CARLO PODRECCA

Alcuni cenni biografici del grande autore di LA SLAVIA ITALIANA

Garibaldino della "Slavia italiana"

Il 1982 sarà anche l'anno di Garibaldi. Auguriamoci che Egli non abbia a rivoltarsi nella tomba per le eccessive strumentalizzazioni cui spesso i centenari danno luogo, mascherate, magari sotto il nome di "revisioni storiche"; quelle revisioni che alla storia finiscono col togliere tutto il suo valore, riconducendola troppo sovente ad espressione di parte, più spesso dei vincitori, cosa d'altronde facile, perché è scritta da uomini e non tutti sono tanto santi da raggiungere l'obbiettività attraverso l'annichilimento delle proprie passioni. Cosa ancor più facile con uomini come Garibaldi, ricco d'intense e generose passioni, ma certo più uomo d'azione che di pensiero, di spada che di penna.

Anche le Valli del Natisone hanno avuto il loro garibaldino: Carlo Podrecca, che diversamente dal Generale, ha lasciato larga messe di scritti, su cui già si è appuntata l'attenzione degli studiosi particolarmente riguardo alla sua opera principale "Slavia Italiana", edita "presso Fulvio Giovanni", in Cividale nel 1884 e ristampata a cura del centro studi Nediza, nel 1977, con un vasto apparato di ricerca.

Omaggio del resto dovuto ad un concittadino, o quasi, perché se Carlo nacque a Cividale il 18 settembre 1839, è ben vero che suo padre, Giovanni Battista, vi si era trasferito per esercitarvi l'avvocatura solo nel 1837, dalla nativa S. Pietro, ove la famiglia è ricordata almeno dal 1700, ed era importante, tanto che il nonno, ad esempio fu "cancelliere" della "Banca d'Antro" sul finire della Repubblica Veneta. Famiglia che si distingue anche per il suo impegno nei moti antiaustriaci del 1848, il cui spirito aleggiava certo nella casa cividalese e, forse, non fu estraneo al fatto che 11 Nostro, primo di sette figli, si recasse a Torino per gli studi universitari, e qui, allo scoppio della guerra contro l'Austria nel 1849, è la seconda guerra d'indipendenza, egli si arruolò nell'esercito piemontese, passando quindi nelle truppe garibaldine, combattendovi tutta quella campagna.

Quando poi Garibaldi si diede ad organizzare la spedizione di Sicilia, Carlo Podrecca fu ancora 99fl lui e vi partecipò, evidentemente da valoroso, tanto che al termine della battaglia di Milazzo Nino Bixio lo nominò tenente sul campo, facendogli dono della spada. Con Garibaldi, Carlo Podrecca fu poi sull'Aspromonte, a Bezzecca, a Monterotondo e, infine a Mentana, la triste giornata del 3 novembre 1867, in cui solo la superiorità del numero e delle più moderne armi francesi ebbero ragione dei volontari garibaldini. Allora il Nostro tornò alla Sua Cividale ed alla famiglia; alla moglie Amalia, milanese, che aveva sposato nel 1865, ed al figlio, Guido, primo dei quattro che egli ebbe.

Ma Carlo Podrecca non può essere ricordato solo come volontario garibaldino, combattente per l'indipendenza della sua Patria; sarebbe sminuirne la figura, non riconoscere la personalità poliedrica per cui fu sensibile cultore di musica, appassionato animatore di teatro, giornalista acuto ed attento, grosso personaggio della vita cittadina, d'idee socialmente avanzate, come attesta la sua opera nella "Società operaia", e, soprattutto, storico della sua gente, principalmente nella citata "Slavia italiana", titolo che egli giustifica con queste precise parole: "- Convengo che sarebbe stato più appropriato il titolo "Gli slavi del Distretto di San Pietro al Natisone", ma, mio Dio! suonava male e, quel che è peggio, non contrapponeva al qualificativo etnologico "slavo" l'espressione storica del sentimento patriottico schiettamente "italiano" del paese che io venivo illustrando". Sono parole che non abbisognano di commento; parole che ancora oggi meritano attenta considerazione e che, soprattutto, danno un preciso contenuto morale al suo essere garibaldino.

Di Carlo Podrecca è pubblicato in questo sito LA SLAVIA ITALIANA

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