Il Mago di Mersino

Solo attraverso una grande passione si può imparare a carpire i segreti delle erbe medicinali. Il "mago" di Mersino doveva averne tanta se può essere considerato il più famoso erborista delle Valli. Božo Zuanella ha pubblicato sul DOM dai n° 1-5 del 1987 una ricerca sulla sua vita e sulle sue prerogative di "semplicista".

Stefano Gorenszach: il "mago" di Mersino

Le giovani generazioni forse non avranno neppure sentito parlare di Stefano Gorenszach, il famoso "medico", guaritore ed erborista di Mersino morto esattamente 94 anni fa.
Eppure la sua figura e la sua opera meritano di essere conosciuti, illustrati ed analizzati almeno per due motivi fondamentali:
1) perchè è stato, a mio avviso, uno dei più famosi erboristi delle Valli del Natisone vissuto nel secolo scorso e
2) perché è l'autore di un interessante manoscritto in lingua slovena sulla medicina popolare tuttora inedito.

Scheda biografica

Stefano Gorenszach (1) nacque il 29.3.1822 (2) da Mattia e Buttera Giovanna (3) a Mersino Basso (comune di Pulfero) in località Marsieli al numero civico 31 (vulgo "ta par Trambuolih").
Morì nel paese natio l'8.l.1907 all'età di quasi 85 anni (4).
Stefano si era sposato il 6.6.1842 con Zorza Marianna del luogo (5) e da questa unione nacquero 9 figli (sei maschi e tre femmine).
Il primo figlio Giuseppe mori all'età di appena un anno e mezzo e il ruolo di primogenito venne assunto dal secondogenito Matteo (Matevš) nato il 14.8.1847 (6).
Stefano probabilmente non ebbe la possibilità di frequentare delle scuole regolari in quanto, sia sotto l'Austria che sotto l'Italia (mi riferisco naturalmente al secolo scorso), erano molto rare nel piano o a fondovalle e pressocché inesistenti nei paesi di montagna (7).
Presumo che abbia ricevuto una sommaria istruzione elementare dal cappellano del luogo. E' noto, infatti, che i sacerdoti di montagna, almeno nelle Valli del Natisone, erano nel passato dei "factotum": organizzavano corsi di istruzione elementare per adulti, si improvvisavano "medici" ed infermieri e provvedevano alla assistenza sociale (8)

I sacerdoti sloveni usavano nella predicazione e nell'insegnamento del catechismo la lingua slovena locale e insegnavano ai ragazzi a leggere i testi sloveni che allora incominciavano ad entrare nelle nostre case (libri devozionali e le pubblicazioni della Mohorjeva Družba di Celovec/Klagenfurt - Sodalizio e confraternita di S. Ermacora).
Dato che Stefano Gorenszach era anche sacrestano nella vicina chiesa parrocchiale della S.S. Trinità (9) aveva dei contatti quotidiani col cappellano del luogo e questi stretti rapporti "professionali" ed umani con un "intellettuale" (il sacerdote) gli hanno dato la possibilità di arricchirsi anche dal punto di vista culturale e linguistico e di prendere coscienza della propria identità slovena (10).
Da questi particolari possiamo dedurre che Stefano abbia imparato a scrivere in lingua slovena, utilizzando in parte la grafia italiana ed in parte la grafia slovena di A. Bohorič (11) proprio nella canonica di Mersino.

Da notare, in proposito, che i nostri sacerdoti sloveni del secolo scorso conoscevano ed usavano, anche se non sempre con coerenza e precisione, la grafia chiamata "bohoričica" e continuarono ad usarla anche dopo che questa venne sostituita dalla grafia chiamata "gajica" che è tuttora in vigore.(12)

Stefano Gorenszach ha trascorso tutta la sua lunga vita a Mersino facendo l'agricoltore e il sacrestano e dedicandosi con successo alla cura degli ammalati. Con queste attività riuscì a mantenere decorosamente la sua numerosa famiglia ma ciò che lo rese famoso e lo tolse dall'anonimato fu proprio la sua passione per le erbe medicinali e la sua capacità dì guaritore.

Note

1)Si tratta di un cognome tipico di Mersino Basso. Gorenjščak, trascritto poi in grafia italiana come Gorenszach, ha alla base un nome di luogo (microtoponimo). La casa dei "Trambuoli" si trova nella parte alta (gorenj konac) della frazione di Marsieli (?).
(ndr. Gorenj konac è Mersino Alto, dove si trova ancora oggi il cognome Gorenszach. La casa di Trambuolni, invece, è situata nella parte bassa di Marsieli).
Il cognome Gorenszach è sorto dall'aggettivo "goreni" abbinato al tipico formante di luogo ščak (gorenj + -ščak = Gorenjščak) e sta ad indicare la persona che abita nella parte superiore del paese. Da Mersino il cognome è emigrato a Matajur ed in altre località delle Valli del Natisone.
Allo stesso modo sono sorti ad es. i nomi di famiglia Gorcovi a Masseris e Gorniči a Spignon (e a Tarcetta: Gorni)

2) E interessante far notare che in quell'anno sono nati anche altri uomini illustri tra cui Peter Podreka di S. Pietro al Natisone, poeta e scrittore sloveno Jožef Podreka, da S. Leonardo, autore di un catechismo sloveno stampato a Gorizia.

3) Il cognome Buttera (sloveno Bùtera) presente a Mersino nel secolo scorso è originario della parrocchia di Rodda dove esiste la omonima frazione Buttera (sl. Butera).

4) Stranamente, nel libro dei battezzati della parrocchia di S. Pietro, di cui faceva parte allora anche Mersino, non ho trovato l'atto di battesimo di S. Gorenszach.
I dati anagrafici li ho desunti dall'atto di morte contenuto nei "liber mortuorum" che qui trascrivo:
"8.1.190 7-Gorenszach Stephanus qd. Mattiae qd. Lucae et qd. Buttera Johannae qd. Philippi de Mersino (N. 31) natus die 29.3.1822, viduus Zorza Mariannae qd. Antonii; munitus S. S. sacramentis poenitentiae, eucharistiae et extremae untionis, obiit hodie h(ora) 9. vespere et die 10. sepultus est ad S.S. Trinitatem de Mersino,,.

5) Zorza è un cognome tipico di Mersino Alto che ha dato il nome alla omonima frazione Zorza (sloveno "Zorzi").
Il cognome deriva dalla forma romanza (friulana) Zorz (= Giorgio).
Da notare che a Mersino Basso esiste anche la variante slovena di questo cognome: Iuretig (forma slovena Juretig) che ha dato il nome alla omonima frazione Iureretig / Juretiči.
Questo cognome/patronimico è derivato dallo agionimo sloveno Jur (= Giorgio) abbinato al formante -ič.

6) Anche Matteo Gorenszach è degno di una menzione.
Nato il 14.9.1847 sposò il 2S.1.1875 Jožefa Jelinčič, figlia di Andrej e di Kobal Agnes da Dolie presso Tolmino.
Da questo matrimonio nacquero due figli: Angela e Giuseppe Ernesto Giacomo.
Quest'ultimo si fece sacerdote e fu prima cappellano e poi vicario di S. Leonardo e infine canonico del duomo di Cividale.
Matteo seguì le orme del padre Stefano e divenne un bravo erborista. Esercitò per qualche tempo questa "professione" anche a Cividale dove si era trasferito con la famiglia.

7) Lo deduco anche dalle poche frasi scritte in un italiano piuttosto stentato che sono inserite nel quaderno manoscritto di cui parleremo in seguito.

8) A proposito di Peter Podreka, cappellano di Tercimonte dal 1850 al 1856 scrive I. Trinko:
"Bil je ljudem pravi oče ne samo v duhovnih zadevah, ampak tudi v vsakem drugem oziru. In š posebno se je žrtvoval in postavil za nje svoje življenje, kadar je po (trčmunski) kaplaniji razsajal legar in pozneje še hujša kolera in je kot umen zdravnik bolnikom stregel, zdrave učil in svaril in in mnogim rešil živ1jenje".

9) Informazione fornitami dai discendenti di S. G.

10) Nel 1876 la Mohorjeva Družba di Celovec/Klagenfurt contava appena 22 abbonati nella diocesi di Udine: 19 tra sacerdoti e teologi e 4 laici (due di questi erano certamente sacrestani: Jože Rakar e Štefan Gorenjščak).
Stefano restò fedele alla Mohorjeva Družba fino al 1906.
Nel 1907 compare tra gli abbonati, in sostituzione del padre, il figlio Matevž (Matteo).
Tra gli abbonati del 1876 troviamo anche il sacerdote e maestro elementare don Stefano Valente di Resia (1826-1905), segno questo che la lingua slovena non rappresentava alcuna difficoltà per i Resiani colti.

11) Questa grafia ha preso il nome di Adam Bohorič (l520?-l600?) ed è stata usata fino alla metà del secolo scorso.

12) Basta prendere in mano, ad es., il Christjanske uzhilo" di don Valentin Bledig scritto nel dialetto resiano probabilmente tra il 1842 e il 1850.


SEMPLICISTA

Stefano Gorenszach è famoso soprattutto per essere stato un bravo "semplicista" (1), un uomo cioè che curava le persone con le erbe medicinali e raggiunse nel campo della medicina popolare notevoli successi.

Nel secolo scorso non esistevano le "mutue", le USL, l'INAM e la povera gente non poteva permettersi il lusso di pagare, di tasca propria, il medico, le medicine o l'ospedale. Nelle necessità si rivolgono ai guaritori, ai "medici" di paese e agli erboristi i quali chiedevano per le loro prestazioni esigui compensi.

Nel campo della medicina popolare brillavano allora anche i sacerdoti, il più famoso dei quali fu don Giuseppe Bergnach (vulgo Kalùt) di Gnidovizza (2).

Stefano Gorenszach scrisse, ad uso personale, una specie di manuale di medicina popolare in lingua slovena di cui parleremo ampiamente in seguito. Da questi appunti possiamo capire quale metodo usasse nella cura dei malati che a lui si rivolgevano.
Per prima cosa esaminava le urine, inizialmente in maniera molto empirica (osservandole ad "occhio nudo").
In seguito entrò in possesso di un microscopio (3) e con questo strumento le sue diagnosi divennero probabilmente più esatte.
Dopo aver diagnosticato la malattia, prescriveva le medicine più appropriate (soprattutto decotti e impacchi) che preparava personalmente, coadiuvato in questo dai suoi familiari che raccoglievano le erbe medicinali nella zona di Mersino (4).

Ai visitatori e ai compaesani il Gorenszach soleva dire che "Marsin je adna vas puna medežin" (Mersino è un paese pieno di medicine) in riferimento alle numerose erbe medicinali che crescevano e crescono tuttora sulle pendici del Matajur.
A Stefano ricorrevano non solo gli ammalati dai paesi vicini ma anche dal Friuli e persino da Trieste. Gli italiani lo chiamavano semplicemente "il mago di Mersino" e questo titolo dimostra in maniera eloquente quale stima godesse presso i suoi clienti.
Attorno alla sua figura si è creato quasi un mito e oggi, a 96 anni dalla scomparsa, la sua fama di guaritore vive ancora in diversi aneddoti che rispecchiano probabilmente un fondo di verità.
A Matajur si raconta, ad es., di un uomo ammalato, il quale, non potendosi recare personalmente a Mersino, mandò ad analizzare le sue urine tramite un ragazzo.
Purtroppo, lungo il sentiero da Matajur a Mersino, al ragazzo sfuggì di mano la boccetta contenente le urine e tutto il liquido si versò per terra. Il ragazzo, che non aveva voglia di ritornare a Matajur, riempì la boccetta con le sue urine e le portò da Stefano. Il "semplicista", dopo averle analizzate, chiamò il ragazzo e gli disse: "L'uomo che ha queste urine, ha le ore contate!".
Il ragazzo tornò a Matajur ma dopo pochi giorni mori.

L'attività di Stefano Gorenszach dava fastidio ai medici e ai farmacisti di Cividale, i quali sopportavano malvolentieri la concorrenza di un erborista e lo denunciarono per esercizio abusivo dell'arte medica.
La stessa sorte toccò al figlio Matteo, il quale aveva appreso dal padre i segreti del mestiere e curava le persone anche a Cividale dove si era trasferito con la famiglia. Matteo allora abbandonò pian piano questa attività che gli procurava più fastidi che soddisfazioni (5).

Come, quando e da chi S. Gorenszach imparò a curare le malattie?
A queste domande non possiamo dare risposte esaurienti e precise, credo però che alla base di tutto ci sia stata una predisposizione naturale e un interesse innato del Gorenszach per l'arte medica.
La lettura di articoli e di testi sulla medicina popolare, sulle erbe medicinali e la pratica quotidiana di questa materia hanno fatto poi il resto.

Note

1) Questa è anche la parola che i familiari hanno fatto apporre sulla lapide tombale di S. Gorenszach nel cimitero di Mersino Basso.
Il sostantivo italiano "semplice" deriva dal latino medioevale "(medicamentum) simplex" e significa "erba medicinale" (Cfr., G. Devoto, Avviamento alla etimologia italiana-dizionario etimologico, 1982, 3. ed., pag. 386).
"Semplicista" è dunque colui che si interessa delle erbe medicinali e cura le malattie con tali erbe.

2) Nato a Gnidovizza (comune di Stregna) nel 1823, (un anno prima di S. Gorenszach) fu cappellano di Tribil superiore dal 1851 fino alla morte avvenuta nel 1907 (nello stesso anno morì anche il "mago" di Mersino).
Pre Jožef Kalùt è conosciuto soprattutto nelle cosiddette "Valli di S. Leonardo" e non soltanto per le sue doti di guaritore ma anche per essere stato un personaggio originale e molto simpatico.
Di lui ha scritto don Emilio Cencig:
"Je biu tudi domači zdravnik. Poznù je usè zdravilne rože in kuhu iz njih medežine. Pravijo, da je znù ozdravit usè madrone an karčè, naraunavu je spahnjene noge in roke" (DOM, Gennaio 1984, pag. 7).

3) Informazione del maestro Carlo Tomasetig di S. Pietro al Natisone, lontano parente di S. Gorenszach.

4) Nella raccolta delle erbe il Gorenszach si fidava soltanto dei membri della propria famiglia (informazione di Luigia Gosgnach, di anni 98, abitante a Matajur ma originaria di Mersino Alto).

5) Informazione di mons. Valentino Birtig che fu per diversi anni cappellano di Mersino. I Gorenszach (padre e figlio) non avevano una grande fiducia nella medicina ufficiale. Negli ultimi tempi, però, consigliavano ai loro clienti anche delle medicine che si trovavano in vendita nelle farmacie.


Autore di un manuale di medicina popolare

Stefano Gorenszach merita una particolare attenzione anche da parte dei linguisti in quanto è l'autore di un "manuale di medicina popolare" scritto nel dialetto sloveno del Natisone (1).
Il quaderno - manoscritto è formato da due quinterni legati assieme e foderati con una copertina di color marrone che ritengo sia stata tratta da un libro antico. Il primo quinterno (da pag. 1 a pag. 40) ha le dimensioni di cm. 14,3 x 19 mentre il secondo (da pag. 41 a pag. 67 più cinque pagine non numerate contenenti l'indice) ha le dimensioni di cm. 15,2x21.
Allegato al quaderno c'è anche un foglio sparso scritto dallo stesso autore che contiene numerose ricette medicinali.
Nella prima pagina del manoscritto, a destra in alto, si nota la firma stilizzata di Gorenszach.

L'autore, nelle pagg. 1-29 tratta in modo specifico l'analisi delle urine mentre nelle pagine seguenti (29-67) riporta quasi esclusivamente i metodi per curare numerose malattie e le ricette preparate soprattutto con le erbe medicinali.
Alle pagg. 66-67 c'è un "intermezzo" in lingua italiana (probabilmente riportato da qualche pubblicazione) in cui sono descritti e analizzati "i giorni più sfortunati dell'anno".

Questo quaderno è importante per gli sloveni delle Valli del Natisone prima di tutto perchè è scritto in lingua slovena e poi perchè l'autore non è un intellettuale o un sacerdote ma un semplice contadino il quale ha trattato un tema molto impegnativo anche dal punto di vista della terminologia medica (2).

Il testo, naturalmente, non ha un valore "scientifico" ma si rivela importante per lo studio del dialetto sloveno del Natisone che ha risentito (nel caso specifico) di un notevole influsso da parte della lingua letteraria, mantenendo però sostanzialmente le sue caratteristiche.
L'influsso e le interferenze della lingua letteraria slovena si spiegano facilmente, se si considera che il Gorenszach è stato abbonato, almeno per trent'anni, alle pubblicazioni della Mohorjeva Družba di Celovec / Klagenfurt e quindi conosceva perfettamente la lingua slovena "dotta".

IlGorenszach riporta, per esteso a pag. 60 del testo, una ricetta "za grisho al drisco ercnija -stocrat poterieno sdravilo" (3) e alla fine scrive testualmente: "tu ie u noviz leta 1859, numer 298 carta" (4).

A mio avviso si tratta di un accenno alla rivista slovena "Rokodelske in kmetijske Novice" fondata a Ljubljana nel 1843 da J. Bleiweis.
Non escludo quindi che il Gorenszach potesse essere abbonato anche a questa rivista (5) e che si sia ispirato, nella stesura del suo manuale, ad articoli, pubblicazioni o libri sloveni del tempo che trattavano temi legati alla medicina popolare (6).

Note

1) Colgo l'occasione per ringraziare il maestro Carlo Tomasetig di S. Pietro al Nàtisone il quale mi ha dato la possibilità di consultare il manoscritto di S.G. di cui è proprietario.

2) È noto, infatti, che la maggior parte della produzione ((letteraria" slovena del tempo (mi riferisco naturalmente alle sole Valli del Natisone) è opera di sacerdoti (I. Obala, Peter Podreka, Jožef Podreka, Ivan Trinko, V. Bledig, per citare alcuni nomi).

Solo qualche raro intellettuale laico, formato culturalmente nelle scuole italiane (quelle slovene non esistevano) si è cimentato in esercizi di traduzione dall'italiano in sloveno dialettale (cfr. Trinkov kolendar 1972, pag. 87-97 e Dom, febbraio 1982, pag. 6).

3) Trad: "Efficace medicamento contro la diarrea".

4) Trad: "Questa (ricetta) si trova nella rivista (Rokodelske in kmetijske) Novice dell'anno 1859, n0 298".

5) Nella vicina cappellania di Rodda ha prestato il servizio sacerdotale dal 1873 alla morte (1889) don Pietro Podrecca da S. Pietro al N. il quale era coetaneo del Gorenszach ed era abbonato, dall'anno 1847, alla succitata rivista slovena.
Alcune annate di questo giornale sono conservate nell'archivio o biblioteca parrocchiale di Lasiz.

6) Il Gorenszach, per la stesura del suo "manuale" ad uso personale - interno, ha utilizzato probabilmente non solo i libri e le riviste slovene ma anche pubblicazioni in lingua italiana.
Per avere dati sicuri in proposito bisognerebbe consultare la "biblioteca" di S. Gorenszach in casa "Trambuoli" a Mersino Basso (se non è andata dispersa o addirittura distrutta, come è successo purtroppo in molti altri casi).

(Ndr.: purtroppo la famiglia Trambualni, secondo quanto da noi accertato, non possiede più nulla di S. Gorenszach).


Analisi linguistica del manoscritto

Dalla analisi linguistica del testo che è stato scritto, come abbiamo accennato in precedenza, usando la grafia slovena denominata "bohoričica" (1) possiamo trarre alcune considerazioni:

a) Il manoscritto non è datato ma è certamente posteriore all'anno 1859 riportato a pag. 60 del testo e già citato. Personalmente ritengo che la prima parte sia stata compilata negli anni '60 e che la seconda parte appartenga ad un periodo successivo
[lo deduco dalla scrittura diversa e dalla graduale scomparsa di alcune voci di origine tedesca presenti nella prima parte e poi sostituite da prestiti friulani (2)].

b) L'influsso della lingua letteraria slovena, che era conosciuta dal Gorenszach, si riscontra in misura maggiore o minore in ogni parte del manoscritto ma è evidente soprattutto nella seconda parte del testo (3).

Ritengo comunque sostanzialmente esatto il giudizio della prof. Liliana Monai secondo la quale "le parti meno specialistiche (escluse, cioè, le ricette, i dosaggi e via dicendo, peraltro un'ottima fonte per lo studio dei germanismi e dei romanismi) sono da ritenere realizzate nel più puro dialetto, poichè devono essere state concepite in vista di una consultazione personale al riparò dagli sguardi indiscreti dei possibili concorrenti" (4).

e) Il testo è interessante per i numerosi germanismi o prestiti tedeschi (circa una cinquantina) che erano in uso nel dialetto del Natisone nella seconda metà del secolo scorso.
La maggior parte di questi prestiti sono tuttora presenti nel nostro dialetto sloveno e li ho già trattati in un saggio apparso su queste pagine (5), alcuni però, ormai scomparsi dalla lingua viva, mi risultano nuovi e degni di nota (6).

d) I prestiti dal friulano e dall'italiano sono quasi tutti concentrati nella seconda parte del testo che, come abbiamo visto, è anche la più recente e sostituiscono a volte termini sloveni o di origine tedesca andati in disuso (7).
Possiamo concludere affermando che il testo è stato scritto essenzialmente nel dialetto sloveno del Natisone, arricchito però da numerosi elementi tratti dalla lingua slovena "dotta" o letteraria.
Mi sono soffermato a lungo sul manoscritto di S. Gorenszach soprattutto perchè sono convinto anch'io "della necessità di provvedere a un accurato inventario di tutti i manoscritti, dialettali e non, della Benečija, e alle ricerche sugli autori, i tempi e i luoghi della loro attività.
Questi dati essenziali permetteranno anche analisi filologica, stilistica e storica (letteraria e forse liturgica almeno per i manoscritti più antichi) almeno dei testi e degli autori più significativi.
E a loro voltà queste indagini consentiranno di tracciare una storia culturale completa della Benečija nei secoli scorsi" (Pavle Merkù) (9).

Note

1) Il Gorenszach, anche se non sempre con proprietà e coerenza, usa tra l'altro i seguenti segni: h (verh, glih, mihierie),
k (kolko, merkat, veliko),
g (gledat, gosta, bunega),
z (corrispondente agli attuali segni sloveni z e č: zelena, zlo, zamerkat // pluzia, svinzene farbe, zlovek, zist, rezi),
zh (il Gorenszach usa questo segno per trascrivere sia il suono della ž che della č: obrazlozhit, zhenska, te zhivi Il stouzh, zharna, kazha, spezhe),
sh (corrispondente alla š slovena, ma il G. lo usa anche per rendere il suono della ž: za rushu pregnat, smeshei, obesh, naidesh // boshi slah, kashe, dersbat, shalodaz).

A volte il Gorenszach usa anche la grafia italiana (c = k č; s = s, z, ž; z = c, ecc.

2) Nella prima parte il Gorenszach usa di solito le voci arzat e arznije sostituite poi quasi esclusivamente da miedih, dotor e medesine.

3) È sufficiente annotare alcuni vocaboli o espressioni che sono tipiche della lingua letteraria e confrontarli con quelle dialettali:
bolsega (dial. buojšega),
laskiga volia (laškega oja),
besgovega listja (bazovinovega listja),
vinska terta (vinjika),
zhbela (mušela, bušela),
neha kri tezi (genja kri teči),
bluvanje (rikanje),
soper (pruot), prisad (pošast),
kasel (kašji),
bers (subit),
sedes (stol, kandreja),
hitriza (griža),
kopriva (pokriva),
bolesen (boliezan) ecc.

Qualche volta gli aggettivi nel genitivo singolare maschile hanno la desinenza -iga in uso nel secolo scorso (invece nella normale desinenza -ega): laskiga volia, siviga apna, edniga.
La semivocale slovena "a" che nel dialetto del Natisone si pronuncia e si scrive come vocale "a" viene trascritta dal Gorenszach con la lettera "e" secondo le regole grammaticali del tempo: (vinska) terta (dial. tarta), verh (varh), saperte (zaparte), terpi (tarpi), terplenia (tarplienia).
Naturalmente questi sono solo alcuni esempi che però illustrano sufficientemente l'influsso della lingua slovena "dotta" sul testo del Gorenszach.

4) Liliana Monai, Analisi di un corpo dialettologico inedito di Baudouin de Courtenay, pagg. 20-21 -. Tesi di laurea. Anno accademico 1985/86. Università degli studi di Udine.
Sembra che la prof. Monai sia l'unica che abbia dedicato qualche riga di commento al manoscritto di S. Gorenszach.
Stranamente neppure il Trinkov koledar, in genere molto attento a valorizzare i personaggi della nostra terra, si è interessato della figura e dell'opera del "mago" di Mersino.

5) Cfr. DOM, anno 1986, dal n° 3 al n° 14.

6) Tal (tedesco der Teil / parte),
stolati, stolana (ted. teilen / dividere),
arzat (ted. der Arzt / medico),
arzntje (ted. die Arznei / medicina),
lomber (ted. der Lorbeer / alloro),
natirlih (ted. natürlich /naturale),
zirkil (ted. der Zirkel / cerchio, circolo),
zitrone (ted. die Zitrone / limone),
krof (ted. der Kropf / gozzo),
jesih (ted. der Essig),
schenft (ted. der Saft / sugo, succo, impiastro),
schauba (ted. Schaube/giacca, mantello; nel nostro caso: cerotto,
"flajšter"), fistel (ted. die Fiestel / fistola),
lot (ted. das Loth / misura, peso),
frakel (ted. Frackel / misurino per liquidi),
kafra (ted. der Kampfer / canfora),
puter (ted. die Rutter / burro)
mitel (ted. das Mittel / mezzo, rimedio),
apateka (ted. die Apotheke / farmacia,
apatekar (ted. der Apotheker / farmacista),
kust ( ted. die Kunst / arte, ingegno, capacità),
franzas (ted. Frantzosen / "morbus gallicus", "sifilis").

7) Medesina, spongia, taza, subit, subto, miedih, nu preso, doplih, cancher, nu goz (nu gozo olia), pledra, bisata, curiandul, madron, ti passa subit, calorije, karnade, quart ure, pro vana riz, maroidi, spurgati kri, flus, dotor, use sort, dolorie, od polsa, grame.
Oltre ai romanismi ci sono nel testo i nomi italiani di medicine specifiche, ad es. agua lassativa, magneshia, febri fugo (dal latino), pastiglie pettorali ecc.

8) Pavle Merkù, I manoscritti sloveni dei secoli scorsi nella Slavia italiana in Lingua, espressione e letteratura nella Slavia italiana di A.A.V.V. S. Pietro al N. - Trieste 1978, pag. 101.


Analisi e terapie

Presentiamo in quest'ultima puntata alcuni brani tratti dal manoscritto di S. Gorenszach.

La trascrizione di questi testi (nella grafia originale prima delle // e nella attuale grafia slovena dopo le //) darà al lettore la possibilità di valutare soprattutto la differenza tra il dialetto usato dal Gorenzsach, ricco di vocaboli e di espressioni originali slovene, e l'attuale dialetto parlato nelle Valli del Natisone che si è notevolmente impoverito e corrotto in questi ultimi cento anni sotto la spinta disgregatrice della lingua dominante.

Da pag. 17
Ciarna uoda u zacetku te marslize pomen sdrauje tega bunega // Čiarna uoda u začetku te marzlice pomen zdrauje tega bunega.
Ciarna uoda gosta inu smardliva pomen smart // Čiarna uoda, gosta inu smardliva, pomen smart.
Ciarna uoda sgora gosta sdola cista pomen de temu cloveko kri teze rada // Čiarna uodà, zgora gosta zdola čista, pomen, de temu človeko kri teče rada.
Carna cista uoda pomen de se natura zist // Čarna, čista uodà pomen, de se natura čist.

Da pag. 19 Blida uoda sgor cista sdol chauna pomen u kratkim sdrauje // Blida uodà, zgor cista zdol kauna, pomen u kratkim zdrauie.
Blida uodà na kateri se smetanie diela pomen bune pluzia // Blida uodà, na kateri se smetanie diela, pomen bune plučja.
Zelena uoda dnega otroka pomen de mu gosa al krof raste // Zelenà uodà dnegà otrokà pomen, de mu goža raste.
Zlo zelena uoda pomen de ie nik strupenega snidu // Zlò zelenà uodà pomen, de je nik strupenega snidu.

Alcune "terapie" popolari

Da pag. 34
Kadar gre od pameti mozit glavo s uòdo od violzi // Kadar gre od pameti, močit glavo z uodo od violci (od vijolic).

Da pag. 35
Sa usi // Za uši
brusianove pena na uod kuhat s tem presenes usi in gnide // brušianove perja na uod kuhat: s tem preženeš uši in gnide.

Da pag. 39
Za krof (za gožo)
usem natreskovega senfta loja kastronovega an soli use kupe stuz poglih oves na krof ga presenes // uzem natreskovega šenfta, loja kaštronovega an soli. Use kupe stuc poglih, ovež na krof: ga preženeš.

Da pag. 46-47
Sa spezenino // Za spečenino
gaibesh perie na jeshu kuhei, gor obesh, usame vesh ogin al bolezine // gajbez perje na jeshu kuhej, gor ovež, uzame ves ogin al bolečine.
Selot shesgi, tist pepel gor potresi, usame vesh ogin // Želod sežgi, tist pepel gor potresi: uzame ves ogin.
Stouzh sherok terpotezh, smesei noter to belo od yaizh, gor ovesh, bosh zudesh vidu // Stouc šerok terpotec, zmešej noter to belo od jajc, gor ovež: boš čudež vidu.

Da pag. 54
Erznia soper steclino // Ercnia zoper steklino
Rana nai se bersz izmije s toplim jesihom ali toplim lugam, potem naise ulijejo ene kaplize solne kisline ali pa tudi hudizevega olia u rano. tuje dobro sa judi al shivino // Rana naj se berž izmije s toplim jesihom ali toplim lugam, potem naj se ulijejo ene kaplice solne kisline ali pa tudi hudičevega oli a u rano: tu je dobro za judi al živino.

Da pag. 59
Za opeklino je mashilo is kreosata in olia kai dobro, napravis ga tako, usemi u apateki kaka 2 grosha, tistega olia ki se mu kreosat pravi, potem uli noter 5 krat tikai laskiga olia, smesei den tuno flasko lepo satakni, tuo nuzai za opekline ye dobro // Za opeklino je mazilo iz kreosata in olja kaj dobro.
Napraviš ga tako: uzemi u apateki kaka 2 groša tistega olja, ki se mu kreosat pravi, potem uli noter 5 krat tikaj laškiga oli a; zmešej, den' tu no flaško, lepo zatakni. Tuo nucaj za opekline. Je dobrò.

Da pag. 57
Soper korie ozesa // Zoper korje očesa
usemi belo zebulo namasi io dobro u kisu jesihu in usak vezer io oveshi na korie oko, u malo dneh ga spraskas Il Uzemi belo čebulo, namaži io dobro u kisu / iesihu in usak večer jo oveži na korje oko. U malo dneh ga spraskaš.

Božo Zuanella

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