tribunale militare) nella sala sopra l'osteria di Stiefaz (Mattelig Giovanni).

15 agosto 1917
Sopra S. Leonardo passano 20 aeroplani.
Ultimato il nuovo cimitero. (Grandi movimenti di truppe). Il 24 agosto viene seppellito il primo militare nel nuovo cimitero senza essere prima benedetto.

27 agosto 1917
Alle 11 di mattina grandi e potenti scoppi. Scoppiò la polveriera di Udine.

18 settembre 1917
Viene fucilato dietro il nuovo cimitero un soldato condannato dal tribunale di S. Leonardo per diserzione ripetuta.
Non tutti vengono fucilati, ma condotti alle proprie truppe (e là fucilati a mò di esempio, n.d.r.)

24 settembre 1917
Raccolta dell'uva a Cosizza e Crostù. Viene raccolta prima del solito per non lasciarla mangiare dai militari. Però matura anche prima del solito per il grande calore e la siccità. Non piove da diversi mesi ad eccezione di qualche piccola cosa.

29 settembre 1917
Funzione a Topolò. Durante e dopo la S. Messa arrivarono al rio di fronte 6 granate senza danni.
In canonica al pasto 40 ufficiali e così anche domani 30 settembre. Si tratta di giudici e testi a carico e a favore di un maggiore e tre ufficiali inferiori accusati di ritirata di fronte al nemico. Vennero assolti.

7 ottobre 1917
Si pranza nella prigione messa in libertà dal tribunale il quale requisì la cappellina di S. Leonardo per prigione ed un'altra stanza dietro la cappellina.
Il campo dei prigionieri, chiuso da reticolati, si trova fuori S. Leonardo verso il mulino di Sirch.

14 ottobre 1917
Alle ore 14 viene fucilato un soldato avanti alla chiesa parrocchiale sotto il tiglio. Grondante sangue viene trasportato in chiesa e poi nel cimitero.
La ritirata italiana e l'invasione austro-ungarica

24 ottobre 1917
Alle ore 2.30 precise del mattino cominciano a fischiare sopra la canonica le granate austriache verso Merso superiore, Osgnetto, Crostù. Grande panico ma nessuna vittima o disgrazia. Qualche granata cade anche durante il giorno. Scappano da Scrutto e Osgnè diverse famiglie.

25 ottobre 1917
Da mezzanotte alle tre cade una granata ogni sette minuti ma non fanno danni. Alle sette di sera del 26 arrivano i tedeschi a Merso superiore e non a S. Leonardo perché il ponte è stato atterrato insieme a quello di Scrutto qualche minuto prima. L'acqua ingrossata dalle piogge impediva il passaggio.
Verso le ore 8 di mattina del 26 scappa da S. Leonardo il tribunale di guerra lasciando in canonica tavole, sedie e stoviglie.
Parimenti il 26 nella villa di Brizza superiore (allora facente parte della parrocchia di S. Leonardo, n.d.r.), nella casa di Mojaz vennero colpite alle ore 21 da granata italiana due donne - la giovane morì subito, la vecchia un giorno dopo.
Queste due sole morti sono da registrarsi in tutta la parrocchia per causa della guerra in questi giorni di occupazione.

27 ottobre 1917
Alle ore 6.30 di mattino arriva a S. Leonardo il primo tedesco. Prende in canonica due bicchierino d'acquavite. Tratta gentilmente.
Dalle ore 10 alle ore 11 grande panico in canonica, ove era raccolta anche un pò di gente del paese perché la granate dal monte di Clastra sfioravano la canonica per andare a colpire certi posti sospetti nei dintorni del mulino di Simanat. Si credeva che volessero abbattere la canonica, sospetta di qualche tradimento. Dopo mezzodì battaglia anche alla baionetta dalla cima di S. Nicolò fino a Castelmionte dove erano circa una cinquantina di morti.
Terribile era anche la presa di Carcòs (monte di Purgessimo) ove si sono visti dare diversi assalti.
La gente nostra, invece, pensava a dare l'assalto ai magazzini militari italiani e così nei giorni seguenti. Si fornì per bene specialmente in vesti e coperte.

28 ottobre 1917
Il parroco ed il cappellano andarono la sera a visitare i feriti raccolti nella chiesa di S. Nicolò. Gemiti, domande d'acqua e di pane. Si prestò loro quanto più si poteva. Erano circa 20. Più tardi verso le 21 e nell'indomani la gente di Altana e Jainich portò loro latte, brodo, pane, ecc.
Nella massima parte erano italiani e così fra i morti.

29 ottobre 1917
I feriti da S. Nicolò vengono trasportati, per iniziativa del parroco di S. Leonardo, parte a Merso superiore parte a Tribil superiore.

31 ottobre 1917 Per iniziativa parimenti del parroco di S. Leonardo si dà principio alla tumulazione dei morti e anche dei cavalli che giacevano morti lungo la via alla distanza di 50-100 metri uno dall'altro. Alla sera pernotta e cenano in canonica 6 tedeschi. Si dimostrano gentili, educati.

1 e 2 novembre 1917
Si continua a dare la sepoltura ai morti.
La sera del due il parroco, dopo essere arrivato a Spich colla verifica dei morti, andò a Castelmonte e trovò la chiesa tutta in disordine e così in sacrestia tutti gli apparamenti e biancheria fuori posto. I due tabernacoli fracassati e sull'altare maggiore la pisside vuota e due o tre particole per terra. Le raccoglie nella pisside e la nasconde in sacrestia per la consumazione di domani. Vi venne il curato di Cialla. Il convento e il resto delle case tutte saccheggiate.

3 novembre 1917
Assente il parroco entrano in canonica S. Leonardo certi soldati austriaci e vi rubano tutti i denari che avevamo preso ai soldati morti a SD. Nicolò con l'intenzione di mandarli alle relative famiglie.

4 novembre 1917
Ritornano a casa propria diverse famiglie di Osgnetto che era rimasto totalmente vuoto. Trovano le loro case svaligiate. Dopo i soldati italiani e tedeschi la gente andava a gare nel derubare le case abbandonate e i negozi.
Una desolazione, una vera ingordigia. Così la cooperativa in Merso superiore (dopo i soldati tedeschi) venne del tutto svaligiata dal popolo.

Giorni di terrore, tanto più che i soldati abusavano della timidità della gente e facevano a gara nel requisire ed asportare lasciando certe famiglie non previdenti senza alcun condimento o companatico. Si cercava anche di violare le donne. Quelle di Scrutto specialmente dovettero una notte fuggire nel bosco.
I paesi più svaligiati dai soldati furono Merso inferiore, Scrutto, e Merso superiore. S. Leonardo non tanto, perché difeso dall'acqua.
Il 7 novembre arriva a S. Leonardo un maresciallo tedesco con alcuni soldati ed il mondo si fece più quieto e ci furono meno rapine.

13 novembre 1917
Venne colpito mortalment4e da una bomba a mano un certo Chiuch Alberto da Crostù di anni 14.

15 novembre 1917
Venne colpita (e morì sull'istante) da una palla di fucile una certa Cicigoi Virginia da Altana. Giocava col fucile carico mentre lo consegnava per la raccolta delle armi sul carro. La gente doveva andare a raccogliere le armi ed ogni bottino di guerra abbandonato sul campo di guerra e consegnare tutto ai tedeschi.

26 novembre 1917
Il parroco di S. Leonardo si prestò ed arrivò a liberare i prigionieri di guerra di tutta la parrocchia che si trovavano a Cividale. Inoltre andò a Udine a provvedere del sale che mancava totalmente alle famiglie.
Ne acquistò per tutta la parrocchia quasi 30 quintali.

30 novembre 1917
Arriva il sale comperato il giorno 26.Diverse peripezie toccarono prima di metterlo in vendita e prima di caricarlo. Il comanda tedesco prende in nota vino, grani, ecc.

1 dicembre 1917
Si dà nel dopo mezzodì principio alla distribuzione del sale a L. 0,60 al Kg, mentre se lo comperò a 0,50 il kg, 4 etti per persona e Kg 5 per ogni porco da ammazzarsi.
I Porci sono pochi perché mangiati dai tedeschi ed austriaci di cui sono ghiotti. Moltissime famiglie ne sono prive mentre prima ne avevano 2 o 3.

1918

18 gennaio 1918
Oggi il vicario curato di S. Leonardo degli Slavi, don Giovanni Petricig, parte da S. Leonardo con una parte della sua roba di canonica e se ne va per decreto della Curia arcivescovile di Udine quale delegato nella parrocchia di S. Pietro al Natisone, restando però parroco di S. Leonardo.
Lo sostituisce negli uffici parrocchiali il cappellano don Giuseppe Gorenszach col titolo di vicario parrocchiale.

(Qui termina la cronaca della parrocchia di S. Leonardo scritta da don Giovanni Petricig che in seguito venne nominato parroco di San Pietro.
La parte che segue venne stilata dal cappellano parrocchiale don Giuseppe Gorenszach che nel 1920 fu nominato parroco di S. Leonardo.

Apriamo prima una parentesi per presentare una testimonianza scritta riguardante l'invasione del 1917, tratta dal libro storico della parrocchia di Tercimonte e scritta da don Giuseppe Chiacig:

Appena scoppiata la guerra (24 maggio 1915) tutti gli uomini non obbligati al servizio militare furono ingaggiati nei lavori della strada militare di Cepletischis. Prima c'era solo un impraticabile sentiero per cui si scendeva a Blasin. Le paghe erano laute, il denaro divenne cosa vile.
Per due anni dal monte Nero e dalla vicina Bainsizza si sentiva il rombo del cannone, le scariche di fucileria, si vedevano i razzi di illuminazione, ecc... però la cappellania ebbe solo i vantaggi materiali della guerra (benessere generale, denari e roba a iosa) senza subire danni fino al mese di novembre 1917 quando fu sfondata la linea, Caporetto ripresa ed allagato tutto il Friuli dai soldati austro-ungarici.
Parecchi degli abitanti di Cepletischis si diedero alla fuga verso l'interno dell'Italia, ma negli altri paesi fuggì qualche persona appena.
Don Valentino Domenis fu però fra i fuggiaschi e lasciò in canonica solo la serva, certa Maria Golop (Štefičjova di Tercimonte).
In canonica si insediò un corpo di gendarmeria. I primi a farsi vedere furono i germanici che trattavano molto umanamente il popolo. Vennero più tardi gli affamati austriaci che asportarono tutto il bestiame lasciandone appena un capo per stalla e quanto poterono del resto; disgrazie di persone però non ci furono.

Il nostro popolo col suo dialetto sloveno riusciva a farsi bene intendere dai soldati polacchi, croati, cechi, ecc.

Nell'assenza del cappellano don Valentino Domenis supplì la cura d'anime il valente sacerdote don Blasutig Luigi cappellano di Matajur e funzionò fino al giorno di Natale del 1918, dato in cui fece ritorno il vecchio pastore.
Vi ritornarono anche i profughi e i militari e tutti si misero con lena a sanare le piaghe della guerra (terreni abbandonati, case bruciate, arnesi scomparsi, bestiame diradato al massimo.
Tuttavia il denaro correva ancora nelle mani di molti: la miseria cominciò nel 1919-30.)


7 febbraio 1918
Arriva da S. Pietro al Natisone il comandante il distretto sig. Colonnello Crevato. Accetta l'ospitalità del cappellano e si mostra affabile e pieno di interesse per il popolo di qui tanto provato dalla guerra.

17 febbraio 1918
Si legge in chiesa il decreto riguardante il sequestro del grano e del granoturco. Esso dispone che dette granaglie debbano essere consegnate alla autorità municipali che le riporrà, sotto la propria responsabilità e vigilanza, in appositi magazzini e penserà poi al razionamento, per gli abitanti del comune, della farina in modo però che nessuno avesse a percepirne una quota superiore a 150 gr. (farina di frumento) oppure 200 gr. (farina di granone).
Il popolo ne è impressionatissimo e minaccia - a chiacchiere - di reagire in tutti i modi contro tale disposizione.
Il popolo è oggi esasperato anche pel fatto che fu reso edotto che le autorità intendono fare riscuotere anche per il corrente anno le tasse comunali sia pure, come sembra, in proporzione più ridotta degli altri anni.
Povero popolo!

10 marzo 1918
Le autorità distrettuali assicurano che non è nelle loro intenzioni di mettere in esecuzione il decreto letto in chiesa il giorno 17 febbraio.
Il popolo si sente alquanto sollevato.

26 aprile 1918
Con nota del 21 corr. mese si dà annuncio all'apertura di un servizio postale per la popolazione borghese nel territorio occupato in Italia.
E' aperta pure la corrispondenza tra gli abitanti di detto territorio e i prigionieri di guerra italiani e gli internati in Austria e in Ungheria.
Per noi la posta sarà aperta a San Pietro al Natisone.

30 aprile 1918
Il giorno 20 corr. mese il Comando distrettuale di Cividale dichiarò decaduti dal loro onorifico ufficio gli attuali sindaci di S. Leonardo, Stregna e Grimacco.
Il consiglio comunale di S. Leonardo il giorno 25 corr. mese passò alla elezione del nuovo sindaco. Venne eletto, a sua insaputa, l'attuale vicario parrocchiale di s. Leonardo don Giuseppe Gorenszach.
Questi però, per ragioni ovvie, non poté ne volle accettare la carica e l'indomani della sua nomina stese ed inoltrò regolare rinuncia che poi, nei dì seguenti, venne accolta dal Commissario civile di Cividale.

9 maggio 1918
Il comando di tappa di San Pietro al Natisone trasmette al vicario parrocchiale tre note:
la 1° lo avverte che verranno tolte dagli organi di chiesa tutte le canne di stagno o di composizione di stagno.
Verranno risparmiati solo gli organi di speciale valore artistico musicale. Tale valore non può vantare purtroppo il nostro organo parrocchiale.

Con la 2° nota si rende noto che il medico militare di San Pietro è quotidianamente nelle ore antimeridiane a disposizione della popolazione civile. Solo in casi di urgenza si recherà però a domicilio. Consulti gratis.

La 3° nota comincia con queste parole: "Mancando il cotone, l'ortica è in questi tempi per noi il miglior surrogato. Da Kg. 4 di sano ed asciutto stelo di ortica possiamo, tessendone la fibra, farne una camicia". Esso esorta il popolo a proteggere ed a favorire la coltura delle ortiche.
Risum teneatis, amici!

31 maggio 1918
Si sente la voce che in questo mese vennero requisite delle campane in vari paesi del Friuli.
La Slavia peraltro è tuttora immune da tanta sciagura.

27 giugno 1918
I soldati staccano dal campanile le campane di S. Leonardo.
Il campanone suona oggi mezzodì per l'ultima volta.
Le campane parrocchiali furono le ultime ad essere atterrate tra le altre appartenenti alle filiali della parrocchia.
Furono però risparmiate da tanta sciagura, su preghiera dei locali sacerdoti, in vista della loro antichità, le campane di S. Mattia di Costne, una di S. Andrea, una di Clastra, una di S. Antonio e una di S. Abramo.

8 luglio 1918
Le campane, staccate il giorno 27, vengono sui carri portate via, probabilmente in Austria.
Al loro posto sul campanile alcuni giovanotti appesero delle travi di ferro asportate dalle trincee. esse danno un suono sgradito ma abbastanza acuto, così da farsi sentire a discreta distanza.
Gli austriaci lasciano in compenso di questa loro barbara rapina un campanello di Kg. 47 che viene tosto appeso sul campanile.
Le travi di ferro servono di suoneria all'orologio.

25 agosto 1918
S. Lodovico. La gendarmeria di s. Leonardo solennizza l'onomastico del loro capo con un festino.
Sono invitate varie persone tra cui non poche ragazze, comprese alcune Figlie di Maria. Il ballo si protrae fino a tarda ora.
Povera gioventù, cui nemmeno la sciagura di essere "sub ostili dominio" fa mettere la testa a posto!

14 settembre 1918
Gli austriaci requisiscono buona parte dell'organo della chiesa parrocchiale. E' una vera infamia. Si incominciano a requisire botti e vasi vinari per la prossima vendemmia e si minaccia una requisizione spietata di vino e granone.
Correva voce già dal 7 corr. mese che era stato sottoscritto l'armistizio tra l'Austria e l'Italia. Si trattava però solo di proposte di pace avanzate dagli Austro-tedeschi.
Si sente il rombo del cannone, pure la speranza non è perduta e si ha un presentimento che, tra breve, le cose debbano cambiare in meglio.

21 ottobre 1918
Un tenente croato preleva la biancheria requisita già da tempo a s. Leonardo. Parla dello sfacelo austriaco, della Jugoslavia di cui è entusiasta e dice che gli austriaci in breve si ritireranno senza attendere l'armistizio.

27 ottobre 1918
Si presenta in casa del vicario parrocchiale un tenente austriaco che si qualifica per Susnich, professore a Lubiana.
Egli afferma che fra tre o quattro giorno gli austriaci si ritireranno dal Piave perché gli italiani spiegano le loro forze mentre essi (gli austriaci) non intendono resistere più. Parla con entusiasmo della rivoluzione di Budapest, del giuramento di Zagabria, della costituente cecoslovacca che chiese ed ottenne i passaporti per la Svizzera, della costituente jugoslava con a capo il dott. Sustersic...
Quanto afferma costui è tutto vero?
Certo però che gli eventi precipitano.

29 ottobre 1918
Oggi alle ore 10 pomeridiane i germanici partono da Jainich lasciandovi incompleto il cimitero di S. Nicolò da loro costruito. L'ordine viene dall'alto.
I prigionieri alle loro dipendenze eludono la sorveglianza dei primi e rimangono nei nostri paesi.

30 ottobre 1918
Alle ore 11 pomeridiane arriva al comando della gendarmeria di S. Leonardo l'ordine telegrafico di partire domani alle ore 6 del mattino e di distruggere al fuoco tutte le loro carte e i documenti.
Dunque siamo liberi?

31 ottobre 1918
Alle 3 di stamane parte il comando di tappa di S. Pietro al Natisone.
Durante tutto il giorno truppe austriache dal fronte vanno ritirandosi per la vallata di S. Pietro al Natisone verso i loro paesi.

1 novembre 1918
Il paese è abbandonato in balia a se stesso, senza soldati e senza autorità. Né italiani, né austriaci.
Per la vallata di San Pietro al Natisone continua, come ieri, il passaggio delle truppe nemiche che ritornano nei loro confini.

2-3 novembre 1918
Tutto come ieri.
Due prigionieri italiani, venuti da Tolmino, dicono che i nostri sono già a Lubiana.

La liberazione

4 novembre 1918
Oggi a mezzodì gli italiani raggiungono Cividale.
Alle ore 3 pomeridiane sono già a S. Pietro al Natisone.
Siamo liberati e per grazia di Dio senza avvedercene, senza il frastuono delle armi, senza molestie e fatti terrorizzanti.
Sia ringraziato il Signore e la Beata Vergine di Castelmonte che ci protessero.

A S. Pietro al Natisone i nostri fecero un gran numero di prigionieri.
Tutti i paesi sono in festa e spiegano il tricolore.

6 novembre 1918
Festa di S. Leonardo. In parrocchia funzioni come ai tempi normali.
Siamo tuttora senza soldati, carabinieri, autorità.

7 novembre 1918
Durante questi giorni molti privati condussero a casa loro una gran quantità di cavalli e vario bottino catturato agli austriaci durante la loro ritirata o fuga che si voglia dire.

8 novembre 1918
Oggi sono di passaggio per S. Leonardo cinque cavalleggeri. Sono i primi che vediamo.

9 novembre 1918
Oggi arrivano a Scrutto, per rimanervi, 3 carabinieri, la prima autorità. Fra loro notansi due vecchie conoscenze.
Per San Pietro continuano ad avanzare le truppe italiane che si dirigono verso la linea di armistizio.

10 novembre 1918
In chiesa parrocchiale si canta il TE DEUM per la grazia della liberazione.

19 novembre 1918 Il primo battaglione della 23° fanteria arriva a S. Leonardo e vi prende stanza.
La canonica parrocchiale è occupata dal comando di detto battaglione. Essa è adibita a uso mensa ufficiali.

31 dicembre 1918
Dall'epoca della liberazione dal giogo austriaco imperversa in parrocchia la febbre spagnola e fa non poche vittime.
Un plauso al comando militare del I° battaglione suddetto per l'assistenza che presta alla popolazione col rifornirla di brodo, medicinali ed assistenza medica.

FINE

Dietro la guerra gli interessi della massoneria

Dietro la vuota retorica che esalta ancora oggi, a distanza di 70 anni la "vittoria" nella grande guerra c'è soprattutto la tragica realtà di 600.000 morti, un numero enorme di feriti e di orfani e gli incalcolabili danni materiali e morali provocati dalla guerra.

Pochi si chiedono oggi quali sono state le cause e le motivazioni che hanno spinto l'Italia in questo inutile massacro.

Certamente non fu la difesa dei "sacri" confini della Patria (non si è trattato di una guerra di difesa) nè il desiderio di "redimere" Trento e Trieste che l'Italia avrebbe avuto comunque (bastava che rimanesse neutrale) ma soprattutto interessi molto meno nobili di carattere economico, finanziario, politico, egemonico che poco o nulla avevano in comune con gli interessi reali del popolo italiano.

Per 70 anni sulla grande guerra molti hanno speculato, soprattutto i nazionalisti, ma la storia ha già svelato i retroscena di questa immane tragedia che dovrebbero tenere desta l'attenzione di tutti gli amanti e gli operatori di pace perchè simili "avventure" non abbiano piiù a ripetersi.

Nello scorso mese di settembre si è tenuto a Torino un convegno sul tema "La liberazione d'Italia nell'opera della massoneria" dal quale sono uscite diverse verità inedite. Tra l'altro abbiamo appreso che il massone Giuseppe Garibaldi, "l'eroe dei due mondi" ed eroe "nazioneale", fu finanziato dai massoni inglesi (con una cifra enorme, parecchie decine di miliardi di oggi) per lo sbarco dei Mille e che Gabriele D'Annunzio, il "poeta soldato" fu spinto e foraggiato dalle grandi logge massoniche per l'impresa fiumana. Ma ascoltiamo il giudizio dello storico Aldo A, Mola su questa impresa in particolare e sulla grande guerra in generale come appare dal racconto del cronista presente a quel convegno: " Così aldo Mola ha lucidamente ricostruito come la massoneria fu dietro l'impresa fiumana di D'Annunzio. La massoneria aveva voluto la grande guerra, perchè riteneva suo compito storico la dissoluzione dell'Impero Asburgico" ossia dell'ultima roccaforte in cui si alleavano Trono e Altare. Il fatto è che gli italiani, dati all'inutile strage 600.000 morti, uscirono dalla guerra con poco e nessun compenso territoriale.

"Il malcontento era grande", ha detto Mola: "e poichè era stato introdotto il sistema elettorale proporzionale, rischiavano di affermarsi i cattolici-popolari e i socialisti, partiti che erano stati fin dall'inizio contro la guerra". Il rischio era che si aprisse un processo nazionale contro l'oligarchia che aveva spinto al massacro.

"Occorreva un'impresa che scaldasse i cuori", così la massoneria spinse D'Annunzio a Fiume. Ecco come si costituì per volontà del Gran Maestro del Grande Oriente Torrigiani, "un comitato segreto" di Massoni che si affiancarono al poeta - soldato, di cui conoscevano la psicologia. Il "comitato" segu' D'Annunziao nell'impresa, lo finanziò con due milioni di lire d'allora, fattegli giungere attraverso la Crocerossa, entità internazionale che la Massoneria controllava. (...). Davvero molto istruttivo." (Cfr. Maurizio Blondet, Ecco la Storia parallela/La Massoneria alza il velo sul risorgimento italiano. Avvenire 27.09.1988, pagg. 4).

La cronaca registra più volte l'operato del tribunale militare, insediato nella canonica di S. Leonardo, con le relative sentenze e fucilazioni. Un analogo tribunale funzionava a Pulfero e precisamente nella ex trattoria Qualizza sulla sponda destra del Natisone. La massa della gente era contraria alla guerra e quindi anche i soldati non erano sufficientemente motivati e gli appelli dell'apparato propagandistico a dimostrarsi degni dell'esempio dei martiri e a non disertare il posto del pericolo e dell'onore sono per loro parole senza senso. Bisogna anche aggiungere che nessun altro esercito come quello italiano dimostra altrettanto disprezzo per "il morale delle truppe". La mobilitazione degli uomini, gli interventi necessari per convincerli ad accettare le insopportabili condizioni di vita della trincea, si basano, almeno sino alla crisi di Caporetto, pressoché esclusivamente sulla costrizione e sul terrore della pena inflitta ai disertori, autolesionisti e disfattisti.

Su circa 5 milioni e 200 mila italiani chiamati alle armi ci sono state 870.000 denunce ai tribunali militari. Al 2 settembre 1919, quando con la cosiddetta ''amnistia ai disertori'' vennero cancellate le cause ancora pendenti, la giustizia militare aveva definito 350.000 processi pronunciando 140.000 sentenze di assoluzione e 210.000 condanne. Circa la metà delle denunce riguardano casi di renitenza alla leva, gente che non ha risposto alla cartolina precetto; e di queste la stragrande maggioranza (370.000 su 470000) sono di emigranti all'estero che si rifiutano di tornare per dare il loro contributo di sangue a una patria che, non del tutto a torto, considerano matrigna. Quanto agli altri, quei 400.000 denunciati per reati commessi sotto le armi, le ragioni per le quali finiscono davanti ai tribunali militari sono le più varie: ammutinamento, insubordinazione, autolesionismo, diserzione in faccia o in presenza del nemico, codardia e disfattismo. (Cfr. Enzo Forcella, L'ombra di quei processi in LA REPUBBLICA / Storia, IV, 4 novembre 1988).

A quanto scritto sopra bisogna aggiungere che "tra i 680.000 morti e il milione e 50 mila feriti (di cui 675.000 mutilati) della "inutile strage", si annoverano anche 729 fucilati su sentenze dei tribunali militari, circa 200 "decimati", più un numero incalcolabile di "codardi" uccisi direttamente dai superiori o dai carabinieri durante la rotta di Caporetto"

(Cfr. L(uciano) G(aribaldi), Quell'inutile, ultima strage in AVVENIRE, 4 novembre 1988, pag. 13).

Quell'inutile ultima strage

Di tutte le "inutili stragi" della prima guerra mondiale, la più inutile fu l'ultima, quella di Vittorio Veneto, che festeggiamo allegramente ogni anno il 4 novembre.

Pochi sanno come andarono le cose. La mattina del 29 ottobre 1918, alle 7,30,.un capitano dell'esercito austroungarico, sventolando una bandiera bianca, si presentò davanti alle linee italiane, in Val Lagarina. Era il trentino Camillo Ruggera ed era latore di una proposta di armistizio dell'Alto comando imperiale allo Stato Maggiore italiano Fu ricevuto dal generale Giuseppe Battistoni, comandante della 268 Divisione, anch'egli trentino e riferì che il suo diretto superiore, il generale Viktor Weber von Webenau, aveva avuto mandato di trattare la resa.

Il capitano Ruggera fu munito dei necessari lasciapassare perché potesse tornare a Trento a prendere il plenipotenziario austriaco con l'intera commissione d'armistizio, e condurli a Villa Giusti, tra Abano e Padova: sede dei carabinieri addetti al Comando supremo italiano, dove si sarebbero svolte le trattative. I1'29 ottobre, alle ore l8, il generale Weber e i suoi collaboratori erano a Villa Giusti. Essi pregavano che si facesse presto, per porre termine all'immane spargimento di sangue, ma furono fatti attendere ben tre giorni. Soltanto i1 1° novembre, alle ore 15, Weber fu infatti condotto davanti al plenipotenziario italiano Pietro Badoglio, il quale gli precisò le condizioni di resa che furono accettate.

Perché tanto ritardo, quando tutto avrebbe potuto esser concluso fra il 30 e il 31 ottobre? Perché il Comando Supremo italiano il governo Orlando volevano che le nostre truppe si trovassero quanto più possibile vicine al vecchio confine nel momento in cui fosse scattato il "cessate il fuoco". Per poter dire che gli italiani avevano liberato da sé le proprie terre invase.

Che importanza aveva se questa cinica manifestazione di orgoglio sarebbe costata, -come costò, 35.180 vittime italiane, tra morti e feriti, cioè il bilancio della battaglia di Vittorio Veneto?

Weber ebbe il nulla osta di Vienna alle ore 15 del 3 novembre e chiese che gli . italiani sospendessero immediatamente le ostilità, comunicando che da quel preciso momento le truppe austriache, avevano l'ordine di limitarsi a rispondere se attaccati. Ma Badoglio rispose che non poteva accettare, "data l'impossibilità, di far giungere l'ordine contemporaneamente a tutte le unità combattenti". Come se i telefoni da campo noi esistessero. Il "cessate il fuoco" sarebbe scattato 24 ore dopo la firma dell'armistizio. Alcuni ufficiali del seguito di Weber protestarono ad alta voce: "Questa è una carneficina inutile".

Allora Badoglio fece vedere chi era. Picchiando un pugno sul tavolo, l'uomo che 25 anni dopo avrebbe mandato allo sbaraglio milioni di soldati italiani, chiamò il colonnello Gazzera e gli ordinò: "Vada al telefono e annulli l'ordine di sospensione delle ostilità". Weber si alzò in piedi e chinò la testa.

Anche Badoglio aveva avuto il suo personale pugno di morti da gettare sul tavolo della trattativa. Tra questi i bersaglieri della 23° Divisione (generale . Fara) che, alle 14.45, del 4 novembre, furono lanciati all'attacco delle posizioni austriache in località Paradiso, presso Torsa e i lancieri del 4° Squadrone del , Reggim. "Aquila", falciati dalle mitragliatrici magiare mentre si lanciavano alla carica della retroguardia alle 14.59.

Fino all'ultimo morto: il caporalmaggiore Giuseppe Pezzarossa, 19 anni della 1° Sezione Mantova, colpito da una pallottola in fronte alle ore 15. a Sud di Udine, mentre i trombettieri suonavano il "cessate il fuoco". (...)

Luciano Garibaldi, "Quell'inutile, ultima strage", Avvenire, 4.11.1988 pag. 13.

Don G. Petricig e don G. Gorenszach

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