Porta brossana


“Broxas est in finibus Antri”
La zona di Porta Brossana, con la piazza, la chiesa di San Biagio e il borgo, che si allunga sulla destra del Natisone, è uno dei più suggestivi e tranquilli angoli della vecchia Cividale, ma anche uno dei luoghi più frequentati dai numerosi turisti che da qui raggiungono il famoso tempietto longobardo.
Pochi, però, sanno che quest’area conserva anche interessanti testimonianze che riguardano la storia della nostra Slavia.

Da porta Brossana iniziava l’antica strada che gli storici fan­no risalire all’epoca della dominazione romana e che collegava Cividale con le valli del Natisone.
Costeggiando la sponda de­stra del Natisone giungeva nella zona di Ponte San Quirino do­ve, superato un ponte, si univa alla strada proveniente da Aqui­leia e poi, toccando Robič e Caporetto, si spingeva per il Predil oltre la cerchia alpina.

La strada ebbe grandissima importanza fino ai primi decenni del 16. secolo quando la valle dell’Isonzo, in seguito ad una lunga guerra con l’Austria e altri stati europei (Lega di Cambrai), passò «a parte Irnperii», cioè sotto la domi­nazione austriaca, e fu aperta la strada che lungo l’Isonzo rag­giungeva Gorizia.

Alla manutenzione della strada lungo la valle del Natisone in epoca veneziana dovevano provvedere gli abitanti della Slavia.
Lo conferma nel 1571 il cancelliere del gastaldo di Cividale che in un documento «fa ampia et indubita fede» che i gastaldi «co­mandano et hanno comandato alli Schiavi delle contrade di Merso et Landro, che quando occorre il bisogno debbino accon­ciare la strada che viene dalla Allemagna per questa città; et per sue fatiche esso gastaldo è solito dare per loro regalia una certa quantità di pane et vino.»(l)

Ma da dove è arrivato il nome «Brossana» alla porta e al bor­go?

Carlo Podrecca scriveva che «sopra la porta della pubblica loggia del borgo Brossana di Cividale» c’è una lapide di marmo con una iscrizione latina che ricordava la vittoria del duca Vet­tari sugli Slavi in una località chiamata Broxas, da cui derivò il nome di porta Brossana.(2)

E’ stato detto e scritto che di quella lapide si erano perse le tracce ed effettivamente la sua ricerca, nei posti dove presumibilmente poteva trovarsi, a più di qual­che appassionato di storia locale è risultata vana.
Essa però fa ancora bella mostra di sè sopra la porta d’ingresso della casa canonica, ora in ristrutturazione, di piazza San Biagio e sta lì dal 1750 circa come ricorda Giusto Grion nella sua Guida stori­ca di Cividale e del suo distretto. (3)

Le trascrizioni riportate dal Grion e dal Podrecca divergono in qualche particolare.
La lettura corretta è la seguente:

NON PROCVL HINC BROXAS EST IN FINIBUS ANTRI
QVI NOMEN TIBI PORTA DEDIT BROXANA VETVSTVM
DVX IBI FINITIMOS PERCVSSIT VECTARIS HOSTES
CVM GALEAM ABIECIT CVRENS IN PRAELIA CALVVS
TESTES NATISO ET RVBICVNDI SANGVINE MONTES
IDC LXIV

Il che tradotto significa:
«Non lontano da qui si trova la loca­lità di Broxas posta nel territorio di Antro
che diede a te, porta, l’antico nome Broxana.
Qui il duca Vettari sconfisse i vicini ne­mici
quando, dopo essersi tolto l’elmo, col capo calvo si buttò nel combattimento.
Di questo fatto furono testimoni il Natisone e i monti rossi di sangue».

La battaglia ricordata nell’iscrizione è narrata da Paolo Dia­cono nel 23° capitolo, libro 50, della Historia Langobardorum.


Ecco la traduzione del racconto:
«Gli Slavi, avendo sentito che (il duca Vettari) era andato a Pavia, decisero di fare in forze un’irruzione su Cividale, e s’ac­camparono a Brossa, non lontano dalla città.
Per provvidenziale disposizione, avvenne che il duca Vettari la sera prima fosse tornato da Pavia, e questo all’insaputa degli Slavi.
Poichè i suoi conti, come succede, se n’erano già andati alle loro dimore, Vettari, alla notizia della calata degli Slavi, decide di muovere contro di loro, e sia pure con pochi uomini, venticinque per la precisione.
Gli Slavi, vedendoli venire cosi in pochi, comincia­rono a schernirli dicendo che stava scendendo in campo contro di loro il patriarca con i suoi chierici.
Ma avvicinatosi al ponte del Natisone, li dove gli Slavi erano accampati, Vettari si tolse l’elmo dal capo che aveva calvo, e si mostrò al nemico.
Gli Sla­vi, rendendosi conto che si trattava del duca in persona, rimase­ro subito talmento colpiti e spaventati da mettersi a gridare che Vettari era li.
E poichè Dio li aveva turbati, pensarono più a scappare cha a combattere.

Allora Vettari piombò loro addosso con quei pochi soldati che aveva, facendone una tale strage che, di cinquemila che erano, pochissimi riuscirono a salvarsi corr la fuga.»(4)

La battaglia avvenne, secondo alcuni storici, nel 664 (l’anno é inciso sulla lapide con le lettere IDCLXIV, dove i segni I D, che in seguito formeranno una D, corrispondono al numero 500).

Sull’attendibilità della narrazione lo stesso Paschini nutre dei dubbi:
«è chiaro che questi racconti riguardanti le lotte con gli Slavi hanno una forte tinta di leggenda popolare soprattutto nei particolari».(5)
E’ quanto mai improbabile, infatti, che ven­ticinque seppur valorosi cavalieri possano mettere fuori gioco cinquemila uomini.

E’ questo il primo dei tre scontri tra Slavi e Longobardi ri­cordati da Paolo Diacono nella sua narrazione delle gesta dei Longobardi.

Il secondo avvenne nel 705 su un monte dal nome ignoto con la vittoria degli Slavi, mentre il terzo è ricordato nel 720 in una località denominata Lauriana.
Dopo questo scontro, che vide la vittoria dei Longobardi, fu fatta pace tra i due popoli e si ritiene che da allora cominciò a consolidarsi la presenza de­gli Slavi anche nelle valli del Natisone.

Giorgio Bancbig (1. - continua)

Dove si trovava la località di Broxas, che era non lontana da Cividale e che ha dato il nome a Porta Brossana, come sta scritto sulla lapide di cui abbiamo parlato nella prima parte di questa ricerca?

Auto­revoli studiosi di cose locali hanno finora avanzato due ipotesi.

Secondo la prima Broxas doveva identificarsi con Brischis (per altri anche con Brocchiana) e ciò, si ritie­ne, sulla base più all’assonan­za tra i due nomi che a dati storico-geografici e ad un ap­profondito esame dei due to­ponimi dal punto di vista lin­guistico.

Contro questa ipotesi si so­no pronunciati altrettanto au­torevoli studiosi, tra i quali il De Rubeis che scrive:

«Broxas è una località nel ter­ritorio di San Giovanni d’An­tro alla quarta pietra (miliare) dalla città» e identifica il pon­te, ricordato da Paolo Diacono nel racconto della battaglia di Broxas fra Slavi e Longobar­di, che abbiamo riportato nella precedente puntata, con il ponte di pietra (pons lapides) che «tutt’oggi si trova al terzo miglio dalla città di Cividale nella forra del Natisone»(l)

Questa indicazione fa pensare che Broxas si trovava nell’area di Ponte San Quiri­no.

Di questo parere sono an­che altri autori tra i quali ricordo Carlo Guido Mor (2) e Simon Rutar.
Questi nella sua Bene#ka Slovenja cita tra l’al­tro il Porcia che nella descri­zione della Patria del Friuli (pag.65) scrive di «San Quiri­no, ove già fu la villa detta Brossa».(3)

A sostegno di questa tesi viene portato anche il dato lin­guistico.
Božo Zuanella affer­ma che anche sotto questo aspetto
«è difficile sostenere che Broxas, poi Brossa (da cui trae origine la porta Brossana di Cividale) si sia trasformata in Brišče o Brischis, infatti la forma italiana (Brischis) deri­va certamente da quella Slo­vena (Brišče); dobbiamo tener presente infatti che il suffisso sloveno ― išče è stato regolar­mente tradotto, dalla nostre parti, con il suffisso di origine friulana ― ischis quando si è trattato di dare forma italiana al toponimo sloveno». (4)

Sul significato del nome Broxas, Zuanella avanza l’ipotesi che esso deriva dal latino brocchus (= dai denti sporgenti), un termine che ha dato origine ad alcune parole italiane (brocco=cavallo sfia­tato dai denti sporgenti, broc­colo, (dim. di brocco = germoglio, broccato, brossura) accomunate dall’idea di spor­genza, protuberanza, promlinenza, rilievo.

«Che cosa siano state in realtà la broxae al Ponte San Quirino è difficile dirlo: forse si trattava effettivamente di sporgenze rocciose sulle spon­de del Natisone sulle quali è stato gettato il ponte, oppure delle caratteristiche rocce emergenti in quel punto dal fondo del fiume anche se non possiamo escludere che si trattasse di qualche elemento dal ponte stesso ma questo e difficile da stabilire». (5)

Per completezza, ricordo anche l’ipotesi avanzata da Simon Rutar secondo la quale Broxas deriva dal termine sloveno bro# (tinctoria rubea), una pianta dalla quale i contadini traevano una sostanza rossa per tingere i panni. E’ molto improbabile, però, che la loca­lità all’epoca avesse un nome di derivazione slovena.(6)

Ricordiamo anche che il to­ponimo Broxas compare an­che nell’atto con il quale re Berengario nell’ 888 donava al diacono Felice la grotta di Antro, alcuni terreni e altre lo­calità della zona.
Il documen­to cita
«i campi nel territorio di Broxas. . .i pascoli ‘brossia­ni’ situati sui monti, nel piano e sulle sponde dei fiumi».

Le poche indicazioni geografiche contenute nella donazione possono facilmente identifi­carsi con la zona di Ponte San Quirino che all’epoca aveva una certa importanza strategi­ca tale anche da giustificare il fatto che il vecchio toponimo Broxas ha dato il nome ad una porta di Cividale.

Dicevamo che porta Bros­sana conserva alcune interes­santi testimonianze che ri­quardano la storia della Slavia, la quale cinque secoli fa iniziava appena fuori le mura di Cividale, proprio oltre il rio Rossimigliano che, prima della deviazione dal 1530, lambiva la porta patriarcale e le mura del Monastero mag­giore.
Marin Sanudo nell’”Iti­nerario per la Terraferma Veneziana”, scritto nel 1483, an­nota:
«et fuora di la porta di Cividal è un aqua chiamata el Rossimian, va nel Nadixon, la qual, ut dicitur, parte l’Italia de la Schiavania, ergo in fino a la fin de l’Italia son stado».

Porta Brossana, dunque, era la porta di quanti si reca­vano o tornavano dalla valle dell’Isonzo e dai valichi alpini ma in particolare era la porta degli Sloveni delle valli del Natisone, che avevano anche degli obblighi militari nei suoi confronti:
dovevano, cioè, as­sicurare il personale di guar­dia in cinque postazioni della zona.

Secondo la descrizione delle «poste» di Cividale fatta nel 1510 gli abitanti della città, della campagna e della montagna dovevano non solo fornire i soldati per la guardia ma anche provvedere ad «ac­comodarla in tal modo che es­sa torre possa essere adoperata».

Porta Brossana era quasi esclusivamente affidata alle guardie delle valli.
Le cinque torri e «poste» erano così divi­se tra le varie frazioni:
«Porta Maestra»: Azzida e Merso di Sotto,
«Torre del orto di m. Fedrigo Frumentino»: San­guarzo (chiamato anche san Giorgio di Teizano),
«Torre da via dentri»: Vernasso e Oculis,
«Torre de Rusimi­glian»: Sorzento, Ponteacco, Mersino e Rodda,
«Torre zà de m. Zuan Antonio Falzar»: Tarcetta e Antro.

Ad ogni «posta» erano assegnati 16 o più uomini, che a turno face­vano la guardia.

Oltre a Porta Brossana, gli Sloveni doveva­no prestare la loro opera an­che in Borgo San Domenico dove c’erano ben undici poste.
La «torre dei cani» era affida­ta per metà a Orzano e metà a «S. Leonardo di Sclavons»,
la «posta del Reparo della fontana drio la casa di m. Fedrigo de Melso» era invece di perti­nenza della città e della «con­trada di S. Leonardo eccetto S. Leonardo, Azzida e Mersis di sotto».(7)



Giorgio Banchig

1) Cfr. Paolo Diacono, Storia dei Longobardi, Milano 1990 (a cura di E. Bartolini), p. 355.

2) C. G. Mor, Appunti sull’ ordinamento politico-ammi­nistrativo della val Natisone, in Val Natisone, Udine 1972, p. 44.

3) S. Rutar, Beneška Slove­nija, Ljubljana 1899, pp. 104-106.

4) B. Zuanella, Toponomasti­ca delle valli del Natisone, «Dom», 2/1983.

5) B. Zuanella, ibid.

6) S. Rutar, ibid; p. 104-106.

7) Cfr. G. Grion, Guida stori­ca di Cividale e del suo distretto, Cividale 1899, p. XCIX-C.





Borgo Brossana ha anche la sua bella chiesa, dedicata a san Biagio, affacciata sulla lu­minosa piazza che si allarga fino sull’alto greto del Natiso­ne.
Ma fino al XV secolo le chiese o cappelle erano ben tre: san Pietro, san Giacomo e san Biagio.
La prima fu de­molita in seguito alla spaven­tosa piena del Natisone che il 27 agosto 1468 la danneggiò gravemente.
In una cronaca. del tempo si legge che dopo mezzogiorno


«lu Nadixon fu quasi per tutta la piazza di Porta Brossana e per tutte le case, menò zuso molte case colli muri della piazza, zittà zuso lu muro del cimiterio, tolse li mantili zoso dalli altari della chiesa;... fo acqua fino al volto dell’usso della giesa de Santo Pietro de Porta Bros­sana».

L’alluvione provoco danni enormi lungo tutta la valle del Natisone e il territo­rio di Brischis fu devastato come annota il Ciconi:
“Il Natisone distrugge il territorio del villaggio di Briscis, il pon­te di Premariacco, e nel giorno 27 s’innalza a tale livello che nella chiesa di S. Pietro e Biagio in Borgo Brossano a Cividale l’acqua sormonta un cubito sopra gli altari...”

La terza chiesa, quella di san Giacomo, probabilmente fece la stessa fine.

Negli anni successivi si diede inizio all’opera di rico­struzione e delle tre cappelle «si fece una chiesa a croce, conservando l’antica di san Biagio per braccio della nuo­va, ricostruendo quella di san Giacomo per l’altro braccio della croce, l’altar maggiore dedicando a san Pietro, e tutta la chiesa intitolando a san Pie­tro e Biagio per distinguerla da quella di san Pietro dei Volti». (2)

L’opera di ricostruzione durò parecchi anni e vi posero mano mastri costruttori, scul­tori e pittori. Il materiale fu portato dalle vicine cave di pietra e alcuni «cantoni», co­me ricorda il Grion, anche da Vernasso.

Ma la notizia che senz’al­tro interesserà quanti studiano i rapporti tra Friuli e Slovenia in fatto di influenze artistiche è che tra i mastri che hanno collaborato alla costruzione della chiesa di san Biagio è ri­cordato anche Toni de Lochya (Škofja Loka in Slovenia), che insieme a Biasio de Meri­tis (?) ha scolpito il bel portale di pietra della chiesa.
L’anno­tazione è contenuta in una cronaca del 1607 che il Grion dice essere conservata nell’ar­chivio parrocchiale di Civida­le e che riporta trascritti i do­cumenti relativi a questa chie­sa a partire dal 1302.

Del lapicida Toni di Škofja Loka non possediamo altre notizie nè se abbia eseguito altri lavori a Cividale o nelle valli del Natisone.
La sua pre­senza in zona, però è interes­sante perchè costituisce un’ul­teriore conferma dell’opera di numerosi artisti (architetti, scultori e pittori), formatisi al­la scuola di Škofja Loka, che dalla metà del secolo XV ri­costruirono e abbellirono al­cune chiese della Slavia.

L’ultima annotazione ri­guarda l’autore dell’altare di sinistra dedicato all’Immaco­lata:
esso è opera dell’inge­gnere Giuseppe Manzini della nota famiglia di Pulfero che diede i natali ad altre illustri personalità.

NOTE

1) Cfr.G.G. Corbanese, Il Friuli, Trieste e l’Istria nel perio­do veneziano, IL, Udine 1987, p. 511

2) G. Grion, Guida storica di Cividale e del suo distretto, Civi­dale 1899, p. 382.
Giorgio Banchig
DOM

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