La musicalità della nostra gente tra passato e futuro

La tradizione musicale nelle Valli ha un passato glorioso, a testimonianza della grande musicalità delle nostra gente.
Questo passato glorioso influisce nel presente e riuscirà a dare risultati positivi anche nel futuro musicale delle Valli?
La nostra tradizione popolare, di cui la musica è un aspetto essenziale e integrante, rimane l'unica genuina tradizione culturale.
Per questo motivo la musica deve continuare ad essere elemento spontaneo di cultura.

Il nostro è un passato glorioso.

La gente delle nostre Valli ha sempre avuto un grande interesse per la musica, anche se interesse è un termine sicuramente limitante, perché si dovrebbe parlare d'amore, di bisogno, d'attaccamento a volte addirittura morboso nei confronti della propria cultura musicale.
Quanti momenti, quante situazioni, quanti nomi a testimonianza di una cultura musicale ricchissima, validissima, radicata, profonda, frutto del lavoro di persone acculturate unicamente nel loro ambiente naturale e in esso integrate.
Perché il "miracolo" sta proprio qua: senza alcuno studio specifico, anzi proprio per questo motivo, molte persone hanno acquisito competenze originali e capacità straordinarie per risolvere tutte le esigenze del loro spirito.

Voglio accennare a questi momenti, a queste persone, per mettere in evidenza meglio le "tracce" lasciate, quello cioè che hanno saputo trasmettere, che è rimasto e permane fino ad oggi.
Ci hanno svelato ricchezze stupende!

Le voci!

Quante belle voci! Quanti canti da quelle bocche!

Solo alcuni nomi.

Mjuta Specogna da Montefosca, sposata a Podvarškiš, principale informatrice di don Antonio Cuffolo, che purtroppo ha trascritto solo le parole dei canti e non le melodie.

La vecchia Mišoka di Mersino Basso, conoscitrice di un enorme numero di canti, ninne nanne, filastrocche, conte, ecc.

Maricka Gruosova, ancor oggi intonatrice dei canti di chiesa. Ha una capacità d'orecchio eccezionale: intona ogni singola strofa del canto alla comunione "O stua krat srecna duša ti, ki Jezusa zaužila si" alzandolo esattamente di un quarto di tono.
E' un fatto eccezionale, che sicuramente lei stessa non sa di possedere.
Il canto eseguito in quel modo acquista una tensione fortissima, un crescendo che sfocia alla fine nell'ultima strofa in una grandiosa solennità.
Uno studente di Conservatorio non arriverebbe mai a fare una cosa simile!

Carlo Šinku, conoscitore di un numero grandissimo di canti compresi quelli della valle dell'Isonzo e ispiratore del coro spontaneo di Mersino Alto.

E appunto il coro di Mersino Alto.
Cantava sempre davanti all'osteria di Jaki dopo tutte le messe delle feste più importanti.
Cantava in una maniera inconfondibile.
Un solo tenore: Petar Bierbu.
Due tenori secondi: Livio Lukeju e Lucjan Jaku.
Tutti gli altri facevano il basso, specie: Sandro Klinu, Toni Žgolentu, Sandro Pinku, Toni Uogrinkin e tutti gli altri maschi.
Nessun maestro!
Mai nessuno aveva insegnato loro qualcosa, naturalmente nel senso tradizionale del termine.
Il patrimonio materiale e spirituale del loro ambiente si era concretizzato in loro.
La natura aveva fatto il resto, dotandoli di voci eccezionali, specie quella superba del tenore.
Il loro era un modo di cantare antico, come quello dei più vecchi cori paesani di Lasiz, Cicigolis, Rodda, Biacis, un modo di cantare irripetibile, che ben poco ha in comune con i cori maschili d'oggi guidati da un maestro.

Il gran rammarico che non è stato inciso nulla delle loro esecuzioni, perché i registratori da noi allora non esistevano.

Valentina Crast, Nina Tramontinova, che dal nonno cieco per 15 anni e novantacinquenne apprese un'enormità di canti e di preghiere.
E inoltre Elena Šturmova di Tarcetta, una voce di soprano acutissima, squillante, penetrante; e la voce di contralto, più dolce e intonatissima, di Marija Tonharica; e il coro di voci femminili della chiesa di Lasiz.

Come non ricordare i cori spontanei delle chiese?!
Nelle chiese tutti cantavano.
Erano "costretti" ad imparare tutti i canti, che diventavano repertorio comune, anzi patrimonio della comunità anche perché erano in sloveno.
Questa era la cosa stupenda!
E i canti erano imparati a memoria.
I libri di devozione, specie il Večno Življenje, il Nebeški ključ e il Naše molitve, quest'ultimo di Mons. Ivan Trinko, servivano solo per pregare.
Per cantare non ce n'era bisogno, perché tutti conoscevano le parole dei canti a memoria.
Ciò significa che la gente aveva sempre davanti alla mente questi canti e sicuramente li canterellava durante il giorno, magari assieme a "te naumne", sviluppando in questo modo le capacità musico-vocali oltre che la memoria.

E c'erano le cantorie di chiesa in ogni paese. Famose quella di Antro, di Lasiz, di Vernasso...
Erano una diversa dall'altra, ma con un denominatore comune: il modo popolare di cantare.
La cantoria aveva un maestro generalmente con conoscenze musicali appena essenziali.
Le cappellanie di Lasiz e di Antro erano servite da Zaccaria Gubana di Cicigolis, morto purtroppo giovanissimo in guerra.
Le cantorie, di solito, cantavano musica d'autore o comunque musica scritta.
Il fatto eccezionale era che anche le musiche d'autore nelle "mani" delle cantorie diventavano musica popolare.
Nel senso che qualsiasi genere di musica era riportato entro gli schemi della cultura popolare, specie per quanto riguarda il modo di cantare.
Un po' quello che succede quando si parla una lingua non materna, o nelle inflessioni dialettali.
Comunque, pur trattandosi di un canto d'autore, la sua interpretazione era talmente particolare da configurarlo entro una prospettiva completamente diversa, appunto quella popolare.
Mentre la musica dotta "copiava" le melodie popolari elaborandole poi secondo il bisogno, la cultura popolare assimilava la musica dotta, la faceva diventare propria.

La musica strumentale

C'era pure la musica strumentale.
Nella musica strumentale la fisarmonica faceva sicuramente la parte del leone.
Ma c'erano anche altri strumenti, in particolare il clarinetto e il trombone, che uniti alla fisarmonica offrivano un impasto sonoro particolarmente efficace.
Gli strumentisti erano sempre autodidatti. Si tramandava lo strumento da padre in figlio e con esso le conoscenze tecniche essenziali.
Ma poi era l'individuo interessato a dovere approfondirne l'uso.
A Vernasso c'era una famosa banda, che serviva tutte le nostre Valli.

In cappellanie piccole come Antro, Vernasso, Azzida esisteva l'organo a testimonianza di un peculiare e incondizionato attaccamento alla musica.

Una musica capace di tanto può essere passata senza lasciare traccia?

Diversi critici, riferendosi alla musica popolare, sostengono che è anacronistico parlare oggi di qualcosa che non c'è più, come di una cosa morta. Si corre il rischio di diventare enfatici.
Perché la musica popolare, legata alla realtà contadina, è scomparsa con essa senza lasciare traccia, se non il ricordo.

Per certi versi hanno ragione, soprattutto considerando che la musica popolare è intimamente legata alla realtà nella quale è nata e ancor più all'esecuzione del momento, in maniera tale che al di fuori di essa non esiste più.

La nostra delle Valli è, tuttavia, una realtà particolare, circoscritta entro un ambito geografico limitato e ben definito che obbliga a costituirsi in gruppo, con lingua e tradizioni culturali proprie.
Inoltre la sensibilità musicale della gente delle Valli è notevole e si evidenzia nella validità estetico-espressiva di un elevato numero di melodie popolari che sono tuttora presenti nella pratica corale spontanea di gruppo o in quella individuale e che sono ancora capaci di suscitare una profonda carica emotiva nella nostra gente, tanto da poter affermare che essa si costituisce ancora in un gruppo sociale ben definito.
La musica continua ad offrire all'individuo la sua identità!

In barba a tutti i critici della musica popolare abbiamo ancora una comunità socialmente e culturalmente omogenea, un repertorio musicale patrimonio di comunità e l'individuo che si riconosce in essa. La musica popolare nelle Valli perciò non è solo un ricordo e sta a noi e alle generazioni future fare in modo che non lo diventi.

Un'analisi dettagliata della situazione musicale nelle Valli evidenzia che il rapporto tra tradizione e reinvenzione di essa è indirizzato verso ottimi risultati.

Da una parte, infatti, è possibile costatare una certa tradizione popolare ancora presente, soprattutto nei paesini di montagna ma non solo, nei "portatori" di tradizioni popolari e di canti in particolare, o nella pratica religiosa come la "Devetica", o in circostanze saltuarie e occasionali come un incontro fra amici alla festa o all'osteria, o in pratiche devozionali famigliari come ad esempio la preghiera della Hagada, recitata ancora "na svete tri noci", la vigilia di Natale, di Capodanno e dell'Epifania, nella famiglia di Uancovi a Cicigolis.
La Hagada è un racconto biblico, ritmato e ripetitivo, di avvenimenti biblici o evangelici.
Questa preghiera è stata raccolta abbondantemente in tutta l'area slovena.
Quella di Cicigolis, l'unica fin'ora conosciuta nelle Valli e che presenta peculiarità davvero interessanti, s'intitola:
"Dvanaist resnic Jezusa Kristusa - Le dodici verità di Gesù Cristo.

E più in generale, è possibile costatare che l'attaccamento e l'amore per la tradizione sono sentimenti ancora molto radicati negli individui.

D'altra parte stiamo assistendo a continui, insistenti, prolungati lavori di riutilizzo e di reinvenzione dell'espressione culturale popolare, innestati sulla tradizione, capaci di riavvicinare tutta la popolazione delle nostre Valli alla sua tradizione.
Questo lavoro evidenzia fra l'altro la capacità creativa ed espressiva della nostra gente.

I lavori di riutilizzo della nostra tradizione e delle melodie tradizionali in particolare sono stati indirizzati prevalentemente a scopi educativi, per una presa di coscienza che aiuti l'individuo a inserirsi in un gruppo e lo stimoli psicologicamente al processo di adattamento all'ambiente, aprendolo alla socializzazione.
Gli stimoli ambientali relativi ai valori culturali tradizionali, infatti, specialmente quelli che attraverso l'emozione stimolano la recettività dei messaggi e tra questi per eccellenza le melodie tradizionali, sono indispensabili per comprendere l'importanza di valorizzare e mantenere in vita le tradizioni del proprio gruppo sociale ed etnico e per la stessa integrazione nello Stato in cui si vive.

Notevole in questo senso è stato l'indirizzo dell'Educazione Musicale presso la Scuola Elementare Bilingue e fino a pochi anni, continuativamente per oltre vent'anni, presso la Scuola Media Statale di San Pietro e di San Leonardo, come l'indirizzo didattico generale presso la nostra Scuola di Musica di San Pietro, che sicuramente ha prodotto e continua a produrre frutti e che qualifica positivamente i tentativi di riutilizzo dell'espressione culturale popolare di cui sopra.

Questi indirizzi verso la nostra cultura popolare tradizionale hanno nutrito i numerosi Cori sorti in pochi anni, hanno stimolato l'interesse verso uno strumento tradizionale come la fisarmonica diatonica, hanno offerto quelle tecniche sia pur elementari per partecipare ad attività musicali creative come, ad esempio, la partecipazione al Senjan Beneške piesmi.

Al momento attuale operano nelle Valli ben nove Cori:
Coro Recan di Liessa,
Coro S. Leonardo di San Leonardo,
Coro Nediški Puobi di Pulfero,
Coro Pod Lipo di Vernasso,
Coro Tre Valli di Cravero,
Coro Beneške Korenine di Stregna,
Coro Matajur di Clenia,
Coro Nove Stazice e Pomlad di Pulfero,
Coro maschile di S. Pietro.

I Cori svolgono un'intensa attività, relativamente al loro carattere dilettantistico.
Tutti i Cori hanno un repertorio di canti popolari delle Valli e, almeno a livello di subconscio, esiste il desiderio di proporlo al popolo come valore comunitario.
Il quale popolo, lo si nota nei diversi Concerti e nelle Rassegne musicali, dimostra sempre maggiore interesse proprio nei confronti del proprio repertorio tradizionale.

Esistono anche iniziative di collaborazione fra i diversi Cori, come i Concerti natalizi organizzati dalla Comunità Montana e in particolare quello finale con la presenza di tutti i Cori partecipanti.
E anche collaborazioni occasionali, ma importanti, come ad esempio l'ultima, l'incontro cioè di riconciliazione a Castelmonte.

Anche il repertorio corale delle Valli si è notevolmente allargato con la pubblicazione del testo "Pod Lipo", che elabora, tenendo presente le capacità tecniche dei nostri Cori, oltre centoventi nostre melodie tradizionali e, inoltre, con la pubblicazione delle elaborazioni per coro e orchestra con strumenti a percussione del maestro Daniele Zanettovich, intitolata "Nediški zvon - Pesmi nadiških dolin za zbor in orkester s tolkali".

L'interesse per la musica strumentale, in particolare per la fisarmonica diatonica, è notevole e tuttora in crescita.
Giovani e giovanissimi s'interessano sempre più a questo strumento e spesso da autodidatti raggiungono capacità espressive notevoli.
Figura emblematica di questa categoria è sicuramente Liso Jussa, suonatore di fisarmonica diatonica dal ritmo perfetto e dall'espressività eccezionale, raggiunti con uno studio autodidattico assiduo.
I suoi riconoscimenti internazionali fanno certamente onore alla sua bravura.
Proprio sul suo esempio e sulla sua scia numerosi giovani acquistano questo strumento e si cimentano con esso affrontando il nostro repertorio di melodie popolari.

A differenza del canto, di cui è rimasto abbastanza, la maggioranza del repertorio di musica strumentale è andato perduto. Brani che un tempo s'udivano sono stati dimenticati.
Solo Liso è riuscito attraverso la sua memoria a recuperare alcuni brani antichi.
La gente ricorda ancora un breve brano che i principianti ripetevano fino alla noia e che era loro cantato appunto quando si voleva prenderli in giro:
"Cin cine, bum bune, go mez kapune".
Probabilmente era una melodia antica perché utilizzava un tempo misto.

Non mancano le iniziative musicali, prima fra tutte la Scuola di Musica, i Concerti, le Rassegne Corali, le pubblicazioni di audiocassette, CD, testi musicali, il Festival della canzone di Liessa, forse criticabile quest'ultimo quando ricalca stereotipi della musica consumistica, ma sicuramente capace di produrre anche melodie inseribili tranquillamente nel nostro repertorio tradizionale.
Per citarne una:
"Din, dan, don, zvoni se čujejo" delle sorelle Petricig.

Forse l'ambiente più degradato culturalmente è la chiesa.
Dallo splendore di non molti anni fa, si è proceduto molto velocemente alla sostituzione massiccia e forzata delle nostre belle melodie popolari religiose, passando a canti forse densi di significato testuale ma con melodie che nulla hanno a che fare con la nostra cultura tradizionale e, ancor peggio, musicalmente povere e sciatte, col risultato che la gente non canta più.
Urge portar rimedio, per recuperare un repertorio validissimo e soprattutto perché il popolo torni a cantare.

Quali le prospettive per il futuro?

Una cultura è viva quando produce. Non possiamo davvero affermare che la nostra Cultura musicale sia morta!

E' in parte cambiata, ma continua la sua strada effervescente.

Le prospettive per il futuro perciò sono ancor più rosee.
Come già detto, l'educazione musicale dei bambini almeno nella Scuola Media per oltre vent'anni si è basata sulla nostra cultura musicale e speriamo possa continuare così anche in un prossimo futuro. Nella Scuola Bilingue questo tipo di educazione continua.
La Scuola di musica approfondisce l'approccio alla nostra cultura musicale attraverso le lezioni di canto corale e prepara i futuri maestri, coristi, compositori, amanti della bella musica.

Tutto questo ha già portato, porta e porterà i suoi frutti.

Chiediamoci allora: "La nostra cultura musicale popolare è passata senza lasciare traccia?"

La musica popolare, nel vero senso del termine, è sicuramente tramontata anche nelle nostre Valli come nel resto dell'Europa, perché è completamente cambiato il contesto sociale, anche se tanti protagonisti dell'ultima ora sono ancora viventi.

E', invece, rimasto intatto il grande interesse per la musica e ancora oggi il termine interesse è sicuramente limitante, perché dovremmo riparlare d'amore, di bisogno, di attaccamento morboso nei confronti della nostra cultura musicale.
E basta ancora chiudere gli occhi e ricordarsi di mille momenti attuali, mille situazioni, mille nomi a testimonianza di una nostra cultura musicale ricchissima, validissima, profonda.

Sotto quest'aspetto non è cambiato nulla!

Nonostante tutte le turbolenti evoluzioni sociali, economiche, tecniche, nelle nostre Valli sono rimasti integri i contatti col passato e continueranno a dare frutti insperati.

L'uomo continua sempre la sua storia, che è per lo meno simile a quella di ieri.
L'uomo colto o "incolto" possiederà sempre l'ispirazione a fare qualcosa di bello, a soddisfare la sua esigenza estetica attraverso l'attività del suo spirito, perfino a risolvere le proprie esigenze pratiche anche attraverso la sua attività culturale, recuperando le antiche e ataviche funzioni della musica.
Nino Specogna

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