SENTENZA ASSOLUTORIA DI UNA CAUSA DI OMICIDIO

Processo con sentenza assolutoria nei confronti di Alessio, figlio di Tommaso di Tarcetta della contrada di Antro e massaro del signor Patriarca di Aquileia, per l'infamia di omicidio per la morte di Marcuccio e di Giorgio di Tarcetta, anch'essi massari, assolto in quanto era stato provocato dai due fratelli.
In nome di Cristo amen.

Nell'anno 1401 della nascita di Cristo, nella prima quindicina di ottobre, precisamente il decimo giorno.

Nel paese di Antro, nella piazza dello stesso, sotto il tiglio, nel solito posto dove si amministrava la giustizia, presenti come testimoni i signori nobili ed assennati Nicolo di famiglia nobile, Rodolfo da Portis, Bartolomeo fu Antonio abitante un tempo a Folci, Nicolò di Tolmino,figlio fu Lazzaro abitante nella contrada di Cella di Cividale, Michele, oste abitante in Cividale, figlio di fu Giovanni di Ipplis, Pertoldo fu Pacis di Spilinbergo, Giorgio Caligaro di Porta Brosana e numerosi altri uomini dello stesso paese di Antro.

Quivi davanti all'uomo stimato sig. Enrico, figlio di fu Folcherini di Cividale, come Gastaldo di Antro e della sua contrada nell'azione giudiziaria, in particolare per coloro che avevano chiesto di far giustizia, insieme al giudice Leonardo, al Decano Pietro di Slatina, al Decano Zampa di Montefosca, al Decano Mattia di Miars, al Decano Matteo di Las e al Decano Gregorio di Peglano, convocati ivi secondo la tradizione, sedente e procedente secondo il suo compito e con l'intenzione di procedere secondo gli usi della contrada di Antro e secondo quanto detta la ragione contro Alessio figlio di Tommaso di Tarcetta della detta contrada di Antro, massaro del signor Patriarca di Aquileia, per la ignobile infamia di omicidio e per la morte sia di Marcuccio sia di Giorgio di Tarcetta, massari, come si dice di Adamo figlio di fu Nicolò Formentini di Cividale, della cui morte del defunto Marcuccio una volta è stato accusato e giudicato colpevole lo stesso Alessio col fratello Giovanni, il quale Alessio era stato presentato prigioniero nel precedente giudizio dal signor Gastaldo e condotto per essere giudicato, secondo gli usi, essendosi assunto la colpa della morte del predetto defunto Marcuccio della quale come detto sopra era stato condannato e lo aveva esaminato e ciò che lo stesso Alessio spontaneamente senza nessuna tortura aveva confessato e manifestato e detto che egli stesso e il detto Giovanni suo fratello avevano ferito il detto defunto Marcuccio secondo la sua confessione scritta oggi a Cividale, scritto per mano del mio Notaio sottoscritto pregando e chiedendo dagli stessi giudici e decani attraverso una sentenza di dover chiedere se la stessa confessione (documento) e la confessione dello stesso Alessio si doveva nello stesso luogo leggere e ascoltare e secondo la sua confessione e l'ordine della legge e della consuetudine dello stesso far giustizia amando e riservando le loro anime e tutto ciò che di diritto è stato sopra premesso.

Allora subito dopo comparvero il sopraddetto signor Adamo asserente che lo stesso defunto Marcuccio, suo massaro, era morto ed era stato ucciso e anche il suo padrone di una volta, nonché Vorich figlio di Marcuccio e la moglie vedova dello stesso Marcuccio, richiedenti e richiamanti allo stesso signor Gastaldo e a tutta la contrada d'Antro contro lo stesso omicida Alessio e poiché lo stesso Alessio aveva ucciso il defunto Marcuccio ed era stato causa della sua morte, chiedenti e supplicanti allo stesso signor Gastaldo e a tutta la contrada che facessero giustizia condannandolo come omicida. Contro il quali fatta querela e reclamo e azione giudiziaria dello stesso signor Gastaldo e approvati da tutti i presenti e redatti a mò di sentenza attraverso me nataio sottoscritto volgarmente ossia in latino e in schiavonico, letta e volgarizzata la confessione sopradescritta e la confessione fatta a voce dallo stesso Alessio e dallo stesso Alessio attestata ora e in passato, perché fosse in esso contenuta. La quale confessione sia scritta che parlata di parola in parola è ed era la seguente:

Nel nome di Cristo amen.

Nell'anno 1401 dopo Cristo. Il 10 di ottobre.

Fatto in Cividale nella pubblica via di Framuris davanti la porta delle case dei sottoscritti sig. Enrico, presenti i probi viri Bartolomeo di Antonio Folci di Cividale, Antonio fu Giovanni di Udine, Cristoforo figlio di Luigi un tempo becaro di Guerre di Faedis e molti altri testimoni.

E lì Alessio fu Tommaso di Tarcetta della contrada di Antro, massaro del patriarca di Aquileia su istanza e richiesta dei probi viri sig. Enrico fu Folcherini onorabile della gastaldia di Antro per suo ufficio procedente contro il sottoscritto Alessio e Giovanni per la morte del defunto Marcuccio e senza alcuna costrizione lì disse e confessò e manifestò che poiché Marcuccio fu Giorgio di Tarcetta massaro come asserì il sig. Adamo fu Nicolò Formentini di Cividale di aver ucciso Sergio, consanguineo dello stesso Alessio e di non aver mai concordato con Alessio e suo fratello Giovanni né con altri parenti, né aver donato nulla né aver donato ad alcuna chiesa per l'anima sua, ma quasi continuamente stava e sedeva nella contrada e camminava sotto i loro occhi minacciandoli, avendo intenzione di uccidere sia Alessio che il fratello Giovanni, e anche Giovanni fratello di Alessio nel giorno festivo di San Giacomo di Antro mentre lo stesso Alessio stava sedendo con alcuni uomini nella stessa festa, si avvicinò allo stesso Alessio, dicendogli: - Guarda, qua viene l'omicida che ha ucciso il nostro consanguineo, seguimi perché voglio che facciamo vendetta - Al quale lo stesso Alessio come affermò rispose: - io non voglio e non voglio che tu lo faccia, ma andiamo dall'organizzatore della festa perché lo allontani dalla festa perché non muoia sotto i nostri occhi - e allora mentre lo stesso Alessio e il predetto Giovanni suo fratello vanno dall'organizzatore e mentre fanno colazione assieme, il predetto Marcuccio venne da loro e passando in mezzo a loro diede uno spintone a Giovanni.

Allora il predetto Giovanni tirò fuori il coltello per ferirlo e lo stesso Alessio lo percosse sulla spalla con un bastone non tuttavia fino all'effusione di sangue, allora Marcuccio passò oltre e andò a un muro e vi si appoggiò, dove lo stesso Giovanni prendendolo per il petto e colpendolo al petto con uno spioto e colpendolo in modo tale che lo spioto lo trafisse da una parte all'altra, tanto che così ferito lo stesso Marcuccio cadde lì in terra e mentre ancora giaceva a terra lo stesso Alessio con un bastone che aveva in mano lo colpì a terra e lo ferì. Interrogato se lo stesso Marcuccio fosse morto lì, rispose che i colpi assestati dal fratello erano stati tanto vigorosi da farlo stramazzare a terra.

La sentenza fu per gli stessi giudici e Decani, dietro consiglio prima dei sopraddetti uomini della predetta contrada di Antro la prima, la seconda e la terza volta secondo la consuetudine della detta Gastaldia e contrada di Antro, poichè Marcuccio, che precedentemente aveva ucciso Sergio parente di Alessio e Giovanni, non aveva concordato, né aveva pagato il suo debito nei confronti dei parenti di Sergio, che il sopraddetto Alessio e il suo fratello Giovanni ora e per sempre debbano rimanere liberi e assolti dallo stesso signor Gastaldo e davanti a lui e a qualunque altro Gastaldo sia presente che futuro, concordandosi col predetto Gastaldo secondo il diritto; e che il figlio, la figlia, la vedova e qualsiasi altro e, come conseguenza, i sopraddetti Alessio Giovanni e qualsiasi altro parente, non offendano né siano offesi per la morte di Marcuccio e di Sergio, pena la multa di 50 ducati d'ora, da dividere tra il Gastaldo di Antro e il patriarca di Aquileia e che di questo venga fatta pubblica dichiarazione, e fu fatta questa dichiarazione lì istantaneamente su mandato del detto Gastaldo su preghiera fatta da Zergni al posto di Nicolò ammalato.

Di tutte queste cose e di ogni singola sopraddetta io Giovanni notaio sottoscritto fui pregato di portare a termine questo pubblico documento. Ed io Giovanni residente a Cividale figlio di fu Michele di Monfalcone notaio pubblico per autorità imperiale fui presente a tutti i singoli fatti così come sono avvenuti e pregato li scrissi e li pubblicai posti i miei consueti sigilli a testimonianza per i posteri.
Traduzione dal latino di Beppino Crisetig e Nino Specogna

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