UN'OPERA DA SALVARE

Antro e Grotta sotto l'arcobaleno
Antro e Grotta sotto l'arcobaleno
Il testo è tratto da LA GROTTA DI S. GIOVANNI D'ANTRO, edito a cura della Parrocchia di Antro ed è l'introduzione alla pubblicazione dell'architetto Valentino Simonitti, che auspica interventi di ristrutturazione della grotta stessa, interventi che egli stesso in seguito progetterà e dirigerà magistralmente.


La Grotta-Monumento di S. Giovanni d'Antro, situata in Val Natisone ad un'altezza di metri 348 s.m., si apre entro una parete rocciosa con un orifizio parzialmente occupato da alcune opere murarie che assieme agli anfratti naturali concorrono a formare il presbiterio di una cappella, una sacrestia, una loggetta, una terrazza, il pavimento di una sala, vari parapetti ed altre opere accessorie.

Una ripida e lunga scalinata di pietra, costruita lungo la parete del dirupo, permette l'accesso al luogo, a partire dal termine della strada di collegamento coll'abitato di Antro.

La soglia della grotta offre un'ampia veduta sullo strapiombo esterno e sulla sottostante valle percorsa dal fiume, mentre la sua cavità (non ancora del tutto esplorata) si inoltra nell'interno della montagna per alcune centinaia di metri con un andamento molto accidentato e vario nella successione di strozzature, slarghi, ruscelli e specchi d'acqua, tra anfratti rivestiti da concrezioni calcaree.

Il presbiterio della cappella (tuttora aperta al culto) è di stile gotico e porta una lapide con la data di costruzione 1477; ma da vari documenti storici risulta che il luogo costituiva un rifugio fortificato già nei secoli precedenti, mentre resti rinvenuti in sito dimostrano l'esistenza di insediamenti umani nel periodo neolitico.

La Grotta d'Antro è il più importante monumento storico nella Val Natisone ed è il luogo più caro al cuore delle popolazioni locali che nella sua storia e nelle leggende fiorite intorno ad esso sentono rievocata la loro antica Comunità, la quale appunto ad Antro aveva la sua " Banca de li dodici " o Arrengo in cui i decani delle vicinìe amministravano il comune patrimonio di pascoli e di boschi, regolavano la condotta della vita civile e da cui partivano i delegati per conferire direttamente col Doge di Venezia su affari riguardanti la Comunità.

In quel luogo rupestre, dedicato al culto, ma munito come un fortilizio, le genti di Val Natisone trovavano un tempo rifugio e mezzi di difesa; oggi esse vi scorgono con commozione il loro " presepe ", l'umile culla in cui esse in tempi oscuri e con molti travagli nacquero alla luce del cristianesimo e della vita civile e da cui trassero forza spirituale per partecipare alla cultura e alla storia e formare quel patrimonio di tradizioni e di costumi di cui resta ancora viva l'impronta di questa valle.

Se la Grotta di Antro è da tempo ben nota agli studiosi, che ad essa hanno dedicato e tuttora dedicano con continuo fervore le loro ricerche storiche e scientifiche, - come lo testimoniano anche i tre studi qui raccolti - può dirsi che essa per il comune turista è stata una scoperta abbastanza recente ma di rapidissimo effetto: la singolare bellezza del luogo, in cui l'arte e la natura si presentano in suggestivo legame, attira oggi un considerevole e sempre più crescente numero di visitatori anche stranieri.

In penoso contrasto con l'ammirazione e con la fama che circondano il monumento è lo stato di conservazione delle sue opere storiche ed artistiche, già gravemente provate dal tempo, ma ora sottoposte anche al tormento di continue cadute di materiali, che franano a causa di un dissesto verificatosi recentemente nei terreni soprastanti e che entro brevissimo tempo potrebbero ridurre a rovina la parte costruita della grotta.
La copertura della cappella è ormai gravemente lesionata ed ampie infiltrazioni d'acqua deturpano la volta e le pareti del presbiterio, mentre parapetti e scalinate sono gradualmente demoliti dal persistente precipitare di macigni.

Il pericolo è perciò gravissimo e i mezzi per sventarlo non possono che essere di carattere straordinario e di costo considerevole, reperibili solo in modestissima parte tra le risorse di una piccola parrocchia di montagna, com'è quella di Antro al cui patrimonio la grotta appartiene.
Ma l'angosciato appello del parroco ha trovato viva risonanza nell'animo di studiosi, di tecnici, di pubblici amministratori e di appassionati e ha incontrato pronto accoglimento nella Giunta Regionale che con delibera n. 2969 del 30-12-1965 ha deciso un contributo per i lavori più urgenti di sistemazione e di restauro.

Il progetto per questi lavori prevede:

a) anzitutto opere di riassetto dei terreni sul pendio montano sovrastante la grotta, per arrestarne le frane e deviare lo scorrimento delle acque pluviali;

b) interventi di restauro, di consolidamento, di risanamento delle opere artisticamente più pregevoli e storicamente più autentiche;

c) gli apprestamenti e le attrezzature per rendere agevole anche al comune turista la visita ai recessi naturali più interni della grotta;

d)la sistemazione paesaggistica lungo il percorso che collega l'abitato di Antro alla località rupestre in cui si apre la grotta.

Per questo percorso, da cui si gode ampia vista sul fondovalle col Natisone scorrente nell'alveo roccioso, è previsto l'adattamento a passeggiata panoramica, snodantesi secondo la configurazione del terreno, tra macchie boscose e dirupi, lungo la quale potrà trovare in futuro l'ambiente ideale quel giardino botanico montano che gli appassionati della flora locale auspicano, per raccogliervi le specie più belle e più caratteristiche delle creature verdi e fonte della Val Natisone, molte delle quali sono divenute abbastanza rare.

La realizzazione del progetto di restauro e di sistemazione generale comporterà una serie di interventi delicati e difficili per assicurare alle opere una vita durevole senza comprometterne la suggestiva bellezza cui hanno contribuito la natura e la storia.
Sarà un'impresa ardua, lunga e costosa, ma in definitiva degna del luogo.
E a don Walter Zaban, che come parroco di Antro da un ventennio presta fervide cure all'insigne monumento e che dell'impresa è il promotore e ne sarà il primo protagonista, va il plauso e l'appoggio di tutti coloro che con lui condividono l'amore per la Grotta di Antro, e in particolare di noi della Val Natisone che nel monumento risorto a nuova vita potremo ritrovare in tutta la sua espressione la più bella testimonianza del nostro passato.

Su di essa gettano una vivida luce i tre studi che qui vengono offerti, che promana dalle appassionate e penetranti pagine di Carlo Mutinelli e dalle fervide ricerche storiche di Giovanni M. Del Basso e di Mario Brozzi.
Ci servano di invito a conoscere meglio e a conservare con amore quel grande patrimonio morale che è per noi la Grotta di S. Giovanni d'Antro.

Valentino Z. Simonitti

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