Giuseppe Stulin




Giuseppe Stulin nacque a Tribil Superiore (Stregna) il 31 marzo 1899.
Fu emigrante in Olanda e Svizzera. Dal 1930 al 1934 fu in Francia dove lavorò come decoratore.

Dal 1934 risiedette a Cividale, da cui mosse attorno al 1960 per recarsi a New York, negli U.S.A., come turista, dove rimase alcuni mesi presso la sorella.

Continuò a dipingere da pensionato artigiano: i suoi quadri sono sparsi per le case ed i locali pubblici di Cividale e delle Valli del Natisone, altri sono di proprietà di parenti.

Stulin morì a Cividale, per un incidente, l’8 febbraio 1976, lasciando, come artista autodidatta, una profonda traccia di sè.

Un ricordo

Bepi Stulin era nato a Tribil Superiore e viveva al Cristo (un sobborgo cividalese) quando ci vivevo anch’io.
Ero molto più giovane di lui, ma stavamo assieme perché allora ci legava una grande passione per la pesca.

Sapevo che, oltre al mestiere che permetteva a lui ed alla sua famiglia di vivere, dipingeva: una volta infatti sua moglie, quando era ancora lontano (era stato richiamato), mi aveva mostrato alcune tele che egli aveva dipinto durante un lungo soggiorno di lavoro in Francia.

Tra noi, allora, di pittura si parlava poco.
Quando andavamo a pescare lungo il Natisone e lo Judrio, tuttavia, e durante i nostrispostamenti a piedi o in bicicletta, Stulin mi parlava del suo soggiorno francese e di quei paesaggi così diversi dai nostri. Intuivo così che doveva averli dipinti e come il dipingerli fosse stato per lui anche un mezzo per capirli e per capire una terra ed una gente nttova.

Ma il tempo scorre come le conoscenze, la gente prende vie diverse: anche noi, così, ci perdemrno di vista.

Seppi poi, da una sua lettera, che era in America presso una sorella e che aveva ripreso a dipingere.
Quando fece ritorno, cominciò a lavorare anche qui tracciando, con sincero spirito «naive», i ricordi e le impressioni del tempo trascorso: Tribil, Cividale, il Natisone e le Valli, qualche figura.


E tutto con l’amore per il particolare caratterizzante, nella serena atmosfera del ricordo e nella serenità di non dover competere con nessuno.

Esponeva i suoi quadri in qualche ambiente pubblico (quanti ora non lo fanno) e, vendendone qualcuno, avvantaggiava la sua modesta pensione.

Morì una sera, quasi sulla soglia di casa, investito da un’automobile.

Il Centro Studi Nedi~a di 5. Pietro al Natisone, siccome io conoscevo bene Stulin e gli vogliono allestire un tratto di mostra postuma, mi ha pregato di scrivere qualcosa di lui.
Ho cercato di farlo, ma chiaramente me lo ritrovo piìL vivo quando, in qualche luogo, scopro un suo piccolo quadro.

Spero che anche i visitatori di questa mostra possano apprezzare la semplicità e la spontaneità del caro, vecchio amico, Bepi Stulin.
Aldo Colò

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