Il mio amico Darko

Presentato al Seminario Cultura e territorio
“Fiducia oltre il confine: Darko Bratina tra sociologia e cinema”
Innanzitutto vorrei ringraziare gli organizzatori di questo evento ed in particolare Davorin Devetak per avermi invitato a prendere la parola per parlare di Darko Bratina. Mi sono chiesto di quale Darko dovrei parlare: del senatore, del docente universitario, del direttore dello Slori - Istituto sloveno di ricerche, dell’amico? Mi sono deciso a parlare soprattutto dell’amico che era anche senatore, docente e direttore. In tutto quanto vi racconterò, anche se qualche volta potrà sembrare riferito a realtà lontane dall’impegno di Darko, dovete pensare che con quell’iniziativa, quell’evento, quella pubblicazione, quella decisione, …. Darko, tanto o poco, era coinvolto.

Inoltre, questo invito mi ha portato a ricordare, riflettere e ripensare a momenti importanti della mia vita ed all’azione svolta nella Slavia con il gruppo di collaboratori, poi diventati anche amici, e molto spesso coordinati, anche in modo informale, con Darko. Questa connessione ci ha permesso di scoprire, strada facendo, aspetti insospettati e poco o per niente conosciuti della sua ricca personalità.

Il mio primo incontro con Darko è avvenuto il 10 maggio 1976, presso la sede dello Slori. Avevo appuntamento alle ore 9.30 con Karel Šiškovič, direttore dell’Istituto per definire le condizioni di una mia eventuale assunzione e l’apertura di una sede distaccata dell’Istituto a Cividale. Alle ore 10.30 era previso un colloquio “scientifico” per una valutazione delle mie competenze nel campo della Sociologia. L’interlocutore - interrogante era il prof. Darko Bratina che arrivò con circa quaranta muniti di ritardo. L’impatto fu cordiale e scattò subito un rapporto di empatia estremamente positivo, rafforzato dalla condivisione delle teorie sociologiche di Alain Touraine. Il tema era: cosa va a fare un sociologo, venuto da fuori, in un territorio emarginato, demograficamente inconsistente ed allo stremo, economicamente sottosviluppato e compresso ed oppresso tra i due Sistemi come quello delle Valli del Natisone o Slavia italiana? La risposta concorde fu, fedeli a Touraine: “conoscere per agire”. Non dunque, una struttura fine a se stessa, isolata dal contesto; che osserva, accumula dati e informazioni ma non interviene.

E’ così che l’attività dello Slori di Cividale seguì l’evoluzione della ricerca di Touraine (Coscienza di classe – Movimenti sociali – Soggetto) e si tradusse nella elaborazione di proposte, progetti ed azioni tese a modificare la situazione di subordinazione culturale, sociale, economica e politica della Slavia; provocando reazioni di segno opposto sia da parte delle strutture del Potere locale che di alcune realtà slovene organizzate. Le condizioni per una svolta c’erano tutte: il dopo Osimo abbatteva i muri ideologici che avevano imbalsamato la comunità mentre la filosofia della “Ricostruzione e Sviluppo” post-terremoto apriva possibilità, impensabili prima del 6 maggio, anche dal punto di vista socio-economico. Di questa innovazione propositiva furono parte attiva (con alla base la struttura dello Slori e delle persone che vi lavoravano) negli anni: l’Unione emigranti sloveni del FVG, il circolo culturale “Studenci”, il periodico “Dom”, il “Movimento democratici popolari” e più tardi il “Forum per la Slavia”. Va detto subito che dal punto di vista dello sviluppo economico i risultati concreti di questo intenso dibattito, dopo alcune fugaci illusioni ed ottime premesse, non diede i risultati sperati, anzi. Dal punto di vista cultural-politico, invece, la situazione avrà conseguenze estremamente importanti. Si veda in seguito.

All’inizio del mese di agosto (sempre del 1976) si presenta a Cras di Pulfero, in bicicletta e con un gruppo di giovani amici, un certo Lojze Peterle. Ci conosciamo e facciamo amicizia. Queste visite ed incontri continueranno e si intensificheranno anche quando Lojze diventerà Capo del Governo sloveno, Ministro degli Esteri e poi Parlamentare europeo. Il 2 settembre 1976 apre, in condizioni logisticamente difficili, la sede di Cividale dello Slori. Nonostante queste condizioni logistiche, l’Istituto entra nel vivo dell’attività sociopolitica della Slavia.

Nel maggio 1977, si svolge a Grimacco su iniziativa della locale Amministrazione comunale un incontro conoscitivo sui problemi posti alla Slavia dalla proposta di “Piano urbanistico regionale”. I 5 relatori sono Valentino Z. Simonitti, Ferruccio Clavora, Renzo Rucli, Walter Tosolini e Aldo Gus.

Con la qualifica di “esercitatori”, con Maria Cristina Novelli teniamo un seminario sul mercato del lavoro, quale specificazione del corso di Sociologia di Darko all’Università di Trieste.

Nel maggio 1978 si tiene a Trieste il “Simposio sui problemi socioeconomici e ambientali degli sloveni in Italia”, con una sezione dedicata specificatamene alla Slavia. Vengono presentate 7 relazioni. Quella da me preparate affronta il tema “Sottosviluppo e Emigrazione” che anticipa il concetto di “tribù globale”. Gli altri interventi presentano una analisi dettagliata della situazione socioeconomica, demografica, ecc., dalla Valcanale alle Valli del Torre e del Natisone e considerazioni di ordine urbanistico dopo il terremoto (Salvatore Venosi, Valentino Z. Simonitti, Guglielmo (Viljem) Cerno, Enzo Marcon, Mario Gariup, Marino Vertovec). Si tratta del primo approccio organico alla realtà della Slavia, che proseguirà con la “Conferenza sui gruppi etnico linguistici della provincia di Udine”, del maggio 1978, alla quale, la comunità della Slavia, coordinata dallo Slori, parteciperà con 13 relazioni di ottimo livello che toccano tutti gli aspetti della questione e coprono tutto il territorio, dalla Val Canale a Resia, al Torre ed al Natisone.

La vera svolta nella progettualità comunitaria della Slavia - che va oltre l’analisi del degrado e qualche timido tentativo propositivo - si avrà nel maggio 1980, con il Convegno di Villa Manin di Passariano con le “Linee per la rinascita ed un diverso sviluppo della Slavia Friulana” e la presentazione di 4 importanti relazioni di prospettiva strategica ad opera di Riccardo Ruttar, Romeo Causero, Nino Ciccone e del sottoscritto. Uno Sviluppo senza un rafforzamento della struttura demografica della Slavia è un’illusione. Sfruttando i collegamenti ancora in essere con Bruxelles, viene presentata una domanda di contributo alla CEE per un “Indagine sulla propensione al rientro degli emigrati della Slavia dopo il terremoto”. Si tratta della prima iniziativa della minoranza slovena finanziata dalla CEE oltre che dalla Provincia di Udine e dalle Comunità Montane del Torre e del Natisone. In quella occasione furono organizzati numerosi incontri informativi per gli emigranti, sui diritti derivanti loro dalla legislazione sulla Ricostruzione. Comunque, in quelle occasioni vengono sempre affrontati discorsi di strategia complessiva sul futuro della Slavia. Non va sottovalutato, il contributo di idee e proposte fornito nel dibattito sulla legislazione per la “Ricostruzione e lo Sviluppo”, riferito ai corregionali all’estero.

Lo Slori non opera nel vuoto. Collabora con alcune associazioni locali ed in particolare con il Centro Studi Nediža ed i “Benečanski kulturni dnevi” sempre sui temi dello sviluppo. Per esempio, già nel 1979 partecipo ad una puntata del ciclo con una relazione dedicata alla “Crisi economica e programmazione dello sviluppo nelle zone confinarie”. (Il ciclo del 1983, coordinato da Laura Bergnach, sarà, invece, completamente incentrato sulle tematiche socio-economiche “La Benecia ad una svolta: emarginazione o sviluppo”. Darko parteciperà con una sua relazione sui rapporti e le connessioni tra centro e periferia.

Anche l’Unione emigranti sloveni pone al centro della sua attività il tema dello sviluppo della terra d’origine, nella prospettiva di una possibile politica di rientri programmati degli emigrati. In particolare va segnalato il Congresso dell’Unione del dicembre 1980 svoltosi a San Pietro al Natisone e che aveva come tema “Gli emigrati protagonisti essenziali per uno sviluppo democratico della Slavia”. Dal 1978 al 2001 saranno presidenti di quella associazione, che darà un contributo molto importante all’uscita dal ghetto politico-culturale nel quale languiva la comunità della Slavia, il sottoscritto, Walter Drescig, Graziano Crucil e Dino Chiabai.

L’impegno del gruppo che si riconosce nella progettualità, anche Politica, della sede di Cividale dello Slori, prende forma e sostanza con la costituzione della cooperativa che edita il periodico Dom e la costituzione, nel 1980, del circolo culturale Studenci - esplicitamente ispirato “ai valori della nostra tradizione cristiana” - alla presidenza del quale viene chiamato Riccardo Ruttar. Inizia una importantissima fase di approfondimento ed elaborazione, con contatti con altre minoranze in Italia ed in Europa (in particolare con i catalani del CIEMEN e della CONSEU di Aurelì Argemì); viene creata una rivista periodica (Studenci); elaborata una proposta di Legge di tutela specifica della Slavia anche con frequenti contatti con Alexander Langer, le Amministrazioni comunali ed i Partiti locali; il periodico DOM diventa quindicinale. Va rilevato che proprio in quegli anni e come conseguenza (merito) di questa impostazione politico-culturale innovativa che scardinava le vecchie, confuse ed autoreferenziali strategie delle organizzazioni slovene della Provincia di Udine, entrano professionalmente a fare parte delle “Organizacije” Loretta Primosig, Riccardo Ruttar, Giorgio Banchig, Valentino Noacco, Anna Jussa, Renzo Mattelig, Ezio Gosgnach, ecc. … Scherzosamente, i numerosi incontri tra alcuni di queste soggetti ed i fratelli Natalino e Pasquale Zuanella, vennero definiti come i “vertici della base” e cioè momenti di confronto, discussione, provocazione, mediazione informale che poi scaturivano in decisioni operative assunte negli organi statutari delle varie associazioni di riferimento.

Questa componente cattolico-democratica pone la “questione della coscienza nazionale della Slavia” al centro del dibattito. Ha anche il merito di collegarsi con importanti movimenti e personalità del mondo cattolico-democratico nazionale come Pietro Scoppola, Achille Ardigò, Ermanno Gorrieri, l’europarlamentare Paola Gaiotti De Biase, i giornalisti Massimo Olmi e Paolo Giuntella, con il goriziano Giovanni Cocianni ed il triestino Guido Botteri a livello regionale, raggruppati nella Lega Democratica. Il nostro impegno e la forze con la quale poniamo l’importanza democratica nazionale della questione della tutela della comunità della Slavia porta la stessa Lega Democratica ad organizzare ad Udine, nel gennaio del 1981, in collaborazione con il Circolo “Studenci” un’importante convegno sulle “minoranze linguistiche in Italia”. Sono presenti tutti i maggiorenti della Democrazia Cristiana provinciale e tra i relatori si trovano mons. Luigi Sartori (Presidente Associazione italiana di Teologia), il prof. Ugo De Siervo che diventerà Presidente della Corte Costituzionale (2010/2011) e l’on. Paola Gaiotti De Biase (Parlamento europeo). Ma soprattutto, in chiave politica, il vice-segretario nazionale della D.C. l’on. Giovanni Galloni. Ritengo che questa iniziativa determinò la svolta politica, a livello nazionale, nella considerazione della “questione slovena” e segnò la vera svolta politica alternativa al sistema di potere esistente e che si riproduceva soprattutto agitando il pericolo “slavo-comunista”.

Nell’ottobre dello stesso anno e come conseguenza di una approfondita elaborazione culturale e politica, “Studenci” promuove a Prato di Resia un convegno sul tema “Liste civiche, problemi e prospettive.” Relatori: Riccardo Ruttar, Ferruccio Clavora, Pino Blasetig, Antonio Barbarino, Giordano Michelizza e Fabio Bonini.

Nel maggio 1984, la Democrazia Cristiana è portata ad organizzare a Cividale un convegno sulle “Valli del Natisone: aspetti culturali e linguistici, problematica economica”. Intervengono tutti i big del Partito: Mario Toros, Piergiorgio Bressani, Adriano Biasutti, Diego Carpenedo, Romano Specogna, ed alcuni locali come Sergio Sinico, Giuseppe Chiuch e Giuseppe Chiabudini. Ma è il prof. Guido Barbina dell’Università di Udine e membro della Commissione Cassandro (1978-1980) che centra il nocciolo della questione affermando: “Noi riteniamo che insistere nella linea di una unità nazionale slovena che assorbe tutti gli slovenofoni viventi nel territorio italiano sia non solo un anacronistico, antistorico e sostanzialmente balcanico modo di affrontare il problema, ma sia soprattutto voler commettere una inaccettabile violenza nei riguardi di quei cittadini che da più di dieci secoli vivono in unità storica coi friulani, in quanto la definizione di minoranza nazionale annulla di un colpo mille anni di storia ed espropria queste popolazioni di una loro caratteristica storica e di un modo di porsi come soggetti culturali originali e distinti nell’ambito della popolazione friulana (…) E riteniamo che quello che si deve dare ad una comunità etnica per garantire come tale la sua sopravvivenza, sia assai più importante di quello che accordi internazionali o considerazioni politiche opportunistiche possono concedere ad una minoranza nazionale.”

Nel giugno del 1985 partecipo ad una visita di studio alle Isole Ebridi (lingua gaelica quasi scomparsa) organizzata dal “Bureau europèen pour les langues moins répandues” e finanziato dalla Commissione europea. All’iniziativa partecipa anche il prof. Guido Barbina con il quale ho l’occasione di approfondire le specifiche tematiche della Slavia, confrontandole con quelle delle Isole. Sono nominato relatore del Progetto per il biennio 1984/1985 che si conclude con un incontro a Lussemburgo nel novembre 1986. Presento la relazione finale nel maggio del 1987. In quella fase oltre a stabilire interessanti relazioni con organizzazioni e esponenti di numerose comunità minoritarie d’Europa vengono stabiliti rapporti con personalità di primo piano del movimento per la difesa delle lingue minoritarie e le tematiche autonomistiche. Ne cito solo due il catalano Aurelì Argemì animatore dello CIEMEN e della CONSEO e Alexander Langer dell’Alto Adige. Questi contatti e le numerose collaborazioni che ne derivano portano la Slavia (ma tutta la comunità slovena del FVG, fino ad allora concentrata sui rapporti con la Slovenia-Jugoslavia) in una dimensione europea e la fa conoscere dalle comunità minoritarie di tutto il continente. Oggi ancora sono vivi significativi contatti con queste realtà.

Continua e si rafforza la collaborazione con Lojze Peterle. Seguendo il confronto teorico con Darko sulla sociologia di Tourraine, emerge il concetto di “manjšina kot subjekt” (minoranza come soggetto).

Nel mese di settembre 1985, Darko partecipa alla missione organizzata dall’Unione emigranti in Argentina, alla quale contribuisce anche il coro di Cicigolis dei “Nediški puobi”.

Nel 1986, la Slavia partecipa all’importante progetto “Slovenci tam za goro” nell’ambito dei “Kulturni dnevi Slovencev iz Italije” (Giornate culturali degli sloveni d'Italia). Si tratta di un grande evento che consiste nel presentare al grande pubblico della Slovenija un aspetto della vita della minoranza nazionale. Il progetto, coordinato dallo Slori-Čedad (Cividale) ha mobilitato, per mesi, tutte le energie a disposizione. Si registra in quella occasione, una prima affermazione della volontà di autonoma gestione della propria esperienza da parte dei soggetti più coscienti e sensibili operanti nell’ambito delle associazioni della Slavia. “Trieste” indica quale “régisseur” dello spettacolo che chiude la settimana di iniziative (mostra, dibattiti, incontri, ecc.) da presentare presso lo Cankarjev Dom e ripreso in diretta televisiva finale, sia un certo Rustja. D’intesa con il gruppo che lavora alla preparazione dei “Dnevi”, e con Jole Namor indichiamo invece Aldo Clodig, a quel ruolo di responsabilità. I “Dnevi” e lo spettacolo finale saranno uno successo straordinario e rappresenteranno il momento più alto della nostra presa di coscienza di essere una comunità con tante potenzialità ancora inespresse, di essere realmente, in quanto comunità della Slavia, una “manjšina-subjekt”!

Nel mese di agosto dello stesso anno si svolge a Godovič, un seminario di studio promosso dalla “Revija 2000” del gruppo dei cristiano-sociali di Lojze Peterle. Partecipiamo con Riccardo Ruttar e Darko per fornire una informazione articolata e realistica sulla realtà della comunità slovena in Italia. La stessa rivista pubblicherà un documentato articolo sui nostri tre interventi che mettono in evidenza luci ed ombre della reale realtà nella quale versa la comunità stessa ed in particolare quella della provincia di Udine. A questo punto scattano le strumentali polemiche create ad arte dagli opportunisti dell’area cattolica che divideranno quell’area culturale ma porteranno il circolo Studenci a distanziarsi ulteriormente dalla politica delle organizzazioni slovene tradizionali e ad elaborare addirittura una proposta di legge di tutela della comunità della Provincia di Udine. Per puri interessi personali, questi opportunisti si ritroveranno, nel 1990, ad essere candidati alle elezioni comunali con la DC più “italianissima” della sua storia locale. Saranno promossi capigruppo di maggioranza nei Consigli comunali di Pulfero e Savogna.

Il circolo Studenci costituisce “una proposta nuova rispetto a quella rappresentata dai circoli e dalle associazioni tradizionali che propagandano la loro attività sul Dom ed il Novi Matajur. E’ stato l’unico - o comunque il primo - a porre la questione del significato della parola “sloveno”; ha espresso a chiare lettere la distinzione della “slovenità” intesa come identità etnico-linguistica specifica ed unica e senso di “appartenenza nazionale; ha individuato nella riscoperta e nella valorizzazione della lingua e della tradizione locali come primo passo indispensabile per una crescita della persona della comunità”.

E’ stato il già citato Alexander Langer (politico, pacifista, scrittore, giornalista, ambientalista; di formazione cattolico-sociale, esponente di primo piano del Movimento dei Verdi, eletto nel Parlamento europeo nel 1989 e rieletto nel 1994) a convincerci ad accettare l’inserimento delle comunità delle Valli del Natisone, Torre e Resia nella proposta di “tutela globale” degli sloveni in Italia anche se la Legge 9 gennaio 1991, n.19 art. 14 e le relative regionali prevedono interessanti finanziamenti per “corsi relativi alla lingua, alla cultura e alle tradizioni locali” per i 7 Comuni del Natisone, i 2 del Torre e Resia. In quel frangente nasce il FORUM PER LA SLAVIA e vengono realizzate numerose ed interessantissime pubblicazioni che illustrano la specificità della comunità della Slavia.

Nel novembre 1992 lascio, dal punto di vista professionale, le organizzazioni slovene pur continuando ad essere attivo nella comunità della Slavia. Continuano i rapporti di amicizia con Darko, anche se, ovviamente, meno frequenti, in particolare da quando, nel 1992, diventa Parlamentare.

Questa continuità di rapporti ci porta ad essere insieme a Strasburgo il 23 settembre 1997: lui al Consiglio d’Europa, io per una riunione dell’UNAIE. Pranziamo insieme. Ci salutiamo con un “zbuogan”, arrivederci a casa.

La sera stessa telefono a mia moglie che mi comunica di aver sentito dal Gazzettino RAI che Darko, il mio caro amico, non c’era più.
Ferruccio Clavora

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