INCENDIO DI COSTA DI VERNASSINO

Il giorno 9 novembre 1943, verso le 4 del pomeriggio, la borgata di Costa era distrutta da un violento incendio, appiccato dalle forze armate tedesche SS.

9 novembre 1943

L'incendio di Costa di Vernassino in comune di S. Pietro al Natisone fu appiccato dai soldati tedeschi il 9 novembre 1943.

Di questo tragico avvenimento c'è la testimonianza scritta del cappellano curato di Vernassino don Mario Fort di Cividale nel "Libro storico" della cappellania curata di Vernasino (vol. 2° dal 1942 al 1959).

Don Mario Fort era arrivato a Vernassino come sacerdote novello nel settembre del 1939 e vi rimase fino al dicembre del 1952.

Il giorno 9 novembre 1943, verso le 4 del pomeriggio, la vicina borgata di Costa era distrutta da un violento incendio, appiccato dalle forze armate tedesche SS. Al mattino di detto giorno, alcune pattuglie di soldati tedeschi di stanza nel comune di Savogna erano salite a Costa per un'azione di rastrellamento dei partigiani. Anche per Vernassino passò una pattuglia che si diresse verso Costa e poco dopo si udirono degli spari d'arma da fuoco.

Verso l'una pomeridiana, mentre stavo terminando la lezione di catechismo, alcune mamme, i cui bimbi erano a dottrina, mi avvertirono che fuori del paese di Costa era stato ferito un soldato tedesco, il quale era stato poi trasportato a Savogna da alcuni paesani, accompagnati da soldati tedeschi. Questi avevano minacciato la popolazione dicendo: "Domani tutta Costa sarà in fiamme. Mi pregarono perciò di scendere a Savogna per supplicare il comando tedesco a non mettere in opera la minaccia.

Mi portai subito a Savogna e con l'aiuto di un'interprete riuscii a far capire ad alcuni soldati quanto intendevo chiedere ma non ebbi che questa risposta. "Il paese nel quale era stato ferito il loro camerata doveva essere kaputt, kaputt!" Chiesi del comandante ed un semplice soldato mi fece capire che in questo caso il comandante era lui.

Allora mi recai immediatamente a S. Pietro al Natisone per trovare qualche altra autorità tedesca e così evitare tanta sciagura ma non trovai alcuno poiché il comandante s'era portato in automobile a Savogna ed io l'avevo incrociato per la strada ma senza riconoscerlo. Ripresi il viaggio di ritorno verso Savogna ma a Clenia, guardando in direzione di Vernassino vidi salire verso il cielo una densa colonna di fumo...

Purtroppo quello che avevo sospettato era accaduto: tutto il paese di Costa ardeva in uno spaventoso rogo. Salii immediatamente a Vernassino e poi m'incamminai verso Costa. Dopo il primo ponte m'imbattei in un gruppo di uomini e di giovani di Costa circondati dai soldati tedeschi che avevano puntato contro di loro dei fucili mitragliatori ed altre armi.

Credetti di proseguire oltre perché sapevo che c'era bisogno del mio ministero, ma mi fu impedito da un soldato che mi puntò al petto il fucile. Allora chiesi se avrebbero ucciso quei miei uomini e giovani ed essi risposero di sì. Allora supplicai di poter andare a Costa per aiutare un povero vecchio, infermo di gambe, ma non mi fu permesso assolutamente di andare avanti.

Ritornai sui miei passi col cuore straziato e mi portai in chiesa a pregare assieme a tanta gente per più di un'ora. Quando seppi che la pattuglia tedesca se n'era andata portando con sé quel gruppo di uomini e di giovani a Savogna, mi avviai di nuovo verso Costa. Mi fermai alla prima curva della strada che da Vernassino conduce verso Costa e vidi il paese avvolto da un immenso rogo. Si udivano le grida strazianti delle donne e dei bimbi dispersi per i campi, il rumore dei tetti che crollavano, i muggiti degli armenti dispersi per il monte e di altri animali che bruciavano in mezzo alle fiamme... Mi assicurai che potevo andare in paese... Che orrore! Trovai due giovani morti, uno di 31 e l'altro di 16 anni, uccisi dai fucili mitragliatori perché sorpresi dai soldati tedeschi a correre terrorizzati per il paese.

Tutti gli altri abitanti erano riusciti a salvarsi, anche la maggior parte degli animali era uscita dalle stalle e ora vagava per la montagna. Soltanto poche persone erano riuscite a salvare un po' di biancheria, qualche letto e qualcosa da mangiare, la maggior parte dei beni invece andò perduta nell'incendio: quintali e quintali di mele, pere e castagne, data l'abbondanza dell'annata, patate, fagioli, vino, denari, ecc... Su 29 famiglie di cui si compone la borgata ben 22 sono rimaste senza tetto e senza mezzi per sopravvivere. Alcune non riuscirono a salvare nulla... E tutta questa gente spaventata, terrorizzata si è rifugiata qui a Vernassino dove è stata ospitata per le famiglie. In qualche casa hanno accolto più di una famiglia disastrata e non si sa come potranno tirare avanti in questi momenti critici. Speriamo in Dio. Gli uomini e i giovani che erano stati accompagnati a Savogna, grazie a Dio ritornarono tutti alle proprie case.

Durante l'incendio di Costa successe un caso pietoso e davvero raccapricciante. Un povero vecchio nonno (certo Giuseppe Turco) di 88 anni non era potuto uscire dalla sua camera perché ammalato o meglio perché i soldati non l'hanno lasciato portar fuori. I soldati appiccarono il fuoco al suo letto e chiusero la porta della camera poi portarono presso la porta una fascina di legna da ardere ed anche a questa appiccarono. Il povero vecchio dovette così morire bruciato vivo. Quando arrivai alla sua casa, non vidi altro che una cosa informe che ardeva. Il giorno dopo si trovò il corpo del povero uomo ridotto ad un troncone carbonizzato che era caduto nella cucina sottostante. Nel momento della sciagura il povero vecchio gridava: "Otročiči moji, molita grivingo, molita grivingo!" (Fanciulli miei recitate l'atto di dolore, recitate l'atto di dolore!).

B.Z. - DOM - n. 19 - 1988

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