Biacis capitale dei borghi medievali


Presentata a Udine la realizzazione del progetto Interreg Italia-Slovenia sui borghi medievali e castelli patriarcali.
Il restauro degli edifici è stato effettuato con tecniche della seconda metà del '400.


E' Biacis di Pulfero la nuova «capitale» dei borghi medievali e dei castelli patriarcali del Friuli.
Merito di un pregevole progetto Interreg Italia-Slovenia che, giunto a conclusione, è stato presentato martedì 18 novembre a Palazzo Belgrado.
La Provincia di Udine è stata infatti l’ente capofila del progetto (avviato ai tempi della giunta Strassoldo e concluso con convinzione anche dall’attuale esecutivo provinciale), sostenuto anche con cospicui fondi propri:
267 mila euro,
ai quali si sono aggiunti i 556 mila della Regione
e il 38 mila dell’Unione Europea.

Il cuore del progetto è la ristrutturazione di un paio di edifici del borgo medievale di Biacis, sorto, con caratteristiche difensive, attorno al sovrastante castello di Ahrensperg (di cui di recente, su iniziativa di un privato, sono stati portati alla luce importanti elementi).

Un restauro effettuato con una minuziosa ricostruzione filologica, utilizzando le tecniche costruttive della seconda metà del ‘400, illustrate dall’architetto Roberto Raccanello, che si è rammaricato per «la trasformazione di questi numerosi borghi medievali secondo un modello di architettura moderna e suburbana», auspicando che proprio questa esperienza di recupero faccia da apripista per analoghi interventi.

All’interno di questi edifici mirabilmente restaurati, hanno trovato spazio un punto di accoglienza e informazione turistica, alcune stanze con nove posti letto, alcuni dei quali con angolo cottura.
E' stata anche ricreata l’ambientazione di una locanda del Medioevo, con arredamenti fedelmente riprodotti, dove degustare i prodotti enogastronormci del luogo.
























ll borgo di Biacis diventerà anche un punto di rinascita e di diffusione dell’artigianato, grazie ad un laboratorio che recupererà l’antica tradizione medievale dei tessuti «a capi blavi», in lino e cotone, caratterizzati da due fasce di colore azzurro intenso nei lati corti.
Con la collaborazione di due studiose e dell’Istituto statale d’arte «5db» di Udine, è stato infatti possibile realizzare un telaio «d’epoca» e recuperare tutte le competenze per il rilancio di questa antica arte.

Da Biacis si dipartono inoltre 4 itinerari — presentati dall’arch. Rossella Di Brazzà —-, percorribi]i anche a cavallo (il mezzo di trasporto per eccellenza del Medioevo), che collegano i vari castelli patriarcali della collina friulana:
da quello di Cergneu (Nimis) per proseguire fino a Gronumbergo (Cividale del Friuli).
Si tratta di 120km di percorsi naturalistici, adeguatamente segnalati, che si snodano su piste forestali, comunali e vicinali.

A tal fine è stata pubblicata una carta turistica che, nell’illustrare i percorsi, riporta informazioni storico-artistiche dei vecchi manieri.
Un sito internet, infine, sarà in grado di aiutare il turista ad orientarsi tra i castelli ed i paesaggi, cort un semplice clik.

Particolarmente orgoglioso della riuscita del progetto si è detto il presidente della Provincia, on. Pietro Fontanini, «perché ci mostra il popolo friulano non solo come “sotan”, ma anche nel suo ruolo politico e culturale», spesso sottaciuto dalla storia “ufficiale”.

L’assessore provinciale al Turismo, Franco Mattiussi, da parte sua, ha auspicato che Biacis diventi il punto di partenza di un nuovo modo di fare turismo, «un turismo sostenibile che coinvolga anche territori fino ad oggi marginali e troppo spesso dimenticati. Non avevo mai frequentato le Valli del Natisone e le ho scoperte proprio occupandomi, da assessore, di questo progetto. Sono rimasto incantato dalla bellezza di questo territorio che non ha nulla da invidiare ad altre più acclamate zone turistiche».
da DOM 30.11.2008
R.P.

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