SANCTUS PETRUS DE ALGIDA

Alcuni articoli sullo storico avvenimento

Gli ottocento anni della bolla di papa Celestino

Nel 1192 per la prima volta viene ricordato San Pietro con le sue cappelle

E' passata sotto silenzio e senza alcuna particolare manifestazione una data significativa non solo per la forania delle valli del Natisone: iI 24 novembre ricorreva l'800 anniversario della bolla con la quale papa Celestino III confermava aI Capitolo di Cividale la giurisdizione ecclesiastica sulle chiese della città e dei paesi circosanti: San Pietro di Azzida (Sanctus Petrus de Algida), Ipplis, Gagliano, Orsaria, Premariacco, Ziracco, Faedis, Remanzacco, Moimacco, Togliano, Prestento, Torreano e Rubignacco. Nella bolla vengono ricordate anche le chiese di Volzana - Volce, Plezzo - Bovec e San Vito - Sentwiška gora nella attuaIe Slovenia. Venivano in questo modo confennati i dirtti arcidiaconali già concessi nel 1122 dal patriarca Gerardo ai canonici cividalesi su un vasto territotio friulano, sulle valli del Natisone e sulla valle dell'Isonzo.

Con queste brevi note vogliamo ricordare questa data storica, ma sarebbe stato significativo che le comunità che per un secolo sono state unite sotto un'uinica giurisdizione ecclesiastica si fossero incontrate e avessero professato ancora una volta quella fede che le ha unite superando i confini e le diversitià Iinguistiche.

Dalla bolla di Celestino III appapare che "Sanctus Petrus de Algida", divenuto poi San Pietro degli Slavi - Špietar e dal secolo scorso San Pietro al Natisone, era nel 12. secolo il principale centro religioso delle valli cui facevano riferimento le altre chiese della zona, "cum capellis suis" come recita la bolla di Celestino III E' difficile dire quali erano queste "capellae". Se togliamo quella di San Giovanni nella grotta di Antro, di cui si hanno notizie fin dal 7. - 8. secolo, diventa problematico datare gli altri edifici di culto che certamente preesistevano alle ristrutturazioni apportate nei secoli 15. e 16. Se queste chiese vengono citate in una bolla papale, significa che allora nelle valli c'era da lungo tempo una solida organizzazione eclesiastica che alcuni storici vogliono far risalire addirittura al secolo 9.E non poteva essere diversamente considerata la vicinanza delle valli a Cividale dove, fino dal secolo 8., i patriarchi di Aquileia avevano stabilito la propria residenza.

Il Capitolo di Cividale è stato, dunque, per sette secoli il "parroco" delle valli del Natisone, della valle dell'Isonzo e di un vasto territorio che arrivava fino a Idria. Ed anche quando, all'inizio del 16. secolo, sul monte Mia, sul Matajur e il Colovrat fu tracciato il confine fra l'allora Repubb1ica di Venezia e l'impero asburgo, i canonici cividalesi continuarono ad esercitare la loro giurisdizione sul territorio chiamato "a parte imperii" e 1a mantennero fino al 1782 conservando alcune prerogative fino alla fine del secolo scorso. La stretta dipendenza delle chiese delle valli del Capitolo di Cividale è testimoniata anche dal fatto che solo nel 1912 venne costituita la forania di San Pietro al Natisone e i vicari di San Pietro e di San Leonardo, l'altra chiesa "matrice" delle valli, divennero parroci.

Per oltre sette secoli, ogni anno un canonico dal Capitolo cividalese percorreva a piedi o a cavallo, accompagnato da un segretario, da un interprete, che sapeva lo sloveno, e da una scorta armata i ripidi sentieri "in montibus" e "a parte imperii" per visitare le vicarie e le cappeflanie, per riscuotere quanto dovuto a1 Capitolo da parte delle singole comunità e alla fine redigere un preciso rapporto sulla situazione religiosa, lo stato degli edifici sacri, il numero della popolazione, la vita privata e "professionale" dei sacerdoti, le eventua1i infiltrazioni di eresie di abusi liturgici o consuetudini non in linea con la dottrina cattolica.

Queste relazioni, delle quali per ora ne sono state rintracciate solo alcune relativamente recenti, offrono un quadro completo ed attendibile sulla situazione non solo religiosa delle va1li del Natisone anche perché come osserva Pio Paschini, le circoscrizioni ecclesiastiche, che si formarono entro l'ambito della diocesi patriarcale, ebbero un'importanza molteplice soprattutto in confronto con le circoscrizioni politico feudali. Mentre queste nelle varie epoche andarono soggette a mutanienti, quelle ubbidirono al formarsi dei nuclei abitati che con i centri religiosi sono in stretta relazione. E a questo proposito nasce i1 problema della interpretazione del toponimo "Sanctus Petrus de Algida" contenuto nella bolla di Celestino III. Adgida è l'odierna frazione di Azzida - Ažla, antico toponimo latino, dove c'è una chiesa dedicata a san Giacomo. Perché nel 1192 San Pietro, ormai riconosciuto centro religioso, conservava ancora quel "de Algida" che, ritengo, vada letto come segno di un'antica dipendenza o derivazione?

Con tutte le cautele del caso, penso che per capire il significato del toponimo si debba risalire addirittura all'epoca franca, o comunque prima del Mille, quando gli s1avi, insediatisi nelle valli del Natisone, ebbero una prima organizzazione amministrativa, militare e si convertirono al Cristianesimo. Allora, probabilrnente, la latina A1gida con la vicina Broxas, che faceva parte del vallo delle Prealpi Giulie, persero la loro importanza a favore di San Pietro di una linea difensiva spostata più a nord, al limite delle valli del Natisone. In questo quadro andrebbe anche interpretata l'intitolazione a san Pietro della prima (?) chiesa degli slavi nella valle del Natisone. Secondo alcuni autori, gli slavi, convertitisi a Cristianesimo, dedicavano al Principe degli Apostoli le loro prime chiese sul luogo dove veneravano i loro idoli pagani. Ma a questo punto la cautela gli approfondimenti sono di rigore.

800 anni di parrocchia

Il 29 giugno incontro delle comunità ricordate nella bolla del 1192

I1 29 giugno, festa titurgica dei santi apostoli Pietro e Paolo, verrà ricordata a san Pietro al Natisone l'ottocentesimo anniversano della bolla con la quale papa Celestino III nel 1192 confermava al Capitolo di Cividale la giurisdizione sulla chiesa di san Pietro e le sue cappelle (Sanctus Petru de Algida cum capellis suis). Nel documento pontificio vengono ricordate altre chiese del Friuli e della vicina Slovenia.

La celebrazione offrirà l'occasione di un incontro ecclesiale tra i sacerdoti e i fedeli delte parrocchie nominate nella bolla nel segno dell'unità della fede che ha unito le genti di questo vasto territorio al di là dei confini e delle diversità liguistiche.

Abbiamo chiesto al vicario foraneo e parroco di San Pietro al Natisone, don Dionisio Mateucig, qual è il significato ecclesiale della celebrazione di questo anniversario.

"Leggendo la bolla di papa Cetestino III si capisce che la Chiesa cividalese era come una grande parrocchia che comprendeva un territorio molto vasto che andava dalla pianura e dalla pedemontana friulana alle valli del Natisone e si spingeva oltre la va1le dell'lsonzo. Ricordando questo avvenimento si vuole sottolineare che la Chiesa era ed è presente ed incarnata nei popoli e nella loro cu1tura; è inserita nella vita sociate ed è sempre lievito, luce e punto. Cividate in quel rempo era il faro delle chiese di questo vasto territorio. Ricordare questo avvenimento significa riproporre ai cristiani di questa zona la forza e lo spirito del Vangelo, che unisce ed affratella i popoli".

Signor parroco, quali altri espetti saranno ricordati in questa celebrazione?

"L'aspetto più grande e più bello che come cristiani dovremmo tener presente, sia che ci troviamo a San Pietro, nella pianura friutana o nella Slovenia, è che la Chiesa è senza confini, non ha dimensioni etniche o linguistiche. La Chiesa ha lo scopo di unire nell'unico corpo di Cristo tutte le rea1tà del mondo".

Come è stato articolato il programma della celebrazione di questo anniversario?

"La concelebrazione di martedì, 29 giugno, sarà preceduta da un triduo di preparazione con celebrazioni eucaristiche e confessioni. Domenica 27, in particolare, sarà celebrata una santa Messa solenne con la partecipazione del coro di Sappada. I1 29, alle 19.30, avrà luogo la concelebrazione, presieduta daIl'arcivescovo di Udine, mons. Atfredo Battisti, alla quale sono invitati i sacerdoti e i fedeli delle chiese nominate nella bolla di papa Celestino III. Le celebrazioni di questo anniversario si concluderanno nei mesi di ottobre e novembre con incontri di studio su temi storici ed ecclesiali. Le manifestazioni si conctuderanno il 24 novembre net duomo di Cividale con una solenne concelebrazione eucaristica alla quale parteciperanno i vescovi delle diocesi confinanti".

Celebrati dall'Arcivescovo gli 800 anni della parrocchia di San Pietro

Sempre fedeli alla Chiesa

Festeggiati mons. Birtig e mons. Gujon nel 6O° della consacrazione "Ti si Petar-Skala an na telo skalo bom zazidu muojo Cierku an paklenska urata jo ne bojo premagale. - Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le porte dell'inferno non prevarranno".

Queste parole del vangelo di Matteo proclamate dal vicario foraneo e parroco di San Pietro al Natisone, mons. Dionisio Mateucig, sono state il filo conduttore della solenne celebrazione che si è tenuta a San Pietro lo scorso 29 giugno, festa liturgica dei santi Pietro e Paolo, in occasione dell'ottocentesimo anniversario della bolla con la quale il 24 novembre 1192 papa Celestino III confermava al Capitolo di Cividale la giurisdizione ecclesiastica sulle chiese della città e di numerosi paesi del Friuli e dell'attuale Slovenia. Tra questi è ricordato anche San Pietro (Sanctus Petrus de Algida cum capellis suis) che già allora svolgeva il ruolo di centro religioso per gli sloveni delle valli del Natisone.

La fedeltà alla Chiesa e al Papa è stata recepita e vissuta dalla nostra comunità con par-ticolare intensità e si è manifestata più volte nella nostra storia, in particolare quando si è attentato all'identità culturale.

I sacerdoti delle valli si sono rivolti al Papa quando l'uso della lingua slovena veniva proibito o minacciato da parte delle autorità o di gruppi da essa appoggiati perché erano convinti che fede e lingua erano strettamente connessi e che lo sradicamento culturale sarebbe stato dannoso per il mantenimento di una forte religiosità radicata nella vita quotidiana.

L'arcivescovo di Udine, mons. Alfredo Battisti, che presiedeva la concelebrazione, ha recepito il legame tra la Slavia ed ha riassunto in queste parole il significato della ricorrenza: "Sono vescovo di Udine da vent'anni, ma questa per me è la più bella festa di san Pietro. Con gioia celebro l'ottocentesimo anniversario della bolla di papa Celestino III: sono otto secoli di fede in Cristo e di fede1tià a san Pietro e al Papa. Questa sera sono venuto a confessare con voi questa fede1tà alla Chiesa e a cercare i1 Signore risorto nel mistero di Pietro, del Papa, di questo Papa".

Alla solenne concelebrazjone hanno partecipato 25 sacerdoti tra i quali anche mons. Pasquale Guion e mons. Valentino Birtig, che ricordavano il 60 della prima Messa, e alcuni sacerdoti delle parrocchie della vicina Slovenia citate nella bolla Celestino III. C'erano anche i rappresentanti della comunità civile di questa vasta zona a cavallo tra Friuli e Slovenia.

Počastili biseromašnika Birtiča in Gujona

Duhovnik živi za suoje ljudi U Špietre 29. junija, na praznik svetega Petra in Paula, so z veliko andohtjo počastili 800-letnico glaune fare nediških dolin. Z videnskim nadškofom msgr. Battistijem je somaševalo 25 duhouniku iz usieh far nediških dolin in iz far bližnje Slovenije in Frulanije,ki so dan krat spadale pod čedajski kapitelj. Na desnici in čeparnici nadškofa sta somaševala msgr. Valentin Birtig in msgr. Pasquale Gujon, dva naša beneško-slovenska duhovnika, ki lietos obhajata 60-lietnico njih mašniškega posvečenja, ki sta ga parijela lieta 1933.

Mons. Birtig, ki se je rodiu u Ruoncu 20. dicemberja 1909, je sada kalunih čedajskega kapitlja in stanuje u Ruvinjaze; mons. Guion se je roditi u Bijačah 1. obrila 1909 in je šele famoštar u Matajurju. Msgr. Birtig in msgr. Gujon sta dva imenitna in posebna beneška duhounika, saj jih je Buog obdariu z odličnimi darovi pameti in sarca. Birtig je zelo občutljiv pesnik, poeta, Gujon je globok premišljevalec in fin pisatelj. Oba sta zvesta sinuova naše Benečije.

Popunoma sta posvetila svoje življenje Bogu, da bi služila Cierkvi in svojim viernikam, in svoji beneški domovini, da bi branila nje slovenski jezik, dušo in pravice. Duhounik, dušni pastier na Jezusu zgled muore poznati svoje uce, jih jubiti in jih pejati po pravi poti na dobre pašnike in biti parpravljen jih braniti in dati svoje življenje za nje.

Mons. Birtig in mons. Gujon sta postala služabnika svojih judi na ponižni in velikodušni način, jim pomagala u njih potriebah in se trudila, da bi judje buj človieško rastli. Uzela sta na se #ivljenje naših judi, njih probleme, bolečine, želje. Postala sta zaupnika usieh svojih farnih družin, prepričana, da samuo takuo se more postati "du dušni pastier" in se more zadobiti zaupanje in prijateljstvo in takuo oznanjati velike ideale življenja in Kristusa, ki je umaru in ustu.

Gotovo, da ustajenje za se in za druge gre skuoze tarpljenje in smart. Naša dva biseromašnika sta se prepričala, da duhounik nie ankul samotar, živi pa s svojimi judmi in za svoje judi in za nje tarpi, kakor so bli tega prepričani prejšnji naši stari beneški duhouniki, ki so se rodili iz naàsega naroda, so dielali, se trudili in tarpieli za naš narod.

Sveti duhouniki, duhouniki velike preprostosti, duhouniki, ki so čutili u svoji karvi Evangelij buj ku tu pameti in so zapustili u sarcu naših judi neizbrisen spomin: od msgr. Ivana Trinka do pre Antona Kufola, od pre Jožefa Kramarja do pre Marja Laurenčiča, od pre Rina Markiča do pre Angela Cračine. Tele zadnji in msgr. Zaccaria Succaglia sta bila sošolca dvieh biseromašniku. V teli parložnosti se spuomnimo tudi na nje in v njih spomin uzdignimo gorečo molitev za njih dušice.

Msgr. Birtig in msgr. Gujon sta zelo tarpiela za svojejudi, zauojo zvestobe do svojega slovenskega jezika, duše in pravic. Use sta pa prenesla in prenašata z dušnim mieram in zavestjo, prepričana, da narod, ki pozabi svoj materni jezik, je parpravljen, da zapusti tudi svojo viero in uriednosti, kiso z njo povezane. Grede, ki usi Benečani hvaležno in ponosno čestitamo dviema biseromašnikoma, sarčno jim voščimo, naj jim dobri Buog ohrani zdravje in življenje, da ostaneta še dugo cajta med nami živi, svetli zgled jubezni in zvestobe do Boga in do našega beneškoslovetiskega naroda.

Ad multos annos!

L'arcivescovo Battisti ha esortato tutti a superare incomprensioni e divisioni

Invito alla convivenza

Mons. Mateucig nominato canonico onorario del Capitolo di Cividale All'inizio della cerimonia la direttrice del consiglio pastorale, Carmen Iussa, ha portato il saluto della parrocchia all'Arcivescovo, ai sacerdoti e a tutte le autorità presenti ed ha ricordato come in tutti questi anni la gente delle valli ha voluto mantenere la propria identità cristiana ed ha costruito la propria vita alla luce della fede in Dio. Il parroco, mons. Dionisio Mateucig, ha salutato i presenti in italiano, friulano e dialetto sloveno ed ha detto che questo "è il primo passo per testimoniare e vivere una Chiesa universale".

Le letture sono state proclamate in italiano, friulano e sloveno. Un particolare elogio va fatto al coro, composto dal Pod lipo e da elementi di quello parrocchiale, che ha eseguito con vera maestria canti nelle tre lingue e le parti fisse della Messa, che sono state composte per questa occasione dal maestro Nino Specogna.

E' stata una celebrazione nel segno della valorizzazione delle lingue e delle culture del Friuli e potrebbe essere presa a modello - è stato il pensiero di alcuni laici e sacerdoti al termine della celebrazione - anche nelle liturgie domenicali nelle parrocchie della nostra diocesi perché la convivenza e il rispetto reciproco vanno vissuti non solo in particolari occasioni.

A questo tipo di convivenza si è riferito mons. Battisti quando nell'omelia ha ricordato il "peso profetico di questo Papa venuto da lontano" e senza il quale, secondo Mihail Gorbacov, non sarebbe successo quello che negli ultimi anni è successo nell'Est europeo. Ma, crollato il comunismo dell'Est, ha sostenuto l'Arcivescovo, non è vincente il consumismo dell'Ovest, che ha bisogno di una nuova evangelizzazione e tra le sfide che propone ai cristiani c'è quella socio-politica del conflitto tra Nord e Sud del mondo e del conflitto tra popoli, razze ed etnie. La guerra in Bosnia dimostra quanto sia attuale questo problema.

Noi, ha sostenuto mons. Battisti, possiamo offrire un modello di convivenza civile tra i popoli, che è stata realizzata in queste terre sotto il patriarcato di Aquileia. "La seconda guerra mondiale - ha ricordato mons. Battisti - ha portato in mezzo a voi divisioni e motivi di sofferenza, ma io Vescovo vi dico: accettatevi come fratelli nella diversità perché ogni uomo è immagine di Dio. Lasciatemi sognare questa convivenza così bella. Vi supplico come san Paolo: lasciatevi formare dalla pace di Dio".

Il carico di sofferenza dovuto alle calunnie ed alle persecuzioni nei confronti dei sacerdoti, che hanno continuato a rimanere fedeli alla tradizione di usare la parlata slovena nell'esercizio del loro ministero, è risaltato dalle amare parole del parroco di Matajur, mons. Pasquale Guion: "Colui che abbandona la lingua materna- ha sostenuto - rischia di abbandonare la fede e i valori ad essa collegati". Ma l'Arcivescovo ha invitato a guardare avanti a "fare nuove tutte le cose e ognuno a cercare la fe1icità dell'altro" e nel nominare il parroco di San Pietro al Natisone, don Dionisio Mateucig, canonico onorario del Capitolo di Cividale ha sollecitato tutti alla comprensione reciproca e alla collaborazione con don Dionisio "figlio di queste valli, che ama tutti ed ognuno senza alcuna distinzione".
Giorgio Banchig (DOM - n. 13 - 1993. - DOM - n. 22 - 1992. - DOM - n. 11 - 1993).

Emil Cencig (per l'articolo "Počastili...")

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